I Verdi non entrano in Parlamento con i voti, ma potrebbero entrarci con i delusi pentastellati

Se andranno nel gruppo dei Verdi potrebbero addirittura essere l’avanguardia di tutto il gruppo pentastellato, che attualmente è ancora fra i non iscritti e alla disperata ricerca di una casa

I verdi (Ansa)
I verdi (Ansa)

E se tornassero i Verdi? Lo spegnimento del Sole che ride è uno dei misteri della politica italiana, perché nel frattempo gli ecologisti invece si moltiplicano per gemmazione in tutta Europa: nelle aule di Strasburgo e Bruxelles addirittura sono in 69 e personalità come quelle di Joschka Fischer e di Daniel Cohn-Bendit hanno segnato in positivo la loro storia. E non dimentichiamo che dall’Italia i Verdi hanno portato in Europa personalità dello straordinario calibro di Alex Langer e Reinhold Messner, così come – grazie soprattutto a Mauro Boato – hanno portato avanti il ricordo di Mauro Rostagno.

La situazione in Italia

Eppure è da anni che, complici le leggi elettorali e gli sbarramenti, i Verdi spengono il loro Sole in altre componenti, generalmente di scarso successo elettorale: La Sinistra Arcobaleno; Sinistra ecologia e libertà, Rivoluzione Civile di Ingroia e, l’ultima volta, “Italia Europa Insieme”, un “triciclo” con il Partito socialista italiano di Riccardo Nencini e gli ultrà prodiani di Area Civica, il movimento fondato dall’ex ministro Giulio Santagata, che ha portato in Parlamento Serse Soverini. E, per la cronaca, Santagata è di Zocca, il paese sull’Appennino modenese dove è nato Vasco Rossi, suo caro amico, e Vasco in passato comunque gli ha dato una mano, per generosità ed amicizia.

Niente eletti

Cambiano le alleanze dei Verdi, ma con una specie di proprietà transitiva del risultato: niente eletti.

Anche se proprio l’ultimo passaggio con Psi e Area Civica, con tutti e tre i simboli registrati negli uffici elettorali, potrebbe regalare il ritorno del Sole che ride in Parlamento, esattamente come il simbolo del Psi di Nencini ha dato la possibilità a Italia Viva di Matteo Renzi di poter avere un proprio gruppo autonomo in Senato.

Ma, come abbiamo già raccontato in passato su Tiscali.it, la tristezza è che la possibilità di ingresso in Parlamento dei Verdi italiani nel 2020 è per ora legata a trasmigrazioni parlamentari e non a spirito ecologista degli elettori. Insomma, non proprio una cosa bellissima.

Le Europee

Eppure, alle ultime Europee, dove erano insieme a Possibile di Pippo Civati, i Verdi hanno fatto registrare il miglior risultato degli ultimi anni: un 2,29 per cento che più che raddoppiava lo 0,9 per cento delle precedenti Europee, ma comunque lontano dallo sbarramento del 4 necessario per entrare a Strasburgo e Bruxelles.

Il leader verde Bonelli (Ansa)

Numeri lontanissimi dai quattordici eletti sul proporzionale delle politiche del 1987, in cui portarono una ventata straordinaria di novità nel Parlamento italiano, che raddoppiò e triplicò le istanze radicali e movimentiste, e addirittura dei venti deputati e senatori, sempre sul proporzionale, del 1992.

Numeri lontanissimi dal trionfo alle Europee del 1989 quando i Verdi del Sole che ride presero il 3,87 per cento, con tre eurodeputati eletti, ma che in qualche modo si potevano sommare a un mondo di cui quello Verde era quasi contemporaneamente minimo comune multiplo e massimo comune denominatore: il 2,39 per cento dei Verdi Arcobaleno di Francesco Rutelli e Edo Ronchi, che sommava esperienze radicali e demoproletarie; l’1,29 per cento di Democrazia Proletaria che portò a Strasburgo e a Bruxelles il missionario comboniano pacifista, direttore di Nigrizia padre Eugenio Melandri, che fu spretato a lungo per questa scelta e il 2,43 per cento degli Antiproibizionisti di Marco Taradash. Tutte istanze che erano anche dei Verdi, apprezzati anche da una parte dei socialisti (il referendum sul nucleare ebbe Bettino Craxi e Claudio Martelli al fianco del Sole che ride).

