Il caso Fedez e le follie da concertone: ddl Zan nuovo barometro per capire la ‘civiltà’ del Paese

Rai. Salvini. Ddl Zan. Gli equilibri politici. La maggioranza di governo che entra in crisi. I vertici Rai nel panico. La Lega che prende sberle. La sinistra democrat che si nasconde e si fa ‘bella’ mettendosi dietro cantanti miliardari e protervi

Fedez durante il Concertone (Foto Ansa)
Fedez durante il Concertone (Foto Ansa)
di Ettore Maria Colombo

La Rai. Salvini. Il ddl Zan. Gli equilibri politici. La maggioranza di governo che entra in crisi (tanto per cambiare). I vertici Rai che entrano nel panico (idem). La Lega che prende altre sberle (e fanno assai più male di quelle della Meloni). La sinistra democrat che si ‘nasconde’ e si fa ‘bella’ mettendosi dietro cantanti miliardari e protervi, anarcoidi e autoritari, sperando di ricavarne una qualche rendita di posizione (i soliti poveri illusi).

La telefonata

Una telefonata – quella ricevuta dai vertici Rai e registrata, in modo sostanzialmente proditorio e illegale, dal cantante Fedez (meglio noto, da anni, alle cronache, come ‘il marito della Ferragni’ la coppia è detta, e famosa, come i ‘Ferragnez’: in Gb, almeno, hanno il tormentone della casa reale, noi abbiamo i ‘Ferragnez’, a ciascuno il suo) – allunga la vita, diceva una vecchia pubblicità della Sip (altro monopolio statale, nell’Italia che fu) ma in questo caso l’accorcia, e a tutti gli altri.

Il ddl Zan, teorico oggetto del contendere, è ancora fermo lì, nelle secche della commissione Giustizia del Senato. Certo, dopo questo putiferio potrebbe persino uscirne: Pd+M5s+LeU ne fanno e ne faranno una questione di ‘identità nazionale’.

Cosa dice, a tal proposito, Draghi? Urge che parli e che dica come la pensa. Il Paese, tutto, attende, una parola definitiva del governo, sul ddl Zan. Poi, appunto, ci sarebbe la Rai, caro, vecchio, ultimo carrozzone di Stato che ora, di nuovo – a ondate succede che si dica sempre, poi non si fa – tutti i partiti si stracciano le vesti perché vogliono ‘riformarla’, poi di solito non succede mai, ma stavolta si vedrà. Forse Fedez riesce nel miracolo. Certo è che, più di Marco Pannella negli anni ’70, ci voleva Fedez a urlare che in Rai c’è la censura per scoprire che, in Rai, si vive di equilibrismi e a viale Mazzini volevano solo passare un Primo Maggio e un Concertone sereni, senza troppi guai e invece gli è scoppiata una mina tra le mani e ora molte teste cadranno, dai direttori di Rete al dg, forse, e i partiti lottizzeranno ancora, solo in modo diverso, magari in sottofondo il soundtrack sarà di Fedez (o di Achille Lauro o i Maneskine, fa lo stesso: conta solo non essere ‘omofobici’), e useranno anche questo ‘caso’ per farlo al meglio. Ma, dette le opinioni, ora mettiamo in riga i fatti.

Una telefonata ti ‘accorcia’ la vita: è anti-Lega e anti-Rai l’intemerata di Fedez al Concertone

Il ‘Concertone’ del Primo Maggio sta scorrendo via abbastanza noioso (senza pubblico che urla, sgomita e applaude, perde tutto il suo appeal, maledetto Covid), anche la location è triste (la Cavea dell’Auditorium del Parco della Musica) e anche se c’è il live – con intermezzi e intervalli esterni: i famosi ‘contributi’ che uccidono il ritmo – una edizione così sottotono non si ricordava da decenni. La Nannini fa da spalla a tale Claudio Capeo, sconosciuto chansonnier francese di origini italiane, rovinano Volare di Modugno (amen), poi salgono su Francesca Michelin e Fedez, cantano la canzone portata a Sanremo (non hanno vinto, erano i super-favoriti, Fedez non l’ha presa bene), sembra tutto tranquillo, insomma ‘fin qua tutto bene’, poi c’è il patatrac. Fedez fa una lunga tirata politica e attacca la Lega. Un discorso che aveva annunciato e che, nel pomeriggio aveva già suscitato la reazione preventiva della Lega come di Matteo Salvini.

