“E le Stelle stanno a guardare”: M5s nel caos e sempre più indebolito

Crimi dà ‘i 5 giorni’ a Casaleggio che se la ride di grossa. Conte non conta nulla e nuove scissioni sono alle porte. Dibba torna a farsi sentire tonante. Solo Di Maio, in modo accorto, resta silente

Vito Crimi (Foto Ansa)
Vito Crimi (Foto Ansa)

Vito Crimi – un “gerarca minore” come lo bollò, in modo icastico, nella sua rassegna stampa, Stampa e Regime, un uomo e un giornalista che manca moltissimo a tutti noi, Massimo Bordin, per tanti anni direttore di Radio Radicale – ha dato i ‘cinque giorni’ a Davide Casaleggio junior. Un po’ come, le signore ricche di una volta, alla ‘serva’ (una volta si chiamavano così le colf, dette anche ‘donne di servizio’, quando il regno del politically correct non aveva ancora avvolto il Mondo). Al netto del fatto che, come diceva saggiamente il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò, “la serva serve”, Casaleggio, ovviamente, ne ha riso di gusto e non ha minimamente preso sul serio la richiesta del ‘reggente’ dei 5Stelle, il quale – sostiene un Tribunale, quello di Cagliari – neppure dovrebbe star lì a ricoprire quel ruolo. Come ‘ride’ pure, e molto, Casaleggio del presunto e teorico nuovo leader del Movimento, l’avvocato del Popolo Giuseppe Conte. Uno che, da quando non è più premier, ‘dirige’ un Movimento cui non è mai stato iscritto, ‘conta’ su una base di iscritti di cui non sa nulla (il ‘segreto’ del database è, appunto, gelosamente custodito dall’Associazione Rousseau di Casaleggio jr.), ‘comanda’ a truppe riottose, disubbidienti e ormai sull’orlo dell’ammutinamento definitivo (un’altra, ennesima, scissione è già pronta: pare che, stavolta, siano almeno in 30 pronti ad andarsene) e dovrebbe essere il primus inter pares di un ‘nuovo’ Movimento in cui i ‘pares’ (Di Maio su tutti, ma anche Patuanelli, e persino Toninelli, per non parlare del redivivo Di Battista e dei suoi) hanno più presa, e più voce in capitolo, sui loro sottoposti (la mandria dei parlamentari come i tanti e diversi referenti territoriali dei nodi locali) del presunto primus, che in buona sostanza quasi nessuno, o pochissimi, nel Movimento ascolta.

Il primus inter pares è dimezzato dai ‘pares’…

A tal punto nessuno lo ascolta, Conte, che le sue due prime ‘prove’ pubbliche – convincere le due sindache 5S uscenti di Roma (Raggi) e Torino (Appendino) ad appoggiare i candidati del Pd, ‘alleato strategico per Conte come per il suo ormai noto ideologo, il dem Goffredo Bettini – si sono rivelate un fallimento totale e disastroso. La Raggi si candida – Di Maio l’ha appoggiata fin dall’inizio, sapendo non si sarebbe mai ritirata – e la Appendino spiega che mai i 5Stelle voteranno il candidato del Pd, al ballottaggio. Se si aggiunge che il presidente della Camera, Roberto Fico, ha di fatto gettato la spugna e non si candiderà sindaco a Napoli, lasciando Pd e M5s in braghe di tela nell’unica grande città in cui l’accordo c’era, si capisce che Conte, nel M5s, è un ‘re travicello’. I suoi avversari interni (gli ex ministri da lui silurati, il sempieterno Di Battista, i fuoriusciti dal Movimento e quelli che stanno per diventarlo) come pure quelli esterni (Davide Casaleggio ma anche una parte del Pd che inizia ad alzare la testa e a mettere in dubbio la bontà dell’alleanza) lo sanno e iniziano a infierire contro in corpore vili.

Per non voler infierire su un Movimento che delle ‘regole’ e della ‘legalità’ (giudiziaria e politica) si faceva, fin dalle origini, un vanto e un puntiglio, meglio rimettere in ordine i punti della contesa.

