Draghi al lavoro sulla squadra. Ma un pezzo di Pd e M5s insistono: “Governo politico e Conte”

Questo chiede un pezzo di Pd e i 5 Stelle. Il presidente incaricato ad ora non ha i numeri ma ha un incarico blindato: governo di maggioranza (Ursula) o minoranza, sarà il suo governo a guidare il Paese. Iv in cerca di voti per Draghi

Draghi (Foto Ansa)
Draghi (Foto Ansa)

Mario Draghi accetta l’incarico di formare il governo per “sconfiggere la pandemia e rilanciare il Paese”. Lo fa con un sorriso, un filo di emozione - anche per uno come lui che ha già salvato l’euro -  l’autorevolezza della sua biografia e quattro parole chiave del suo breve ma ricco intervento: “ascolto”, “unità”, “responsabilità”, “umiltà”. In quel momento, sono le 13 e 30 di ieri, la Borsa italiana segna un balzo del tre per cento e lo spread scende quasi a cento. Pensi che dopo tanto tribolare, sia arrivata finalmente la soluzione. Che il Capo dello Stato ha fatto l’unica cosa rimasta da fare, togliere la palla ad un ceto politico e ad una maggioranza non più in grado di decidere alcunchè e consegnarla ad un fuoriclasse. Pensi, quindi, che la svolta sia qui e adesso.

Quadro liquido. Anzi, in frantumi

 E invece, mentre Draghi compie il suo giro istituzionale, Camera, Senato e palazzo Chigi per poi prendere possesso dell’ufficio alla Camera dove oggi inizierà la consultazioni, tutto intorno il mondo dei partiti si agita, s’interroga, chiede, s’incontra, non sa cosa fare.  Nessuno si aspettava che Mattarella potesse arrivare a tanto. Con tanta risolutezza. Segno che anche il Capo dello Stato ha perso la pazienza: è la terza consultazione in tre anni. In mezzo ha visto e registrato di tutto, dalla richiesta di impeachment nei suo confronti (M5s) al ministro dell’Interno in costume con la birra in mano al Papeete tra ballerine in tanga.

L’arrivo di Draghi rende ancora più liquido un quadro politico da mesi in cerca di identità. Il Movimento 5 Stelle quasi si disfa e va in frantumi. L’unico che guarda la scena senza rimorsi nè rimpianti ma anzi fiero di aver svelato il grande bluff del Conte 2, è Matteo Renzi. Pronto con i suoi, pancia a terra, per trovare i numeri e lanciare il governo Draghi. “Ora è il momento dei costruttori” scrive a metà mattinata su Facebook. “Ora tutte le persone di buona volontà devono accogliere l’appello del Presidente Mattarella e sostenere il governo Draghi. Ora è il tempo della sobrietà. Zero polemiche. W l’Italia”. L’immagine del post sono le frecce tricolori che sfrecciano sul Vittoriano. Una festa della Repubblica.

Super Mario senza numeri (per ora) ma blindato

Perchè il punto è proprio questo: Mattarella ha parlato alla nazione, ha spiegato che il momento è grave e le scelte da fare urgenti, ha convinto e messo in campo il meglio che abbiamo - Mario Draghi appunto - e che tutta Europa ci invidia. Ma ora questo “Maradona” (cit.Tabacci)  pronto a scendere in campo rischia di stare in panchina perchè il Parlamento fatica a trovare i numeri necessari per dargli un mandato pieno. Incredibile ma vero. Nel caso sarà bene prendere nome e cognome di chi combina questo scempio. Imperdonabile in assoluto. Un suicidio collettivo nello specifico.

Diciamo subito che Draghi sarà in ogni caso il Presidente del Consiglio che gestirà questa fase della pandemia e il Recovery plan. Mattarella gli ha dato un incarico senza tempo; se anche non dovesse avere la fiducia sarà comunque il suo governo a restare in carica. E se è vero che il 3 agosto inizia il semestre bianco, è anche vero che il presidente può sciogliere le camere nell’ultimo giorno utile e poi mandare a votare in ottobre. Il governo Draghi parte anche senza fiducia, un governo di minoranza in cui Lega e Fratelli d’Italia hanno già fatto capire che si potranno astenere.  Certo non sarà fortissimo, ma avrà tempo di rafforzarsi cammin facendo. Insomma, Mattarella ha messo Draghi in una posizione win-win. Il suo incarico è blindato. Comunque vada. Meglio se sarà sorretto da una maggioranza “Ursula” (Pd, M5s, Leu, Iv e Forza Italia). E comunque con un governo di minoranza. Per cui si capisce anche lo sguardo e il fare molto rilassato che ha mostrato nel suo breve ma intenso discorso con cui ha accettato l’incarico, “con riserva”  come recita la formula di rito. E incerta solo la durata. Fino ad ottobre nel peggiore dei casi. Fino a marzo 2022, cioè dopo l’elezione del Presidente della Repubblica ruolo per cui potrebbe anche essere il candidato, come successe già con Ciampi di cui Draghi è un “allievo”. Così come Draghi potrebbe arrivare a fine legislatura, al Quirinale ci va qualcun altro o, invece, Mattarella accetta suo malgrado una nuova elezione. Magari a tempo bloccato, fino al 2026 quando si dovrebbe concludere per l’appunto il Recovery plan. E’ probabile che tutto questo non sia molto chiaro, specie tra i 5 Stelle.

