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Le eurofamiglie al centro della politica italiana: Meloni, Salvini e Tajani in tre case diverse

La mobilità parlamentare, quasi azzerata a Montecitorio e Palazzo Madama, è invece notevolissima a Strasburgo e a Bruxelles, anche perché c’è stato un turn over notevolissimo di eurodeputati e perché siamo a sei mesi dalla scadenza della legislatura e in cinque anni cambia il mondo

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Tajani, Meloni e Salvini
Tajani, Meloni e Salvini (Foto Ansa)

Da una settimana un tema solitamente riservato a noi patiti di tecnica parlamentare e di denominazioni dei gruppi, cioè l’adesione dei partiti della maggioranza italiana a gruppi e “famiglie” europee", è improvvisamente diventato il centro della politica italiana. A far discutere è stato soprattutto il raduno degli eurosovranisti del gruppo di Identità e democrazia a Firenze, organizzato da Matteo Salvini, ma soprattutto il fatto che i quattro partiti che compongono la maggioranza del governo Meloni aderiscono a tre diverse famiglie europee: Fratelli d’Italia a ECR, Forza Italia (e, teoricamente, Noi Moderati, che però è nata dopo le elezioni europee del 2019 e quindi non ha eletti) al PPE e la Lega a ID.

Gruppo del Partito popolare europeo

Ma vediamo ora a cosa corrispondono questi acronimi e come mai questa differenza è diventato il casus belli della politica, a partire da un numero: gli eurodeputati eletti in Italia sono 76, divisi in cinque circoscrizioni, Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole. Quindi partiamo da EPP, che per noi è PPE, cioè il “Gruppo del Partito popolare europeo”, cioè gli eredi della tradizione democristiana: qui gli italiani sono dodici, undici di Forza Italia, compresi quelli provenienti dalla Lega, dal MoVimento Cinque Stelle e dal PD, con una forza attrattiva fortissima di Antonio Tajani – quasi un elemento dell’arredo delle aule di Strasburgo e Bruxelles, che frequenta ininterrottamente da trent’anni - sui colleghi provenienti da altri partiti, e uno della Sudtiroler Volkspartei, da sempre affiliato al PPE, Herbert Dorfmann.

Gruppo dell’alleanza progressista di Socialisti e Democratici

S&D, cioè il “Gruppo dell’alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo”, è erede della storia del PSE, il partito socialista europeo, dove gli italiani sono sedici, tutti esponenti del Pd, quindici iscritti al partito e un indipendente, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Renew Europe

“Renew”, cioè Renew Europe, è il gruppo dei riformisti liberali che guardano a Emmanuel Macron, dove ci sono tre eurodeputati eletti in Italia: Nicola Danti, esponente di Italia Viva, a cui ha aderito subito al momento della fondazione, provenendo dal Pd; Giuseppe Ferrandino, pure lui eletto nel Pd, oggi in Azione, e Marco Zullo, eletto nel MoVimento Cinque Stelle e oggi indipendente di Renew Europe. A loro si aggiunge Sandro Gozi, ufficiale di collegamento fra Matteo Renzi ed Emmanuel Macron, eletto in Francia nella lista Renaissance, come permettono le norme dell’Europarlamento, ma esponente di Italia Viva e di Renew, come abbiamo raccontato proprio qui su Tiscalinews.

Greens/EFA

Ci sono poi i Greens/EFA, i Verdi/Alleanza libera europea, gli ambientalisti dei 27 Paesi dell’Unione Europea, dove gli italiani sono tre, tutti ex del MoVimento Cinque Stelle, nelle cui file sono stati eletti.

Conservatori e Riformisti europei

Una famiglia in crescita è quella di ECR, cioè i Conservatori e Riformisti europei, che un tempo erano egemonizzati dai Tories britannici, ma che dopo la Brexit hanno come guida Giorgia Meloni: gli italiani sono dieci, nove di Fratelli d’Italia e un’indipendente, due dei quali eletti nelle liste della Lega e poi trasmigrati qui.

Identità e Democrazia

ID, Identità e Democrazia, raggruppa i sovranisti di tutta Europa, e gli italiani sono 23, tutti leghisti, tanto è vero che è l’unico eurogruppo presieduto da un italiano, Marco Zanni, e con un capodelegazione molto apprezzato come Marco Campomenosi, che guida il partito che nel 2019 prese più voti fra tutti i partiti d’Europa, per la precisione il 34 per cento, con un numero di eletti secondo solo agli esponenti del Brexit Party di Nigel Farage, che però si sapeva che avrebbero presto salutato la compagnia.

