Il gruppo Misto partorisce tanti sottogruppi. Tre ex M5s fanno rivivere il partito (estinto) di Alfano (Ap)

Tre deputati Rospi, Nitti e Zennaro, stile ‘ i tre dell’Ave Maria’) resuscitano un partito morto E’ possibile? Sì, tutto è possibile, alla Camera dei Deputati.

Gli ex M5s Rospi, Nitti e Zennaro
Gli ex M5s Rospi, Nitti e Zennaro

Tre deputati ex grillini (Rospi, Nitti e Zennaro, stile ‘ i tre dell’Ave Maria’) resuscitano un partito morto, Ap di Alfano. E’ possibile? Sì, tutto è possibile, alla Camera dei Deputati.

Tre grillini sbattono la porta M5S e s’iscrivono al Misto

Lo scorso 6 maggio è stata autorizzata, in seno al gruppo Misto della Camera dei deputati, la costituzione della componente politica denominata Popolo Protagonista -Alternativa Popolare cui hanno aderito i deputati (ex M5s) Gianluca Rospi, Michele Nitti e Antonio Zennaro, scrive in una lettera aperta e indignata il professor Salvatore Curreri.
“I tre deputati, tutti eletti nelle liste del M5s, nel 2018, avevano già lasciato il loro gruppo ‘di elezione’ (il 3 e 21 gennaio e il 23 aprile) per iscriversi al gruppo Misto, ma senza aderire ad alcuna sua componente politica”, scrive sconsolato Curreri, ma ecco che si materializza il miracolo.  Ma come è possibile - si chiede Curreri sul piano del diritto costituzionale - che “componenti politiche prive della legittimazione politico-elettorale prevista dal Regolamento della Camera e quasi sempre nemmeno poi presentatesi alle successive elezioni politiche” arrivino in dote, come i re magi, ai tre ex deputati grillini, portando loro ragione sociale, simbolo e nome che arrivano da un partito centrista defunto? E’ possibile, ma qui bisogna armarsi di pazienza.

Il ‘genio’ dei ‘tre amigos’ M5s Rospi, Nitti e Zennaro…

Infatti, con un po’ di inventiva e tanta tattica parlamentare, a ogni (grande) problema il genio italico – specie quello che alligna nei Palazzi della Politica - trova (piccole) soluzioni.  I tre amigos – Rospi, Nitti e Zennaro - sono in tal modo riusciti nel capolavoro che scandalizza tanto il povero prof. Curreri: ‘far rivivere’ un partito morto e sepolto, Ap-Ncd.

Le scatole cinesi del Pd. Ap stava in Cp che stava in…

La oggi neonata componente politica Popolo Protagonista-Alternativa Popolare, infatti, si può costituire alla Camera grazie al fatto che Alternativa popolare, formazione creata da Alfano nel 2017, ha partecipato alle elezioni politiche del 2018 all’interno della lista Civica popolare, a sua volta una delle liste che componevano il centrosinistra, insieme a Insieme-Psi-Verdi e a LeU (cartello di SeL-SI/Mdp/altri).  Liste che ebbero, però, una sola, piccola, controindicazione: raccattarono pochissimi voti, tranne LeU, poco sopra il 3%.

Ap non esiste più ma i suoi eredi gemmano sottogruppi

Una volta morta e defunta Ap e tornato alla ‘società civile’ Alfano, restava però in piedi il suo ‘Presidente’ e legale rappresentante, Paolo Alli, oggi europarlamentare del PPE. Il quale Alli, in buoni rapporti con Rospi – sensibile, non si sa perché, da ex grillino, ai “valori fondanti del PPE” – ha ceduto il simbolo della ‘pulce’ che era contenuto in Cp. La cosa doppiamente curiosa è che la stessa Civica e Popolare – che si era costituita in sottogruppo al Misto – è esplosa. Come un atomo impazzito, i suoi unici tre eletti (Lorenzin e Toccafondi alla Camera, Casini al Senato) sono finiti, come un novello bing-bang, chi a Iv (Toccafondi), chi al Pd (Lorenzin) e chi nel gruppo Autonomie del Senato (Casini). Insomma, Cp come ‘atomo’ non esiste più, ma il ‘neurino’ del ‘neutrone’ Ap è sopravvissuto e produce i suoi effetti.

