Gli ex grillini litigano fra di loro. E fra i responsabili c'è chi ci ripensa. La nuova rivoluzione parlamentare

Gli ex pentastellati non riescono ad essere mai compatti: successe nella scorsa legislatura, con i fuorusciti in mille rivoli e pare che si vada anche questa volta nella stessa direzione

Beppe Grillo (foto Ansa)
Beppe Grillo (foto Ansa)

Ormai è diventato quasi un appuntamento fisso. Come se la mappa del Parlamento e dei suoi gruppi fosse simile al bollettino settimanale delle zone colorate: una settimana giallorossa e la settimana dopo con i colori dell’Unione Europea, il blu di fondo e le stelle che si stagliano in circolo. Ecco, qui le stelle che si stagliano sono le cinque e già iniziano i movimenti verso la prossima mappa, quella che vi racconteremo la prossima settimana, che ricomincerà martedì a Palazzo Madama e mercoledì a Montecitorio. Alla Camera dei deputati, ad esempio, i rumors parlano di alcuni futuri passaggi pentastellati “pesanti” al gruppo (per ora solo annunciato) “Il Centro-La Casa dei popolari”, la nuova componente del Misto guidata dall’ex vicedirettore del Tg5 e direttore di Sky Tg24 Emilio Carelli.

Fra i futuri “carelliani” si ipotizza la presenza dell'ex ministro dello Sport del governo Conte bis Vincenzo Spadafora, di Roberto Cataldi e di Giorgio Trizzino, contiano doc che fu citato da Beppe Grillo il giorno che fece il primo post sulla necessità di un governo di unità nazionale, con l’unica differenza, sostanziale, che quel progetto avrebbe dovuto portare al Conte ter e non al Draghi uno. Spadafora e gli altri per ora smentiscono decisamente, mentre è certo un nuovo addio al MoVimento in Senato. Emanuele Dessì, che era stato assente al voto sulla fiducia a Draghi, alla finestra per dare un’ultima possibilità alla sua storia pentastellata: "Questa non è più casa mia” e andrà insieme agli altri ribelli di “L’alternativa c’è”.

A proposito: ieri la nuova componente ha esordito a Palazzo Madama in occasione del primo voto di fiducia del governo di Mario Draghi (ovviamente dopo quelli di insediamento) sul decreto Milleproroghe. E, a differenza del voto di fiducia iniziale, in cui gli espulsi pentastellati avevano votato contro, stavolta hanno scelto l’astensione, anche perché il Milleproroghe era in assoluta continuità con l’operato del governo Conte. Insomma, in questo quadro, ecco il fixing della settimana dell’ennesima rivoluzione parlamentare della diciottesima legislatura, la seconda dall’inizio del governo Conte bis.

E’ toccato a Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati di Fratelli d’Italia annunciare di aver ricevuto il 19 febbraio, una lettera in cui il presidente del gruppo MoVimento 5 Stelle Davide Crippa ha comunicato l'espulsione dei deputati Massimo Enrico Baroni, Pino Cabras, Andrea Colletti, Emanuela Corda, Jessica Costanzo, Francesco Forciniti, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero, Rosa Menga, Maria Laura Paxia, Raphael Raduzzi, Giovanni Russo, Francesco Sapia, Doriana Sarli, Michele Sodano, Arianna Spessotto, Guia Termini, Rosa Alba Testamento, Andrea Vallascas, Alessio Villarosa, Leda Volpi, “ai sensi dell'articolo 21 dello statuto del gruppo”, cioè tutti quelli che avevano votato contro o si erano astenuti sulla fiducia a Draghi.

Laconica la chiusura di Rampelli: “Pertanto, a decorrere dalla medesima data, i deputati suddetti cessano di far parte del gruppo MoVimento 5 Stelle. I predetti deputati si intendono conseguentemente iscritti al gruppo Misto”.

Contestualmente, sempre il 19 febbraio, Gianluca Vinci, il deputato emiliano leghista che – unico nel gruppo salviniano – aveva detto no a Draghi, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia.

