Draghi stoppa polemiche: avanti su tutto, da Green pass all’obbligo dei vaccini passando per le riforme

La conferenza stampa della ripresa. “Il governo faccia il governo e i partiti facciano i partiti”. Nel senso che non si governa con le polemiche tra partiti che non pesano sull’esecutivo. Salvini però rischia l’isolamento. Anche tra i suoi

Il premier Mario Draghi (Ansa)
Il premier Mario Draghi (Ansa)

Tre, quattro colpi da maestro stoppano un dibattito che lasciato libero da una ventina di giorni rischiava  di strozzare l’azione di governo. E di abbandonare i segretari dei vari partiti della larga maggioranza al destino che forse meritano: una crisi di governo in pieno semestre bianco e chiusura anticipata della legislatura. Il primo colpo da maestro è Il “doppio sì, intendo Sì alla prima e Sì alla seconda domanda” con cui Mario Draghi liquida la domanda tecnicamente più insidiosa e che ad atri avrebbe portato via come minimo una mezzoretta di “se”, “forse”, “vedremo”: pensate di rendere obbligatorio il vaccino una volta che Ema e Aifa lo classificheranno come farmaco ordinario; e pensate di procedere alla somministrazione della terza dose di vaccinazione. Il secondo è quando con classe e sarcasmo smonta una faccenda che sta ingrossando fin troppo, il ministro dell’Interno, sotto doppio attacco di Salvini e di Meloni: “Il ministro Lamorgese sta facendo bene” in una situazione molto complessa dal punto di vista geopolitico. Un incontro a tre con me e Salvini? “Boh, e perché no, se Salvini ci tiene così tanto, potrebbe essere utile… magari non lo facciamo in diretta tv”.

"Il governo va avanti e non vedo tragedie all’orizzonte"

Il terzo è una risposta che fa chiarezza di tanti retroscena di giornale e qualche fuga in avanti di qualche segretario, Pd compreso che spinge per buttare la Lega fuori dalla maggioranza: “Il governo va molto d'accordo e il Parlamento ha fatto un lavoro straordinario e continua a farlo. Non vedo nessun disastro all'orizzonte e non mi preoccupo per il mio futuro”. Il motivo è semplice: “Il governo non deve fare il mestiere dei partiti, come i partiti non devono fare il mestiere del governo. Quindi se c'è bisogno di un chiarimento politico, deve  avvenire a livello di partiti, non di governo”. La ciliegina è quando il premier allarga un po’ le mani e dice: “Sicuramente qualcosa andrà storto, ma vi assicuro che noi ce l’abbiamo messa tutta”. Non basterà per spengere polemiche e tatticismi in vista del voto del 3 ottobre. Ma sicuramente ieri Draghi ha dato un bello stop. A Salvini, ma anche a Letta richiamati entrambi all’ordine senza tanti giri di parole.

A scuola in presenza

Consiglio dei ministri numero 34 (approvato il decreto mobilità), prima conferenza stampa dopo le ferie che in realtà non sono mai iniziate. “Non abbiamo passeggiato come dice qualcuno” puntualizza Draghi che magari sorvola su tante questioni ma sembra non tollerare che si metta in discussione la capacità di lavoro guidata da una ferrea etica del lavoro. Il governo ha lavorato alla ripresa, ai trasporti, alle riforme per il mondo del lavoro, alla scuola. Che inizierà in presenza.  "Le lezioni sono sempre state una priorità del governo, ricordate quando abbiamo rispetto ad aprile tra le critiche, abbiamo dato un mese in più di lezioni in presenza ai nostri ragazzi. Ora abbiamo il 91,5% degli insegnanti con una dose di vaccino”.  E nelle classi dove tutti saranno vaccinati si potranno allentare le misure, vie le mascherine, si tornerà a sorridere, ha promesso un ottimista ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi. Quanto ai trasporti, “l'applicazione del green pass mi pare stia andando bene, poi ci saranno sempre i casi di foto di mezzi pieni, ma in generale la preparazione è stata ben fatta” ha garantito il premier. Vaccinazioni, tamponi, green pass: tutto nella scuola si risolverà e non ci saranno più alibi - ben cavalcati dai sindacati della scuola - appena il vaccino diventerà obbligatorio. E comunque a fine settembre saremo all’80 per certo di vaccinati. Non sarà l’immunità di gregge ma ci si avvicina molto. Al netto del fatto che spunti fuori un’altra variante.

