Bologna ‘la rossa’, oltre che ‘la grassa’, resterà tale. A Trieste la sfida è aperta

Prosegue il viaggio di Tiscali nelle città al voto. Oggi 2 sfide che possono apparire minori ma non lo sono. Aperta quella in Friuli

Bologna ‘la rossa’, oltre che ‘la grassa’, resterà tale. A Trieste la sfida è aperta
I portici simbolo di Bologna (Ansa)

Prosegue il viaggio di Tiscalinews.it nelle città italiane al voto. Dopo aver analizzato la ‘gara delle gare’, quella nella capitale d’Italia, Roma (articolo uscito il 19 settembre 2021), e le due sfide nella ex ‘capitale’ del Regno d’Italia’, Torino, e nella (presunta) capitale ‘morale’, Milano (articolo uscito il 24 settembre), affrontiamo ora due sfide che possono apparire ‘minori’ (Bologna e Trieste), ma che non lo sono. 

Una città che era ‘grassa’ e oggi è solo triste 

“Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale” la descriveva, e la cantava, il Sommo Poeta, Francesco Guccini, si appresta a svolgere le più inutili elezioni comunali della sua storia che, affonda, in quanto a comune, al Medioevo. La città di Romando Prodi come del cardinale Zuppi – ex prete di strada, berretta rossa grazie a papa Francesco – ma anche la città di Lucio Dalla, Gianni Morandi, Stadio, Carboni, Stato sociale e molti altri (Guccini non è bolognese), insomma una città che mischia l’alto e il basso, il sacro e il profano, l’Università più antica del mondo e i locali universitari più alla moda e, ancora, impregnati di cultura guachiste intelletto’, del Circolo della Caccia e dei suoi tortellini come delle birre consumate fino a notte al Pratello, del Pci che, qui, faceva e disfaceva mondi e carriere come pure del cattolicesimo democratico elitario e persino di un fascismo becero, violento, cattivo, oltre che di un cattolicesimo a tratti reazionario, è diventata una città più triste e opaca che vivace e intraprendente. La gara a sindaco rispecchia con fedeltà la mutazione genetica di una città ‘grassa’, Bologna, quanto spenta, invecchiata quanto bolsa. 

Una ‘gara’ alla carica a sindaco di fatto inutile 

Una gara che, di fatto, non esiste, tra un candidato sindaco che non c’è, l’imprenditore destrorso Fabio Battistini, voluto e imposto da Giorgia Meloni, e un candidato di centrosinistra che ‘c’è’ fin troppo, Matteo Lepore. Uomo del ‘partitone’ rosso che, a Bologna, ancora conta e pesa, legato alla vecchia – e mai dismessa – filiera che, sgranata come un rosario, si declina così: Unipol-Coop-Arci-Anpi, Lepore è assessore uscente della giunta guidata da Virginio Merola. Il sindaco uscente che, dopo due mandati, neppure volendo (e, sotto sotto, pur volendo), si sarebbe potuto ricandidare. Lepore ha prima sconfitto la ‘renziana’ e ‘forestiera’ (due atout imperdonabili, a Bologna), perché sindaco di San Lazzaro, paesone alle porte della città, Isabella Conti, in modo netto e privo di appello (59,6% a 40,4%). Una macchina schiacciasassi, Lepore, che però godeva dell’appoggio del Pd locale e nazionale. 

La vittoria alle primarie di Lepore in stile Kgb 

Il guaio è che, dopo, le ha sbagliate tutte e solo l’inesistenza e l’inconsistenza del suo avversario, Battistini, gli permette di andare verso una fin troppo facile vittoria, molto probabilmente già al primo turno. La prima mossa di Lepore è stata ‘l’epurazione’ di tutti gli (ex) renziani che, alle primarie, avevano avuto l’ardire di sostenere la Conti, la quale, capita la mala parata, non si è candidata ma neppure si è schierata contro, restando leale all’esito delle primarie (perse): gli ex assessori, cioè suoi ‘compagni’ in giunta, Aitini e Gerli sono stati ‘segati’, cioè non ricandidati, e come loro tutti i democrat ‘sospetti’ e ‘in odore’ di renzismo. Una operazione chirurgica, stile Kgb dei ‘bei’ tempi del Pci, cui però – va detto – gli ex renziani, oggi raccolti sotto le insegne di Base riformista, non hanno opposto che qualche flebile protesta, flatus vocis. 

