[L’analisi] Spie e mezze spie americane, russe ma anche casalinghe e faccendieri: scena e retroscena dell’affaire Russia. E 8 domande per Salvini

La procura di Milano indaga da mesi sull’ipotesi di un finanziamento illegittimo. Di cui però non ci sarebbe al momento evidenze. Salvini deve capire chi sta muovendo i fili di questa storia. E ha un obbligo di chiarezza politica

Una foto tratta dal sito web Lombardiarussia.org mostra Gianluca Savoini (D) con Salvini (Ansa)
Una foto tratta dal sito web Lombardiarussia.org mostra Gianluca Savoini (D) con Salvini (Ansa)

Il consiglio più utile glielo ha dato il senatore Renzi, Matteo, come Salvini. “Tovarisc, glasnost…”, compagno, trasparenza “perché questa storia o una fakenews o è una notizia bomba”.

Come tutte le grandi storie, anche questa dei milioni di dollari arrivati, forse, alla Lega per la campagna elettorale delle Europee ha una scena. E vari retroscena.

Sulla  scena c’è un’inchiesta della procura di Milano che indaga da mesi per corruzione internazionale partendo da notizie di reato entrambe giornalistiche, prima l’Espresso ( a febbraio) e ora il sito americano BuzzFeed che ha portato una  prova-regina come i file audio dell’incontro del 18 ottobre 2018 all’hotel Metropol di Mosca in cui tre russi che hanno a che fare con il petrolio e tre italiani (due identificati) parlano del futuro dell’Europa, del ruolo chiave del “Trump europeo” cioè Matteo Salvini, del progetto di cambiamento e di come, per fare tutto ciò, servano soldi. In quei file si parla di 65 milioni di dollari in un anno, lo sconto del 4% su una grossa compravendita di petrolio. La procura di Milano, per quel che possiamo sapere, avrebbe già sentito alcune persone informate sui fatti e gli indizi sin qui raccolti porterebbero a concludere che la transazione è stata discussa ma non finalizzata. C’hanno pensato, forse provato, ma non hanno concluso.

Scena e retroscena

Sulla scena ci sono anche alcuni personaggi: sicuramente Matteo Salvini e il suo ex portavoce e consulente per i dossier più delicati Gianluca Savoini, cinquantenne di Varese e attualmente unico indagato; l’associazione culturale Lombardia-Russia e la sua rete di altre associazioni satelliti; un altro “Luca” presente all’incontro del 18 ottobre e una galleria di altri personaggi di cui è ancora incerta la parte in commedia. Come Claudio D’Amico, ex parlamentare della Lega, consulente a palazzo Chigi per Matteo Salvini, ex capo di gabinetto di Calderoli, sposato con una bielorussa ex traduttrice di Bossi e, anche, responsabile dei sviluppare i progetti dell’associazione Lombardia-Russia. Sulla scena c’è soprattutto l’indiscusso ma di cui si sa ancora troppo poco rapporto di Salvini e della Lega con la Russia di Putin. E questo porta sulla scena   la necessità e l’urgenza di un chiarimento politico che il vicepremier della Lega deve al Parlamento e ad un Paese che è certamente e senza dubbio europeista e atlantista.

Spie, mezze spie, manine e faccendieri

C’è infine il backstage di tutta questa storia. Che rischia alla fine di essere più importante della scena. Ovverosia il gioco di spie vere o fasulle, a tempo pieno o part-time, che hanno informato, giocato, condizionato la scena. Chi sono, perché lo hanno fatto, qual è l’obiettivo, quale sarà la prossima mossa. Salvini sembra soprattutto preoccupato di questo quando dice che la Lega “deve dare noia a qualcuno se oltre alle indagini e ai processi siamo anche intercettati non solo in Italia”. Ovviamente indagini e processi non stanno sullo stesso piano di alcune intercettazioni al momento classificabili come clandestine. Il leader della Lega sa perfettamente che finché non chiarisce questo punto della storia - chi sta muovendo i fili e perché - ogni altra decisione, anche sul piano politico, può risultare sbagliata, persino deleteria. "Il Giornale” e “Libero” ieri si sono lanciati in ipotesi molto suggestive con un denominatore comune: il nemico Salvini ce l’ha in casa - 5 Stelle e nemici interni ex Lega - e tanto varrebbe staccare subito la spina al Salvimaio, creatura priva ormai di ogni utilità. Il direttore Sallusti ha invitato Salvini a guardarsi in casa, a “cercare i mandanti in casa. Del resto se accetti di governare con un partito - i 5 Stelle - zeppo a ogni livello (anche di governo) di collaboratori dei servizi segreti, che cosa ti aspetti? Se sguazzi con disinvoltura nello spregiudicato mondo dell’internazionale sovranista (di cui Putin e Trump con le rispettive intelligence sono capofila) non puoi pensare di farla franca. Una polpetta dopo l’altra, Salvini rischia l’avvelenamento”. Luigi Bisignani, che di certi meccanismi può essere definito esperto, su Libero ha indicato un altro italiano molto potente a Mosca e però legato ad avversari politici di Salvini. E non ha mancato di sottolineare il tempismo delle “barbefinte in servizio permanente” che stanno tirando fuori una dopo l’altra foto di Savoini presente in molte delegazioni leghiste in occasione di incontri ufficiali a Mosca e non solo.

