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Finale di campagna elettorale col botto. Il governo e gli effetti speciali: casa, sanità, scuola, giustizia

Si tratta di provvedimenti, a volte decreti, molto popolari. Dalla sanatoria per oltre quattro milioni di abitazioni alla soluzione per eliminare le code per le visite sanitarie. Dalla giustizia alla scuola. In tutto questo nessuno, con rare eccezioni, parla di Europa. I più, invece, guardano solo al cortile di casa. Cosa ha avuto uno e cosa l’altro

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (Ansa)
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (Ansa)

Si annuncia una “quindicina” ad alta intensità. Nel senso che nelle prossime due settimane il governo ha in animo di approvare cinque-sei decreti che si annunciano assai importanti e dirimenti per il nostro quotidiano. Di sicuro sembrano essere ad alto impatto consensuale. Sgombriamo subito l campo: non c’entra nulla l’Europa in nome della qiale andremo a votare l’8 e il 9 luglio. Anzi, l’Europa è totalmente assente da questa campagna elettorale. Le liste hanno depositato i rispettivi programmi i quali restano ben lontani dal dibattito pubblico. Che si concentra sulla presenza di Meloni alla convention della destra spagnola di Vox, sugli ammiccamenti tra Meloni e Marine Le Pen che pure militano in famiglie politiche diverse (Conservatori la prima, Id la seconda), sulla schiuma alla bocca di Salvini che intravede l’inciucio tra la sua colonna portante (Le Pen) e la sua avversaria (Meloni), sul commissario Ue Paolo Gentiloni che dimentica il proverbiale aplomb e rivela: “I soldi del Pnrr? Ha fatto tutto un algoritmo”, altro che Giuseppe Conte. E poi sulle inchieste giudiziarie, sul garantismo a la carte. E via dicendo. La campagna elettorale per le Europee è senza Europa ma è un grande sondaggio per pesare le forze politiche a livello nazionale. E allora, avanti con le misure ad effetto.

Il Piano salva-casa

Da qui la “quindicina” (di giorni) ad alta intensità. Domani ci sarà il Consiglio dei ministri, non è stato comunicato ancora l’ordine del giorno ma ballano due provvedimenti entrambi ad alto tasso di consenso elettorale e compensazione di pesi e contrappesi tra le forze di maggioranza. Accertato ormai che la legge sull’automomia differenziata (bandiera elettorale della Lega) non andrà in seconda lettura alla Camera prima delle urne europee come invece erano gli accordi, Salvini spinge per un altro provvedimento bandiera: il Piano salva-casa che dovrà consentire di sanare piccole irregolarità edilizie che riguarderebbero però l’80 per cento degli edifici. Soppalchi, verande, modifiche interne ottenute creando tramezzi, alzando pareti di cartongesso, ampliando finestre, chiudendo terrazze con verande, milioni di modifiche interne, che non impattano con la cubatura dell’immobile (e quindi con il paesaggio) ma avrebbero il merito di liberare le scrivanie degli uffici comunali di oltre quattro milioni di pratiche inevase. Un toccasana per la vita degli uffici.  Un tonico di non poco conto per le casse comunali. La soluzione, soprattutto, per migliaia di pratica di compravendite bloccate per l’assenza della doppia conformità dell’immobile, con le legge precedenti e con quelle attuali. Salvini vuole un decreto, dicono fonti della Lega, “non per strappare consenso agli interessati ma perché gli uffici scoppiano ed è tutto bloccato. Tre settimane non cambierebbero la situazione di immobili irregolari da decenni. E però il segretario della Lega è stato, a quanto pare, perentorio: il decreto serve adesso. Vedremo.

La separazione delle carriere

E però, se Salvini alza la voce, a maggior ragione lo fa Antonio Tajani. Forza Italia, alla fine, è rimasta a bocca asciutta, delle tre forze di governo è l’unica che non ha ancora visto prendere forma la “sua” riforma: la separazione delle carriere tra giudici e pm. L’ha promessa il ministro Nordio (e quante volte l’ha fatto), l’ha confermata la premier Meloni la scorsa settimana alla festa del quotidiano “La Verità”. Sarà domani il giorno? Magari rinviando di una settimana la maxi sanatoria edilizia? Chissà, in questo caso si tratta di una riforma costituzionale,  quindi cammino lungo e non esente, sul finale, dal referendum (se in Parlamento non raggiunge i 2/3). Riforma che deve mettere mano ad almeno tre articoli della Carta, compreso quello che riguarda il Consiglio superiore della magistratura. Il ministro Nordio promette che è tutto pronto, che “il testo è scritto” e non la darà vinta all’Anm,il sindacato delle toghe, per discuterla prima con i magistrati come ha chiesto Santalucia, il presidente dell’Anm.

Il taglia code nella sanità

La fila dei questuanti è lunga: di Salvini s’è detto, di Tajani anche. A questo punto anche Giorgia Meloni vuole le sue bandiere: sanità e scuola. Sulla prima la premier ha fatto fare a Franco Zaffini, il senatore di Fratelli d’Italia presidente di Commissione, un piano per smaltire le code per le visite specialistiche. C’è grande curiosità, ovviamente, perché il problema è dannatamente serio e riguarda tutta Italia con poche e rare eccezioni. Anche qui, però: del piano ammazza-file si parla da qualche settimana nel senso che dovrebbe essere pronto da un pezzo. E’ però di mette sul tavolo adesso, a due o una settimana dal voto. Ma se così fosse, possiamo stare sicuri che Salvini tornerà alla carica perché il “suo ministro” alla Pubblica Istruzione (Giuseppe Valditara)  possa portare a termine un altro pezzetto della “riforma” della scuola: sistemare la falla degli insegnanti di sostegno e indire concorsi per docenti e presidi. Diciamoci la verità: un altro bell’incentivo al voto. Tutto questo, e chissà quanto altro ancora, spunterà fuori nelle prossime due settimane. La coincidenza tra i provvedimenti e la campagna elettorale può essere anche solo un caso. Senza dubbio. Ma anche no. Diciamo che le probabilità sono al 50%. A voler essere ottimisti e fiduciosi.

L’occhio vigile del Quirinale

La concentrazione di provvedimenti ha messo in guardia anche gli uffici tecnici del Quirinale. Che si guardano bene dal proferire verbo sul merito - semmai lo faranno dopo - ma sono in allerta perché è alto il rischio che decreti concepiti con la fretta e l’obiettivo di tagliare il traguardo entro l’8 giugno, possono indurre in errore e scavalcare non poco i criteri previsti dalla Carta di “necessità e urgenza” senza i quali un decreto non dovrebbe essere neppure concepito. Se ne vedono in continuazione, purtroppo, di decreti sciatti, scritti in modo contraddittorio che nell’iter in aula finiscono per ospitare materie non omogenee. Basti pensare al decreto Pnrr che è diventato il tram per portare a casa la norma sui Pro-vita nei consultori. E’ solo l’ultimo esempio. Ma è una campagna elettorale così: per l’Europa ma senza Europa, con gli occhi fissi sul cortile di casa a controllare cosa fa l’erba del vicino. Fuori dal portone, chissà.      

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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