Viaggio nelle Regionali/5 - De Luca ha già vinto le elezioni. Grazie al Covid19

La Campania. Il governatore uscente ha già vinto su Caldoro. Sua anche il primato delle liste a sostegno (15) dove dentro c’è di tutto.

Viaggio nelle Regionali/5 - De Luca ha già vinto le elezioni. Grazie al Covid19

Le elezioni regionali in Campania potrebbero anche essere derubricate a una ‘non notizia’. Nessuno, infatti, immagina che il governatore uscente, Vincenzo De Luca, possa perdere la sfida per riconquistare palazzo Santa Lucia. In tutti i sondaggi, il suo principale avversario, l’esponente azzurro del centrodestra, Stefano Caldoro, è indietro, e anche di parecchie lunghezze. Un distacco ormai incolmabile. La vittoria, però, sarà tutta e solo di De Luca, molto meno del Pd e del centrosinistra che lo sostiene. Eppure, fino a quando non è scoppiato il Covid19, ‘arma’ che De Luca ha saputo sfruttare e fortemente cavalcare, le cose non stavano così. Caldoro appariva bene in testa, sempre nei sondaggi, e De Luca arrancava, di poco dietro.

Inoltre, è stata la Campania la prima regione in cui Pd e M5s hanno cercato di tessere la tela di un’alleanza organica e, anche se poi non se n’è fatto nulla, ci hanno provato eccome. A tal punto che, in una contestata assemblea regionale dei 5Stelle, la candidata in pectore del Movimento (la stessa che oggi si candida alla Regione, appoggiata però dal solo M5s, Valeria Ciarambino), si era detta pronta persino a fare un passo indietro in nome dell’unità. Il candidato su cui sia l’ala di Roberto Fico, oggi presidente della Camera e storicamente forte in Campania, ma anche l’ala di Luigi Di Maio, altrettanto forte in regione, era quello dell’attuale ministro all’Ambiente, Sergio Costa. I dem, che pure avevano controproposto, nei conciliaboli tra gli alleati, il nome dell’allora appena nominato ministro all’Università, Gaetano Manfredi, erano sul punto di dire di sì. Si doveva sperimentare a Napoli, dunque, il primo patto ‘organico’, per le Regionali, tra Pd e M5s, e molto prima dell’unica regione dove è stato stretto, la Liguria. Poi, però, è arrivato il Covid19. 

De Luca si è imposto, a livello nazionale e persino internazionale, con le sue ‘uscite’ pubbliche, e televisive, con una figura a metà tra lo ‘sceriffo’, che è sempre stato, e il ‘piacione’ (ma dal pugno di ferro) che è diventato, assurgendo a intoccabile. Inoltre, nello schieramento di centrodestra, è andato avanti un ‘tira e molla’ infinito sulla candidatura di Caldoro, che la Lega non voleva a nessun costo e che anche dentro gli azzurri (area Carfagna, sua storica rivale) suscitava dubbi. Polemiche e rivalità interne al centrodestra che hanno finito per logorare e indebolire figura e candidatura di Caldoro. Risultato,

De Luca si avvia verso una facile riconferma, anche perché i voti che arrideranno alla Ciarambino non lo impensieriscono e, con 15 liste, De Luca ha fatto il pieno. Certo è che, però, la competizione tra i due è una vera ‘singolar tenzone’ che va avanti, ormai, da un decennio. E’ la terza sfida De Luca-Caldoro (risultato, finora, uno pari), che hanno ricoperto ognuno la carica di governatore: nel 2010 vinse Caldoro, nel 2015 lo scalzò De Luca. L’altra novità, sempre in merito alle liste, è l’esordio della Lega, che mai aveva tentato la sorte di presentarsi in Campania. “Un risultato storico” lo definisce il commissario Molteni. Infine, pesa la debolezza strutturale di un Pd sempre più esangue, che teme di vedersi risucchiare voti in uscita dalle tante (troppe) liste civiche scese in campo per De Luca. Il resto dei candidati è, ovviamente, di puro contorno. Certo è che mentre De Luca neppure si degna di parlare di regionali (preferisce, tutt’al più, parlare di referendum costituzionale, esibendo il suo ‘No’ in funzione anti-M5s) e parla solo di Covid19, ordine pubblico e prevenzione ‘alla sua maniera’, è il candidato di centrodestra che grida “con le nostre liste di donne e giovani libereremo la Campania dalle clientele e dal malaffare”. Un bel contrappasso, per il centrosinistra.

I candidati minori e di contorno sono ben cinque

Tra i candidati minori, oltre ai tre citati, il candidato di Potere al Popolo, Giuliano Granato; del Terzo Polo, Sergio Angrisano, che si dice “estimatore di Benito Mussolini” (sic); del movimento Terra, Luca Saltalamacchia, della lista Naturalismo, Giovanni Nappi, che già annuncia il suo disimpegno e del partito delle ‘Buone Maniere’ (ri-sic), Giuseppe Cirillo.