L’annuncio del discorso. Fedez e Salvini si ‘minacciano’ in via preventiva sui social

Non essendo stupido (Fedez ha milioni di follower, per non dire della Ferragni, altro che Grillo, mica è il Pd, e neppure la Meloni, c’è da averne paura), Salvini aveva cercato di parare il colpo: “prendiamoci un caffè e parliamone” era stato il calumet della pace offerto da Salvini a Fedez. Il quale ha risposto, però, dissotterrando l’ascia di guerra contro di lui e tutto il suo partito.

L'artista prima della sua esibizione risponde su Instagram: “E' la prima volta che mi succede di dover inviare il testo di un mio intervento perché venga sottoposto ad approvazione politica, approvazione purtroppo che non c'è stata in prima battuta o meglio, dai vertici di Rai3 mi hanno chiesto di omettere dei partiti e dei nomi e di edulcorare il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino, ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente. Come ci insegna il Primo Maggio, nel nostro piccolo dobbiamo lottare per le cose importanti. Ovviamente da persona libera mi assumo tutte le responsabilità e le conseguenze di ciò che dico e faccio”.

Fedez ‘fa i nomi’ (dei leghisti omofobi) dal palco

Poi nel momento del massimo ascolto, dal palco, si esprimerà liberamente e duramente, puntando il dito contro il senatore leghista Ostellari, reo di ostacolare il ddl Zan, e contro tutto la Lega citando frasi omofobe con nomi e cognomi. Una sorta di litania del pensiero omofobo e liberticida dei leghisti che, in effetti, messi in fila, uno dietro l’altro, fanno assai impressione (negativa, ovvio).

Fedez con la compagna di vita Chiara Ferragni (Foto Ansa)

Poi l’attacco diventa una polemica con la Rai

Ma, nel paniere ci finisce di mezzo pure la Rai. “Oggi – dice, microfono in mano, vestito di verde militare (fuori, a Roma, fa freddo, e piove pure), il piglio a metà tra ‘Dibba’ e Che Guevara - mi hanno chiesto come fosse la mia prima volta al Primo Maggio. Effettivamente è la prima volta anche di dover inviare un mio discorso perché doveva essere messo al vaglio della politica. Approvazione che in prima battuta dai vertici di Rai3 non c’è stata, perché mi hanno chiesto di omettere i riferimenti ai partiti, ai nomi dei politici. Ho dovuto lottare un pochino e alla fine mi hanno dato il permesso di dire ciò che dico, assumendomene le responsabilità. E comunque il contenuto è stato definito dalla vicedirettrice di Rai3 (trattasi, come vedremo meglio dopo, di Ilaria Capitani, ndr.) ‘inopportuno’!”. Basta? No.

Il ko di Fedez sul ‘sonnecchiante’ Ostellari

Fedez ne ha anche per Draghi che tratta il mondo del calcio meglio di quello dello spettacolo perché – sostiene – ha criticato il tentativo della SuperLega (si presuppone che al ‘divo’ Fedez i ‘super-ricchi’ piacciano) e invece sta muto sui concerti e spettacoli live. Infine, prende di mira il presidente della commissione Giustizia al Senato, il leghista Andrea Ostellari, finito lì per sbaglio. Doveva diventare Pietro Grasso il presidente, ma Iv fece lo scherzetto, votò con la destra e, zac, è arrivato Ostellari, che era tutto contento, da ieri lo sarà meno: la celebrità in negativo non aiuta mai.

