Suppletive a Roma e Siena. Nella prima vincerà la destra, a Siena Letta si gioca tutto, pure l’onore, ma vincerà…

Riflettori accesi su suppletive, collegi ‘vacanti’ poco sentiti e di bassa partecipazione al voto. La candidatura di Enrico Letta a Siena ha acceso ulteriormente i riflettori su questo voto

Enrico Letta (Foto Ansa)
Enrico Letta (Foto Ansa)

Le due elezioni suppletive del 2021 si sono rese necessarie per assegnare quei due seggi che, alla Camera dei Deputati, erano rimasti ‘vacanti’ e dove, in base alla legge elettorale vigente, il Rosatellum, quando ciò accade. Per dimissioni, come nei due casi in specie, di Pier Carlo Padoan, diventato membro del cda di Unicredit, a Siena, e di Emanuela Del Re, nominata alto rappresentante della Ue per il Sahel, a Roma, (o per decesso del deputato eletto) tocca rivotare.

La candidatura di Enrico Letta a Siena ha acceso ulteriormente i riflettori su questo voto che, normalmente, viene ‘snobbato’ e registra percentuali basse di partecipazione elettorale.

Il voto a Roma 

Nel dettaglio si voterà a Roma per assegnare il seggio vacante del collegio Lazio 1-11 della Camera dei Deputati e, sempre per la Camera, per il collegio Toscana 12 di Siena e provincia.

Trattandosi di collegi uninominali, il sistema elettorale delle elezioni suppletive è solo maggioritario: sarà eletto il candidato che riuscirà otterrà un voto in più sui suoi avversari.

Roma, il ‘famoso’ collegio Primavalle-Bastogi e tutti i suoi candidati, importanti e ‘minori’

Il collegio Lazio 1-11 della Camera dei Deputati è al momento ancora vacante dopo la nomina della deputata Emanuela Del Re, che alle elezioni 2018 aveva vinto quel seggio uninominale per l’M5s, come rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Sahel. Si tratta di un collegio interno al Comune di Roma e che abbraccia molti quartieri della periferia: Suburbio Gianicolense, Suburbio Aurelio, Zona Casalotti, Suburbio Trionfale, Primavalle e La Pisana.

Alle elezioni Politiche del 2018, i 5 Stelle riuscirono a ottenere il seggio superando, per poco, meno di un migliaio di voti, il candidato del centrodestra, l’azzurro Pasquale Calzetta, beffato per una manciata di voti nel 2018 e che ritenta anche stavolta la fortuna, sostenuto dall’intero centrodestra, ma dopo mille dubbi e indecisioni sul suo nome e la sua candidatura. Per il centrosinistra si presenta, invece, Andrea Casu – giovane, eterna, e mai sbocciata, ‘promessa’ dei democrat romani – ma con poche possibilità di successo, dato che il collegio – oltre che di estrema periferia romana – è storicamente appannaggio del centrodestra e soprattutto di FdI.

Da tempo, e per primo, ha ufficializzato la sua presenza anche l’ex magistrato Luca Palamara, finito al centro di diverse inchieste giudiziarie che correrà da indipendente con una lista a suo nome e sul quale, all’inizio, sembrava esserci il placet di Salvini, poi stoppato da FI come da FdI.

Per quanto riguarda i ‘nanetti’, Giovanni Cocco sarà il candidato scelto da Vittorio Sgarbi, Giampaolo Bocci correrà in rappresentanza di Italexit (formazione politica no vax e no-Euro) di Gianluigi Paragone, mentre il Partito Comunista di Marco Rizzo ha scelto di puntare su Danilo Ballanti. Niente da fare, invece, per l’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che voleva candidarsi con l’Italia dei Valori (rinata, sic) e ha avuto dei ‘problemini’ con le firme, nel senso che non è riuscita ad averne abbastanza.

I ‘perché’ dell’abbandono di campo dei 5Stelle

In queste elezioni suppletive, però, nonostante la corsa separata alle comunali di Roma, sembrava che il M5s si sarebbe presentato insieme al Pd, convogliando i propri voti su Andrea Casu, ma alla fine Conte, ha ‘abbandonato il campo’.

Tralasciando il fatto che si era parlato anche di una possibile candidatura di Giuseppe Conte per i giallorossi, ipotesi che però non si è concretizzata: l’ex premier ha smentito una sua possibile corsa per un seggio alla Camera, anche perché lì rischiava una quasi sicura sconfitta...