Perché permettere il proliferare di tali gruppuscoli?

“Si tratta – scrive Curreri in un articolo per il sito Internet www.costituzione.info , uno di quei siti che pochi ‘malati’ (i costituzionalisti Ceccanti, Clementi, e pochi altri ‘simili’) leggono e consultano normalmente - di una decisione che, in base all’articolo 14.5 del Regolamento della Camera, spetta esclusivamente al suo Presidente, il quale può autorizzare la formazione di componenti politiche in seno al gruppo Misto composte da meno dieci deputati ‘purché vi aderiscano deputati, in numero non inferiore a tre, i quali rappresentino un partito o movimento politico, la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali’ (art. 14.5 del Regolamento della Camera)”. “Nonostante la chiarezza di tale disposizione – nota Curreri, in punta di diritto e con l’indignazione del siciliano retto e onesto - non sono pochi i casi in cui il Presidente, profittando di tale potere esclusivo, ha autorizzato la costituzione di componenti politiche in seno al gruppo Misto da parte di deputati eletti in altre liste in rappresentanza di partiti o movimenti politici non presentatesi alle elezioni della Camera dei deputati”.

Al Senato, invece, suona da anni tutt’altra musica

Al Senato, invece, si è fatto un considerevole passo in avanti con la riforma del Regolamento approvata nel 2017 quando il presidente del Senato era Pietro Grasso (LeU) e il capogruppo del Pd era Luigi Zanda, oggi tesoriere dem. Furono loro due a volere fortemente la – sana e giusta - norma che non solo un sottogruppo, ma anche un gruppo in quanto tale, anche se conta 10 senatori (il numero minimo per poter costituire un gruppo autonomo, numero che alla Camera invece sale a 20 deputati) non può nascere, a meno che non si leghi a un gruppo politico operante e con eletti.

Cherchez la femme! Il motivo è sempre uno: i ‘piccioli’

L’indignazione di Curreri nello scrivere la sua lettera aperta al presidente Fico per chiedergli di porre fine a tale cattiva pratica si sente salire di rigo in rigo: parla di “componenti politiche prive della legittimazione politico-elettorale prevista dal Regolamento e quasi sempre nemmeno poi presentatesi alle successive elezioni politiche. Meri club di deputati creati per tre tipi di concorrenti ragioni:
a) politiche, per la ovvia visibilità in tal senso acquisita rispetto all’anonimo status di parlamentare iscritto al gruppo Misto non aderente ad alcuna componente politica;
b) regolamentari, legate ai tempi riservati alle componenti politiche del Misto nella discussione parlamentare;
c) finanziarie, dato che ciascuna componente politica è pro quota destinataria delle dotazioni e dei contributi assegnati dalla Camera al Gruppo Misto (art. 15.3 Regolamento CdD); inoltre i partiti politici che fanno riferimento ad una componente politica interna al gruppo Misto possono accedere al finanziamento privato fiscalmente agevolato e alla ripartizione annuale delle risorse derivanti dalla destinazione volontaria del 2 per mille dell’IRPEF (artt. 10.2.a) l. 149/2013 come convertito con l. 13/2014).
In buona sostanza, se fondi un sottogruppo ottieni a) visibilità; b) tempo di parola in Aula (diretta tv annessa); c) finanziamenti al sottogruppo e persino al 2xmille ai partiti.

