[L'analisi] Conte vuole una donna alla Consob ma c'è in corsa anche il professor Minenna

ll caso Carige ha fatto capire che non è più possibile perdere tempo per i veti incrociati Lega-M5s. La professoressa Pellegrini è docente alla Luiss e condivide con il premier l'amicizia e la stima del professor Guido Alpa. Minenna, però, è il compagno della grillina Ruocco

[L'analisi] Conte vuole una donna alla Consob ma c'è in corsa anche il professor Minenna

Il dossier Carige, gestito con un blitz nei giorni di Capodanno, ha suonato il campanello d’allarme. L’entrata a gamba tesa della Bce nel destino della Cassa di Risparmio di Genova, che nei fatti ha escluso la possibilità di soluzioni locali legate a banche intenzionate ad espandersi e quindi a trovare una soluzione al dissesto della banca storica dei genovesi, ha sancito che il tempo è scaduto. Il mondo bancario e finanziario italiano non può più permettersi di avere l’authority delle aziende quotate in borsa vacante.   

Senza testa dal 13 settembre

Dal 13 settembre la Consob è senza testa: quel giorno Mario Nava, indicato dal governo Gentiloni, dette le dimissioni dopo appena otto mesi per “questioni politiche”. Lega e 5 Stelle ne chiedevano la testa fin dal primo giorno in cui hanno messo piede a palazzo Chigi sollevando un’ inesistente questione di incompatibilità tra gli uffici tecnici della Commissione europea – dove Nava è dirigente – e un’authority nazionale come la Consob. Pretesti su pretesti. “Complimenti a chi nei 5 Stelle non ha mai mollato su questa battaglia. Adesso vi prometto che nomineremo un servitore dello Stato e non della finanza internazionale” esultò di Di Maio.

Era il 13 settembre. Siamo al 5 gennaio e nulla nel frattempo è successo. L’Italia è in piena tempesta spread, la borsa che ha chiuso l’anno perdite pesanti, collocamenti difficili dei nostri titoli di stato sui mercati, quattro mesi di affanni inseguendo la legge di bilancio in cui i mercati hanno sofferto molto per l’instabilità del quadro politico e in cui il settore bancario, come dimostra l’affaire Carige, avrebbe avuto bisogno di un’authority nel pieno dei poteri e delle funzioni. Invece hanno dovuto tutti navigare a vista.  

L’occupazione

Il motivo è che, come per ogni incarico di potere e Consob è uno di questi, Lega e 5 Stelle stanno cercando di piazzare i propri uomini via via che le caselle si liberano secondo una mappa di occupazione che ha poco a che fare col merito e assomiglia molto a certe dinamiche del passato. Nessun cambiamento, insomma. E una grande differenza: la paralisi. Anche perchè agli appetiti di Lega e M5s si sono aggiunti quelli del premier Conte sempre più alla ricerca di una propria autonomia e riconoscibilità oltre il ruolo dell’ “avvocato del popolo” e del “garante del contratto”.

“Non abbiamo ancora completato questo dossier – spiegò il premier durante la conferenza stampa di fine anno il 28 dicembre – me ne assumo la responsabilità, stiamo lavorando su tanti fronti anche se questa non è una giustificazione. Comunque mi ha rincuorato il fatto che ci sono tanti commissari con un profilo di competenza ben riconosciuto e la funzionalità della Consob è garantita”. La vicenda Carige ha suonato il campanello d’allarme e la nomina potrebbe essere a questo punto questione di giorni. Alzando nuovamente le tensioni tra Lega e

5 Stelle oltre i dossier già noti e che già dividono i due maggiori azionisti di governo a cui si aggiungono in queste ore le tensioni sul decreto sicurezza e la sua applicazione e il divieto di attracco ai 46 profughi da 15 giorni in mare a bordo della Sea Watch 3.  

