Accolta dal Csm la richiesta di Anna Finocchiaro: dopo 30 anni di aspettativa l’ex senatrice va in pensione

Era stata destinata a giugno al Dipartimento per gli affari di giustizia su sollecitazione dell’ex Guardasigilli, Andrea Orlando. Ma il nuovo ministro Bonafede aveva deciso di non avvalersi della sua collaborazione

Anna Finocchiaro
Anna Finocchiaro
TiscaliNews

L’ex senatrice del Pd Anna Finocchiaro andrà in pensione. Il  Consiglio superiore della magistratura ha deciso infatti di accogliere la sua richiesta.

Quello della nota esponente del Partito Democratico era divenuto un caso quando il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede aveva deciso di non avvalersi della sua collaborazione con funzioni amministrative al Dipartimento per gli affari di giustizia di via Arenula.

La vicenda si chiude dunque con il collocamento a riposo della Finocchiaro che, in caso il pensionamento non fosse stato accolto, sarebbe dovuta rientrare in magistratura.

L'ex senatrice del Pd Anna Finocchiaro

La destinazione al Dipartimento Affari Giustizia

Al Dipartimento per gli Affari di giustizia la ex senatrice del Pd era stata destinata a giugno da Palazzo dei Marescialli su sollecitazione dell’ex Guardasigilli, Andrea Orlando e senza attendere il placet del nuovo ministro del governo gialloverde.

All’interno del  Csm si erano interrogati a lungo  sul da farsi, in particolare sulla questione del suo ricollocamento in ruolo in un ufficio giudiziario.

In magistratura dal 1981

Nata nel 1955, in magistratura dal 1981, Anna Finocchiaro aveva accantonato la toga nel 1987 per intraprendere la strada politica, essendo stata eletta a Montecitorio nelle file dell’allora Pci. Da quel momento  non aveva più lasciato il Parlamento fino alla mancata ricandidatura alle ultime elezioni.

Anna Finocchiaro aveva fatto richiesta di rientro in magistratura. Ma la cosa aveva sollevato le perplessità della stessa esponente del Pd, che la toga  non la indossava ormai da 30 anni e il ruolo di magistrato l’ha ricoperto solo per 6 anni in Sicilia, a Leonforte e Catania. In un periodo in cui – faceva notare il Fatto Quotidiano commentando la notizia – non c’era ancora neppure il nuovo codice di procedura penale, entrato in vigore nel 1989. Così il collega di governo e di partito Andrea Orlando, titolare del Ministero della Giustizia, le ha lanciato un salvagente: un posto nel suo Ministero, in qualità di magistrato addetto al Dipartimento Affari Giustizia. Ma il nuovo ministro Bonafede aveva deciso di non avvalersi della sua collaborazione al Dipartimento per gli affari di giustizia.