Draghi “fa” il Presidente del Consiglio. Almeno per ora. E chiede “realismo, prudenza, fiducia, unità”

Questi i requisiti per affrontare le sfide dell’anno appena iniziato. Il premier parla e placa le polemiche. “Questa conferenza stampa è un atto riparatorio per un errore di sottovalutazione delle vostre attese. E chiedo scusa”. Declinata ogni domanda sul Quirinale. Ristori si ma senza scostamento di bilancio

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi (Ansa)
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi (Ansa)

Più PdR o PdiC? Dopo un’ora di conferenza stampa dove ogni parola e sorriso e ghigno è stata pesato col bilancino in mano, resta la sensazione che Mario Draghi abbia parlato com presidente del Consiglio (PdiC) in carica che ha una lunga lista di cose da fare. La Presidenza della Repubblica (PdiR), a cui pure si era in qualche modo concesso il 22 dicembre nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, è certamente tra le cose possibili. Ma il premier non ci pensa. “Non ne voglio parlare e non risponderò a nessuna domanda che possa in qualche modo andare a trattare su sviluppi politici di breve periodo” taglio corto in modo tranchant all’inizio della conferenza stampa.In cui ha spiegato per filo e per segno la ratio dei provvedimenti dell’ultimo decreto Covid e ha ribadito un concetto tanto semplice quanto evidente: “La situazione quest’anno è del tutto diversa dallo scorso anno perché abbiamo i vaccini. Il paese cresce, non vuole più chiudere e se non chiude il paese, se i ragazzi nel pomeriggio fanno sport e la sera vanno in pizzeria, non possiamo chiudere la scuola che è l'argine contro le disuguaglianze e presidio della nostra democrazia”. 

La differenza

C’è una bella differenza rispetto al premier che il 22 dicembre si sottopose al fuoco di fila delle domande dei giornalisti e venne fuori la sua “disponibilità” per andare al Quirinale “da nonno al servizio delle istituzioni”. Da allora si è scatenato l’inferno tra i gruppi parlamentari che sono andati ancora più in confusione di prima. Sono spuntati più veti che voti a favore di Draghi tra i Grandi Elettori. Insomma, un pasticcio. Da quel 22 dicembre ci sono stati ben due Consigli dei ministri con due diversi decreti con misure antiCovid e nessuna conferenza stampa.  Soprattutto c’è un paese passato da 7-10 mila contagi ad una media di 150 mila con un numero di morti che si sta avvicinando drammaticamente ai 140 mila dall’inizio della pandemia. Così Draghi ha detto in premessa: “Non risponderò a nessuna domanda che riguardi sviluppi politici imminenti, ad esempio il Quirinale”. E ha voluto concludere prendendo lui la parola, “vorrei dire un’altra cosa…” e con un largo sorriso ha chiesto scusa per non aver fatto prima la conferenza stampa. “C’è stata una sottovalutazione delle attese. Vogliate prendere questo mio come un atto riparatorio. Non succederà più”. C’è una grandezza nell’umiltà.  

Unora di rivendicazioni

Per oltre unora il premier, seduti accanto il ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi, il ministro della salute Roberto Speranza e il professore Locatelli, responsabile del Comitato tecnico scientifico tutti armati di dati e tabelle più che eloquenti,  ha rivendicato tutte le decisioni prese, sulla scuola da tenere aperta e in presenza e sulle misure per arginare i no vax dai quali dipende la gran parte dei nostri problemi. Ha ripetuto, convinto, che nonostante le fibrillazioni che sono normali in una così vasta maggioranza, il Governo può andare avanti bene purché  nellanno che verrà e che è appena iniziato ci siano realismo, prudenza, ma anche fiducia e soprattutto unità. E qui ha parlato a tutti, alle forze politiche che sostengono il suo esecutivo ma anche a sindaci a governatori, medici e dirigenti scolastici, famiglie e ragazzi. Nessun immobilismo nè compromesso al ribasso, certamente mediazioni in nome del buonsenso,  che non hanno mai snaturato le decisioni prese e quello che lobiettivo di tutti: tenere l'Italia aperta. Merita qui riportare la sottolineatura  rispetto a domande che hanno provato a mettere Draghi di fronte al fatto che il suo governo non decide più e peggio ancora, è molto attento a non scontentare i Grandi Elettori.

Quando si introducono provvedimenti di questa portata - ha detto Draghi - occorre puntare all'unanimità della vasta coalizione che sostiene il governo.  Non deve essere la mediazione a tutti i costi e la soluzione trovata non deve perdere senso e spessore. Non è corretto parlare di fibrillazioni, ci sono fisiologiche diversità di veduta e in questo caso assai inferiori rispetto a quelle che ci furono sulla giustizia. Dunque gli ultimi consigli dei ministri non sono stati unesperienza nuova nè particolarmente drammatica. Piuttosto Draghi ha rimarcato la voglia da parte della maggioranza di lavorare insieme e di arrivare a decisioni condivise che cè stata in questi undici mesi: finché c'è quella il governo va avanti bene, quello è lessenziale.