Veti incrociati

Il punto è che nessuno vuole mollare l’osso. E anche Conte non arretra rispetto alla sua candidata, una donna, una professoressa, Mirella Pellegrini, docente di diritto dei mercati finanziari alla Luiss, professionista stimata che porta in dote la sponsorizzazione di un uomo sempre più protagonista nella politica italiana, quel professor Guido Alpa a cui, come noto, deve molto, e anche di più, lo stesso premier Giuseppe Conte. La nomina è del premier e del Quirinale. Poi serve il via libera delle Commissioni competenti (Bilancio e Finanze) che però non è vincolante e della Corte dei Conti. Potrà, palazzo Chigi, decidere in autonomia?

Certo è che rispetto alla candidata di Conte, si stanno ribellando i 5 Stelle che da sempre hanno prima immaginato e poi conservato quell’incarico per Marcello Minenna, uomo Consob salito alla ribalta agli arbori della giunta Raggi di cui è stato per qualche mese assessore al bilancio. Fu una storia di pochi mesi, anzi settimane, visto che a settembre 2016 Minnenna e altri lasciarono il Campidoglio perché ostaggio di quel nucleo di potere gestito da Raffaele Marra e Salvatore Romeo che tanti guai ha provocato alla sindaca grillina. Di recente il senatore 5 Stelle Elio Lannutti, il mattatore dell’Adusbef a sua volta regista di tante battaglie contro Consob, è tornato alla carica sulle chat interne dei 5 Stelle per blindare la nomina di Minenna. Il quale però, al di là delle capacità professionali, porta in dote un handicap di non poco conto: è fidanzato dal 2016 con la deputata Carla Ruocco adesso presidente della Commissione Finanze. Durante l’estate c’è stata, dicono i bene informati, una separazione che però si è risolta a settembre quando i due sono tornati felicemente a convivere. Sarebbe difficile spiegare, secondo il codice di comportamento dei 5 Stelle, che un compagno di vita possa essere beneficato con una nomina così eccellente.  

L’outsider

Per mesi ha ballato anche un terzo nome, il professor Antonio Maria Rinaldi, docente alla Link Campus, e molto vicino al professor Savona di cui è stato ed è considerato tuttora il portavoce. Rinaldi sembra aver preferito la carriera di commentatore televisivo e il suo nome nelle ultime settimane è uscito dalla rosa dei papabili. Dove però sarebbe entrato Dario Scannapieco, il vicepresidente della Bei che il ministro Tria avrebbe voluto a giugno alla guida di Cassa Depositi e prestiti e rispetto al quale Lega e 5 Stelle sollevarono muraglie di No. Adesso Tria, reduce da tre mesi di montagne russe per via della legge di bilancio, messo alla berlina dai 5 Stelle per via dei “tecnici del Tesoro che non sa controllare” e che “andrebbero passati per i coltelli” (Casalino), vorrebbe, anche giustamente, essere in parte risarcito vedendo un suo uomo ai vertici Consob. La Lega ha fatto nel tempo qualche nome, ad esempio l’avvocato Beppe Bonomi, su cui però non avrebbe mai insistito troppo. Un gioco di veti incrociati paralizzante dove è interessante vedere come riesca a sopravvivere il nome di un autentico outsider, Enea Franza, 58 anni, in Consob si può dire da sempre dove è dirigente responsabile dell’ufficio COP (tutela del consumatore).  

Massima urgenza

Adesso il gioco dell’oca su chi guiderà la Consob deve però finire. Giancarlo Giorgetti, l’uomo delle nomine a palazzo Chigi per la Lega, ha ripetuto pochi giorni fa e con una certa impazienza di fare presto a trovare una soluzione per l’Authority. Per tanti motivi: la fibrillazione nel settore bancario è tornata a farsi sentire, specie per gli istituti dell’Alto Adige e pugliesi; nel primo trimestre del 2019 il Tesoro italiano dovrà vendere titoli per un valore di circa trenta miliardi; Bruxelles ci monitora e l’applicazione di Reddito e Quota 100, come si vede anche dalle prime bozze di decreto in circolazione, non sarà così lineare.