Scontro al fulmicotone Crimi-Conte-Rousseau

I Cinque stelle, come si diceva, sono alle prese ormai da mesi con la 'querelle' con Casaleggio. Conte vorrebbe evitare di far nascere il nuovo Movimento 5 stelle in un’Aula giudiziaria, quindi ha preferito la strada del ricorso al Garante della Privacy che dovrà nei prossimi giorni decidere a chi spetta la titolarità dell'elenco degli iscritti. Il reggente, Vito Crimi, ha intimato il presidente dell'associazione 'Rousseau' la consegna dei dati, ergo la partita rischia di trascinarsi in tribunale in ogni caso… In questo modo, i pentastellati temono di finire in una palude politica e in un ginepraio di ricorsi, ma anche di lasciare spazio mediatico agli ex M5s, si dividono sul ponte dello Stretto di Messina (l'apertura del viceministro Cancelleri alla realizzazione dell'opera non è stata gradita ai vertici, “la verità - spiega un deputato – è che sta cercando di prepararsi il terreno per una nuova candidatura alla Regione”), sul tema del doppio mandato e delle alleanze. “Casaleggio - osserva d’altronde uno dei 'big' M5s - non ha nulla da perdere, Conte invece ci perde il 'tesoretto' del consenso tra la gente e del marchio del Movimento 5 stelle: lasciare il simbolo a chi ha lasciato il Movimento sarebbe un autogol”.

La ‘diffida’ di Crimi al Garante della Privacy

Il reggente M5S Vito Crimi, anticipava ieri l’house organ del Movimento official, il Fatto Quotidiano, ha inviato a Davide Casaleggio, presidente dell'Associazione Rousseau, la diffida “ad astenersi da qualsiasi trattamento dei dati degli iscritti, che non sia finalizzato alla consegna dei medesimi dati al Movimento entro 5 giorni”. La diffida, scriveva sempre Il Fatto, è stata inviata anche al Garante della Privacy, con questa specifica: “Qualsiasi diversa attività di trattamento lo espone alle conseguenze previste dalla legge per i trattamenti illegittimi dei dati”. Al netto del fatto che, nel corso dell'assemblea di lunedì scorso con i deputati e i senatori, Crimi si era detto fiducioso riguardo alla possibilità di ottenere l'elenco degli iscritti entro la settimana (il che, ovviamente, non è e non poteva essere), la diffida, secondo l'opinione degli esperti, dovrebbe essere almeno uno degli atti propedeutici alla richiesta di intervento del Garante della Privacy.

La replica di Rousseau: daremo i dati in Tribunale

Non a caso, infatti, nell'atto si diffida Rousseau dal compiere “qualsiasi trattamento dei dati” come scritto nella lettera di Crimi a Casaleggio. Dopo questa mossa, quindi, se il Garante dovesse ritenere il reggente del Movimento titolato ad agire per conto del M5s, potrebbe decidere di intervenire. Ieri, però, il presidente di Rousseau, Davide Casaleggio, parlando della richiesta di consegna dei dati da parte del curatore legale ha ribattuto, serafico, che “la proprietà dei dati è sempre in carico al singolo iscritto che deve essere coinvolto. Solo con il consenso degli iscritti si potrà fare quello che è necessario fare”. Inoltre, giusto per svillaneggiare un altro po’ il povero Crimi, la nota di Rousseau spiega e ricorda che “la richiesta di trasferimento di dati dall'ex capo politico (notare la perfidia, ndr.) reggente del MoVimento 5 Stelle in data 12 maggio 2021” è arrivata “successivamente ad una richiesta simile effettuata da parte del curatore del Movimento 5 Stelle nominato dal Tribunale di Cagliari, l'avvocato Silvio Demurtas che in data 10 maggio 2021 ci ha anche invitato a indire la votazione del Comitato Direttivo”. Insomma, Casaleggio dice a Crimi: siete degli incapaci, e siete pure arrivati secondi. Vi ha fregato Cagliari. Insomma, oltre al danno la beffa, si suol dire.

“Ad oggi – spiega la nota - sono quindi almeno due le persone a reclamare la legittimità di un eventuale trasferimento dei dati degli iscritti del MoVimento 5 Stelle e dunque la rappresentanza legale del MoVimento 5 Stelle. E' quindi ancor più necessario, per sedersi al tavolo, definire innanzitutto chi sia l'interlocutore con il quale l'Associazione Rousseau potrà affrontare tutte le questioni che è necessario dirimere: come il trattamento dei dati degli iscritti, le modalità per saldare il cospicuo debito del MoVimento 5 Stelle nei confronti di Associazione Rousseau, la legittimità di eventuali decisioni ad esempio sul Trattamento Economico e sulle ultime espulsioni o la pubblicazione dei voti ricevuti dalle 30 persone che sono intervenute durante gli Stati Generali, ad oggi non pubblicate dopo 6 mesi così come tutte le altre decisioni che saranno di sua competenza”, conclude Davide Casaleggio.