Lega ago bilancia

Al netto di qualche drammatizzazione di troppo finalizzata a strappare qualche strapuntino qua e là, stando al pallottoliere la Lega è tornata ad essere ago della bilancia. Da qui si capisce il sorriso da orecchio ad orecchio di Matteo Salvini che nel frattempo sta rapidamente cambiando look e veste, da pericoloso sovranista a ragionevole liberale. Una metamorfosi necessaria anche a Meloni visto che la pandemia ha messo fuori gioco i nazionalismi. Ecco perchè entrambi hanno bisogno di tempo per riposizionarsi e cancellare un po’ di estremismi.  Altro che voto subito.

Il governo Draghi può contare su 262 voti sicuri alla Camera (93 Pd; 91 Fi; 28 Iv; 50 del Misto). I contrari sono 236. La maggioranza assoluta è fissata a 315 (manca un deputato). Ecco che in questa situazione i 131 deputati della Lega diventano decisivi: se si sommano ai pro-Draghi la maggioranza arriva ai 393; senza (si parla sempre di più di astensione per Lega e Fdi) Draghi è costretto ad un governo di minoranza. Troppo debole per ogni conduttore.

La situazione non cambia al Senato: sono 138-141 (dipende dai senatori a vita) voti a favore e 121 voti contro senza contare i 63 senatori leghisti. Come si vede, un pacchetto di voti che se “aggiunto” può ribaltare l’esito del voto.

Draghi (Foto Ansa)

Astensione & riunioni

Il Presidente incaricato  Mario Draghi ha raggiunto il suo “nuovo” ufficio, anche se temporaneo, alla Camera dei deputati dopo le cinque. Dopo aver concluso le visite istituzionali con la presidente Casellati al Senato e il presidente Fico alla Camera, l’ex governatore della Banca d’Italia s’è intrattenuto oltre un’ora con il presidente dimissionario Giuseppe Conte. E qui Draghi deve aver capito che la situazione è un po’ più complicata del previsto. Il dialogo è top secret e nulla è trapelato ufficialmente. Indiscrezioni fanno ritenere che Conte, oltre al rammarico per come sono andate le cose avrebbe parlato di sè, del suo rapporto con il Movimento, di come lui sia riuscito a diventare il punto di sintesi di anime diverse. In pratica l’unico in grado di tenere unito il Movimento ed evitare ciò che invece si sta già verificando: una maionese impazzita dove ciascuno va per la sua strada. Ecco perchè sarebbe opportuna la sua, di Conte,  permanenza nella squadra di governo. Un ministero, magari gli Esteri.  Per l’appunto negli stessi minuti dalla riunione del Pd trapelava l’auspicio di “un incarico centrale” per Conte nel governo Draghi.

“Governo politico. Con Conte”

In questa giornata degli assurdi, nessuno parla con chiarezza. Perchè nessuno sa bene dove andare e cosa fare. E questo è un problema. Tutti i partiti ieri hanno fatto riunioni per decidere cosa fare con il governo Draghi. Domanda pleonastica non solo per il profilo del presidente incaricato ma per la drammaticità del discorso del presidente Mattarella che l’altra sera ha spiegato bene la gravità del momento, il fatto non ci sia da perdere neppure un minuto, la crisi sociale che si è aggiunta a quella sanitaria ed economica. Della serie che tutti dovremmo ringraziare per la scelta e la disponibilità e mettersi ciascuno a fare quello che deve. I partiti hanno invece discusso un giorno e una notte. I 5 Stelle più di tutti. Sono 293 gli eletti e ci sono almeno una decina di posizioni diverse. Di Battista accusa Draghi delle peggio cose e si tira dietro gli irriducibili. Qualcuno, molti, vorrebbe almeno prima ascoltare Draghi alle consultazioni. Molti, la maggioranza, Di Maio compreso ha individuato la seguente formula: “Vogliamo un governo politico. Con Conte”. Di Maio per la verità ha saputo essere molto fumoso. Spiega, a sera, una fonte che segue il dossier: “Un pezzo di Pd legato a Bettini, i 5 Stelle e Leu insistono nel dire che loro sono la maggioranza per cui il governo deve ripartire da loro, il resto si aggiunge”. A cominciare da Iv che ha “prodotto” l’incarico a Draghi. In pratica il Conte ter senza Conte a Chigi ma magari alla Farnesina. E’ chiaro che Draghi una schema del genere non lo può accettare. Sa perfettamente che sarebbe peggio delle sabbie mobili. E lui invece è abituato. Parlare poco e agire in fretta.

