“Cosa succede se fischiano mentre parla Zelensky?”Attesa per il collegamento con il Parlamento italiano

Non solo nelle opposizioni, anche tra la maggioranza ci sono dubbi per il discorso che il presidente ucraino terrà domani al Parlamento italiano. Mosca cerca di trovare nell’Italia la parte debole dell’alleanza atlantica e dell’Unione europea. Da qui, anche, le minacce “al falco” Guerini

“Cosa succede se fischiano mentre parla Zelensky?”Attesa per il collegamento con il Parlamento italiano
Volodymyr Zelensky (foto Ansa)

Qualcuno lo dichiara senza imbarazzo. Uno di questi si chiama Mattia Crucioli, ex 5 Stelle transitato in Alternativa c’è con altri espulsi perchè si rifiutarono di votare la fiducia a Draghi. Crucioli trova “inammissibile che Draghi e Zelensky utilizzino il Parlamento italiano per la loro propaganda senza che i parlamentari possano intervenire in alcun modo. Non possiamo offrirci come mera quinta scenografica del monologo di uno dei protagonisti della più delicata e controversa crisi internazionale dalla fine della seconda guerra mondiale. Per questi motivi martedì non ci sarò”. Martedì, cioè domattina quando alle 11 in seduta comune il Parlamento italiano si collegherà con una località segreta dell’Ucraina per ascoltare il presidente Volodomyr Zelensky. Grande comunicatore Zelensky. Il presidente “eroe” che resiste invece di scappare - due giorni dopo l’ingresso dei carri russi in Ucraina, agli americani che gli offrivano di lasciare il Paese in sicurezza disse: “Voglio aiuti e armi, non un passaggio” - ha avviato una sorta di pellegrinaggio in tutti i Parlamenti - Parlamento europeo, Bundestag, ieri la Knesset -  per chiedere al mondo occidentale e all’Europa, di aiutare le resistenza ucraina “perchè Putin è una minaccia per tutti”. Ogni volta, tra l’altro, è una prova di forza con Mosca, una sfida e una provocazione tra le varie intelligence perchè Zalensky resta il primo target “dell’operazione speciale della Russia in Ucraina”.

Dunque domani tocca all’Italia. Ma non tutti sono d’accordo e le manifestazioni del fine settimana a Pisa contro i voli che aerei che portano armi in Polonia nell’ambito dell’operazione Nato votata da tutto il Parlamento, preoccupano non poco gli organizzatori dell’evento alla Camera dei deputati. 

I pacifisti dell’Italia ten-ten

La solita “Italia ten-ten”, “i pacifisti da salotto”, quelli che “la guerra per carità” ma non dicono come difendere la pace e la democrazia: al venticinquesimo giorno di conflitto vissuto in diretta tv e soprattutto social (con i rischi che quest’ultimo media comporta) cominciano ad aprirsi crepe in quello che è stato un iniziale muto di sdegno. Qualcuno, la netta minoranza in difesa di Putin, e sono gli antisistema, i no-Vax, no-pass, io-apro e ora pro Putin. La maggioranza sono per la pace e contro l’invio di armi. Come se qualcuno potesse dire di essere contro la pace e a favore dell’invio di armi. E chiaro che nessuno lo è.  Il punto è come difendersi quanto uno ti attacca senza motivo. A chi mostra i sondaggi in cui il 70 per cento degli italiani è contro l’invio di armi, la domanda da fare sarebbe: come pensate di risolvere- gestire l’attacco militare e armato di un paese confinante?

Il timore è che domani nella diretta con Zelensky qualcuno in Parlamento provi a dire qualcosa in dissenso. Anche solo un fischio sarebbe un grosso problema per l’Italia. E per il governo che domani sarà presente in aula. Anzi, Draghi parlerà dopo il collegamento via web e dopo i presidenti del Senato e della Camera (organizzato proprio dal presidente Roberto Fico).  

Un “incontro informale”

Il punto quindi è capire quanti sono i Crucioli tra Camera e Senato e spiegare loro che, pur nel rispetto del legittimo dissenso, sarebbe il caso di evitare fischi e altro che finirebbero subito in diretta mondiale e aumenterebbero quel sospetto di inaffidabilità che Washington non ha mai risolto nei confronti del paese in cui hanno governato Lega e 5 Stelle, partiti che hanno a lungo strizzato l’occhio e firmato accordi di cooperazione politica con la Russia di Putin. Le minacce, l’altro giorno, del ministro degli Esteri russo contro il nostro ministro della Difesa Lorenzo Guerini definito “il peggiore dei falchi occidentali”, sono da inquadrare  nell’ambito di una malintesa - anche superata? - cooperazione politica tra la Russia di Putin e due forze politiche tuttora in maggioranza in Italia. Da qui, anche, alcune difficoltà dell’esecutivo Draghi in ambito diplomatico.

Ma torniamo all’evento. Domani il Parlamento è convocato in seduta comune. L’ultima volta è stata il 3 febbraio, per il giuramento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Domani senatori e deputati saranno di nuovo riuniti a Montecitorio per ascoltare Zelensky. E’ il massimo della solennità. Tecnicamente non è una seduta comune di Camera e Senato ma un “incontro informale”. L’appuntamento è stato costruito con cura certosina dalle diplomazie, per dare un messaggio di vicinanza dell'Italia al popolo ucraino. Ma è da giovedì scorso, quando la Camera ha votato il decreto Ucraina, che serpeggia il timore di qualche incidente diplomatico. E’ stato proprio nelle dichiarazioni di voto del decreto Ucraina che ci sono stati interventi del tipo: “E allora perchè non ci colleghiamo anche con Putin?”. Brividi per tutto lo staff Camera e gli organizzatori: che facciamo se qualcuno inizia a fischiare mentre Zelensky parla?

