Poker di sanatorie, milioni di italiani pronti a goderne: sale la “febbre da condono” ma anche il malumore

Il condono non è tombale. Previste soglie e paletti. Rischio Iva. Stracciate le mini-cartelle. Anche in casa Cinquestelle però si fanno obiezioni

Poker di sanatorie, milioni di italiani pronti a goderne: sale la “febbre da condono” ma anche il malumore
TiscaliNews

Pace fiscale e altro. Quali novità sono state introdotte dal governo? Due sanatorie - su cartelle e liti fiscali - un condono per chi vuole sanare le ultime cinque dichiarazioni dei redditi e un 'perdono' straccia debiti per le vecchie mini-contestazioni precedenti al 2010. E' un poker di regolarizzazioni quelle che accompagna la manovra. Mancano ancora i dettagli per comprendere appieno l'impatto.

Ma è già chiaro che da un lato le misure si spingono oltre le ''rottamazioni'' dei governi Renzi (che ha fruttato 7 miliardi nella prima versione) e dall'altro non raggiungono le vette della raffica di condoni che consentirono al governo Berlusconi di incassare 28,4 miliardi tra il 2003 e il 2008: allora oltre al 'tombale' si poteva mettere in regola il mancato pagamento del canone Rai e gli 'errori' contabili.

Il colpo di spugna 

Ma sul fisco è difficile inventare. Così anche il condonino in salsa giallo-verde, pur prevedendo soglie e paletti, utilizzerà il meccanismo della dichiarazione integrativa che rientrava tra le possibilità offerte dalla stagione dei condoni del centro-destra berlusconiano. Questa volta con un'aggiunta: il fisco aveva la necessità di pulire il 'magazzino' delle cartelle sotto i 1.000 euro, difficilmente esigibili. Su queste si passa un colpo di spugna: per il contribuente è un insperato perdono che - conti alla mano - impatta sul 53% del 'magazzino' di tutti coloro che hanno un debito con il fisco. Per l'erario, invece, si tolgono di mezzo cartelle poco fruttuose e dalla gestione costosa: il loro valore è stimato 99 milioni l'anno, 524 milioni in poco più di un quinquennio.

La dichiarazione integrativa

Il vero condono sarà comunque la dichiarazione integrativa. Si potrà far lievitare di un terzo la propria denuncia dei redditi pagando sulle maggiori somme il 20%. L'importo sanabile sarà al massimo di 100 mila euro. E' un risultato frutto di mediazione: la Lega voleva inizialmente una soglia di 1 milione di euro, gli M5s nessuna sanatoria. Di fatto ora questo condono è appetibile solo per le piccole attività, i lavoratori autonomi e i mini-rentier. Saranno escluse le medie e grandi imprese che pagano imposte sul reddito decisamente più alte. Ma già si profila un rischio. La sanatoria ha impatto anche sull'Iva, un'imposta comunitaria, ma se non si ottiene l'ok europeo il contribuente si potrebbe trovare nella sgradevole condizione di aver sanato le imposte sui redditi ma di poter essere accertato per l'Iva.

Le altre due sanatorie

In manovra ci sono poi le altre due sanatorie: la prima è la rottamazione ter che riapre i termini per regolarizzare le cartelle. Prevede rate spalmate in cinque anni e nessuna sanzione: chi sta pagando la rottamazione bis dovrà pagare la rata del 2018 e poi potrà chiedere la diluizione in cinque anni.

La regolarizzazione delle liti è ancora un'altra fattispecie: si chiude il contenzioso senza sanzioni o interessi pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado o il 50% in caso di vittoria in primo grado.

Italiani interessati 

Ovviamente su queste misure non mancano critiche e stigmatizzazioni dei giornali che parlano oggi di “febbre da condono”. Su Repubblica si sottolinea come “in un Paese dove si evadono 108 miliardi di tasse e contributi il colpo di spugna proposto catalizza l’attenzione degli italiani”. Si tratta di “quattro condoni quattro” per “grandi e piccoli”. Gli interessati alla sanatoria sono difficilmente definibili. La banca dati dell’Agenzia delle Entrate – spiega il quotidiano – contiene 20 milioni di codici fiscali, alcuni hanno partecipato già alle vecchie rottamazioni, altri hanno rateizzato, di sicuro sono 10 milioni coloro che hanno i debiti sotto i 1000 euro che verranno cancellati. Comunque sia milioni di italiani”.

La febbre da condono si starebbe in ogni caso scatenando. Informazioni vengono chieste ai commercialisti, ai Caf, all’Agenzia. Molte richieste – precisa Repubblica – riguardano le multe per violazioni al codice della strada e coinvolgerebbero 3 milioni di cartelle sotto i 1000 euro. Occorre tuttavia ricordare che ci si riferisce a quelle ricevute tra il 2000 e il 2010, non a quelle di qualche giorno fa.

La macchina del condono

Bisognerà attrezzarsi per sostenere le richieste degli interessati. La macchina del condono dovrà attivarsi con il suo insieme di commercialisti, avvocati e consulenti, Caf e funzionari dell’Agenzia delle Entrate. L’interesse è alto e i media hanno contribuito ad accrescerlo. Gli obiettivi del governo sono rilevanti. Ci si aspetta 11 miliardi in 5 anni dalla sola rottamazione ter.

Febbre e malumori

Il timore però è che la febbre da condono induca sempre più persone a non pagare. Tanto arriva sempre un condono. Secondo Repubblica c’è chi dice che “lo stato avrebbe perso già 3 miliardi di recupero di evasione.  Molti avrebbero “interrotto le rate della rottamazione bis nella speranza di salire sulla nuova con più rate e maggior tempo, altri hanno cominciato a stracciare le cartelle di pagamento”. Molti insomma starebbero aspettando a questo punto i nuovi condoni “suscitando qualche malcelato sentimento di rabbia in chi ha pagato tutto oppure ha partecipato alla prima rottamazione a condizioni meno favorevoli”. In definitiva i malumori non mancano su queste misure, e nello stesso ambito pentastellato ci sono segnali di imbarazzo.