Insomma, in questo momento, con i loro voti e basta i Verdi non riescono ad entrare in Parlamento, anche se sono riusciti ad eleggere quattro consiglieri regionali in giro per l’Italia, a cui se ne sono aggiunti tre in corso d’opera.

Ma qui arriva il punto.

Potrebbe essere arrivato il momento di un’Opa Verde sui delusi del MoVimento Cinque Stelle, che per ora sono andati nella Lega, in Fratelli d’Italia, in Forza Italia, nel Pd, in Alternativa Popolare eredità di Angelino Alfano, in Noi con l’Italia di Maurizio Lupi, in Azione e +Europa, con i sudtirolesi e i valdostani, in Liberi e Uguali, in Italia Viva e con gli italiani all’estero del MAIE e insomma un po’ dappertutto.

Le parole di Fioramonti

Ma la maggior parte dei fuorusciti pentastellati restano apolidi e quindi tornano alla mente le parole dell’ex ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti che disse di pensare a un gruppo ecologista, dal nome “Eco”.

Non se ne è fatto niente e Fioramonti è sempre nel Misto dei non iscritti ad alcuna componente, ma qualcosa si sta muovendo e a tutti i livelli è partita una specie di Opa sui pentastellati dissidenti da parte dei Verdi, esplicitata anche dal portavoce Angelo Bonelli ieri in un’intervista a “Repubblica”.

L’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (Ansa)

I tre divenuti verdi

Ricordiamo che, già nella scorsa legislatura, furono tre i parlamentari ex pentastellati a diventare Verdi in corso di legislatura, tutti senatori: Bartolomeo Pepe, che poi se ne andò anche dal Sole che ride, per aderire al MoVimento Base Italia; Paola De Pin, che aderì alla Federazione dei Verdi dopo aver lasciato il MoVimento Cinque Stelle, ma poi se ne è andata anche da lì per fondare Euro-Exit, quasi un’antenata di Paragone; e la genovese Cristina De Pietro che fondò la componente Verde nel gruppo Misto, ma anche lei poi se ne andò in direzione Forza Italia. E l’unico che se ne andò per rimanere Verde fu l’eurodeputato Marco Affronte a Strasburgo e Bruxelles, nel territorio di Monica Frassoni, la prima eletta italiana in un altro Paese europeo, per la precisione il Belgio e la Vallonia.

Poi, col tempo, se ne sono andati dal MoVimento per diventare Verdi tre consiglieri regionali, evocati proprio da Bonelli (Gian Luca Sassu nello scorso mandato in Emilia-Romagna; Valentina Palmeri all’Assemblea Regionale Siciliana e Marco Cacciatore nel Lazio nelle ultime settimane), e ora le attenzioni sono qui quattro eurodeputati che hanno sbattuto la porta pentastellata l’altro giorno: Ignazio Corrao, Eleonora Evi, Piernicola Pedicini e Rosa D’Amato.

Verso il PSE

Se andranno nel gruppo dei Verdi potrebbero addirittura essere l’avanguardia di tutto il gruppo pentastellato, che attualmente è ancora fra i non iscritti – che all’Europarlamento contano davvero poco perché non esiste nemmeno l’equivalente di un gruppo Misto - e alla disperata ricerca di una casa. Ma è forse molto più probabile che gli ortodossi dimaiani finiscano nel PSE, il Partito socialista Europeo, e che i quattro scissionisti siano fra i Verdi.

In attesa di vedere come andrà a finire l’Opa anche in Italia. Amor che fa girare il Sole e l’altre Stelle. E pazienza se il Sole è quello che ride e le Stelle sono Cinque.