Casaleggio contro Conte: “uomo senza idee”…

Non pago della querelle legale, Casaleggio sferra l’attacco a Conte sul suo terreno, la lotta politica. “Ignoro che idee abbia. Per ora ha solo mediato tra M5S, Pd e Lega” è la risposta, tranchanht, del figlio del Fondatore al Tg de La7, parla così a chi gli chiede della veste di Giuseppe Conte come nuovo leader M5S. “Non si è mai intestato una battaglia politica. Vediamo quali sono le sue proposte e se è il caso di condividerle”, incalza, puntuto, Casaleggio, parlando di Conte.

“Finora Conte - prosegue - in qualità di primo ministro, alla fine ha fatto da mediatore tra varie forze politiche, non penso si sia mai intestato nessuna battaglia politica personalmente. Non è che fosse del Movimento, del Pd o della Lega. Vedremo quali sono le sue proposte e da lì potrò capire se condividerle”. Insomma, per Casaleggio l’ex premier è una specie di ‘Zelig’ insicuro e fragile, senza truppe, senza uno straccio di idea.

Per la consegna della lista degli iscritti - dice Casaleggio che gioca al gatto sornione col topo – “dobbiamo capire quali sono i poteri del curatore legale. Approfondiremo. La proprietà dei dati è sempre in carico al singolo iscritto che deve essere coinvolto. Solo con il consenso degli iscritti si potrà fare quello che è necessario fare”.

Una storia d’amore che finisce in malo modo

La 'storia d'amore' tra M5S e Rousseau sta finendo, dunque, molto peggio del previsto. Gli stracci sono volati da tempo, ormai le schermaglie sono diventate una vera e propria battaglia, politica ma soprattutto di carte bollate. La vicenda, del resto, è surreale: da almeno due settimane il leader in pectore, Giuseppe Conte, ripete che Statuto, Carta dei valori e nuova piattaforma del suo 'neo Movimento' sono pronti. La rifondazione doveva partire ai primi di maggio, poi la data è slittata e la deadline era stata fissata “al massimo” entro la fine del mese, ma ora sembra che slitterà tutto di nuovo. Se ne parla, Tribunali permettendo, per quest’estate… Quello che manca è la lista degli iscritti, conservata nei server dell'associazione guidata da Davide Casaleggio che, come detto in chiaro, aspetta di capire di chi è il legale rappresentante del M5S prima di consegnare i dati. Una presa di posizione che proprio non va giù ai Cinquestelle. Una mossa, quella di Crimi, che in tanti, nelle truppe pentastellate, aspettavano da tempo. La replica di Rousseau, però, è disarmante, come abbiamo visto e il braccio di ferro si fa durissimo.

Casaleggio non ha nessuna fretta e sa che il fattore tempo gioca contro Conte e a suo favore.

“Con lo la pubblicazione dei voti ricevuti dalle 30 persone che sono intervenute durante gli Stati Generali, ad oggi non pubblicate dopo 6 mesi così come tutte le altre decisioni che saranno di sua competenza decreta Casaleggio. Il rischio (altissimo) è di veder slittare ancora i tempi per l'avvio del nuovo progetto a guida Conte che, per parte sua, deve già guardarsi il fianco dal ritorno sulla scena di ex ed espulsi, sempre più determinati a dar vita a un nuovo soggetto che, ovviamente, andrebbe a pescare consensi nella stessa area dei Cinquestelle. Magari con il supporto di Rousseau, anche se per il momento tutto è in stand by. Non è sicuro che a capo di questa pattuglia ci sarà Alessandro Di Battista, che da domani tornerà sulla scena mediatica e politica per presentare il suo nuovo libro, 'Contro', edito da Paper First. Nel volume spiega ampiamente le ragioni del suo dissenso rispetto a Mario Draghi, il suo governo e alcuni partiti della maggioranza che lo sostiene. Ma quello che potrebbe preoccupare l'ex premier - col quale Dibba garantisce che sarà "come sempre leale" - è il ventaglio di possibilità a cui il 'pasionario' non chiude la porta. Tipo creare una forza politica tutta sua: "In questo momento della mia vita non sono convinto di dire no a prescindere, ma la verità è che non ci ho pensato". L’animo resta "grillino" e di sicuro non andrà in nessun altro partito. Uno spiraglio di luce, per Conte, in un periodo di attesa ed entusiasmi strozzati in gola.

