[L’analisi] La battaglia di Francesco contro i sovranisti. Ecco perché lo scontro è così forte

Nuovi interventi per i diritti umani nei quali il papa comprende sempre emarginati, deboli e immigrati

Francesco
Papa Francesco

 

Anche in questi giorni che precedono il Natale, papa Francesco è tornato più volte sul tema dei diritti umani che sono superiori alle leggi perché riguardano la dignità delle persone, tutte figli di Dio. La sua visione del mondo e della storia che traspare, è molto lontana dai sovranismi comunque declinati e in questi tempi, specie in Europa, ma non solo, dove pare stiano vivendo una vera primavera. La paura e l’incertezza fa credere che richiudendosi in se stessi come individui e come popoli sia garanzia di salvezza e diriuscita verso benessere e felicità. In realtà si creano nuovi steccati e divisioni che selezionano le persone non partendo dai diritti umani ma prevalentemente  dalle fortune economiche di ciascuno. Sono i poveri che restano sempre ai margini, le persone che sperimentano momenti di bisogno, di malattia, di debolezza. Quei tanti che, in certi periodi della vita quotidiana, non ce la fanno da soli ad andare avanti.

Secondo Francesco è a partire da queste persone - che sono milioni e rappresentano la maggioranza dell’umanità - che si può immaginare un mondo diverso dove i mali diogni genere siano superati e guariti. Le sue convinzioni in proposito le ha riassunte, ad esempio,  in occasione dei 70 anni della Dichiarazione dei Diritti umani  dal parte delle Nazioni Unite. In un messaggio a una conferenza internazionale promossa per l’occasione a Roma, il papa ha posto l’accento sulle conquiste, le omissioni, le negazioni diquesti diritti che non sono mai conquistati e riconosciuti una volte per tutte. Il ricordo secondo Francesco deve mirare  a un “rinnovato impegno in favore della difesa della dignità umana, con speciale attenzione per i membri più vulnerabili” nella “famiglia delle Nazioni”. Già questi cenni indicano una valutazione dei sovranismi che non possono esistere in una famiglia.

Osservando con attenzione le nostre società contemporanee Francesco  scorge “numerose contraddizioni” che inducono a chiederci “se davvero l’eguale dignità di tutti gli esseri umani, solennemente proclamata 70 anni or sono, sia riconosciuta, rispettata, protetta e promossa in ogni circostanza. Persistono oggi nel mondo numerose forme di ingiustizia, nutrite da visioni antropologiche riduttive e da un modello economico fondato sul profitto che non esita a sfruttare, a scartare e perfino ad uccidere l’uomo. Mentre una parte dell’umanità vive nell’opulenza, un’altra parte vede la propria dignità disconosciuta, disprezzata o calpestata e i suoi diritti fondamentali ignorati o violati”.  In concreto “ciascuno è chiamato a contribuire  con coraggio e determinazione, nella specificità del proprio ruolo, al rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, specialmente diquelli ‘invisibili’: di tanti che hanno fame e sete, che sono nudi, malati, stranieri o detenuti, che vivono ai margini della società o ne sono scartati”.

La dignità umana è la stella polare che guida il magistero di Francesco convinto che il principio di uguaglianza debba orientare le politiche del mondo a servizio delle persone anziché convincersi che non siamo tutti uguali per applicare politiche discriminatorie. Si tratta di portare avanti un discorso educativo lungo per rendere coscienti anche le future generazioni della bontà di muoversi nella prospettiva della dignità umana. Anche il Natale che viene, Francesco lo ricorda in questa prospettiva. Lo ha ripetuto ricevendo gli artisti che hanno dato vita a un concerto in Vaticano a sostegno delle Scholas Occurrentes impegnate in Iraq e delle Missioni salesiane in Uganda.

“Il Natale è sempre nuovo, perché ci invita a rinascere nella fede, ad aprirci alla speranza, a riaccendere la carità. Quest’anno, in particolare, ci chiama a riflettere sulla situazione di tanti uomini, donne e bambini del nostro tempo – migranti, profughi e rifugiati – in marcia per fuggire dalle guerre, dalle miserie causate dalle ingiustizie sociali e dai cambiamenti climatici. Per lasciare tutto – casa, parenti, patria – e affrontare l’ignoto, bisogna avere patito una situazione molto pesante!”. Per far fronte a questa emergenza occorre fare rete con l’educazione e promuovere un maggiore coordinamento, azioni più organizzate “in grado di abbracciare ogni persona, gruppo e comunità, secondo il disegno di fraternità che accomuna tutti. Ecco perché è necessario fare rete.

Fare rete con l’educazione, prima di tutto, per istruire i più piccoli fra i migranti, cioè coloro che invece di sedere fra i banchi di scuola, come tanti coetanei, passano le giornate facendo lunghe marce a piedi, o su mezzi difortuna e pericolosi. Anche loro hanno bisogno di una formazione per potere un domani lavorare e partecipare da cittadini consapevoli al bene comune. E nello stesso tempo si tratta di educarci tutti all’accoglienza e alla solidarietà, per evitare che i migranti e i profughi incontrino, sul loro cammino, indifferenza o, peggio, insofferenza”. Quando si vuole scoprire da che parte sta Francesco, leggendo i suoi insegnamenti e il suo esempio pastorale non si fatica a capirlo.