Inoltre, i 5Stelle hanno rinunziato a presentare candidati per due, entrambi molto validi, motivi. Il primo è che la candidata a sindaco, Virginia Raggi, ‘non’ avrebbe gradito l’alleanza tra Pd e M5s alle elezioni suppletive in un pezzo così importante della Capitale, oltre a ingenerare ‘confusione’ nell’elettorato, che avrebbe dovuto votare partiti diversi, divisi in un caso e alleati nell’altro. Il secondo motivo è ancora più prosaico: i 5Stelle sono debolissimi in tutto il territorio nazionale (nei sondaggi sono quotati intorno al 15%, ma alle comunali anche meno, intorno al 10%) e, in una competizione tutta ‘ri-polarizzata’ tra centrodestra e centrosinistra, rischiano di fare, né più né meno, che la fine dell’asino di Buridano, che finiva ‘suonato’, come si sa, da entrambi i padroni. Diverso, anche se più complicato da mille fattori, sarebbe il caso, per Conte, di un ‘nuovo’ seggio vacante, quello che, nel caso Gualtieri vinca le amministrative, si libererebbe nella ben più ‘comoda’ Roma centro: ‘lanciarsi’ in quel collegio, per Conte, potrebbe voler dire vincere un seggio ‘quasi’ sicuro e, dunque, partecipare anche lui – come farà Letta, una volta eletto a Siena – al ‘Gran Ballo’ del Quirinale che si aprirà, per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, a febbraio del 2022, una di quelle occasioni in cui un leader ‘deve’ esserci.

Ma c’è un ‘ma’: una volta liberatosi il seggio di Gualtieri, sempre che vinca e diventi sindaco, si arriverà quantomeno a fine ottobre, per la proclamazione, e non è affatto detto che il titolare del Viminale indica nuove elezioni suppletive a così stretto giro di posta, anche perché per farlo serve una delibera del cdm. Insomma, Conte potrebbe sì, forse, ritrovarsi deputato della Repubblica, sempre che, ovviamente, il Pd converga sul suo nome e batta la concorrenza del centrodestra, e quindi finalmente dotato di uno ‘stipendio’ che non ha più da quando ha dismesso i panni del premier, ma non è detto che ciò accada entro febbraio 2022. Oltre al danno, dunque, la beffa: Conte potrebbe essere eletto, ma ‘fuori tempo massimo’ per la corsa al Colle…

La competizione ‘classica’ a due, centrodestra contro centrosinistra, causa abbandono M5s

La competizione a Roma-Primavalle, dunque, si risolve in una corsa a due, centrodestra contro centrosinistra, con il primo in netto vantaggio, anche se della competizione nelle suppletive di Roma nessuno parla (anche delle Comunali, in verità, si parla assai poco, a Roma…) e il risultato sarà scarsamente indicativo, per future tendenze. In ogni caso, Calzetta dovrebbe vincere il tanto agognato seggio, il centrosinistra perdere (male) e la periferia di Roma-Primavalle riconfermarsi per ciò che è sempre stato: una zona ‘de destra’…

La battaglia di Siena. Letta si gioca tutto…

Sempre per la Camera dei Deputati, si voterà, per le elezioni suppletive. anche nel collegio uninominale di Toscana 12, dove nel 2018 è stato eletto Pier Carlo Padoan, che poi si è dimesso dopo essere entrato nel CdA di Unicredit.

Si tratta di un collegio che, già nel 2018, aveva attirato parecchie attenzioni, e non solo perché interessa Siena e altri 34 Comuni della Provincia: alla politiche la sfida è stata tra l’ex ministro e il leghista, Claudio Borghi, con la questione MPS nel ruolo del classico ‘convitato di pietra’ e, in un collegio storicamente ‘rosso’, dove di solito il Pd candidava gli ‘incandidabili’ altrove (cioè figure che, da altre parti, avrebbero corso seri rischi), sicuro di eleggere chi voleva, la gara fu ‘aperta’, anche se vinta, per un soffio, proprio da Padoan.