Certo è che, nella città che ha ospitato la Festa nazionale del Pd (di fatto, un grande insuccesso di pubblico, specie ai dibattiti) e che ha avuto una storica e nobile tradizione di comunismo ‘emiliano’ (voleva dire, in buona sostanza, essere ‘rossi’ fuori e ‘bianchi’ dentro: comunisti nel nome, ma riformisti e realisti nella sostanza), il cui unico interprete è rimasto l’attuale presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini (non a caso assai lontano dalla filiera di Merola-Lepore), per i dem che non si dichiarano apertamente ‘comunisti’, o che non si producono in auto da fé, le strade e le candidature sono restate sbarrate. 

Tutti gli errori, volontari e non, delle Sardine 

Poi, Lepore ha infilato, nelle liste dem, come ‘indipendente’, il leader delle Sardine, Mattia Santori, che si è prodotto in una serie di gaffes (alcune gustose, altre dannose) impareggiabili: ha attaccato gli ex renziani del Pd a testa bassa (e fin qua, ci sta), si è ritirato in un eremo, invece di fare campagna elettorale, quasi schifato da essa, ha lanciato l’idea dello “stadio del fresbee”, etc., e infine, appena l’altro ieri, ha fatto il capolavoro. 

Santori ha dapprima pubblicato un video, girato in via Saragozza, per denunciare la situazione del traffico, ma, quando gli è stato fatto notare che l'aveva ripreso andando sulla corsia preferenziale in contromano, lo ha cancellato dai suoi social. 

Lo ‘strappo’ tra Lepore e il mondo prodiano 

Un gesto goffo che fa il paio con uno drammatico e che ha prodotto il ritiro dalla corsa, addirittura, del capolista di Lepore. Infatti, di pochi giorni fa è la notizia del ritiro di Roberto Grandi dalla corsa a Palazzo d’Accursio, ritiro che ha aperto una grossa ferita nel centrosinistra bolognese. 

L'ex prorettore, ad oggi capolista per Lepore, che nel 2020 era alla guida del mezzo che investì la bicicletta del 18enne Matteo Prodi, pronipote dell'ex premier Romano Prodi, ha deciso mercoledì scorso di farsi da parte: anche se eletto, si dimetterà subito dal consiglio comunale. Un gesto di rispetto per la famiglia del ragazzo, deceduto in seguito all'impatto, dopo che il cugino, Lorenzo Prodi, aveva giudicato “inopportuna” la candidatura di Grandi. 

Lo strappo creato dal passo indietro del professore massmediologo fatica a rimarginarsi.

Lepore, che dice di aver fondato la sua Fabbrica del programma in omaggio all'Ulivo, assicura di mantenere buoni contatti con l'ex premier, ma insomma non è stato di certo un bel vedere e la ‘freddezza’ di Prodi, sul candidato, si percepisce. 

Lepore vincerà, ma che pena e che gara inutile 

Morale, come scrive Rosalba Carbutti, su Il Resto del Carlino, il giornale ‘leader’ della città, “Nella città rossa, come ancora qualcuno la chiama, il centrosinistra ha il vento in poppa. Letta è venuto più volte per abbracciarlo e il favorito, in campo da un anno, studia da sindaco da dieci visto che ha fatto due mandati a Palazzo d’Accursio e ha battuto sul campo la Conti. Simbolicamente, per i bolognesi di fede Pd ortodossa, ha respinto l’avanzata renziana”. 