Un silenzio eloquente

Il silenzio sulla partita che riguarda la successione di Mattarella è più che eloquente: quella del Quirinale è per Draghi una partita tutta da giocare ma di cui, semplicemente, non può e non deve parlare. Anzi, la ignora.

A chi lo accusa che il suo governo non decide più, ha replicato: Beh, insomma, siamo qui a spiegare 

perchè abbiamo tenuto la scuola aperta contro il parere di molti. Sembra più teso Bianchi che mette in fila i numeri di una situazione sotto controllo di chi ha a cuore la salute di ragazzi e ragazze e a cui certo non fanno piacere le accuse di usare gli studenti come cavie.  Su Emiliano, uno dei governatori ribelli che vuole tenere chiuse le scuole e a cui i Tar stanno dicendo picche, Draghi rivela un retroscena: Per inciso vi dico che Emiliano ha appena detto di essere sempre daccordo con Draghi anche se non è sempre  convinto.

Tante cose da fare

I giornalisti lo hanno incalzato. Nonostante le premesse ben quattro domande su otto hanno riguardato il governo, il suo futuro e il Quirinale. Draghi se lscavata sempre cosìA questa domanda non rispondo tranne che sulla parte che riguarda . altro. Ad esempio il caro bollette, il Pnrr, la battaglia da combattere in Europa sul patto di stabilità, i ristori economici a chi non ha potuto aprire durante le vacanze di Natale.  Guiderà ancora il Governo in questa fase di emergenza? Posso dire - ha replicato Draghi - che il lavoro del governo va avanti e che ci sono tante cose da fare, dai nuovi fondi da mettere in campo contro i rincari energetici alle sfide sul Next generation Eu. Ha anche frenato su un nuovo scostamento d bilancio. I ristori ci saranno ma non è detto serva fare nuovo debito visto chini legge di bilancio sono già stati previsti i fondi per alcuni settori come il turismo. Poiché mezza maggioranza ha chiesto 10 miliardi di scostamento, possiamo scommettere che questo sarà tema di acceso dibattito nelle prossime ore.

Nessun passo di lato, insomma, come avevano lasciato intendere Libero e Il Giornale su suggerimento di qualche ministro di maggioranza. Di sicuro SuperMario si sarebbe aspettato una maggiore difesa del proprio operato da parte delle forze di maggioranza. Che non cè stata. Ieri i vari leader, tranne Giorgia Meloni ovviamente, hanno accolto bene le parole di Draghi ma senza neppure dare troppa enfasi alla conferenza stampa. Letta ha trovato Draghi in palla. Salvini è stato positivo rispetto allimpegno sulla ricerca di soluzioni contro il caro energia che è la sua nuova battaglia che infatti lo sta premiando nei sondaggi. I 5 Stelle hanno rivendicato le scuole aperte che sono state invece la battaglia di Italia viva fin dal primo giorno. 

La testa al Quirinale

La testa dei vari leader era e resta sul Quirinale. Berlusconi non intende arretrare di un millimetro sulla candidatura per il Colle. Da giorni ripete -  e lo ha fatto anche ieri poco prima dellinizio della conferenza stampa - che se Draghi dovesse andare al Quirinale Forza Italia considererebbe sciolto il patto di unità nazionale. Dunque nessun sostegno ad un premier alternativo, ci sarebbe il voto anticipato.

Evocare le urne è utile soprattutto ad attrarre voti nel gruppo misto e nell'esercito dei grandi elettori che teme il voto. Al momento l'input nella Lega e in Fratelli d'Italia formalmente è quella di sostenere il Cavaliere affinchè non ci sia alcun veto da parte del centrosinistra sul suo nome. Salvini si limita a ricordare che sta lavorando da giorni con contatti a 360 gradi per garantire una scelta rapida, di alto profilo e di centrodestra. Il capitano leghista tratta in prima persona ma nei gruppi parlamentari (e non solo di Lega e Fdi) aumentano i dubbi sui numeri che il presidente azzurro puo' portare in dote. E soprattutto i timori di ritrovarsi nel momento topico della partita con un pugno di mosche in mano. Il centrodestra è alla ricerca di un Piano B e di un vertice che deve essere convocato. A questo punto dopo giovedì 13 quando si saprà qualcosa di più e meglio dal Pd. A cui il centrodestra chiede una cosa: non ci possono essere veti. Coraggio Italia deciderà la linea mercoledì.   

Non cè dubbio che Draghi sia ancora la prima opzione di Letta. Conte non la esclude, i centristi ci puntano. La trattativa sotto traccia riguarda la formazione di un nuovo governo. E questo sarebbe soprattutto il lavoro di Matteo Renzi.