Fedez, peraltro, al “sonnecchiante Ostellari” lo ha attaccato con un tormentone virale sui social da tempo: “Ostellari, non sei Beyoncé. Non puoi fare come ti pare. Ricordatelo, ripetitelo prima di andare a letto. Non sono Beyoncé” il Fedez-rap.

La legge Zan è poi stata calendarizzata, a maggioranza, e l’esame al Senato è iniziato. Ma è stato proprio Ostellari a prendersi l’incarico di relatore: l’intento del centrodestra è quello di modificare l’impianto della legge, oltre ad allungare i tempi, per questo la nomina di un leghista a relatore ha suscitato molte polemiche.

Ma Fedez ne ha anche per Draghi e per il Papa

Ma Fedez ha attaccato Ostellari per la presunta necessità del Senato di concentrarsi su questioni più serie rispetto al ddl Zan: “Si sono occupati di etichettatura del vino, della riorganizzazione del Coni, l'indennità per il bilinguismo dei poliziotti di Bolzano, il reintegro del vitalizio di Formigoni, evidentemente più importante dei diritti di tutti e di persone (gli omo e i trans, ndr.) che vengono continuamente discriminate fino alla violenza”.

Infine, la chicca. La presa di posizione del vice-presidente di ProVita, “l’ultra-cattolico e antiabortista, Jacopo Coghe, amicone del leghista Pillon (Simone, uno dei più feroci oppositori del ddl Zan, ndr.) è stato il primo a esprimersi contro il ddl Zan ma non si è accorto che il Vaticano ha investito milioni di euro in un'azienda che produce la pillola del giorno dopo. Cercavate il nemico altrove ma non vi siete accorti che il nemico ce l'avevate in casa. Che brutta storia”. Insomma, nel mazzo ci finisce pure il Vaticano che, per spirito caritatevole, forse non querelerà contro accuse così infamanti, teorie di ‘complotti’ buone per le Torri gemelle, i No Vax, altri tempi.

Salvini e la Rai provano una prima (debole) reazione

Il deputato del Pd Alessandro Zan (primo firmatario della legge, eletto con Sel, traslocato nel Pd, è veneto e anche fieramente omosessuale) non sta nella pelle, ovviamente e subito ringrazia.

Salvini, in serata, cerca di mantenersi calmo con un post su Facebook in cui, tra le altre, scrive: “Chi aggredisce un omosessuale o eterosessuale, un bianco o un nero, un cristiano o un buddhista, un giovane o un anziano, rischia fino a 16 anni di carcere. È già così. Re-invito Fedez a bere un caffè, tranquilli, per parlare di libertà e di diritti”.

In serata arriva anche la reazione della Rai, che si difende dall'accusa di censura: “Rai 3 e la Rai sono da sempre aperte al dibattito e al confronto di opinioni, nel rispetto di ogni posizione politica e culturale. È fortemente scorretto e privo di fondamento sostenere che la Rai abbia chiesto preventivamente i testi degli artisti intervenuti al tradizionale concertone del Primo Maggio, per il semplice motivo che è falso, si tratta di una cosa che non è mai avvenuta. Né la Rai né la direzione di Rai 3 hanno mai operato forme di censura preventiva nei confronti di alcun artista del concerto” dicono da viale Mazzini. E continuano: “La Rai mette in onda un prodotto editoriale realizzato da una società di produzione in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil, la quale si è occupata della realizzazione e dell'organizzazione del concerto, nonché dei rapporti con gli artisti. Il che include la raccolta dei testi, come da prassi”.

Ma la contro-replica, un vero fallo di reazione, di Fedez non si fa attendere: il cantante-influencer irrompe su Twitter pubblicando la telefonata intercorsa con la vicedirettrice di Rai 3, Ilaria Capitani, telefonata che ha registrato senza dirlo, ovviamente, all’interessata, la telefonata: “La Rai smentisce la censura. Ecco la telefonata intercorsa ieri sera dove la vice direttrice di Rai 3 Ilaria Capitani insieme ai suoi collaboratori mi esortano ad 'adeguarmi a un ‘SISTEMA’‼!”.

