Il Paese incarognito che se la prende con i figli di Vendola e Meloni

Il Paese incarognito che se la prende con i figli di Vendola e Meloni

Lo so. Non si dovrebbero commentare certe ingiurie da social network, che sono come le scritte contro le donne, e i numeri di telefono delle ragazze, vergati per dileggio, con i pennarelloni, nei cessi degli autogrill. Eppure, il tentativo di lapidazione preventiva di Nichi Vendola (e di suo figlio Tobia) così come prima il linciaggio di Giorgia Meloni (e del figlio che ha ancora in grembo), queste due storie parallele ed esemplari, sono una fotografia abbastanza veridica di un paese incarognito da piccoli e volgari rancori, da moti di rabbia di frustrati cronici, da paranoie di fanatici e sfigati.

Non mi limito qui a sostenere l'ovvietà buonista che questi due bambini dovrebbero essere lasciati in pace, e che invece sono diventati bersagli e simboli ancora prima di nascere. Aggiungo che si dovrebbe provare a tacere anche sui loro genitori. Giorgia Meloni e Nichi Vendola sono entrambi politici, entrambi militanti, è ovvio - non strumentale - che anche le loro genitorialità diventino scelte iper consapevoli, che acquistino una valenza politica. Dove avrebbe potuto dare il suo annuncio, Giorgia, se non al "Family day"? Perché qualcuno deve prendere a pretesto la bellezza struggente di una genitorialità, per mimetizzare la miseria di una battaglia politica? Di quale amore cianciano i linciatori professionali che passano il tempo a rimestare veleni e a compilare battutine da scuola elementare su Twitter, convinti di essere diventati giganti della satira?

Eppure qualcosa di più - oggi - bisogna dirla, soprattutto su Vendola. È passata, in una scheggia per fortuna minoritaria di opinione pubblica, l'idea miserabile che i figli dei gay siano figli "comprati". Evidentemente deve essere uno slogan furbetto partorito da qualcuno di quei predicatori che della famiglia sanno poco o nulla: è inutile ricordare, infatti, che tutti i figli, soprattutto quelli di "coppie eterosessuali" costano. Se la misura è il denaro, costano dal primo minuto che vengono al mondo (dal parto al primo biberon). Costano e tanto (da 30mila euro in su) anche i figli delle adozioni internazionali. Un costo a norma di legge, addirittura mediato e riscosso dalle istituzioni: così certificato che per adottare (purtroppo è vero) bisogna dimostrare agli assistenti sociali di avere soldi sul conto corrente. Eppure nessuno, in questo caso, agita la retorica sgangherata del genitore "ricco", che usa in denaro per saziare il suo presunto "egoismo". E infatti l'altra panzana grossolana che torna anche adesso, come argomentazione prefabbricata contro Vendola, è quella che i figli omoparentali sarebbero il prodotto di un atto di "egoismo". I poveretti che sostengono questa tesi, evidentemente, non hanno idea di quanta generosità serva per crescere un figlio (o se la sono dimenticata, o producono bimbi infelici). L'odio gratuito manifestato verso Vendola e il suo compagno Ed Testa - oggi - è solo la maschera apparentemente presentabile del più noto, è antico odio omofobo. Un male atavico, rozzo, cieco, che si alimenta perennemente di nuova linfa, e che cerca sempre nuovi pretesti e alibi per manifestarsi.

Gente che spesso non si cura dei propri figli "naturali", e che spesso li tratta nel peggiore dei modi, evidentemente ama l'idea di poter dare lezioni al mondo: pensa di trovare una nuova legittimità predicando agli altri quello che secondo loro dovrebbero fare, cosa è giusto o no, cosa è naturale e cosa non lo è. Quando mi chiedono "ma come si fa ad avere due papà?", io penso agli infelici che si trovano per genitori due bigotti (rigorosamente eterosessuali, dal punto di vista del genere, ma purtroppo omologhi per l'esiguità del quoziente intellettivo). Gente che si proclama liberale da mezzo secolo, ma che improvvisamente accecata dalla presunzione, vorrebbe entrare nelle case altrui, dettare legge, imporre la sua anemica morale.

Di questa pretesa, però, non faccio una colpa a quel pezzetto di destra che su questo tema insegue il miraggio di una identità perduta e che si mette in caccia di consensi a buon mercato. Non mi secco, ma piuttosto sorrido, dei portavoce di piazze cammellate che inneggiano  al valore del sesso "unicamente procreativo". Nel tempo in cui c'è un Papà così avanzato da spingersi a dire di non voler giudicare gli omosessuali (e ad ammettere il preservativo!) si tratta, tuttalpiù, di ridicoli pupazzetti. Trovo molto più ridicola - piuttosto - quella presunta sinistra che vorrebbe fare calare leggi dall'alto senza mai sporcarsi le mani, che pretende di vincere battaglie senza combatterle, che tratta la resa prima di dare battaglia, che ostenta il solito complesso di superiorità, e in realtà è tendenzialmente conformista e imbelle. È ovvio che se le piazze sono vuote, se il Pd è paralizzato da un cinquantina di parlamentari che potrebbero essere stati tranquillamente eletti nel milleottocento, il fragore dei nuovi crociati diventa un frastuono che stordisce qualcuno, e che può persino abbindolare qualcun altro. Ovvio che crociati e abbindolati - per diverse modalità - finiscano entrambi a vergare insulti nei cessi del web.

Il punto dolente, però è questo: delle donne che tutti gridano di voler difendere, purtroppo, non frega nulla a nessuno. E tuttavia ci sono una serie di maschi ideologizzati che trovano così appagante parlare delle "madri surrogate" come di moderne schiave, da non considerare un handicap il fatto di non averne mai vista una nemmeno in cartolina. Se tuttavia ci sono donne che si spaccano la schiena davanti a una catena di montaggio o lavando le scale per otto euro l'ora, per questi signori è tutto normale. Se guadagnano trentamila euro facendo una cosa che amano (dare la vita), ecco che diventano povere anime sfruttate dai ferocissimi e mostruosi gay, concupite dalle aride e mostruosissime lesbiche. Quello che dovrebbe creare un po' di indignazione, in questo paese, è che la legge sulle unioni civili è stata votata e contrattata da una maggioranza di centrosinistra sotto il ricatto di un partitello che ha tradito il centrodestra e di alcuni raggruppamenti di transfughi che sperano così di ritrovare un ruolo. Ovvero:  elettori del Pdl hanno eletto parlamentari che - pur di restare al potere - governano con i loro nemici, e poi cercano una grande battaglia ideologica per farsi perdonare e ricostituirsi una improbabile verginità politica. È questo l'unico parto contronatura della politica italiana: il trasformismo. Io spero che tra dieci anni il piccolo Vendola e il piccolo Meloni, quando i crociati da salotto si saranno estinti, potranno litigare o amarsi in un corridoio di una qualche scuola romana. Perché i figli sono anche questo: quelli che, quando il tempo lava le scorie della stupidità, riescono a superare gli steccati artificiali dell'odio.