Del resto, il rivale, Fabio Battistini – nota la Carbutti - non solo è partito svantaggiato (qui il Pd alle Regionali prese il 40%), ma si è pure dovuto arrangiare con una campagna lampo a causa di un estenuante tira e molla dei partiti del centrodestra. Lui, che rivendica il suo civismo di imprenditore cattolico, appoggiato da Lega, Fd’I, Forza Italia, Popolo della famiglia e la civica ‘Bologna ci piace’, per ora ha lanciato alcune proposte choc, come spostare il vanto di Lepore, il cinema più bello del mondo di Piazza Maggiore, e pure l’Università, fuori dal centro”. 

Il centrodestra avrebbe potuto candidare proprio l’ex direttore del Carlino e del Qn, oggi senatore di FI Andrea Cangini, ma veti incrociati tra Lega-FdI-FI hanno fatto sfumare una scelta civica e moderata che avrebbe attratto consensi specie al centro, ‘sguarnito’ dal ritiro della Conti. Senza dire che la scelta di Lepore di legarsi mani e piedi all’alleanza con gli ‘inutili’ – nel senso di assai ininfluenti e ridotti a percentuali minime, in città – 5Stelle e di spostarsi tutto ‘a sinistra’, ha sì messo insieme un po’ tutti, ‘stile Ulivo’ - una coalizione a sette teste che spazia dal Pd ai socialisti che corrono con Volt, alla sinistra-sinistra (Coalizione civica ‘Coraggiosa’ – Art. 1), Verdi, M5s, più la lista del sindaco e della Conti, ma ha lasciato insoddisfatti e inconsolabili molti ‘ambienti’ moderati (commercianti, industriali). 

Il centrodestra ha provato a lanciare fuochi d’artificio con i leader nazionali che sbarcano in città. Ma la discesa in campo di Matteo Salvini (due volte sotto i portici) e di Giorgia Meloni serve più per affermare la leadership nel centrodestra che provare ad arginare Lepore. 

Gli altri candidati alle comunali di Bologna 

Ma alle Comunali bolognesi non ci sono solo Lepore e Battistini. Otto in tutto sono i candidati, compreso il ‘No Vax’ Andrea Tosatto (Movimento 3 V), Luca Labanti (Movimento 24 agosto) e ben tre liste di sinistra-sinistra. Come da tradizione, non si sono messe d’accordo e così Rifondazione gioca alla Sinistra Unita con il Pci candidando una ex grillina (Dora Palumbo), il Partito comunista dei lavoratori balla da solo con Federico Bacchiocchi (spuntato a sorpresa) mentre Potere al popolo candida l’agguerrita Marta Collot, portavoce nazionale di Pap, che ha come capolista lo scrittore Valerio Evangelisti. C’è, infine, pure un terzo polo, con l’ex Pd, ex Fd’I, ex FI, Stefano Sermenghi, appoggiato anche da Italexit di Paragone (no vax e no-Euro). 

Gli ultimi sondaggi pubblicati su Bologna 

Andasse davvero come dicono i sondaggi, sarebbe la vittoria più netta di sempre a Bologna, almeno da quando i sindaci si eleggono direttamente. Matteo Lepore non solo vincerebbe al primo turno, secondo il sondaggio YouTrend per il gruppo Gedi, ma raggiungerebbe subito il 60,1%, in vantaggio di quasi trenta lunghezze sul centrodestra di Fabio Battistini, che arranca al 32,5%. Un successo che premia l'alleanza giallo-rossa Pd-M5S, con l’M5s seconda forza, all'8,1% e un Pd che sfonda il 40,1%, arrotondando pure il 39% delle Regionali. 