The Left: La Sinistra – GUE/NGL e i Non iscritti

“The Left: La Sinistra – GUE/NGL” è invece l’unica eurofamiglia senza componenti italiani.

Non iscritti

Al di fuori di questi ci sono i “Non iscritti” che però – a differenza di quanto accade nei Gruppi Misti del Parlamento Italiano – hanno poteri e fondi molto depotenziati, tanto è vero che gli Eurodeputati del MoVimento Cinque Stelle – nella scorsa eurolegislatura alleati in aula con il partito di Farage - hanno provato a bussare alle porte dei Verdi per evitare questo, ma non sono stati accolti dagli esponenti del Sole che ride e degli Arcobaleno delle altre nazioni. E anche con liberali, socialisti e popolari, sondati in vari momenti, non è andata meglio. Non a caso, proprio per bypassare questa normativa, un tempo i radicali di Marco Pannella, che sarebbero stati anch’essi “apolidi” a Strasburgo e a Bruxelles, costituivano dei gruppi “tecnici” che mettevano insieme sensibilità diverse, ma permettevano loro di non restare nel limbo dei non iscritti.  Quindi oggi i “Non iscritti” italiani sono nove: sei del MoVimento Cinque Stelle, un’ex leghista, Francesca Donato, che oggi rappresenta la Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, un indipendente, eletto nel MoVimento Cinque Stelle, l’ex Iena Dino Giarrusso, e un esponente del Partito Democratico, Andrea Cozzolino, che si è autosospeso dal suo gruppo per venire qui dopo il suo coinvolgimento nel Qatargate.

La mobilità parlamentare

Salta subito agli occhi una cosa: la mobilità parlamentare, quasi azzerata a Montecitorio e Palazzo Madama, è invece notevolissima a Strasburgo e a Bruxelles, anche perché c’è stato un turn over notevolissimo di eurodeputati e perché siamo a sei mesi dalla scadenza della legislatura e in cinque anni cambia il mondo. Fra l’altro tre partiti hanno anche il riferimento alla famiglia europea nella denominazione scelta al Parlamento italiano: i gruppi del Terzo Polo alla Camera e al Senato, battezzati entrambi a inizio legislatura “Azione - Italia Viva - Renew Europe", si sono sdoppiati ora in due, ma entrambi con il riferimento all’eurogruppo. I calendiani alla Camera si chiamano "Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe", mentre al Senato dopo il divorzio la componente del Misto si è chiamata “Azione” solo per quattro giorni prima di diventare “Azione-Renew Europe”. Molto più semplice la scelta dei renziani, che sia a Montecitorio, sia a Palazzo Madama, si chiamano “Italia Viva-Il Centro-Renew Europe” . Gli azzurri si chiamano invece “Forza Italia-Berlusconi Presidente – PPE” sia alla Camera che al Senato, anche se il gruppo a Palazzo Madama era nato solo come “Forza Italia Berlusconi Presidente” ed ha trovato la sigla PPE solo dopo poche ore di legislatura, come raccontammo su Tiscalinews.

Il tema delle eurofamiglie

Il tema delle eurofamiglie è talmente sentito che, rispondendo a un’interrogazione sul tema presentata da Italia Viva al question time, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato: “È naturale che, all'interno delle coalizioni di Governo, in tutti i Paesi vi siano sensibilità diverse, ma questo non ha alcun impatto sull'operato del nostro Esecutivo e sui negoziati in corso in Europa. Le coalizioni nazionali non si basano sulla comune appartenenza alla stessa famiglia europea e in Europa non devono necessariamente riprodursi gli schemi nazionali. Chi si augura una spaccatura nella nostra coalizione, resterà deluso. Il nostro Governo continuerà ad impegnarsi in Europa per difendere gli interessi di cittadini e imprese italiane”. Parole quasi totalmente sovrapponibili a quelle della premier Giorgia Meloni rispondendo alla stessa domanda e a quelle del numero uno leghista all’Europarlamento Marco Campomenosi. Che però, come Matteo Salvini, sogna un’alleanza alternativa a quella “Ursula”, nata dall’incontro fra popolari e socialisti. “Il PPE si è allineato in tutto ai socialisti – sorride Campomenosi – votando 34 delle 36 direttive più restrittive su transizione energetica e provvedimenti che danneggiano i Paesi europei a favore della Cina. Ultimamente, invece, ci stanno seguendo di più. Ma, evidentemente, hanno visto i sondaggi fra i loro elettori, che non sono certo di sinistra, nei rispettivi Paesi….”.

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