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Si ferma la crescita, continua a correre l’inflazione, in crisi il "miracolo italiano” della premier

Da oggi i cartelli “trasparenza” alle pompe di benzina.Inflazione scende ad una media del 6% (era 6,4) ma resta la più alta dell’eurozona. Il cibo corre ancora con aumenti tra il 10 e l’11 per cento. Il ministro Giorgetti rassicura sui criteri guida per le legge di bilancio: prudenza e misura. Il problema è che servono tanti soldi e non ce ne sono

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa
La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa

Giorgia Meloni fa in tempo a godersi i titoli di coda dell’intervista rilasciata a Fox news, ultimo atto della parentesi rosa americana. Una scrollata di spalle sul reddito di cittadinanza (“abbiamo fatto quello che avevamo detto e quello che serviva”) e pazienza per la “forma” del sms. La rivendicazione di fare per l’impresa italiana ancora una volta quanto promesso: “Non disturberemo chi produce”.   Poi però l’impatto col suolo patrio e l’avvio della settimana è diverso. E molto più duro.La premier resta sul suo profilo migliore, quello della politica estera (con buona pace di Tajani), e riunisce a palazzo Chigi un gabinetto per il colpo di Stato in Niger ostaggio, probabilmente, dei piani di Putin e della Wagner sempre in chiave destabilizzazione europea. Sembra voler lasciare ai ministri economici Giorgetti e Urso il disbrigo dei commenti ai dati Istat usciti ieri mattina e relativi al secondo trimestre. La verità è che una doccia fredda così non se l’aspettava nessuno: si ferma la crescita e l’inflazione resta a doppia cifra sul carrello della spesa, per non parlare della benzina che impazzisce proprio mentre gli italiani vanno in vacanza. Il che, sommato alle polemiche sul reddito di cittadinanza con conseguenti minacce di incendiare le piazze e a quelle sul taglio di 16 miliardi dai progetti del Pnrr, crea un mix assai scivoloso per l’azione di governo. E per il suo gradimento. La domanda infatti è: possibile che dopo dieci mesi a palazzo Chigi il dream team di Giorgia Meloni non abbia trovato un modo di intervenire nel rispetto del mercato per calmierare i prezzi e tagliare le gambe all’inflazione?

I numeri dello stop

L’economia italiana inverte rotta e mette la retromarcia, registrando nel secondo trimestre un calo dello 0,3%. Con un rallentamento ben superiore a quello previsto dagli analisti. E che, dopo il vantaggio acquisito lo scorso trimestre su Francia e Germania, fa scivolare il nostro paese agli ultimi posti della classifica europea. Un quadro che allarma i consumatori e attizza le opposizioni che vanno all'attacco del governo. Ma soprattutto che aumenta l'incertezza sulle possibili nuove risorse da destinare alla manovra, che l’esecutivo contava di liberare proprio dall’andamento positivo della crescita.

Il ministero dell'economia cerca di rassicurare: il dato negativo sul pil italiano nel secondo trimestre “allo stato non influisce sulla previsione annua formulata nel Def (tra +0,9 e 1,1% come rilanciato pochi giorni fa dal Fmi, ndr). Questo obiettivo di crescita - ha voluto spiegare Giorgetti per provare a bloccare sul nascere le nuvole nere - è ancora pienamente alla portata e si continuerà a perseguirlo con le politiche economiche di responsabilità prudente apprezzate e riconosciute come valide in ambito internazionale”. Giorgetti parla poco e quando lo fa è sempre in modo avveduto e realistico. Dunque ha fatto bene ad intervenire per stoppare speculazioni inevitabili nel momento in cui, ieri mattina, l’Istat (anche questo istituto commissariato come l’Inps) ha certificato che tra aprile e giugno il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente (quando era cresciuto dello 0,6%) mentre è aumentato dello 0,6% in termini tendenziali (la terza crescita trimestrale consecutiva). A zavorrare la crescita è l'andamento sia del settore primario (agricoltura, silvicoltura e pesca) che di quello industriale: una flessione che la “moderata crescita” dei servizi, grazie soprattutto al turismo, non basta a controbilanciare. A pesare è anche la domanda interna negativa, cui si aggiunge l’apporto nullo dell'export.

Il rallentamento del Pil, per quanto atteso, è più accentuato del previsto. Gli analisti avevano fissato l’asticella tra 0 e +0,1%. Siamo scesi a - 0,3.  Siano in controtendenza anche rispetto al resto d'Europa. Il Pil risale infatti nell'Eurozona (+0,3% dalla crescita zero del primo trimestre) e rimane stabile nell'insieme dei Ventisette. E proprio l'Italia che aveva trainato nei primi tre mesi dell'anno adesso perde terreno in Europa: la Francia cresce dello 0,5%, la Spagna dello 0,4%, la Germania è ferma. Peggio di noi solo Svezia (-1,5%), Lettonia (-0,6%) e Austria (-0,4%). Il dato influisce anche sulla previsione del 2023, limata allo 0,8%, in lieve discesa dal +0,9% stimato alla luce del dato di gennaio-marzo. Due punti sotto il +1% fissato nel Def di aprile.