Tempo quattro giorni e sempre a Rampelli è toccato quello che i resoconti parlamentari definiscono: “Annunzio della formazione di una componente politica nell'ambito del gruppo parlamentare Misto”, ribattezzata “L'alternativa c'è” cui aderiscono i deputati: Andrea Colletti, che sarà il mini-capogruppo della componente, Andrea Vallascas, Raffaele Trano, Pino Cabras, Alvise Maniero, Arianna Spessotto, Paolo Giuliodori, Emanuela Corda, Rosa Alba Testamento, Maria Laura Paxia, Francesco Sapia e Massimo Enrico Baroni.

E qui, già saltano agli occhi due particolari: cioè fra i dodici c’è Trano che era uscito dal MoVimento già nel 2020, quando andò nel Misto dopo che fu contestato dai suoi per aver accettato l’elezione a presidente della Commissione Finanze di Montecitorio, sia pure per pochi mesi, con i voti decisivi del centrodestra. E anche Paolo Nicolò Romano, arrivato nel gruppo de “L’alternativa c’è” il giorno successivo, era uscito dal MoVimento pure lui lo scorso anno e – come Trano – è rimasto nel Misto degli apolidi, i deputati “non iscritti ad alcuna componente politica”, per quattro mesi.

Ma la seconda parte della notizia è che, invece, alcuni di coloro che la scorsa settimana non hanno votato Draghi o si sono astenuti, seppur espulsi dal MoVimento, non hanno aderito a “L’alternativa c’è”, eterna riproposizione del fatto che gli ex pentastellati non riescono ad essere mai compatti: successe nella scorsa legislatura, con i fuorusciti in mille rivoli (Gruppo di azione e partecipazione popolare, Movimento X, Alternativa Libera, Italia Lavori in Corso e poi tanti altri) e pare che si vada anche questa volta nella stessa direzione.

E così, al momento, Jessica Costanzo, Francesco Forciniti, Raphael Raduzzi, Giovanni Russo, Doriana Sarli, Michele Sodano, Guia Termini, Alessio Villarosa, Leda Volpi e Rosa Menga, la deputata più fresca e vitale della legislatura, rimangono nel Misto e non in compagnia degli altri espulsi.

Al Senato, invece, la lettera del presidente dei senatori Ettore Licheri con le espulsioni di coloro che non hanno votato la fiducia è del 18 febbraio 2021 e gli espulsi sono quindici: Rosa Silvana Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado, Mattia Crucioli, Fabio Di Micco, Silvana Giannuzzi, Bianca Laura Granato, Virginia La Mura, Elio Lannutti, Barbara Lezzi, Matteo Mantero, Cataldo Mininno, Vilma Moronese, Nicola Morra e Fabrizio Ortis. E anche in questo caso il presidente di turno di Palazzo Madama ha annunciato: “I predetti senatori entrano a far parte del Gruppo Misto, in quanto non hanno fatto pervenire alla Presidenza del Senato dichiarazioni di adesione ad altro Gruppo”.

Poi, ieri, Mattia Crucioli, senatore e avvocato, eletto nel collegio uninominale di Genova-Unità Urbanistica San Fruttuoso ha annunciato in Aula, durante il dibattito sulla fiducia per il Milleproroghe: “Signor Presidente, colleghi, innanzitutto desidero dare una notizia a quest'Assemblea: ieri abbiamo presentato l'istanza per la costituzione di una nuova componente del Gruppo Misto, che si chiama «L'alternativa c'è» e si prefigge di fare un'opposizione radicale e non di maniera, come quella che ha annunciato Fratelli d'Italia; per questo chiedo al Presidente, anche per questioni di rispetto della democrazia, di provvedere sollecitamente su tale istanza, per dar modo di poter squarciare la cortina fumogena che, dietro al principio del Governo di unità nazionale, sta facendo grondare questo Parlamento di melassa”.

Insomma, l’universo ex pentastellato ci regalerà presto nuove emozioni.

La prima, è firmata da Elisa Siragusa, deputata eletta col MoVimento nella circoscrizione Europa dei parlamentari eletti all’estero che, dopo aver lasciato i pentastellati ed essere andata nel Misto, aveva scelto Bruno Tabacci e il suo “Centro Democratico-Italiani in Europa”. Ma oggi ha scelto di tornare nel Misto degli apolidi, lasciando i Responsabili europeisti tabacciani. Non irresponsabile, semplicemente ex-responsabile. E’ la neolingua degli ex del MoVimento.