[il caso] Draghi-Macron: il new deal per l’Africa e regolare i flussi migratori. Ma la Ue resta indifferente

Italia e Francia rafforzano i rapporti con i paesi africani da dove originano i flussi. E non solo. Il piano di investimenti per l’Africa vale intorno ai cento miliardi. Il ritardo della Ue rispetto a Cina e Turchia. Draghi: “Mai più immagini così drammatiche”

Mario Draghi e  Emmanuel Macron
Il premier Mario Draghi e il presidente Francese Emmanuel Macron (Foto Ansa)

Ogni volta è come il giorno della marmotta: si ricomincia sempre da capo, senza cambiare copione. Eppure il copione ogni volta riesce a stupirci. Anzi: inorridirci. Ieri il copione ha preso una variante che potevamo immaginare da anni, almeno quindici, ma che mai avevamo visto con i nostri occhi. Nelle forme, nei colori, nella grazia drammatica e straziante di due bambini riversi sulla battigia della costa libica, uno a pancia in giù, l’altro riverso sul fianco. Corpi gracili ma gonfi d’acqua, annegati. Poco più in là la sagoma a terra è più grande, un adulto, coperto di abiti e veli. Una donna. Forse la mamma di quei due bimbi. Tutti annegati. Era il 2006 quando l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu audito al Copasir (allora si chiamava Copaco) spiegò che a Bruxelles erano stati consegnati intere serie fotografiche scattate dai satelliti che raffiguravano “il cimitero galleggiante nelle acque del Mediterraneo”. Ogni anni l’agenzia Frontex tiene la contabilità delle vittime, sempre per difetto. Nel 2021, fino a maggio, sono già più di 500 le vittime. Andò meglio l’anno scorso: la pandemia aveva fermato il traffico di immigrati e i morti nei primi cinque mesi dell’anno erano stati 150. Il picco è stato nel 2016, 4.733 persone morte o scomparse in mare, il numero più alto di morti e dispersi nel Mediterraneo da quando l’Unhcr cominciò a contarli nel 2008.

Il Consiglio Ue non ha tempo per i migranti

Le foto di quei bimbi e della donna, la loro probabile mamma, sono state postate sui social ieri mattina da uno dei responsabili della ong Open Arms mentre a Bruxelles era riunito il Consiglio europeo. Dove Draghi aveva promesso di mettere all’ordine del giorno i fatti di Ceuta, gli oltre 400 sbarcati in Italia (perchè nè Malta nè Spagna li hanno voluti prendere) dalla nave della ong Sea Eye4. Gli accordi di Malta del settembre 2019 sulla redistribuzione di chi viene soccorso nel Mediterraneo hanno fatto il solito buco nell’acqua: meno di mille stranieri arrivati in Italia su un totale di circa 20 mila sono stati accolti in altri paesi europei. Cosa che capitano se un accordo è basato sulla volontarietà.

Meno di venti minuti

Comunque, le buone intenzioni di Draghi e del collega spagnolo Sanchez si sono infrante davanti al muro europeo. La questione è stata affrontata per meno di venti minuti in una riunione durata più di cinque ore e occupata, per lo più, dal fuori programma delle sanzioni contro la Bielorussia e il dittatore Lukaschenko. Così ieri pomeriggio Dragi non ha potuto che prendere atto della realtà dei fatti: “Fino al prossimo Consiglio europeo continueremo ad affrontare da soli questo problema. Poi sta a tutti noi europei prepararlo bene”. L’Italia resta quindi ancora un volta sola nella gestione del Mediterraneo pur essendo noi la porta di ingresso per l’Europa. Le notizie che l’Europa sta uscendo dalla pandemia, che le attività stanno riaprendo e il mare piatto spingeranno migliaia di persone a partire nelle prossime settimane. Draghi aveva insistito per parlarne al Consiglio europeo. Insieme a lui il collega spagnolo Pedro Sanchez che ha fornito un aggiornamento sull'altra emergenza migranti, quella di Ceuta. Ma non c’è stato dibattito. Tutto rinviato al prossimo summit di giugno. Senza nascondere che per i capi di Stato e di Governo è tema da trattare tra i ministri dell'Interno che attualmente sono impegnati a trovare un accordo sul Nuovo patto per le migrazioni e l'asilo proposto dalla Commissione europea. Un accordo che dovrebbe superare gli accordi di Dublino (obbligo di identificazione e pratiche di asilo - in Italia anni - nel paese di primo ingresso) ma che sembra ancora lontano.

