[Il punto] Elezioni europee e amministrative, le democrazie tornano alle urne. Ecco perché sono importanti

Sarà come sempre il popolo, come del resto avviene sin dal 1946, a dire se il governo in carica merita o meno la fiducia degli italiani. Le schiere filo governative sembrano pronte a battersi sino all’ultima promessa, ma anche le opposizioni (di destra e di sinistra) stanno già affilando le armi della dialettica

Il rito democratico del voto
Il rito democratico del voto

Il 2018 ha appena tirato le cuoia e già si pensa alle prossime importanti tornate elettorali. E’ il bello della democrazia. E’, in buona sostanza, di nuovo tempo di esami e pagelle per chi sta amministrando la cosa pubblica del Paese dai banchi del Parlamento. Sarà come sempre il popolo, come del resto avviene sin dal 1946 (le prime elezioni della storia italiana dopo il periodo di dittatura fascista), a dire se il governo in carica merita o meno la fiducia degli elettori. Ci sarà battaglia. Le schiere filo governative sembrano pronte a battersi sino all’ultima promessa, ma anche le opposizioni (di destra e di sinistra) stanno già affilando le armi della dialettica: serviranno non solo durante la campagna per le  Europee di maggio ma anche per le amministrative (si vota in circa 4mila comuni) e per ben sei tornate regionali.

Elezioni comunali

I bagni di democrazia cominceranno con le elezioni comunali che si terranno tra il 15 aprile e il 15 giugno. Per quel che è dato sapere, ad andare al voto saranno 3.837 comuni, ma l’elenco è da considerare provvisorio: potrebbero aggiungersi i comuni i cui consigli verranno sciolti con DPR entro il prossimo 24 febbraio. La tornata riguarderà 26 capoluoghi di provincia (con più di 100 mila abitanti): Bari, Bergamo, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì, Livorno, Modena, Perugia, Pescara, Prato, Reggio Emilia e Sassari); 5 sono capoluogo di regione (Bari, Campobasso, Firenze, Perugia, Potenza).

Elezioni regionali

Nel 2019 dovranno essere rinnovati i parlamentini di Emilia Romagna, Calabria, Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Piemonte. Per le prime due regioni le urne dovrebbero aprirsi non prima dell’autunno; a febbraio, rispettivamente il 24 e il 10, saranno chiamati a dare il loro responso gli elettori di Sardegna e Abruzzi. I votanti di Basilicata e Piemonte dovrebbero compilare la scheda regionale con quella per le Europee il prossimo 26 maggio. Il centrosinistra è in fermento, tutte le regioni in cui si va al voto sono governate da loro uomini. In Abruzzo sembra scontato un testa a testa tra Movimento e Centrodestra (Lega più Forza Italia più Fratelli d’Italia), lo stesso potrebbe accadere in Basilicata. Il Centrodestra sembra favorito in Calabria; il Centrosinistra tenterà di parare il colpo in Sardegna e Piemonte: nell’isola ha deciso di mandare in prima linea il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, nell’altra regione si tenta di sfruttare un guerriero della buona politica come Sergio Chiamparino. In Emilia Romagna andrà probabilmente di scena un duello sinora inedito fra Pd e Lega: Salvini vuol inglobare nei suoi ‘possedimenti’ nordisti anche quella che è sempre stata la regione “rossa” per eccellenza.

Elezioni Europee 2019

La grande battaglia è già cominciata. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella e il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani a fine dello scorso anno hanno cominciato a gettare le basi per la discussione. "La dimensione europea è quella in cui l'Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole, che detto il presidente della Repubblica parlando dal Quirinale. Le elezioni europee sono "uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne. Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l'occasione di un serio confronto sul futuro dell'Europa", ha aggiunto Mattarella. Le dichiarazioni di Tajani sono più di parte. Dopo le elezioni di maggio la maggioranza al parlamento di Strasburgo "resterà pro-europea, i sovranisti non avranno la forza di condizionare nulla", ha spiegato il presidente del Parlamento europeo a Radio Radicale. "Se avranno 180 deputati su 700 sarà molto". Allo stesso tempo, però, "la grande riforma di cui ha bisogno l'Europa è il ritorno alla politica, se no trionfano i disegni dei burocrati e l'Europa sarà un vaso di coccio tra i giganti come Usa, Cina, Russia, India". Per Tajani liberali e popolari potranno essere centrali per "dare una visione diversa con un ritorno alla politica, altrimenti resteremo marginali e vincerà la miopia o il sovranismo, che finiranno solo per fare dei danni". Tajani ha sollecitato la necessità di una forte politica industriale ("su cui la commissione Juncker è stata timida"), sociale, sui migranti, lavorare sulle energie rinnovabili, dando risposte alle esigenze di tutti i cittadini.

Europa senza Regno Unito

Il Regno Unito sarà fuori dai giochi, questo è il segno evidente di Brexit: i sudditi della Regina saranno costretti, per loro scelta (anche questa è democrazia), a stare ai margini della politica che conta. Sarà per sempre la solitudine dei numeri primi o l’Europa tenterà di instaurare un rapporto privilegiato con l’ex grande potenza mondiale? Fatto sta che i deputati europei sono ora 751. I seggi assegnati al Regno Unito sono 73; con il prossimo voto, 27 di questi seggi verranno redistribuiti mentre gli altri 46 saranno “congelati” per eventuali nuovi paesi aderenti. Perciò, nel corso della prossima legislatura siederanno all’Europarlamento 705 deputati. I deputati italiani dovrebbero occupare, alla fine, 76 seggi.