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Il governo ci riprova e promette: “Ecco le misure contro i migranti illegali”. I rischi dell’ennesimo flop

Diciotto mesi di “detenzione” nei Centri per tutti gli irregolari e i richiedenti asilo. Nuove strutture probabilmente nelle caserme abbandonate. Se ne occuperà il’Esercito e potrebbero essere pronte in un paio di mesi. L’ipotesi dell’impiego della Marina militare. Intanto i sindaci sono in rivolta: non sanno più dove mettere i migranti, non vogliono tendopoli e neppure Cpr. Meloni oggi alle Nazioni Unite

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen a Lampedusa (Ansa)
Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen a Lampedusa (Ansa)

Recidivi. Come se non imparassero mai la lezione. Stanno spacciando per risolutiva un’altra ricetta che però potrebbe non esserlo. Perché nulla o quasi può essere risolutivo di fronte al fenomeno migratorio quando decide che intere popolazioni devono migrare. Per mille motivi. Tutti legittimi. La parola magica dovrebbe essere “provare a gestire il fenomeno migratorio nel miglior modo possibile” senza però mostrare muscoli né dare date ultimative, senza alzare asticelle o dire: “Sono venuti dalla nostra parte". Il governo è recidivo e Giorgia Meloni non ha imparato la lezione. O meglio: politicamente ha messo in ombra la giornata di Pontida della Lega, di Salvini e di Le Pen, domenica ha “vinto” lei portando Von der Leyen a Lampedusa, incontrando i cittadini dell’isola diffidenti ormai rispetto a qualunque promessa. “Ma vi ho anche dato 50 milioni…” ha detto la premier che si è presa pure qualche fischio al grido “basta passerelle".

La realtà e la propaganda

Giorgia Meloni ieri in Consiglio dei ministri- secondo quanto si apprende - ha ringraziato il governo “per la compattezza e per il grande lavoro di squadra nel fronteggiare questa emergenza” (Salvini muto; a molti dei presenti il tono della premier è sembrato sarcastico). Ma è arrivata anche a dire che “a differenza di quello che accadeva in passato, la Commissione Europea e buona parte delle Nazioni europee si sono schierate sulle stesse posizioni italiane”. Peccato che il Piano in dieci punti presentato a Lampedusa sia una lista di buone intenzioni destinate a risolvere molto poco nel breve periodo. Anzi: il paradosso è che aumenteranno le presenze di stranieri in Italia perché rafforzando i controlli all’arrivo (punto 1 del decalogo di von der Leyen) dovremo identificare tutti e si ridurrà molto il flusso di coloro che raggiungeranno altri paesi (4 su 10) chiedendo là l’asilo. Ma il sospetto della “recidiva” scatta quando il Consiglio dei ministri ieri ha approvato alcuni emendamenti che andranno nel decreto Caivano, quello contro baby gang e delinquenza minorile e disagio urbano. “Misure molto importanti” sono state definite. “Risolveremo il problema delle partenze e degli arrivi illegali” hanno cominciato a suonare la grancassa deputati e senatori di Fratelli d’Italia. Un’altra promessa. Un’altra illusione. Perché il problema è soprattutto gestire i flussi ma di questo non si parla. Perché ancora una volta, ammesso che le nuove misure vedano la luce (e neppure questo è sicuro) potrebbero creare ulteriore disagio invece che risolvere.

