Gente che viene, gente che va: il magmatico mondo ex pentastellato sull'orlo di una crisi di nervi

Per capire il futuro il loro occorrerà vedere come evolve il M5s di Conte, ma soprattutto cosa farà Casaleggio jr dopo le cause giudiziarie di queste settimane e soprattutto se Alessandro Di Battista deciderà di scendere in campo

Giuseppe Conte, il futuro degli ex 5Stelle dipende da lui (foto Ansa)
Giuseppe Conte, il futuro degli ex 5Stelle dipende da lui (foto Ansa)

Incredibilmente, il mondo dei passaggi di gruppo parlamentari, in queste ultime settimane segna quasi calma piatta, dopo mesi di burrasca e di mare politico forza 8. E dobbiamo accontentarci dell’annuncio dell’ex leader dell’Ugl e presidente della Regione Lazio Renata Polverini che ha spiegato che torna in Forza Italia, dopo essersene andata per appoggiare il Conte-bis (o tre) con i Costruttori di Centro democratico di Bruno Tabacci e poi aver abbandonato anche loro per una brevissima permanenza nel Misto. “La politica è dinamica, non statica” ha spiegato la deputata azzurra, il cui ritorno nel gruppo di Forza Italia è stato ufficializzato in aula lunedì.

Il resto è il magmatico mondo ex pentastellato, che sembra un po’ “Le Nuvole” di Fabrizio De Andrè: vanno, vengono, alle volte si fermano. Molto è legato al mondo de “L’Alternativa c’è”, che è il più strutturato fra i gruppi di fuorusciti: 14 deputati, la componente più numerosa del gruppo Misto di Montecitorio, e inizialmente sei senatori, anche se in questo caso la componente non è ufficialmente costituita per il regolamento dei Senato e, ad esempio, quando hanno deciso di occupare l’aula di Palazzo Madama, erano solo in quattro senatori: Bianca Laura Granato, Mattia Crucioli, Margherita Corrado e Luisa Angrisani e il fixing attuale dovrebbe essere questo.

Certamente, per capire il futuro di questo mondo occorrerà vedere come evolve il MoVimento di Conte, ma soprattutto cosa farà Davide Casaleggio dopo le cause giudiziarie di queste settimane e soprattutto se Alessandro Di Battista deciderà di scendere in campo in prima persona. Ma, nell’attesa di tutto questo, è tutto un gioco di posizionamenti fra ex grillini: solo per restare agli ultimissimi giorni, i presidenti di turno della Camera hanno segnalato un arrivo e un addio a “L’Alternativa c’è”. L’arrivo, con una lettera del 19 maggio 2021, è stato quello della neurologa eletta in Liguria Leda Volpi, che dopo la fiducia a Draghi era andata nel Misto e che ora invece ha riabbracciato gli ex compagni pentastellati.

Gente che viene, gente che va. Il giorno successivo è toccato alla deputata eletta nel collegio uninominale di Catania Maria Laura Paxia, imprenditrice digital, fare il percorso diametralmente inverso, da “L’Alternativa c’è” al Misto. Dove peraltro troverà altri problemi, a partire da quello della difficoltà di intervenire in aula per coloro che non sono organizzati, ma lupi solitari, cani sciolti, in una parola gli apolidi del Misto, “deputati non iscritti ad alcuna componente politica”, quasi tutti anche lì ex pentastellati.

A sollevare il problema, l’altro giorno è stata Doriana Sarli, veterinaria eletta nel collegio uninominale di Napoli-San Carlo all’Arena, lo stesso che al Senato espresse prima il geologo pentastellato Franco Ortolani, professore universitario specializzato nella Terra dei Fuochi, e oggi Sandro Ruotolo. Ha scandito la deputata partenopea: “Intervengo per segnalare al Presidente della Camera, che so molto sensibile alla libertà e alla possibilità di espressione dei deputati di quest'Aula, che, come deputato iscritto al gruppo Misto, di nessuna componente, durante le informative dei Ministri e anche in altre occasioni non abbiamo diritto neanche a un minuto, a titolo personale. Questo non perché sia previsto dal Regolamento, ma per prassi parlamentare. Non vengono neanche concessi quei dieci minuti che normalmente, in altre occasioni, ci dividiamo tra gli iscritti al gruppo Misto. Questo anche per chi ha richiesto di intervenire in un'informativa, per esempio per l'informativa sulla Libia ho fatto richiesta, per l'informativa sulla Palestina ne ha fatto richiesta la deputata Ehm, e ciò nonostante non ci è stato concesso neanche un minuto a titolo personale. Quindi chiedo, per il suo tramite, di poter segnalare o comunque sollecitare il Presidente Fico al fine di non comprimere così tanto la possibilità di espressione dei deputati”. 

E a raddoppiare la frustrazione degli apolidi del Misto le ha dato manforte Simona Suriano, deputata catanese con il master in politica internazionale eletta nel collegio uninominale di Misterbianco, anche lei ex del MoVimento Cinque Stelle come tutti i protagonisti di questa storia: “Ieri, al Senato, la Giunta per il Regolamento ha interpretato in peius la possibilità per i componenti del gruppo Misto di intervenire, riducendo lo spazio di intervento in Aula. Ugualmente, per prassi, qui alla Camera, non è prevista la possibilità, per noi parlamentari non iscritti ad alcuna componente, di intervenire, neanche a titolo personale. In un momento importante, come l'informativa da parte del Ministro, richiesta proprio dai componenti del gruppo Misto, lo trovo riduttivo degli spazi dell'opposizione. Quindi, chiedo anche io, per il suo tramite, l'intervento del Presidente Fico, che venga sollevata la questione alla prossima Conferenza dei presidenti di gruppo, affinché sia concesso uno spazio minimo, a chi non è iscritto a nessuna componente, di poter intervenire, laddove gli stessi membri del gruppo Misto hanno chiesto l'informativa urgente”