Un destino comune

Fa sempre parte del “retroscena” la coincidenza, che non può essere casuale, del comune destino di Lega e Fpo, il partito dell’estrema destra austriaco, pezzo importante della internazionale sovranista europea di cui Salvini è il capofila. Internazionale che, è bene ricordare, ha perso le elezioni europee. Si può dire che Lega e Fpo hanno ricevuto lo stesso trattamento. Nel caso austriaco si trattava di una storia vera: Strache, numero 2 del governo si è dovuto dimettere perché risultava aver venduto il suo ruolo politico ad interessi economici russi. Anche allora - era maggio e mancavano due settimane al voto - come oggi, file video e file audio furono recapitati ad un giornale tedesco che poi ha fatto il suo mestiere: pubblicare.

Assai più incerto il dibattito tra gli osservatori qualificati se siano stati i servizi americani o i servizi russi visto che Salvini, in quanto detonatore che potrebbe far implodere l’Europa, è oggetto del desiderio di Trump e di Putin.  Se ci fossero dietro gli americani, il messaggio è chiaro: Salvini deve lasciar perdere l’alleanza con Putin (tesi del sito Sputnik Italia, vicino al Cremlino). Se ci fossero dietro i russi, il messaggio sarebbe ugualmente chiaro: Salvini, reduce un mese fa da un visita ufficiale alla Casa Bianca, non può tenere il piede in due staffe. Un avvertimento lanciato con materiale “kompromat”.

L’Italia campo da gioco per la guerra di spie: sembra di essere tornati ai tempi della guerra fredda. E non è un bel film. 

Otto domande per Salvini

A metà strada tra “scena” e “retroscena” dell’affaire moscovita, c’è il chiarimento politico. E’ urgente che Salvini risponda con generosità e impegno ad alcune domande nelle sedi opportune. Ed è esattamente ciò che il Pd sta chiedendo nelle interrogazioni che, si spera, porteranno presto premier e vicepremier a rispondere in aula.

1)nel marzo 2017 Salvini ha firmato “un accordo di coordinamento e cooperazione” con “Russia Unita”, il partito di Putin. Un analogo impegno è stato firmato da FPO, il partito di Strache che abbiamo già visto che fine ha fatto. Perché quella firma e in cosa consiste la partnership? E’ sempre valido e ha mai prodotto effetti collaterali sulla politica nazionale?   

2) Qual è il rapporto di collaborazione che Lega Savoini a Salvini? Questa domanda assume importanza chiave visto che più foto spuntano con i due nell’ambito di delegazioni in missione in Russia, e più il vicepremier leghista sembra prendere le distanze dal suo “vecchio amico” (così lo definiscono ambienti della Lega al nord). “Non lo conosco, non è mai stato nelle nostre delegazioni ufficiali, chiedete a lui come e perché fosse presente” ha ripetuto ieri Salvini. Giorgetti, pur senza farne il nome, ha fatto riferimento a persone che “millantano”, che la “sparano grossa” e altri che poi “ne approfittano per gettare discredito su Salvini”.

3) Cosa ha fatto, chi ha incontrato Salvini nel viaggio a Mosca dell’ottobre 2018?

4) Nei resoconti di quel viaggio ci sono alcuni buchi. Cosa ha fatto Salvini la sera del 17 ottobre? Secondo qualcuno sarebbe andato ad un incontro con alcuni funzionari russi tra cui Vladimir Pligin, antichi legami con Putin e responsabile del dipartimento Affari internazionali di Russia Unita. E di Pligin si parla nel file audio pubblicato da BuzzFeed e nella disponibilità, anche, della procura di Milano. Comunque, poiché è legittimo che il segretario di un partito abbia relazioni internazionali, tanto vale metterle sul tavolo nella loro totalità e interezza. Perché mai come in questo caso vale il motto: Prima gli italiani.

5) Cosa sa Salvini dell’incontro al Metropol? Il segretario della Lega ha già risposto negando ogni ricostruzione. Sarebbe più serio e credibile farlo in aula, davanti al Parlamento e non in un diretta Facebook dove si ironizza su rubli nascosti nei vasi e “Orsetto” e “Masha” - due cartoni russi - portati in Italia nella forma di peluche.

6) Che tipo di mandato ha l’Associazione Lombardia-Russia, quella di cui Savoini è responsabile? L’Associazione ha la sede nello stesso stabile della segreteria nazionale della Lega, in via Bellerio, quasi ne fosse una sezione.

7) Come vanno interpretati alcuni rapporti che la Lega tiene con certi fedelissimi di Putin? L’Associazione Lombardia-Russia, ad esempio, ha ospitato più volte l’ideologo putiniano Alexander Dugin. La Lega ha invitato al congresso sulla famiglia di Verona, Aleksey Komov, il presidente onorario del “Movimento dei giovani russi e italiani”, un altro uomo di Putin. Forse a questa domanda Salvini ha già risposto ieri quando ha detto che “Putin è il miglior politico in circolazione”. Allora però, siccome la politica estera è una cosa seria, Salvini deve spiegare come si rapporta lui rispetto al posizionassero in ambito Ue e Nato dell’Italia.

8) Cosa ne sa l’ufficio comunicazione della Lega, e più di tutti il responsabile Luca Morisi, del network di siti e troll e bot che fanno riferimento a Mosca e ad alcune piattaforme digitali proprietà di colossi pubblici russi come Gazprom?

Otto domande non sono tante. Le risposte, complete e date davanti al Parlamento, aiuterebbero a fare luce e magari a chiudere questa storia.  Tovarisc Matteo, serve glasnost.