L’assurdo proliferare delle liste (27) e i mille candidati

L’attenzione, dunque, si sposta sulle liste, che sono una pletora infinita, specie quelle per De Luca, e nei cui dedali – tra trasformismi e salti della quaglia tra schieramenti – si rischia di perdersi. In totale, si tratta di 27 liste: 15 per De Luca, sei per Caldoro, una ciascuno per tutti gli altri. Ma, nelle cinque province, le liste sono ben 123: 27 a Napoli e Caserta, 23 ad Avellino, Salerno e Benevento. In totale, fa la bellezza di quasi 1000 candidati per conquistare uno dei 50 scranni del consiglio regionale. Meglio enumerarle tutte. Le 15 liste a sostegno della candidatura di De Luca coprono l’intero spettro ‘politico’ della regione Campania. Nell’ordine, sono: Partito democratico, Campania Libera, De Luca presidente, Italia Viva, Fare democratico-Popolari, Davvero Sostenibilità e diritti-Partito animalista, Per-Per le persone e la comunità, Psi, Democratici e progressisti, +Campania in Europa, Centro democratico, Noi Campani, Europa Verde Campania - Demos, Liberaldemocratici e Moderati, Lega per l'Italia-Partito repubblicano. Quelle che dovrebbero tirare la volata a Caldoro, invece, sono solo sei: FI, Fdi, Lega, Adc, Caldoro-Presidente e Identità Regionale Macroregione Sud.

Come si diceva, nell’esercito di oltre mille candidati, spalmati su 123 liste, per conquistare uno dei 50 scranni, c’è di tutto: nomi che ritornano, magari dopo anni, new entry desiderosi di un posto al sole e, mai come questa volta, un numero enorme di cambi di casacca sia di partito che di schieramento, spesso anche last minute, cioè fino al giorno prima del deposito delle liste in Corte d’Appello.

I principali candidati dei diversi schieramenti

Il Pd schiera la capolista Giordana Mobilio, figlia dell’ex sindaco di Pozzuoli, oltre a tutti i consiglieri uscenti. Con loro l’ex sindaco di Afragola Mimmo Tuccillo e quello di Pompei Pietro Amitrano. La sinistra di Democratici e progressisti schiera, tra gli altri il consigliere comunale Mario Coppeto, Piera Violante, figlia dell’illustre giurista Aedo e l’operaio Whirlpool Massimo Quintavalle e l’insegnante Francesca Napolitano. Italia Viva invece schiera il consigliere comunale sfilato a de Magistris Gabriele Mundo e la 27enne Giada Filippetti della Rocca come capolista. A Salerno, invece, i renziani fanno correre l’ex deputato del Pd di Eboli, Tonino Cuomo, ed Ernesto Sica, ex sindaco di Pontecagnano, passato dalla Margherita ad Fi e poi alla Lega, finito nel magma della cosiddetta inchiesta sulla ‘P3’ e autore – detto en passant – di un dossier pieno di veleni contro Caldoro datato al 2010 col fine di sbarrargli la strada quando Sica stava in Forza Italia.

Grande affollamento nelle liste civiche del governatore. Campania Libera, la civica di De Luca, schiera come capolista e punta di diamante Erminia Mazzoni, prima nel Pdl e dal 2015 sostenitrice di De Luca. Con lei l’uscente Tommaso Casillo e la consigliera Flora Beneduce, eletta nel 2015 con FI e appena passata con il governatore tra mille polemiche. Un altro fulgido esempio di trasformismo. Nella lista ‘De Luca Presidente’ troviamo l’assessore regionale all’Istruzione Lucia Fortini mentre a Caserta si candida Sonia Palmeri, sempre assessore regionale uscente. ‘Noi Campani’ di Clemente Mastella – ex fondatore dell’Udeur, passato dal centrosinistra al centrodestra un’infinità di volte, ex sindaco di Benevento, con una moglie, Sandra Lonardo, eletta senatore nel 2018 ma che appena abbandonato FI per andare al gruppo Misto - schiera come capolista Luigi Santini, docente universitario. A più Europa, invece, una delle poche scelte ‘rosa’: capolista nelle cinque le circoscrizioni saranno 5 donne. L’altro tocco di classe, a sostegno di De Luca, è il ritorno in scena di due ex big della Dc che fu, Ciriaco de Mita e Paolo Cirino Pomicino, che hanno infarcito le liste di uomini loro vicini, in particolare quella di ‘Fare democratico – I Popolari’.

Da ricordare che, in alcune liste del centrosinistra, sono presenti anche ex sostenitori del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che dopo un lungo tentennamento ha scelto di non partecipare alla contesa con il suo movimento demA.

