[il punto] Draghi prenderà in mano il dossier Rai non prima di giugno. Priorità a riforme e decreto Sostegni 2

Il premier non intende farsi distrarre ora dalle polemiche sul caso Fedez e dai preliminari per la scelta del nuovo Cda. In 70 pagine ecco come saranno destinati i 40 miliardi di aiuti e incentivi. Anche senza accordi strutturali, Letta e Conte marciano uniti su giustizia, ddl Zan e Rai. Sempre che non arrivino sorprese dalla loggia Ungheria

[il punto] Draghi prenderà in mano il dossier Rai non prima di giugno. Priorità a riforme e decreto Sostegni 2

Alla faccia della piattaforma Rousseau, di cui Giuseppe Conte continua a non avere le chiavi non potendo così prendere le redini del Movimento, le prove dell’alleanza strutturale Pd-M5s sono in corso d’opera. E si registra in modo evidente su tre temi chiave come giustizia, cda Rai e disegno di legge Zan. Al di là di un accordo formale sulle candidature per le amministrative, in fondo gli accordi sui ballottaggi possono arrivare anche in corso d’opera, è il patto sulle politiche il vero obiettivo di Letta, Conte e Bettini. Le Agorà sono il futuro del centro sinistra largo dove si sa per certo che Conte vuole posizionare il suo Movimento. Sempre che la procura di Perugia, dove sono incardinate le inchieste originate dai verbali dell’avvocato Amara, non diano nei prossimi mesi brutte notizie sulla loggia Ungheria e i suoi aderenti.  

Il governo e la “rapidità”

Il premier Draghi osserva perplesso le dinamiche politiche. Non pensava che i partiti si agitassero così presto rispetto al semestre bianco, quando l’impossibilità di sciogliere le camere darà il bomba libera tutti, e al turno di amministrative in autunno che ha già i contorni di un turno di politiche. Sperava di avere a disposizione più tempo pacificato per incardinare le riforme prima ancora dei 140 progetti del Piano nazionale di ripartenza e resilienza. A domanda su quale orizzonte temporale immagina per il governo Draghi, il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile Enrico Giovannini ha spiegato ieri che “noi ministri tecnici, e anche i politici, stiamo lavorando alla massima velocità perchè abbiamo un Paese che attende risposte immediate e tutti hanno capito che la rapidità fa la differenza”. Non sa dire dunque “quanto dura l’esecutivo Draghi”. E’ sicuro però che tutti abbiano “la consapevolezza che vada assicurata continuità di azione anche al di là del 2023”. Dunque rapidità e qualità, nel piano vaccinale, nella ripartenza economica e nell’esecuzione delle riforme che sono alla base della realizzazione dei 140 progetti del Pnrr: sono queste le emergenze del gabinetto Draghi. Ai partiti e alle rispettive bandierine piacendo.

Avanti con il Sostegni 2

Ecco quindi che, come promesso, una volta consegnato il Pnrr a Bruxelles, ieri il Mef ha prodotto una prima bozza del decreto Sostegni 2, quello finanziato dall’ultimo scostamento di bilancio (10 aprile) per 40 miliardi. Nelle 71 pagine si trovano molte delle ipotesi fatte nelle scorse settimane: i nuovi ristori per i settori più penalizzati, turismo, ristorazione e cultura, i mutui per gli under 36 per acquistare casa, gli aiuti sui costi fissi, dalla Tari al canone Rai. E anche garanzie sulla liquidità, incentivi per la ripartenza, nuovi aiuti a chi rischia di restare più indietro, dai buoni spesa al reddito di emergenza, un nuovo pacchetto di misure per gli enti locali e la sanità, compresi i fondi per rimborsare le società sportive per i tamponi (che hanno consentito lo svolgimento dei vari campionati, pro e dilettanti), indispensabili per fare ripartire i campionati. Nella bozza anche il prolungamento dello sort working nel privato fino a settembre e finanziare la prima produzione pubblica di vaccini e anticorpi monoclonali nello stabilimento militare di Firenze.  