Solo che, stavolta, un collegio che una volta era ‘storicamente’ rosso non appare più contendibile. Troppo ‘forte’, per peso specifico, la discesa in campo di Enrico Letta – che ha anche osato dire “se perdo ne trarrò le conseguenze” (traduzione: mi dimetto), troppo intricata la questione Mps, finita, guarda caso, in stand by nel suo processo di acquisizione da parte di Unicredit, che i posti di lavoro li taglierà eccome, ma la ‘moratoria’ – richiesta e imposta dallo stesso Letta al governo – prevede di ‘non’ parlare (troppo) della questione.

In ogni caso, in queste elezioni suppletive saranno in totale ben sette i candidati in campo.

Il segretario del Partito Democratico, Letta, sostenuto anche dal M5s, ha deciso di candidarsi nel collegio di Siena – sostenuto da un ampio schieramento che va dai centristi di Iv alla sinistra e con un simbolo elettorale che vede solo la scritta ‘con Letta’, senza simboli di partito - per entrare in Parlamento e avere maggiore peso nelle delicate decisioni del governo Draghi come pure, soprattutto, nella prossima ventura corsa al Colle.

Gli altri candidati, minori, in corsa a Siena

Il centrodestra invece ha scelto di puntare sull’imprenditore Tommaso Marrocchesi Marzi – uno che, oltre al nome, ha pure sangue blu, nelle vene – ma senza alcuna chanche di vittoria.

In campo anche, e direttamente, il leader del Partito Comunista, Marco Rizzo, mentre Potere al Popolo schiera l’ex operaia Elena Golini.

Presenti anche Italexit di Gianluigi Paragone con Mauro Aurigi, il Movimento Nazionale Italiano (Angelina Rappuoli) e i no-vax del Movimento 3V (candidata Tommaso Agostini).

Le tante promesse della campagna elettorale…

Come racconta un senese ironico e arguto, uno che se ne intende, Pino Di Blasio, sul quotidiano La Nazione di martedì, “Ieri è toccato al ministro della Salute Roberto Speranza dare corpo alla promessa di usare le risorse del Pnrr per finanziare l’Istituto Italiano delle Biotecnologie. Sulla scorta dell’Istituto di Tecnologia creato da Roberto Cingolani a Genova, l’idea di Enrico Letta è di far crescere il distretto delle Scienze della Vita e far diventare Siena la capitale italiana della ricerca nel settore. “Domenica sera a Siena – racconta ancora Di Blasio - è tornato Matteo Salvini, che in Piazza Salimbeni ha tuonato contro «la svendita del Monte dei Paschi», annunciando la richiesta di audizione in Commissione Finanze per il presidente UniCredit, ex ministro ed ex deputato di Siena, Pier Carlo Padoan. Prima c’erano stati il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, anche lui a promettere di sbloccare i 50 milioni per la Fondazione Tls sugli anticorpi e sull’auspicato stabilimento italiano, con sede a Siena ovviamente, capace di produrre prototipi di vaccini e anticorpi, e il ministro della Cultura, Dario Franceschini, che, in contemporanea con la sottosegretaria leghista, Lucia Borgonzoni, ha nominato a Siena un soprintendente, dopo mesi di interim, con l’architetto Gabriele Nannetti”.

“L’elenco potrebbe continuare” - dice Di Blasio - Ma i nomi e le conseguenze che hanno generato sono sufficienti per comprendere come la campagna elettorale per un posto da deputato in un collegio periferico, con 200mila elettori in 30 Comuni della provincia di Siena e cinque della Valdichiana aretina, mal collegati e orgogliosamente attaccati ai loro campanili, sia diventata la cartina al tornasole per stabilire chi vincerà le elezioni del 3 e 4 ottobre”.

La vera ‘partita’ di Siena: il ‘futuro’ di Mps

In ballo, dunque, non c’è solo un seggio da parlamentare, che durerà al massimo due anni e non farà maturare nemmeno il vitalizio. Sul piatto c’è la tenuta di un partito, il Pd, tra gli azionisti di maggioranza del governo Draghi; la credibilità del governo, che sulla trattativa con UniCredit per la vendita del Monte dei Paschi, si gioca molte fiches. C’è l’ambizione di Matteo Salvini, che sostenendo a spada tratta la candidatura dell’imprenditore vinicolo Tommaso Marrocchesi Marzi, ha usato tutte le armi dialettiche per attaccare il Pd e le porte girevoli tra Padoan che si dimette da deputato, diventa presidente di UniCredit, vuole comprare il Monte dei Paschi che da ministro ha fatto salvare dallo Stato e lasciare il seggio al segretario del Pd”. Come scrive giustamente Pino Di Blasio su la Nazione, “il futuro del Monte dei Paschi è il macigno che peserà sulla scheda elettorale”.