Giorgetti alle prese con la legge di bilancio

Nel governo resta la linea della cautela e della prudenza sui conti. Si dà la colpa all’aumento dei tassi deciso dalla Bce ma un governo deve saper rispondere a politiche monetarie valide per tutti e finalizzate a debellare il mostro dell’inflazione. In realtà pesano la flessione dell’industria e la Germania quasi ferma, la fase prolungata di rialzo dei prezzi che erode il potere d'acquisto delle famiglie.  Pesano la maledetta guerra e tutte le incertezze che si porta dietro. Il problema è che per scrivere la legge di bilancio 2024 servono tanti soldi. Solo per rinnovare il taglio del cuneo in scadenza a fine anno serviranno una decina di miliardi. Poi ci sono le spese obbligate, il rinnovo dei contratti della Pa, l’avvio della riforma fiscale. Con l’incognita dei vincoli dei nuovi parametri del nuovo Patto di stabilità.

Il caro-benzina? “Un’invenzione”

L’inflazione “c’è ma sempre meno”. Il caro-benzina è “un’invenzione”. Tanto che non è previsto alcun intervento sulle accise. “Teniamo questi soldi per altri interventi” ha detto il ministro Urso. Oggi comunque entra in vigore quel decreto Trasparenza voluto a gennaio scorso quando la benzina aumentò in una notte (anche lì eravamo in periodo di vacanza, i primi di gennaio) e il governo decise di far tornare in vigore le accise. Lo presenteranno il ministro Pichetto Fratin e il sottosegretario Bitonci. Il ddl prevede una banca dati unica distributori, per intercettare le pompe non a norma che sfuggivano ai controlli, una riduzione delle commissioni e incentivi per la bonifica degli impianti in eccedenza. Nella pratica significa che i benzinai hanno da oggi l’obbligo di esporre i cartelli con i prezzi medi normali. Erano stati contrari allora mettendo a segno uno dei due giorni di sciopero. Lo sono anche oggi. Le associazioni dei consumatori denunciano rincari straordinari nelle giornate più calde delle partenze estive con listini fino a 2,5 euro al litro in autostrada. Vista la mala parata - caro-benzina e dati Istat su inflazione -  il ministro per l’impresa e il Made in Italy Adolfo Urso e il garante dei prezzi  Benedetto Mineo hanno fatto una conferenza stampa. “Non ci sono speculazioni” ha rassicurato Mr Prezzi. I rincari delle ultime due settimane, nell'ordine di 4 centesimi, sarebbero in linea con la tendenze dei mercati internazionali. Il ministro Urso ha invitato i cittadini a verificare, quando vanno a fare rifornimento, se il prezzo è superiore a quello medio (che è al di sotto dei 2 euro) e a segnalare picchi straordinari sul sito del ministero. In pratica automobilisti-delatori con telefonino in mano per verificare i prezzi. La segnalazione poi andrebbe fatta sul sito del ministero. I benzinai hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato perchè la misura sarebbe “inutile e un intralcio”.

E il cibo resta la cosa più cara

Il governo sostiene, dati Istat alla mano, che l’inflazione continua a scendere. In effetti a luglio il tasso torna al 6%, quai dimezzato rispetto al picco dello scorso autunno quando aveva raggiunto l'11,8%. Siamo tornati insomma ai livelli di aprile 2022. E’ una tendenza comune all’eurozona dove il tasso di inflazione passa dal 5,5 di giugno al 5,3. E pensate cosa sarebbe se la Bce non avesse alzato i tassi. Ora c’è da dire che qui si festeggia per avere l’acqua in casa anzichè il terremoto. In pratica siamo contenti dell’inflazione al 6%.  Ma scorrendo le note del report Istat c’è poco da rallegrarsi come vorrebbe fare il governo. Perchè il dato del 6% riguarda la media ed è frutto soprattutto della diminuzione del prezzo del gas e del petrolio. Ma il famoso carrello della spesa continua a correre con doppia cifra. E qui si parla di cibo, del pane quotidiano. Nell’ultimo anno ogni famiglia quest’anno ha speso tra i 2 e i 3 mila euro in più per mangiare. E ha mangiato meno.  I prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona continuano a vedere rincari a due cifre. Le statistiche flash segnalano un aumento del 10,5% a luglio dopo il 10,4% di giugno.

Coldiretti dice che la responsabilità è dei rincari di benzina e gasolio che hanno un “effetto valanga” sui costi dei trasporti e fanno schizzare i prezzi della frutta in alto del 13,9% e quelli della verdura del 20% rispetto all'anno scorso. Al supermercato un kg di pesche decenti costano circa 3 euro quando in tempi normali andavano intorno a un euro e mezzo. Aumenta il pane, il latte, i formaggi, persino l’insalata. Persino quella a km zero dove l’incidenza dei trasporti è minima. E’ chiaro che c’è qualcosa che non va. E questo qualcosa si chiama speculazione.

La ricetta per il ministro Urso si chiama “patto antiinflazione”:  “Con questo paniere calmierato di beni a largo consumo, alimentari e non, prodotti per l'infanzia e per l'igiene, pensiamo di dare il colpo decisivo all'inflazione riconducendola a livelli naturali”. Ci lavorano da aprile quando si resero conto che il carrello della spesa è aumentato all’inizio della guerra e non è più disceso.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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