La ‘fedezzata’ investe soprattutto i vertici Rai

Il tornado Fedez, dunque, si sposta di obiettivo e, nel volgere di una giornata, quella post-concertone, non si concentra più sui contenuti del discorso di Fedez al Concertone – la necessità di accelerare l’iter parlamentare del ddl Zan - quanto sulle telefonate che ricevute prima di salire sul palco. Fedez racconta di aver ricevuto una telefonata della Rai in cui gli si sottolineava “l’inopportunità” del suo discorso. Smentito dall’azienda, pubblica la conversazione, che in effetti c’è stata. E così iniziano a fiocca le richieste di dimissioni di chi ha avuto un ruolo nella vicenda, dalla Capitani fino, su su, a Salini-

Insomma, chi voleva censurare chi? La Lega o, anche, e sarebbe assai peggio, i vertici della Rai? L’accusa di censura brucia, e poi da quel pulpito. Assume subito le sembianze di uno scontro epocale perché mette a confronto, sull'idea di libertà d'espressione, il servizio pubblico contro la cassa di risonanza dei social. Vincono questi ultimi, ovviamente e la caccia alle responsabilità ‘interne’ all’azienda è appena cominciata.

Le gaffe della Rai che ama ‘punire se stessa’…

Colpa anche della Rai, specializzata in gaffe al cubo e ai limiti dell’umanamente comprensibile. La polemica, infatti, diventa un’accusa alla Rai – infatti - solo dopo che Rai3 respinge al mittente l'accusa di censura preventiva, ma il cantante pubblica un video che riprende la telefonata. La battaglia scavalla la notte e nella mattina del 2 maggio la Rai interviene nuovamente e intigna, diabolicamente, nell’errore. Negare tutto, anche l’evidenza. La direzione di Rai3 “non mai chiesto preventivamente i testi degli artisti intervenuti al concerto del Primo Maggio - richiesta invece avanzata dalla società che organizza il concerto” è la nota ufficiale. Più tardi lo ripete con fermezza anche l'ad Fabrizio Salini, spiegando '”di non aver mai censurato Fedez né altri artisti né di aver chiesto testi per una censura di qualsiasi tipo. Questo deve essere chiaro, senza equivoci e non accettiamo strumentalizzazioni che possano ledere la dignità aziendale e dei suoi dipendenti. Di certo in Rai non esiste e non deve esistere nessun ‘sistema’ e se qualcuno, parlando in modo appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso. Su questo assicuro che sarà fatta luce con gli organizzatori”. Ma nella telefonata che Fedez ha pubblicato su twitter a parlare sono l'organizzatore Massimo Bonelli e l'autore capo progetto Massimo Cinque, che parlano delle loro responsabilità nei confronti di Cgil, Cisl e Uil come della Rai, rappresentata per la gestione del Concertone dalla Capitani, vicedirettore di Rai 3, politicamente vicina al Pd (è stata portavoce di Veltroni a sindaco di Roma).

La riforma della Rai e le prossime teste cadenti

Certo è che il caso Fedez sembra davvero la pietra tombale sulla governance della Rai in scadenza. Game over”, commenta un noto dirigente che di polemiche travolgenti a Viale Mazzini ne ha vissute parecchie. Telefoni roventi, reazioni social, lanci di agenzia. Il clima infuocato fa da contorno al gioco iniziato da ore: lo scarico delle responsabilità..

Chi ha parlato con l’amministratore delegato Fabrizio Salini lo descrive furente, soprattutto per l’associazione della parola censura all’azienda che dirige. “Non sapeva, non avrebbe censurato nessuno”, spiegano persone a lui vicine. Azienda che dirigerà per pochi mesi, le speranze per il bis erano già finite da tempo. Ora però resta la credibilità, resta l’uscita dalla Rai dopo l’ennesima polemica, una di quelle che lasciano il segno. Con una nota prova a cambiare tiro ma il game over è ufficiale. Al settimo piano è chiaro a tutti quando si leggono i commenti del ministro Di Maio e dell’ex premier Giuseppe Conte. Si schierano con il rapper, attaccano di fatto la Rai e i dirigenti nominati in quota 5 Stelle. Lo stesso Conte che aveva difeso Salini dal salotto di Otto e mezzo, così come Franco Di Mare a Rai3, voluto dai pentastellati, sostenuto anche da Di Maio, Spadafora e Casalino.