Ap, il partito creato e poi affondato da Alfano

Ap era un partito – più partitino che partito, veleggiava sul 3% - fondato nel 2015 e guidato per anni, fino al 2018, dall’ex pluri-ministro (di Berlusconi, alla Giustizia, per il centrodestra, di Letta e Renzi, agli Esteri, col centrosinistra) Angelino Alfano. Meglio noto come “il ragazzo senza quid” come lo bollò, una volta per tutte, Silvio Berlusconi. Di Ap e di Alfano si erano definitivamente perse le tracce. Anche i suoi pochi superstiti arrivati in Parlamento sono stati eletti grazie ai voti del Pd o FI (Gabriele Toccafondi, Beatrice Lorenzin, l’ex ministro Maurizio Lupi). Insomma, di Ncd-Ap non esiste più nulla, in circolazione, manco la sede, ed era pure un partito di ‘ministeriali’: ha sempre avuto, cioè, più ministri (Lorenzin, Lupi, Alfano) che voti.

Gli altri casi che gridano vendetta: “10 Volte Meglio!”

Ma nell’attuale legislatura, la XVIII, sono già nate ben tre componenti politiche composte da meno di dieci deputati, il numero minimo necessario per avere diritto a ‘fare’ gruppo. La prima – il Movimento Associativo Italiani all’Estero (di tre deputati, nata nel 2019) – “soddisfa i requisiti regolamentari richiesti” – nota Curreri - perché composta da uno su tre eletti all’Estero (Maie)”. Non così si può dire per le altre due componenti politiche: Sogno Italia – 10 Volte meglio! (costituita il 18 aprile 2019 da tre deputati: Benedetti, Caiata e Vitiello) e ora per i tre di PP-AP…
Il vero paradosso, lo zenit del teatro dell’assurdo è, però, proprio la componente politica Dieci Volte Meglio: è stata dichiarata cessata il 18 dicembre 2019, cioè esattamente 20 giorni dopo aver ottenuto (il 27 novembre) quell’iscrizione nel Registro dei partiti politici che gli consente di accedere, anche se non costituita in componente politica, al finanziamento indiretto ai gruppi (art. 10.1 Reg. Camera).

La verità del gruppo Misto: è una Malebolge dantesca

Il punto dolente vero, però, è un altro e riguarda il gruppo Misto in quanto tale. Il guaio, infatti, è che se finisci nel gruppo Misto, specie alla Camera, finisci in una Malebolge dantesca, Il Misto accoglie i più disparati transfughi della Camera dei Deputati: è una Cayenna dove tutti i reietti, gli espulsi, scissionisti dai partiti che li hanno eletti si rifugiano spesso depressi e disperati di finire in quel ‘nulla’ cosmico che è il Misto. Del resto, per Costituzione, il parlamentare viene eletto “senza vincolo di mandato” (art. 67): tradotto in italiano, vuol dire che, se ‘cambia idea’, sono fatti suoi.

Il quarto gruppo più grande della Camera? E’ il Misto!

Ed è il gruppo Misto, ad oggi, il quarto ‘gruppo’ / non gruppo più grande della Camera dei Deputati: conta, infatti, 41 iscritti, sopra di lui ci sono solo i 5Stelle (202 deputati, -20 da inizio legislatura, un salasso che non pare avere fine), la Lega (125), FI (955, che pure ne ha persi diversi) e il Pd (tracollato a 90 deputati causa i 25 fuggitivi per Italia viva). Troppi per riuscire a parlare tutti e a ricevere attenzione, non tanto dai colleghi, ma dai media e dalla ‘gente’ a casa.

I sottogruppi dentro il Misto? Il danno oltre la beffa…

L’altro guaio è che, appunto, ci si può inventare dei ‘sottogruppi’ dentro il ‘gruppo’ (Misto) e i sottogruppi fioriscono. Certo, per Curreri, se ci fosse ‘un giudice a Berlino’, sullo scranno più alto della Camera dei Deputati, quello di presidente, sarebbe ora di iniziare ad impedirlo specie quando ‘sottogruppi’ fanno rinascere gruppi ‘morti’.