Ma se Atene-Camera piange, Sparta-Senato non ride. E sempre questa settimana la presidente di Palazzo Madama Maria Alberti Casellati ha messo nero su bianco negli atti parlamentari che “L’Alternativa c’è” non potrà avere la sua componente al Senato. Ma soprattutto a essere visti come a rischio sono gli interventi “in dissenso” rispetto alla posizione ufficiale del Gruppo Misto – solitamente appannaggio dei Leu, che ha la maggior parte dei senatori del Misto e la presidente Loredana De Petris – che sono stati il salvagente dialettico di L’Alternativa c’è e anche dei tre di Italexit di Paragone che altrimenti non avrebbero avuto particolari diritti perché a loro non spetta la possibilità di dare il proprio nome a un minigruppo, dopo la riforma voluta da Piero Grasso nella scorsa legislatura. Insomma, questi da oggi devono essere autorizzati dalla conferenza dei capigruppo a parlare.

La presidente Casellati, quindi, ha usato il tono più ufficiale del suo guardaroba dialettico per spiegare come funziona: “Colleghi, la Giunta per il Regolamento, riunitasi l'11 maggio 2021, ha espresso il seguente parere: «Tenuto conto della disciplina prevista per i Gruppi parlamentari dall'articolo 14, comma 4, terzo periodo, del Regolamento, è consentita la costituzione di componenti politiche all'interno del Gruppo Misto purché rappresentino partiti o movimenti politici che abbiano presentato con il proprio contrassegno, da soli o collegati, candidati alle ultime elezioni nazionali. I senatori che intendono costituire una componente politica all'interno del Gruppo Misto devono essere autorizzati a rappresentare il partito o movimento politico detentore del contrassegno presentato alle elezioni, mediante dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante di tale formazione politica. Per le dichiarazioni di voto finali del Gruppo Misto, la Conferenza dei Capigruppo stabilisce i tempi aggiuntivi previsti dall'articolo 109, comma 2-bis, del Regolamento e i tempi assegnati ai senatori che intendono dissociarsi dalle posizioni espresse dal rappresentante del Gruppo Misto”.

E’ finita in scontro dialettico fra Mattia Crucioli, avvocato genovese eletto nel collegio uninominale Unità Urbanistica San Fruttuoso con i Cinque Stelle, e la presidente. Un duetto ormai consueto. Qualche settimana fa era stata Casellati a dire a Crucioli: “Lei ha l’atteggiamento di chi vuole saltare la fila”. Stavolta l’ex pentastellato e oggi capo dei senatori di “L’Alternativa c’è” ha attaccato: “Abbiamo capito perfettamente la prima parte, quella dove dice che anche per le componenti occorre riferirsi a un Gruppo. Ovviamente noi non siamo d'accordo e troviamo liberticida questa interpretazione; ma è chiara e nulla possiamo dire in questa sede. Al contrario, la seconda parte di ciò che ha letto non è comprensibile. Non abbiamo capito se potremo, in seno al Gruppo Misto, continuare o meno a rappresentare una posizione differente. Da quello che abbiamo compreso, non dice né una cosa, né l'altra”.

Casellati, di rimando: “Senatore Crucioli, forse la mascherina non ha fatto sentire bene le espressioni che ho appena letto, che sono il frutto di una decisione della Giunta per il Regolamento. Per quello che riguarda la regolamentazione del dissenso, lei sa che c'è un comma primo dell'articolo 109 - che sarebbe poi un secondo, perché il primo è stato abrogato, se non ricordo male - che regola il dissenso di tutti i Gruppi parlamentari. C'è poi un altro comma, che sarebbe il secondo o il terzo - a seconda se si considera il primo che è stato abrogato - che invece concede al Gruppo Misto, proprio per la sua composizione variegata, in sede di dichiarazione di voto finale cinque minuti in più, rispetto ai dieci previsti dal Regolamento per gli altri Gruppi. Non è stato invece regolato il dissenso. Allora nella Giunta per il Regolamento abbiamo deliberato, così come si stabilisce in Conferenza dei Capigruppo, il tempo supplementare da concedere al Gruppo Misto per la discussione, le dichiarazioni di voto o per quello che è, che per il dissenso si farà egualmente. Si assegnerà un tempo anche per il dissenso rispetto a quella che è la dichiarazione di voto del Gruppo Misto. È chiaro? Forse detto in questo modo è più chiaro. In ogni caso, potrà leggere tutto nel Resoconto della seduta odierna e averne quindi contezza”.

A questo punto, gli stenografi del Senato hanno annotato “Commenti del senatore Crucioli” che, nel linguaggio felpati degli atti parlamentari, sono vibranti proteste, nel migliore dei casi.

E la presidente, di rimando: ”Non possiamo adesso io e lei dar luogo a un dibattito”.

E Crucioli: “In Conferenza dei Capigruppo noi non siamo rappresentati”.

E Casellati: “Non capisco quello che lei sta dicendo”.

E Crucioli: “Se questa è la democrazia per voi, va bene!”.

E poi è toccato all’altra ex pentastellata Bianca Laura Granato, insegnante calabrese, anche lei di “L’Alternativa c’è”, tornare a chiedere tempo e spazi, “per gli interventi in dissenso”. Rappresentazione plastica, tutto questo, di come per gli ex del MoVimento il mondo, là fuori, sia difficilissimo.