14 miliardi alle imprese

Alle imprese che hanno perso oltre il 30% del fatturato, è destinata la fetta più importante del decreto: altri 14 miliardi che saranno distribuiti dall'Agenzia delle Entrate e calcolati sempre in base al fatturato (ci vorrebbe troppo tempo). Sarà però possibile scegliere il periodo di riferimento e quindi una eventuale maggiorazione del contributo. La prima opzione prevede un contributo automatico, uguale a quello in via di erogazione in queste settimane e che spetterà a chi già ha fatto domanda e ha ricevuto il bonifico o l'ok al credito d'imposta. In alternativa, chi pensa di essere svantaggiato dalla comparazione tra il 2020 e il 2019, potrà optare, con una apposita domanda, per un ricalcolo delle perdite basate sempre sulle differenze di fatturato (o corrispettivi) ma su un mese diverso (marzo). Accanto agli indennizzi per le imprese arriveranno anche una serie di sgravi sui costi fissi: credito di imposta per gli affitti commerciali coprirà gennaio-maggio; stop bollette gas e acqua (nel Sostegni 1 c’è già l’intervento sulla corrente elettrica). Ancora in bianco altre misure, la nuova indennità per stagionali e anche l’intervento per Ita che dovrebbe garantire “stipendi e fattibilità del piano” per la società nata dopo il commissariamento di Alitalia. In arrivo anche lo stop alla prima rata Imu, 600 milioni per ridurre la Tari, l'azzeramento del canone Rai per alberghi, bar e ristoranti, e l'esonero della tassa sui tavolini fino alla fine dell'anno. Tutti interventi, questi ultimi, che potrebbero transitare dal Senato, con l'ok a una serie di emendamenti al primo decreto Sostegni su cui la maggioranza sta chiudendo l'intesa complessiva in queste ore. Ci sono anche una serie di misure per rafforzare la solidità delle imprese nella fase di ripresa, ad esempio il ripristino dell’Ace se “innovativa” al 15%, gli incentivi per le aggregazioni, nuove garanzie per le Pmi e start up su ricerca e sviluppo (non pagheranno la tassa del 26% sulle plusvalenze fino al 2025).  

Cartabia accelera su civile e penale  

Da una parte la ripresa economica, dall’altra le riforme di sistema senza le quali il Pnrr rischia di diventare carta straccia agli occhi di Bruxelles. Che, è bene ricordare, vincola l’erogazione dei fondi in base allo stato di avanzamento delle opere. In settimana il ministro della Giustizia Marta Cartabia torna a riunire la maggioranza sul tema giustizia civile per vedere se non di chiudere però di accelerare molto. La prossima settimana analogo appuntamento stesso sul fronte del penale visto che oggi scadono i termini per gli emendamenti in Commissione giustizia alla Camera (l’idea è di partire dalla proposta del Parlamento). Il Movimento, pur salvaguardando la riforma Bonafede e non toccando il tema della prescrizione, punterebbe ad un accordo con il Pd per ridurre i tempi dei processi.

Il fatto è che lo schema Pd-M5s-Leu si ripropone ormai su tutti i provvedimenti. Anche sul nuovo Rai-gate sembra esserci la convergenza Pd-M5s: no alla censura e accelerare sul ddl Zan trova concordi Enrico Letta e Giuseppe Conte, Pd e M5s. Con una buona dose di ipocrisia, va detto: i 5 Stelle dello streaming e della Rai “liberata dai partiti” hanno occupato la Rai in ogni ordine e grado di posti e incarichi. Sono stati i governi Conte 1 e 2 a gestire l’azienda di viale Mazzini in questi tre anni. Ecco che sono suonate fuori luogo gli appelli “fuori i partiti dalla Rai”. Così come lo scandalo Fedez: è una strana censura quella che amplifica un tema, in questo caso il ddl Zan, fino a farlo atterrare su prime pagine e siti come mai era successo in un anno di iter parlamentare. Il che non significa che in Rai non ci sia censura, anzi. Ma non, in questo caso, al concertone. Dove, invece, un abilissimo Fedez con la potenza di fuoco dei suoi social, ha costretto tutti, anche Salvini, in braghe di tela. Tutti però, non solo la Lega o Fdi. L’asse Pd-M5s si ritrova anche sulla riforma della governance Rai, una nuova riforma dopo quella firmata dal governo Renzi. La Lega denuncia un'operazione costruita a tavolino visto che “Pd e M5s avrebbero potuto avanzare prima delle proposte di riforma”.  

Il nuovo Cda Rai

Ma la madre di tutte le battaglie è quello che riguarda il rinnovo del Consiglio di amministrazione in scadenza tra un mese ma nei fatti “scaduto” pochi giorni fa con l’approvazione del bilancio. Che è in pareggio “ma potrebbe riservare brutte sorprese” denuncia Michele Anzaldi (Iv) membro della Commissione di vigilanza. “Il bilancio 2020 è in pareggio ma dove sono finiti i 150-200 milioni risparmiati grazie al fatto che Olimpiadi ed Europei di calcio sono stati rinviati al 2021?”. Urge un manager che voglia e sappia usare i poteri a lui attribuiti dalla riforma Renzi e rimetti a posto in fretta conti e palinsesti. Il Cda conta sette membri: quattro di nomina parlamentare (arrivate le candidature, gli uffici lavorano ad una lista unica ma non se ne parla di votare prima di giugno), uno tra i dipendenti Rai e due espressione del governo, del premier e del ministro Franco. Draghi sarà così costretto a mettere la testa anche sulla Rai. E’ chiaro che punterà sulla scelta di vertici competenti e autonomi dalla politica. E per l’appunto tutti i partiti, Lega, Pd e m5s, stanno già facendo circolare in queste ore i loro desiderata. Giusto di il tempo di dire, “fuori la politica dalla Rai” e fare l’esatto contrario.