Sei invece le liste che compongono lo schieramento di Stefano Caldoro. A guidare la lista di Forza Italia a Napoli, c’è l’ex assessore regionale Ermanno Russo, seguito dalla consigliera uscente Maria Grazia Di Scala, Gennaro Montuori, ex capo ultrà del Napoli più conosciuto come ‘Palummella’ e Annarita Patriarca, ex sindaca di Gragnano. Ma Forza Italia è il partito in maggiore difficoltà: ha dovuto rinunciare a esponenti di spicco come Armando Cesaro, figlio del senatore Luigi e consigliere regionale uscente, con alle spalle una famiglia coinvolta in molte inchieste giudiziarie, e finito fuori dalla lista dopo il veto della Lega. E perde Flora Beneduce, passata con De Luca all’ultimo.

A Napoli la Lega schiera la segretaria cittadina Simona Sapignoli mentre a Salerno capolista sarà l’ex rettore Aurelio Tommasetti, già trombato alle ultime Europee. In lista anche Pasquale Errico, ex questore di Sassari e Salerno, Rosa Capuozzo, ex sindaco di Quarto per il M5S (ora leghista…) e l’ex assessore al lavoro della giunta Caldoro, Severino Nappi, di FI come Gianfranco Zinzi, altro ex azzurro trasmigrato, come Nappi, da FI alla Lega. Per FdI in lista l’ex eurodeputato Enzo Rivellini, l’ex consigliere regionale, Pietro Diodato, il consigliere comunale di Napoli, Marco Nonno e Gabriella Peluso.

La carica dei rampolli: i ‘figli di’ presenti nelle liste

Un capitolo a parte meritano i rampolli che, questa tornata elettorale, sono molti. E sono in tutti gli schieramenti, ma con una preponderanza nel centrosinistra. Nella lista Liberal Democratici e Moderati, ecco Giuseppe Sommese, figlio di Pasquale Sommese, consigliere regionale uscente e già assessore regionale della giunta Stefano Caldoro. Centro Democratico mette in pista Giovanni Mensorio, figlio dell’ex parlamentare Dc Carmine, suicidatosi nel ‘96 dopo essere stato coinvolto in Tangentopoli, e Raffaele Pisacane, figlio 25enne dell’ex deputato Michele Pisacane. A Salerno, invece, i Democratici e i progressisti fanno correre Andrea Volpe, figlio di Mimmo, attuale sindaco Pd di Bellizzi. Nel centrodestra, invece per Fdi c’è Francesca Allocca: 42 anni, cardiologo, è alla sua prima esperienza in una competizione elettorale, ma conosce la politica per averla vissuta accanto al papà Ferdinando, per molti anni sindaco di Somma Vesuviana.

I nomi più chiacchierati e ambigui finiti nelle liste

In tutte e due gli schieramenti, infine, sono scoppiati i veleni per candidati imparentati con esponenti della camorra. Si tratta di Giusy Ferriero che è imparentata con un luogotenente del clan dei Puca. Consigliere comunale a Sant’Antimo, fino allo scioglimento nel 2019 per camorra, ora la 25enne è candidata nella lista De Luca presidente, che assicura, ovviamente, di avere la fedina penale ‘pura’.

In Forza Italia, invece, troviamo Giovanna Ferrari, più conosciuta come Giovanna Rei, che è figlia di un condannato per camorra. “Io papà non so neppure chi sia, non l’ho mai conosciuto”, ha raccontato l’attrice al Mattino. Per poi aggiungere: “So che vogliono farmi passare come figlia di un malavitoso ma nella vita ce l’ho fatta da sola”.

A Salerno, infine, ci sarà, nel centrosinistra, Luca Cascone, indagato a Napoli nell'inchiesta legata all'aggiudicazione di appalti per la costruzione degli ospedali Covid.

I sondaggi non hanno dubbi: vincerà De Luca

Stando a un sondaggio di fine luglio Dire-Tecné, De Luca si attesta su una forchetta che va dal 42,5 al 46,5% mentre il centrodestra con Stefano Caldoro sarebbe intorno al 40% (37-41%). Dal sondaggio per il M5s, con la capogruppo in Consiglio Valeria Ciarambino, non ci sono chance: per i grillini il gradimento sarebbe tra il 13 ed il 17%. Sotto il 3% tutti gli altri. Gli altri sondaggi sono tutti in linea con esso, anche se quello pubblicato ieri sul Sole 24 ore, e curato da Roberto D’Alimonte per la società Cise-Winpoll, se confermato, sarebbe davvero clamoroso: De Luca ha ben 30 punti di vantaggio sul suo competitor con il 58,6% contro il 28,9%. Un distacco davvero incolmabile, anche se il raffronto tra il totale delle 15 liste a sostegno di De Luca (44,8%) è molto minore (8 punti in più) rispetto a quelle pro- Caldoro (36,4%) che fanno meglio del loro candidato. La Ciarambino, in questo caso, crolla sotto il 10 (9,9%).

In ogni caso, i veri ‘grandi alleati’ di De Luca sono due: uno ‘nuovo’, il Covid, e un altro ‘vecchio’, le sue 15 liste fatte, come disse in altra occasione, “come Cristo comanda” anche se questo vuol dirle infarcirle di nomi chiacchierati, campioni dei cambi di casacca e persino in odor di camorra.