Dissenso anche tra 5 Stelle e Forza Italia

Da qui la raccomandazioni ai capigruppo di spiegare che ci sono state, e ci saranno, come sempre altre occasioni per dimostrare il proprio punto di vista. La mediazione pare abbia trovato una sintesi nella diserzione della seduta. Dunque Crucioli e altri non saranno presenti alla seduta.  Ma quanti altri? E quanti invece vorranno comunque mostrare il proprio dissenso in aula? 

I distinguo in maggioranza rispetto la posizione del governo sono pochi - Sinistra Italia e Alternativa c’è, due forze tra l’altro politicamente agli antipodi - ma tra questi ci sono anche parlamentari di Forza Italia e dei 5 Stelle. Come è emerso  in un paio di passaggi parlamentari degli ultimi giorni.

Il primo è stato il via libera della Camera all'invio di armi all'Ucraina, passato a stragrande maggioranza ma con i voti contrari di due forzisti e di due deputati del M5s, oltre alle astensioni, fra gli altri, di un renziano, di un deputato di Leu e di uno del Pd. Qualche giorno dopo, anche Matteo Salvini ha annunciato che avrà “difficoltà” a votare sì quando il provvedimento passerà al Senato. Situazione simile in occasione dell'approvazione a Montecitorio dell'ordine del giorno sull'aumento della spesa militare. Graziano Delrio e altre due deputate dem si sono astenuti. Apertamente “contrari” la vicepresidente dell'Emilia Romagna Elly Schlein e l'eurodeputato dem Pierfrancesco Majorino. Domani non ci sono voti. Ma alcuni deputati della maggioranza - buona parte 5s o ex del Movimento che già hanno preso le distanze sull'invio di armi e sulla spesa militare - manifesteranno le loro perplessità disertando l'Aula. Hanno annunciato l'assenza il senatore della Lega Simone Pillon, la senatrice del gruppo Misto Bianca Laura Granato, la deputata di Forza Italia Veronica Giannone, la deputata M5s Enrica Segneri, il senatore di ItalExit Gianluigi Paragone (che è opposizione).

“Sarebbe stato doveroso ascoltare anche la voce della controparte russa” ha detto la senatrice Granato. Mentre la deputata azzurra Giannone è contraria a questo tipo di iniziative “che portano ad una spettacolarizzazione”. Per Pillon “dovremmo essere tra i pochi privilegiati che dialogano con entrambe le parti, mentre cosi' ci autolimitiamo”.

La cerimonia dovrebbe durare poco piu' di mezz'ora. Il video di Zelensky, trasmesso in Aula su due megaschermi e con traduzione simultanea, potrà essere rilanciato in diretta da radio e Tv. Analizzando i suoi precedenti interventi nei vari parlamenti, il presidente ucraino potrebbe fare un richiamo alla Resistenza italiana e al nazifascismo. In altri interventi ha tracciato infatti parallelismi fra il conflitto attuale e alcuni tratti dalla storia del Paese ospite. Ieri, ad esempio, Zelensky ha parlato alla Knesset in Israele e ha offeso la sensibilità dei parlamentari israeliani quando ha paragonato l’occupazione russa all’Olocausto. Paragone sbagliato. Ma devi invitare le bombe, ci sta che non ti concentri bene su quello che devi dire.

Quelle minacce al governo italiano

Il fatto è che Mosca non si aspettava da parte dell’Italia una presa di posizione così netta, immediata e determinata. Del resto, noi siamo stati quelli del doppio binario in politica estera. Non dimentichiamo che l’accordo commerciale con la Cina - La Via della Seta - a parte la sponsorizzazione a livello di cheerleeders di Conte e Salvini, già provocò l’ira della Casa Bianca. E in fondo correva l’anno 2019. Non una vita fa.   

Così la Russia che alza la pressione sull'Italia, il ministero degli Esteri di Mosca che minaccia “conseguenze irreversibili” se anche Roma sceglierà di inasprire le sanzioni e bolla come “il numero 1 dei falchi” il ministro Guerini, sono tutti pezzi di una politica estera italiana che ha dovuto in fretta riposizionarsi. Vedere, sapere, che ci sono ancora pezzi di maggioranza che non sono convintamente allineati con la Nato e Washington, non aiuterà certo il lavoro di Draghi. Mosca infatti coltiva l’idea che possa essere proprio l’Italia il punto debole del fronte Nato ed Europeo.  Non è un caso se le immagini delle manifestazioni a Pisa conto i “voli Nato” siano stati riprese dalle telecamere della tv di Stato russa. Bene ha fatto il Presidente del Consiglio a bollare come “inaccettabili” le parole del ministro degli Esteri russo.

Questa settimana Draghi ha un doppio appuntamento internazionale: il vertice Nato e il Consiglio europeo. Ospite d’onore, in entrambi, il presidente Usa Joe Biden. Il fronte europeo ed atlantista non può avere e neppure mostrare crepe.