L'Italia è una delle prede d'Europa: Draghi è l'unico che può alzare la voce e trovare i soldi per salvarci

Presto si arriverà al punto di rottura sociale in cui non si potrà più tenere la gente a casa a fare nulla. Serve un uomo che sappia trattare con i falchi dell'Ue e soprattutto sappia come reperire soldi. E tanti

L'Italia è una delle prede d'Europa: Draghi è l'unico che può alzare la voce e trovare i soldi per salvarci

Noi stiamo a casa ma voi andate a casa. E’ sempre più evidente la necessità di chiamare Mario Draghi per un esecutivo di salvezza nazionale sostenuto da tutte le forze politiche. Lo scrivono e lo dicono in molti. L’incontro, favorito dal presidente della repubblica Mattarella, tra il premier e le opposizioni è stato un segnale. Lo stesso Mattarella ha dichiarato che è necessario agire tutti insieme.

La faccia di Draghi è l’unica carta di credito disponibile dell’Italia sul piano internazionale: agli attuali governanti nessuno dà retta, soprattutto, il Nord Europa. Basta vedere come stanno andando le riunioni europee per mobilitare le risorse europee del Meccanismo di stabilità: nessuno ci presta soldi volentieri. Anzi al contrario. L’Europa è diventato un continente selvaggio e l’Italia è una delle prede.  

Il governo Conte sta palesando tutta le sua incapacità di affrontare la pandemia, ormai sorpassato anche dai presidenti delle regioni in mano al centro-destra. Non ha fatto una visita nelle regioni più colpite e ha mandato avanti Bertolaso, colpito dal virus. Annaspa. Non è in grado di reperire risorse finanziarie interne e all’estero: l’Europa gli sta dicendo che deve accontentarsi di briciole e pure in maniera condizionata. Quando l’emergenza sarà passata l’Italia rischierà comunque di essere messa sotto tutela e continuerà a ballare sui mercati internazionali come un guscio di noce nel mare.

Tanto vale accelerare l’agonia e mettere Draghi che per lo meno conosce i meccanismi alla perfezione, le persone ed è stimato a livello internazionale, non solo in Europa ma anche nel mondo. Perché l’Italia ha bisogno di tutti e dopo questa pandemia dovrà valutare attentamente la sua posizione internazionale. Bisognerà prepararsi a bere amari calici.

Conte non è in grado di governare. Si sta limitando a fare il vigile comminando delle multe a una popolazione che è già rintanata in casa e non ha preso le uniche misure indispensabili o le ha adottate con scarsi mezzi e convinzione.

Se la prima emergenza è quella sanitaria doveva stanziare di cifre da capogiro per reperire sui mercati esteri quello che in Italia non abbiano, dalle mascherine ai ventilatori e soprattutto test e tamponi. Sui mercati internazionali da settimane sono in corso aste feroci per aggiudicarsi i mezzi sanitari necessari: senza soldi non si porta a casa nulla o ben poco, e lentamente.

E senza questi mezzi, test, tamponi, laboratori, personale specializzato, non si viene capo di nulla come afferma la stessa Organizzazione mondiale della Sanità. I test servono per affrontare l’emergenza e capire le reale dimensioni dell’epidemia, finora nascosta dai cosiddetti esperti che si sono piegati alle esigenze del governo mentendo spudoratamente: in Italia i contagiati, asintomatici e non, sono milioni in particolare a Nord, nel cuore produttivo del Paese.

I test e i tamponi adesso, subito, servono per far lavorare gli ospedali, le fabbriche, anche quelle essenziali, altrimenti non cureremo nessuno e non produrremo più nulla. Servono a far funzionare la rete logistica e poi anche l’agricoltura dove lavorano in gran parte gli immigrati: o sceglieremo di lasciare i raccolti nei campi?

Test e tamponi servono per tornare in futuro a una vita quasi normale e ed evitare che ci siano ricadute significative dell’epidemia. Altrimenti qui ci rivediamo in strada tra un anno, affamati e inferociti.

Come ha dichiarato a Tiscali il manager di una fabbrica italiana della provincia cinese di Hubei, agli operai cinesi viene controllata la febbre quattro volte al giorno. Qui stiamo discutendo di misure di sicurezza ma non abbiamo i mezzi: o ce li procuriamo o tanto vale chiudere davvero.

Il cambio di governo e premier è indispensabile per la tenuta sociale del Paese oltre che economica. I consensi che ha Conte nei sondaggi sono evanescenti e potrebbero presto svanire nel marasma delle vere cifre della pandemia, come sta ammettendo anche la Protezione civile dove dovrebbero sostituire Borrelli alla svelta perché ha avallato cifre e dati che riflettono solo una parte delle realtà. Non è solo colpa sua ma anche di quegli si fa per dire "esperti" che per settimane hanno detto “che si trattava di un’influenza come le altre”. O che minimizzavano. Il problema è che questo governo è stato incerto, timoroso, mal consigliato, pur avendo dichiarato l’emergenza il 31 gennaio mentre all’opposizione Salvini dichiarava vociando: "Riapriamo tutto, subito”. Speriamo che chi ha votato la Lega se ne ricordi.

Presto si arriverà al punto di rottura sociale in cui non si potrà più tenere la gente a casa a fare nulla. Lo capisce anche un bambino che senza prospettive la rabbia è destinata a covare ed esplodere. Ma Conte non è capace di dare questa speranza: parla di ora più buia alla Churchill ma allora, forza, salga al Nord e batta un colpo se è capace. Ci vuole un piano che almeno nelle prossime settimane liberi persone e risorse, almeno con graduale prudenza, in alcune zone del Paese, quelle meno colpite: si può farlo soltanto attuando test a tappeto.

Nelle condizioni attuali possiamo solo sperare come Trump nel miracolo di Pasqua, nel calo dei contagi e dei morti per intravedere la luce tra un paio di mesi almeno. Ma in una situazione assolutamente disastrosa: molti piccoli imprenditori non saranno in grado di riaprire e se lo faranno saranno costretti a lasciare a casa metà e oltre dei dipendenti soprattutto negli esercizi commerciali. Perché non ci sarà turismo interno e internazionale, mentre movimenti, orari, distanze sociali, continueranno a essere ristretti. E la gente avrà sempre meno soldi da spendere.

Gli italiani avranno la spiacevole sensazione di essere più poveri, questo è ovvio, ma anche di sentirsi in buona parte gente inutile. Restiamo a casa ma mandiamo a casa quelli che oggi sono meno utili: che ci governa senza sapere bene cosa fare. Buona quarantena.