E’ per questo che la trattativa tra Mef e UniCredit è stata ’congelata’ in attesa del voto. Se non si fosse candidato Enrico Letta, la due diligence sarebbe già finita e il perimetro che UniCredit vorrebbe fare del Monte dei Paschi già delineato. Il segretario del Pd ha costretto tutti ad alzare l’asticella, ha usato le parole del ministro dell’Economia, Daniele Franco, in Commissione Finanze (difesa del marchio Mps, tutela dell’occupazione, salvaguardia della direzione a Siena, Stato azionista di UniCredit) come trincea invalicabile ma, per ora, difficilmente conciliabile con le intenzioni dell’ad Andrea Orcel, che vorrebbe solo 1.100 filiali Mps, forse la banca on line Widiba, molti miliardi di depositi e gli impieghi più garantiti, lasciando gli altri pezzi del Monte al Tesoro e ad altri”. Un bel ginepraio e una città che trema, anche perché, nel bene come anche nel male, si è sempre identificata con glorie e disastri di Mps…

La singolare candidatura del comunista Rizzo

Per di più, se non ci fosse stato Letta, non si sarebbe candidato nemmeno Marco Rizzo. Segretario del Pc (senza la ‘i’, da non confondere, per carità, con il ‘Pci’, ultimo nato, né tantomeno quello ‘grande’ e ‘storico’….), ultimo ‘comunista’ rimasto in circolazione in Italia, spesso ospite nei talk show televisivi, uomo tutto d’un pezzo (Rizzo viene dall’area ‘stalinista’ del Pci, quello vero, fu cossuttiano, poi tra i fondatori di Rifondazione comunista, poi del Pdci di Cossutta e Diliberto, oggi guida un partito, forte di alcune migliaia di giovani, nonostante gli ‘amori’ filo-castristi e filo-Corea) è stato proprio lui che, nel forum con tutti e sette i candidati organizzato da La Nazione, ha fatto parlare di sé, più di tutti gli altri e pure di Letta. Infatti, Rizzo – davanti a un Letta estrefatto – ha platealmente strappato i trattati fondativi della Ue suscitando un brivido – di paura – tra gli astanti, e bruciando anche il candidato di Italexit, Mauro Aurigi, cioè di un partito no-Euro come no-vax. Per il resto, si candida il… nulla cosmico…

Le speranze di Salvini destinate a infrangersi

Il leader della Lega Salvini ha dichiarato che «vincere a Siena e a Torino sarebbe un risultato storico», ma non andrà così. Pie speranze, le sue, destinate ad andare presto in fumo. Certo, per il Pd e i suoi partiti ’antenati’, almeno fino al 2018, il collegio di Siena era talmente sicuro che veniva usato da Botteghe Oscure per piazzare qualche alleato difficilmente eleggibile altrove. L’ultima volta, però, Pier Carlo Padoan fu eletto, appunto, con 52mila voti, il suo avversario il leghista Claudio Borghi arrivò a 47mila voti, un distacco minimo. Tre mesi dopo il centrosinistra perse il Comune di Siena, dove vinse il civico di centrodestra Luigi De Mossi, dopo 70 anni di giunte con sfumature di rosso. Non a caso Salvini, da ministro dell’Interno, venne una settimana dopo, al Palio di luglio: dalle trifore del Palazzo Pubblico si gustò quel trionfo, ma fu un trionfo momentaneo, come lo sono, ormai, abbastanza spesso, i ‘trionfi’ di Salvini…

Il seggio di Siena lo vincerà Enrico Letta, e – a dispetto dei santi – andrà in Parlamento, dove potrà ‘controllare’ che le truppe parlamentari dem non gli facciano eccessivi ‘scherzi’ durante le votazioni per il prossimo inquilino del Colle. Poi, se dal suo ‘successo’ nascerà un nuovo Ulivo, una nuova ‘Cosa Rossa’ o un partito ‘draghista’, sono cose cui i ‘poveri’ elettori di Siena non è dato, ad oggi, sapere né prevedere. Una sola cosa è certa: Letta ha ‘drammatizzato’ la sfida di Siena, mettendo sul piatto persino le sue dimissioni da segretario, e vincerà facilmente la scommessa.