Il presidente Marcello Foa per tranquillizzare il mondo leghista se ne è lavato le mani dopo pochi minuti, tranquillizzando Salvini e gli esponenti del Carroccio che avevano spinto per la sua nomina. Non era conoscenza del testo, fa sapere. E così il primo cerino è nelle mani di Franco Di Mare che di certo non può scaricare le responsabilità solo sulla sua vice, non può dire di non sapere perché questo dimostrerebbe la mancata supervisione. E lasciare il cerino solo in mano all’organizzazione del concertone sarebbe troppo facile ma l’ennesimo autogol: perché l’esterno Massimo Cinque, l’autore che si sente nella telefonata con Fedez, usa quei toni? Perché la situazione così delicata non viene gestita da rappresentanti della rete che intervengono solo in un secondo momento?

Il paradosso è che la censura, di fatto, non c’è stata. Fedez ha potuto dire quello che voleva, per questo alla Terza rete la rabbia prende il sopravvento: la gestione della comunicazione ha fatto acqua da tutte le parti. Non si può affermare in una nota qualcosa che viene smentito a stretto giro con la pubblicazione della telefonata da parte dell’artista. Si può discutere sull’opportunità della registrazione e pubblicazione, Fedez si è reso disponibile a fornire la versione integrale) ma il problema resta. Quelle frasi restano, il contesto avrebbe fornito un quadro forse più soft ma comunque inadatto.

Dal Pd chiedono dimissioni, Letta si schiera contro la Rai. Al Nazareno nessuno si sorprende. I dem da mesi avrebbero voluto cambi al vertice, lo stesso Zingaretti aveva mostrato segni di forte fastidio. Il pretesto è servito, non per favorire l’uscita della governance, già scontata, ma per provare a cambiare gli equilibri del dopo, e così la partita delle nomine è già iniziata.

Di Mare può salutare definitivamente la terza rete, le manovre per farlo proseguire saranno ora inutili. L’attacco sui social della fidanzata del direttore, Giulia Berdini, è l’ennesimo punto a sfavore, l’ennesima invasione di cambio che lascia pochi margini. Ilaria Capitani, vicedirettore di cui si parla da due giorni, rischia il posto. Ex veltroniana, passato al Tg2, in quota Pd, responsabile di una gestione controversa. Non pensare di poter finire in uno scandalo e di essere registrata, da un cantante che vive la sua vita in diretta social, è considerata una mossa inspiegabile per chi dovrebbe conoscere le trappole del mestiere. restare anonimo. Ma ora qualcuno deve pagare: Capitani o Di Mare?

Il Movimento chiede anche che sia calendarizzato il disegno di legge sulla riforma della Rai, (presentato peraltro anche dal Pd, in commissione al Senato, a prima firma della senatrice riformista Valeria Fedeli, membra della commissione Rai).

Il dibattito in commissione di Vigilanza sarà infuocato

E, a fare chiarezza, ci proverà proprio la Commissione di Vigilanza Rai: probabilmente martedì o mercoledì, ascolterà il direttore di Rai3 Franco Di mare per avviare un'indagine, come ha chiarito il presidente Alberto Barachini. Per ora ci si limita alla caccia grossa delle responsabilità.

Il Pd vuole che i vertici di Piazza Mazzini chiedano ‘scusa’ per la censura denunciata dal cantante mentre il Movimento 5 stelle è più tranchant e pretende le dimissioni dei dirigenti coinvolti, oltre a una riforma radicale della governance del servizio pubblico televisivo. Che non si farà mai perché a lottizzare, in Rai, sono sempre stati i partiti di governo: così sempre sarà.