Il ritorno di Dibba: sto bene dove sto, lontano da voi…

Conte? "Ogni tanto ci scriviamo". Il M5s? "Allo stato non rientrerei". Il ritorno alla politica? "Rifletto fino a settembre". Alessandro Di Battista presenta il suo nuovo libro "Contro" in una diretta Fb dove è intervistato da Andrea Scanzi e con lui ripercorre il passato e si interroga sul futuro del suo impegno politico. Racconta di aver "ricevuto delle offerte quando sono uscito dal M5s. Mi son arrivate telefonate di complimenti ma io ho chiarito a tutti che di base io sono un 'grillino', la verità è questa". E conferma il suo attaccamento alla figura di Gianroberto Casaleggio: "La mia bussola, i miei punti cardinali sono la mia mamma e Gianroberto. Delle scelte che ho fatto mia mamma credo ne sarebbe orgogliosa. E credo anche Casaleggio. Molti dipendenti della Casaleggio Associati me l'hanno detto. Me lo ha detto anche Davide. Ogni volta che ho fatto le mie scelte ho sempre pensato a loro, mia madre e Gianroberto". Detto questo, "non mi permetterei mai di dire che gli altri lo abbiano tradito" Quanto al futuro leader del M5s "io ho posizioni decisamente più radicali di lui. Ciò nonostante mi ha indignato il modo in cui è stato trattato e la sua estromissione da palazzo Chigi". Non abbastanza per ipotizzare un suo rientro nel Movimento: " Io oggi sto bene dove sto: mi sono ripreso uno spazio di libertà. Se oggi facessi parte del M5s non potrei scrivere i miei libri, dire quello che penso. Rinuncerei alla libertà solo per rientrare in un progetto chiaro, limpido: non sarei capace di fare diversamente. Posto che all'interno del M5s ci sono sempre state posizioni variegate, prima c'era un fronte comune: oggi tra questione palestinese, guerra fredda, Benetton, e tanto altro, ci sono molte questioni su cui mi trovo in disaccordo. Non porto rancore, ma non posso dire di non aver sofferto quando me ne sono andato. Ora però so che la scelta migliore è stata quella di separarsi. Il governo Draghi mi ha quasi aiutato".

Nel M5s è allarme rosso specie verso le comunali

Dentro il M5S, dunque, è allarme rosso. Per i tempi che ogni giorno si allungano per far partire il nuovo Movimento a guida Conte; per le notizie sulla nascita o scissione di questo o quell'altro gruppo di fuoriusciti e ribelli; per i tanti convinti che alla fine Conte non ce la fara' e si tornera' a Di Maio. "Il vero problema per il M5S- spiega una fonte governativa- e' che nel Pd ormai e' partita la campagna che ci vede come inaffidabili, un qualcosa che presto esplodera' in mille rivoli con cui non vale la pena perdere altro tempo". Servira' del tempo, tanto tempo per riorganizzarsi, trovare una nuova linea politica, affermare la nuova leadership. Tra 'grillini' in molti stanno spingendo il ministro Stefano Patuanelli, potrebbe essere lui l'uomo nuovo attorno al quale riannodare il filo di una possibile alleanza in futuro. Ben visto dentro il Pd, rapporti solidi nel Movimento, buona testa e pratica politica e, soprattutto, "e' uno che sta sempre sul pezzo".

Le prossime elezioni amministrative saranno un passaggio fondamentale. Li' si capira' davvero, con gli italiani chiamati al voto milioni e milioni di cittadini da Nord a Sud, il peso reale delle forze politiche e, in particolare, del Movimento che potrebbe subire una batosta storica e, in prospettiva finire ai margini anche della successione a Mattarella al Colle che si aprirà a febbraio 2022 e che li potrebbe vedere residuali e ininfluenti, spaccati in mille rivolti, oltre che, ovviamente, perdenti clamorosamente la corsa.