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[Il retroscena] Le mire sui porti e un funzionario del partito che firma i contratti in silenzio: ecco la missione di Xi  Jinping

Il governo ridimensiona l’intesa coi cinesi per la “Via della seta”, il premier riferisce al Parlamento e rassicura: “Non cederemo dati sensibili”. Ma la Lega ottiene che nella risoluzione si confermi “l’importanza dell’alleanza atlantica”. Gli “ospiti”, che saranno in Italia da giovedì e domenica, puntano ai porti di Trieste, Genova e a trasformare Palermo nel loro hub per il Mediterraneo. Il cerimoniale prevede che ad ogni accordo singolo anche tra privati debba essere presente uno dei 500 funzionari del partito comunista cinesi in delegazione, che assiste muto e riferisce

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo   
[Il retroscena] Le mire sui porti e un funzionario del partito che firma i contratti in silenzio...

Si sono già comprati il porto del Pireo ad Atene e infrastrutture in Portogallo, hanno costruito un ponte di due chilometri e mezzo in Croazia, progettato un tunnel marittimo lungo 50 chilometri tra Finlandia ed Estonia,  stretto accordi energetici con Malta, e hanno interessi comuni con la Francia nel settore del nucleare. Ora tocca all’Italia, dove il governo cinese ha già adocchiato il porto di Trieste e quello di Genova e vuole fare business in Sicilia, “ma su altri settori”, garantisce il viceministro Edoardo Rixi. Palermo potrebbe diventare un hub per il trasporto delle merci nel Mediterraneo.

Il capo del governo si è affrettato a rassicurare che “l’accordo sulla nuova via della Seta fra Italia e Cina è solamente di natura commerciale, non c’è alcun rischio per la sicurezza nazionale e non viene in nessun modo messa in discussione la linea euro-atlantica dell'Italia”. “Possiamo aumentare le esportazioni”, ha aggiunto il premier Giuseppe Conte, ieri alla Camera dei deputati, dove si è presentato  per riferire sul Memorandum scritto col governo cinese che sarà siglato venerdì. Il presidente  Xi Jinping arriverà in Italia giovedì sera   per restarci fino a domenica, rifacendo alla rovescia il percorso di Marco Polo. 

Il cerimoniale della Repubblica si è messo in moto e si prepara ad un weekend di straordinari. La delegazione che si fermerà da domani fino a sabato è infatti imponente: 480 persone più il presidente. Vista l’entità del gruppo, si è cercato di ridurre al minimo gli spostamenti, anche per tutelare la sicurezza del leader del Paese più popoloso del mondo,  divenuto sempre più un gigante economico col passare degli anni. Gli standard che saranno garantiti sono alti, gli stessi che vengono stabiliti nelle - rare - visite dei presidenti americani, con tanto di auto civetta identiche e limitazioni del traffico aereo nelle zone dove si trova l’ospite.  Anche le attese sono elevate. “Possiamo potenziare il nostro export verso un mercato di enormi dimensioni”, ha voluto sottolineare il premier italiano.

Ad oggi il nostro Paese è il quinto partner cinese nell’ambito dell’Unione europea, mentre il Paese del “Grande Dragone” è il primo per l’Italia tra i Paesi asiatici: nel 2017, l’interscambio è stato di  49,6 miliardi di dollari (+15,1%), con l’export di Pechino a 29,17 miliardi (+10,5%) e quello di Roma a 20,43 miliardi (+22,2%). Il trend in atto vede un aumento delle esportazioni superiore a quello delle importazioni, spingendo molte aziende italiane ad essere della partita (commerciale), e a puntare sulla  nuova Via della Seta che collegherà la ricca tigre asiatica con una Unione europea che sembra arrancare anche nei suoi punti di maggiore forza come la Germania.

A maggior ragione, nel momento in cui il protezionismo introdotto da Trump ha ridotto la possibilità di penetrazione di alcuni settori produttivi nazionali nel mercato statunitense. I manager delle società italiane, pubbliche e private, sono stati informati che il cerimoniale cinese prevede che, anche nel caso di trattative private tra singoli o piccole aziende, sia sempre  presente - in silenzio - un funzionario di partito che supervisiona la firma per poi riferire i contenuti ai superiori. E’ questa una delle ragioni per le quali la delegazione è così nutrita.

Il presidente del Consiglio tiene a difendere il suo governo dalle avvisaglie di una polemica che vede nell’Italia una sorta di “quinta colonna” della potenza asiatica in Europa: “Vorrei rimarcare che altri Stati membri dell’Ue, pur non avendo stipulato analoghe intese con Pechino, già collaborano molto più di noi su questa iniziativa”, ha sottolineato, riferendosi al fatto che altri 13 Paesi europei hanno già firmato accordi simili e il Lussemburgo lo sta per fare proprio in questi giorni, in contemporanea con la visita del presidente cinese in Italia. Davanti al Parlamento ha sostenuto che “il Memorandum è stato preparato nei mesi scorsi”, ma ancora ieri sera, nel corso di un vertice a Palazzo Chigi, si è lavorato sui cosiddetti allegati riducendo la portata dell’intesa. Xi Jinping, che in patria è considerato  quasi una autorità religiosa, potrebbe anche incontrare Papa Francesco, in Vaticano. “Da parte della Santa Sede si è sempre manifestato e si continua a manifestare disponibilità. Gli incontri avvengono quando due disponibilità si mettono insieme”, la conferma implicita del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin.

L’accordo tra l’Italia e il Paese che fu di Mao, con la sua economia controllata, continua a preoccupare gli Stati Uniti. Nonostante le rassicurazioni fornite dal premier in Parlamento, Elliot Abrams, l’inviato americano per il Venezuela, di passaggio a Roma, è tornato a criticare l’operazione: “La Via della Seta non ha prodotto i vantaggi che ha promesso e ha creato corruzione”. Ecco perché i leghisti hanno preteso che si mettesse nero su bianco, nella risoluzione comune con i Cinquestelle, che sarà votata prima a Montecitorio e poi al Senato,  che il governo si impegna a “mantenere le tradizionali relazioni transatlantiche”. Per la cronaca il presidente cinese sarà in Italia con la moglie e il 23 marzo visiterà Palazzo dei Normanni, a Palermo, dove ha sede il Parlamento più antico del mondo, e la Cappella Palatina. 

Successivamente, dopo una passeggiata lungo corso Vittorio Emanuele, la coppia potrebbe visitare il Teatro Massimo. Domenica, prima di ripartire per la Francia, dove incontrerà il principe Alberto di Monaco e il presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron, Xi Jinping dovrebbe visitare la famosa spiaggia di Mondello: quella, al momento, non risulta però in vendita. Intanto, comunque, un’azione simbolica si è già compiuta: per la prima volta le arance siciliane sono arrivate in Cina. Il primo carico, partito a fine gennaio da Catania, ha raggiunto Ningbo, nello Zhejiang. “La Cina è vicina” recitava il titolo di un film di Marco Bellocchio del 1967. Non tanto però, se gli agrumi siciliani impiegano ancora due mesi per raggiungere il Paese di Xi.

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo   
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