Le misure

Sarà portato a 18 mesi il limite massimo (previsto dalla normativa europea) di trattenimento dei clandestini e di chi non ha diritto a restare in Italia all’interno dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Diciotto mesi (ora sono sei) sono, secondo palazzo Chigi, il tempo necessario per fare gli accertamenti per le  richieste di asilo e per procedere con il rimpatrio. L’altra misura di grande impatto decisa dal Cdm è che questi tempi “saranno effettivi perché costruiremo Cpr più grandi (pare fino a mille posti, ndr), in ogni regione e per chiunque sbarchi illegalmente in Italia, richiedenti asilo compresi”. I nuovi CPR- è un’altra promessa -  “saranno realizzati in località a bassissima densità abitativa e facilmente perimetrabili e sorvegliabili. Non si creerà ulteriore disagio e insicurezza nelle città italiane”. Protagonista di questa rivoluzione sarà il ministero della Difesa nelle sue varie articolazioni, dal Genio civile alla Marina Militare. Una premier tesa, arrabbiata, ostaggio della sua stessa maggioranza e della sua stessa propaganda, sconfitta dalle sue promesse come il muro navale e le espulsioni di massa. Una premier che non si dà per vinta. Consapevole che nell’immediato cambierà poco, ha messo sul tavolo tre mosse di alto impatto (18 mesi, CPR e Difesa) con un doppio obiettivo: ottenere qualche risultato nell’immediato in attesa che l’Europa riesca realmente ad interagire con i paesi di partenza per limitare il traffico illegale di migranti e favorire quello legale; riuscire a farlo senza Salvini. Anzi, a prescindere da Salvini.

Le criticità

Vediamo però perché anche queste promesse potrebbero diventare dei boomerang dopo aver creato attese e speranze.  Sui 18 mesi di permanenza nei Centri ci sarà la presa di posizione dei giuristi come è già successo in passato: “Non si possono arrestare persone - perché nei fatti di questo si tratta - perché non in regola con i documenti. Siamo semmai alla violazione amministrativa e non certo penale". I nuovi Cpr, più grandi e in zone isolate per non disturbare i cittadini: anche qui sappiamo tutti, la cronaca degli anni passati ce lo ha dimostrato a cominciare da Mineo, come i CPR diventino di per sé calamite di guai che nessun sindaco vuole sul proprio territorio. Sindaci che sono già in rivolta, da mesi, perché si vedono arrivare decine di migranti con scarso preavviso, non c’è più accoglienza, non sanno dove metterli. Da qualche giorno stanno spuntando le tendopoli. E questo non è sopportabile. A questo punto sarà forse meglio un CPR il più isolato possibile anziché tendopoli e villaggi container. Ora è chiaro che senza l’ok dei sindaci nessuno può costruire nulla, meno che mai un CPR.  Più facile e più veloce sarebbe, senza dubbio, l’adattamento di caserme già vuote e inutilizzate a Centri per i rimpatri. In questo caso il Genio civile dell’Esercito potrebbe consegnare il lavoro in un paio di mesi. La Difesa “farà tutto ciò che serve al Paese con tutti i suoi mezzi, uomini e capacità” filtra da via XX Settembre.

"La Difesa farà tutto ciò che serve"

Ieri il ministro Crosetto ha illustrato prima al Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica e poi al Cdm possibilità e criticità dell’operazione. Una cosa è chiara: la Difesa si fare carico di progettare e realizzare ma la scelta di “dove” e “come” quella è politica. E, per definizione, incerta. C’è poi il tema della Marina militare. Una nuova Mare nostrum, come nel 2015, che costava tantissimo e alla fine divenne un pull factor, cioè un’attrattiva per le partenze? O la missione Sofia, già prevista a livello europeo, mai realizzata e che è quanto si avvicina maggiormente al muro navale? Una cosa è certa: in questo caso non si muove un remo senza il via libera del Presidente della Repubblica, comandante supremo delle forze armate. Poi servono patti chiari con i paesi del nord africa: le nostre navi non possono entrare in acque nazionali senza il via libera del paese titolare perché sarebbe un atto di guerra. Quindi bisogna prima fare accordi specifici con Egitto, Tunisia, Libia, i paesi dei grandi trafficanti. Non c’è dubbio che la Marina militare (detta la “grande silenziosa”) abbia tutte le competenze per farsi carico e fare da guida ad ogni tipo di missione richiesta, ma anche stavolta la scelta è politica. Del governo. Dell’Unione europea. La distanza tra realtà e illusione è tantissima. Oggi Giorgia meloni sarà all’Assemblea nazionale delle Nazioni Unite. In linea con il segretario generale Guteress, farà di tutto per parlare di Africa, Europa e flussi migratori. In cerca di soluzioni globali. Almeno continentali. E questa è senza dubbio la strada più giusta.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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