La formula

Si capisce così perché ancora stanotte non era stato comunicato il calendario delle consultazioni. Che Draghi ha promesso larghe, partiti di maggioranza e opposizione, parti sociali, sindacati e associazioni di categoria. E’ chiaro che se le posizioni dovessero irrigidirsi, Draghi farà da solo, con chi ci sta, e deciderà per un governo squisitamente tecnico.  Se invece oltre a Pd (che voterà Draghi senza se e senza ma) e Iv, anche Leu e almeno un pezzo di 5 Stelle lo appoggeranno, allora la formula sarà quella del “modello Ciampi (93-94)”, il primo premier non politico a palazzo Chigi con evidenti innesti politici. Ma sarà sempre un governo Draghi e mai un governo Pd-M5s-Leu come i 5 stelle insistono ancora. E meno male che erano diventati europeisti e che tutte le sere leggono Altero Spinelli e il manifesto di Ventotene. 

Una squadra a metà strada tra il tecnico e il politico potrebbe agevolare la nascita dell’esecutivo Draghi, allargandone il perimetro alla cosiddetta 'maggioranza Ursula'. Con Lega e Fdi non del tutto fuori dai giochi.

Tra i nomi più gettonati per la squadra Draghi, c'è senz'altro quello di Fabio Panetta che potrebbe dire addio al board della Bce per entrare al dicastero più ambito, quello dell'Economia. Rumors si rincorrono anche su altri “Draghi boys”, Lorenzo Bini Smaghi, Dario Scannapieco e anche Lucrezia Reichlin. Carlo Cottarelli è in entrambe le liste (politica e tecnica)  e si dovrà occupare del Recovery plan così come Marco Bentivogli è fisso sulla casella del Mise, la più rognosa visto che gestisce tutte le crisi aziendali.  

Un altro nome che rimbalza è quello di Andrea Prencipe, Rettore dell'Università Luiss Guido Carli, come quello del super manager scelto da Conte per guidare la task force della fase III, Vittorio Colao.

Donne nel governo Draghi

Un posto nel governo potrebbe spettare a Marta Cartabia, già presidente della Consulta e che in molti davano in arrivo a Palazzo Chigi. Per lei la Giustizia. Dove corre anche Paola Severino, già ministra in via Arenula, avvocato penalista e giurista estremamente stimata.All'Interno potrebbe esserci la conferma di Luciana Lamorgese, mentre gli occhi sono puntati anche sul ministero della Salute: importante capire chi sarà chiamato a gestire l'emergenza Covid. Su questa pedina, circola il nome di Antonella Polimeli, ex preside della facoltà di Medicina dell'Università Sapienza e attuale rettrice dell'ateneo capitolino. Ammesso che l'attuale ministro, Roberto Speranza, non resti al suo posto.

Se infatti il governo dovesse tingersi di politica, si cercherà di coinvolgere i big dei partiti coinvolti. Con l'eventuale sì del M5S, un posto nell'esecutivo sarebbe sicuramente destinato a Luigi Di Maio e a Giuseppe Conte.

Per i dem, spazio a Dario Franceschini, Graziano Delrio, Francesco Boccia, mentre per Iv, i nomi potrebbero essere quelli di Ettore Rosato, Maria Elena Boschi e Teresa Bellanova, ammesso che Matteo Renzi non decida di entrare in prima persona a far parte della squadra. Anche Forza Italia, senza spaccare il partito e la coalizione, potrebbe decidere chi eventualmente, tra gli azzurri, far entrare in partita come ministro d’area. In pole c’è Mara Carfagna. Che altrimenti con la sua corrente “Voce libera” sarebbe già pronta a raggiungere Giovanni Toti, fuori da Forza Italia. I centristi di centrodestra hanno già detto sì a Mario Draghi. Senza perdere tanto tempo.