Trieste, vittoria ‘impossibile’ del centrosinistra 

Per un di quegli ‘accidenti’ della Storia patria che possono accadere solo in un Paese ‘matto’ come l’Italia la sola competizione, nelle sei grandi città che andranno al voto il prossimo 3 e 4 ottobre, in cui il centrodestra dovrebbe godere di vittoria ‘sicura’ è il capoluogo della Venezia-Giulia, la città di Trieste, dato che in tutte le altre città il centrodestra o ha già la sconfitta ‘in tasca’ (Milano, Bologna, Napoli), o stenta da morire (Roma, con serio rischio di perderla, alla fine) o se la gioca all’ultimo voto, ma trema (a Torino). 

La vittoria (scontata?) del sindaco uscente 

Merito, in realtà, il successo già quasi acquisito, da parte del centrodestra, più che della coalizione, del sindaco uscente, Roberto Dipiazza. Imprenditore di professione, una vita in FI, da cui è uscito in anni lontani, ‘fascistone’ nei modi e nel piglio con cui governa la città, si ricandida a nome di una lista civica (più Lega-FdI-FI-etc-) e sembra avere, così dicono i sondaggi, vita assai facile sul candidato di un centrosinistra che, qui a Trieste, avrà anche governato, con Riccardo Illy, ma che ormai è ridotto ai minimi storici da anni. 

Lo sfidante Francesco Russo ‘hombre vertical’ 

Il candidato che, come don Chisciotte contro i mulini a vento, ha deciso di provarci comunque è il mite Francesco Russo. Un uomo tutto d’un pezzo, quadrato, serio, perbene. E anche uno dei pochi ‘ex’ lettiani che, ai tempi, quando l’allora premier Enrico Letta venne defenestrato (da Renzi) da palazzo Chigi, invece di tradirlo - come fecero praticamente tutti i lettiani, teoricamente ‘fedelissimi’ al leader (inutile farne i nomi, Letta se li ricorda, anche se li ha ‘riabbracciati’ tutti…) e passare armi e bagagli altrove, rimase quello che era, un lettiano, cioè un moderato civico ed ex margheritino (a differenza di Enrico Letta, diventato invece un gauchiste iper-radicale…). 

Forse è stato il carattere – squisito e generoso – forse il passato che non passa – Russo fu il direttore di ‘360’, la prima scuola di politica fondata da Enrico Letta, forse un senso di ‘cavalleria’ e rodomontico che, raro in politica, alligna in uno come Russo, certo è che, tra i lettiani fedeli, rimase solo lui, Franz, il triestino. 

Chi sono i candidati a sindaco e le loro liste 

Il sindaco uscente, Roberto Dipiazza, cerca il suo quarto mandato ricandidandosi a Trieste col centrodestra. Dipiazza è già stato primo cittadino del capoluogo per due mandati consecutivi (dal 2001 al 2011) e poi di nuovo dal 2016 a oggi.  A sostenerlo, le liste di Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia, Noi con l’Italia e Cambiamo Trieste. 

Il suo sfidante diretto è Francesco Russo, che guida una coalizione di centrosinistra sostenuta,, oltre a PD e IV, dalle liste Punto Franco, Trieste 21-26, Slovenska Skupnost, Uniti per un’Altra Città, Socialisti, Cittadini, Partito Pensionati e Partito Animalista Italiano. 

Il Movimento 5 Stelle, invece, ha candidato Alessandra Richetti ex presidente della VI circoscrizione del Comune, ma un successivo appoggio a Russo non sarebbe da escludere. 

I candidati minori nella corsa a sindaco 

Sono Tiziana Cimolino, dell'area di sinistra (appoggiata da Sinistra in Comune e dai Verdi), Franco Bandelli, imprenditore di centrodestra, Riccardo Laterza, il più giovane candidato di Trieste, che si presenta con una lista civica, Aurora Marconi. Una sola lista anche per lei (Trieste Verde), Arlon Stok (Podemo è la lista civica che lo appoggia) e Ugo Rossi, il candidato 30enne sostenuto dalla lista del Movimento 3V.

Infine, Giorgio Marchesich, esponente dell'indipendentismo (Territorio Libero Trieste).