Il bilaterale con Macron

Nel prendere atto del fallimento della missione sotto il profilo “redistribuzione migranti”, Draghi ha però lasciato intendere che qualcosa di buono e positivo può venire fuori in quel “dobbiamo fare da soli”. Senza aspettare la pelosa e inaffidabile solidarietà dei 27. Draghi ieri mattina ha avuto un bilaterale con il Presidente Emmanuel Macron. Non si è parlato di redistribuzione (Merkel e Macron sono in campagna elettorale e dopo la pandemia non possono certo mettere in agenda il tema migranti), ma hanno parlato a lungo della gestione dei flussi migratori e delle prospettive di stabilizzazione in Libia e nel centro-Africa. Dietro la frase che può sembrare di circostanza - “i due leader hanno condiviso la necessità di uno stretto e costante coordinamento tra Roma e Parigi mirato ad un ruolo più incisivo dell’Unione Europea in Africa” - c’è in realtà un cambio di passo e di strategia che può dare risultati già nel breve periodo. Il principio è che i flussi vanno fermati a terra, prima che arrivino in Libia o in Tunisia dove poi finiscono nelle mani dei trafficanti che li buttano in mare verso l’Italia dietro lauti pagamenti.

Fermare i flussi in Africa

Mettere in agenda l’Africa vuole dire riprendere una strategia avviata ai tempi del governo Renzi con Gentiloni ministro degli Esteri che consentì tra il 2015 e il 2017, gli anni con il boom degli sbarchi, di allestire campi di filtraggio nei paesi di transito africani, prima di arrivare in Libia e in Tunisia. Il ministero dell’Interno avviò la gestione, insieme con Unhcr e Onu, di campi in Niger e nel Sahel dove venivano date corrette informazioni su come sarebbe proseguito il viaggio e i migranti venivano aiutati a ripensare il viaggio e invitati a tornare indietro. Con qualche aiuto economico e dei corsi per avviare un’attività nel paese di origine. Intanto, in aggiunta, l’allora ministro Minniti lavorava ad accordi con la guardia costiere libica. Dal 2018 quella strategia su tre fronti - Africa, Libia, Europa -è stata abbandonata. I governi Conte 1 e 2 non si sono certo occupati di curare rapporti bilaterali con i paesi africani ma solo di fermare le navi nel Mediterraneo. La pandemia ha fatto il resto facendo crollare gli sbarchi. Il ritorno alla normalità vuol dire anche la ripresa degli sbarchi.

L’agenda Ue per l’Africa

L’agenda europea per l’Africa - dove Cina e Turchia hanno avviato affari da anni - è molto indietro. ora sembra destinata ad una accelerazione. Perchè le migrazioni saranno gestibili se e quando l’Africa potrà contare su un proprio regolare sviluppo. Non è un’utopia. E’ politica. “Mentiremmo a noi stessi se pensassimo di risolvere il pacchetto immigrazione nella sua interezza nel Consiglio europeo di fine giugno. I disaccordi sono ancora profondi e il dossier dovrà essere preparato con cura” ha chiarito al termine del summit il capo dell'Eliseo che più che sui ricollocamenti - “di cui non si è parlato nè al summit nè con Draghi” - preferisce concentrarsi sulla cooperazione con i Paesi d'origine e di transito e sul rafforzamento dei confini esterni dell’Ue. La scorsa settimana Macron aveva organizzato a Parigi, presente Draghi, un vertice sull’Africa per lanciare un New deal dal valore di cento miliardi. A Bruxelles invece è passata la linea, soprattutto dalla presidenza del Consiglio europeo, di non voler portare al tavolo un tema di scontro. “Voglio essere chiaro: non abbiamo aperto un dibattito sulla questione delle migrazioni. Valuteremo quando riportarlo a livello di Consiglio europeo, c'è stata richiesta da più parti” ha precisato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. La linea di Draghi è però chiara: “Mettere a dormire un problema non lo fa sparire”. Il nostro atteggiamento deve essere “equilibrato, efficace ma soprattutto umano”. Le immagini di quei bambini sono “veramente inaccettabili”. “La nostra azione - ha spiegato Draghi nel punto stampa alla fine del vertice - da un lato vuole cooperare, aiutare questi Paesi, dall'altro spingere l’Europa a muoversi economicamente in quell’area. Tenendo in primo piano i diritti umani”.

Rimpatri collettivi?

Nel Consiglio di fine giugno si capirà, ad esempio, se l’Europa vorrà farsi carico di rimpatrio collettivi, un altro passaggio decisivo nella lotta agli scafisti. Interessante invece la reazione di Matteo Salvini. “Grazie a Mario Draghi, che ha portato sul tavolo di Bruxelles i temi dell’immigrazione, della difesa dell’Europa e dei suoi confini. Volere è potere!” ha detto il leader della Lega. In altri tempi, anche stando in maggioranza, Salvini avrebbe attaccato il premier per il sostanziale nulla di fatto della missione. Il tema dei confini europei e della loro difesa è sul tavolo da anni. Forze Salvini non aveva orecchie per sentire. Giorgia Meloni è tornata a chiedere il “muro navale”, soluzione come sappiamo non praticabile. Il fatto è che per ora il tema immigrazione è ultimo nelle priorità degli italiani. Per il momento non è argomento su cui cercare consenso. Un piccolo aiuto al premier Draghi. Almeno fino al prossimo sbarco.