L’agenda di ottobre

L’agenda di governo si è un po’ rallentata. Ci sono ancora 23 riforme legate al Pnrr da approvare entro la fine dell’anno, pena congelamento fondi Ue. Il Presidente del consiglio guarda avanti, parla di un calendario fitto, “riforma del fisco, legge sulla concorrenza, e poi pensioni e tutte le riforme che riguardano il lavoro che saranno ispirate e guidate da una organico progetto industriale”. Per aiutare i tanti settori che dovranno adeguarsi ad importanti cambiamenti e gli altri che dovranno nascere visto che “siamo in una fase di transizione economica e sociale in cui molto è destinato e cambiare”. Messaggio chiaro ad imprenditori, sindacati e lavoratori.  Il progetto industriale per il Paese è quello che chiedono a gran voce i leader sindacali. “Senza un progetto e una visione - ha detto ieri sera il segretario della Cgil Maurizio Landini alla festa Fiom di Firenze  - non è possibile mettersi intorno al tavolo e  ragionare di posti di lavoro ma soprattutto di qualità del lavoro".

Intanto, "vaccinarsi"

"Mi spiace ripetermi - ha detto Draghi - ma sono costretto a farlo: vacciniamoci tutti per far ripartire le attivitàà produttive, la scuola, la vita del Paese”. Intanto sarà allargato l’obbligo del Green Pass. “Su tempi, modi, priorità sarà attivata la cabina di regia come è stato chiesto dal senatore Salvini  ma l'estensione del green pass per lavoro, trasporti, eventi ci sarà, ne stiamo discutendo da tempo”. Sull’obbligo ha parlato anche il ministro della Salute Roberto Speranza seduto accanto a Draghi insieme con i ministri Gelmini, Bianchi e Giovannini, salute, scuola, buoni rapporti con le regioni e Infrastrutture, i quattro pilastri della ripresa di autunno. Dopo Draghi, anche Speranza ha parlato di obbligo per i vaccini. Del resto “è già attivo per il personale sanitario” così come esiste già l’obbligo fino a 14 anni.

Il governo va avanti

L’obbligo di vaccino e l’allargamento del green pass portano come sè fulmini e saette di un pezzo di Lega e delle opposizioni. Eppure  il premier non ha dubbi: “Il governo va d’accordo, molto,  e il Parlamento ha fatto un lavoro straordinario e continua a farlo. Non vedo nessun disastro all'orizzonte e non mi preoccupo per il mio futuro". Insomma mediazione sì, confronto pure, ma non sembrano previste strade alternative. Anche perché l'economia continua a crescere più delle aspettative “ma non credo valga la pena compiacersi troppo delle cifre , siamo caduti come non si vedeva da decenni”. E quindi il segno più è “in parte un grande rimbalzo, la vera sfida sarà mantenere un tasso di crescita considerevolmente più elevato di prima della pandemia nei primi mesi del prossimo anno”. Solo a quel punto, se dovesse confermarsi il segno + potremmo dire che c’è una vera ripresa e non solo un rimbalzo.

Salvini rischia l’isolamento. Anche dei suoi

Il segretario leghista non ha commentato direttamente le parole del premier ma non deve aver gradito anche la difesa, da parte di Draghi, dell'operato della ministra Luciana Lamorgese, la forte critica a chi mette in discussione l'accoglienza dei profughi dall’Afghanistan e meno che mai l’obbligo vaccinale e l’estensione del Green Pass. Una specie di sconfessione della propaganda leghista delle ultime settimane. La conferenza stampa avviene il giorno dopo lo strappo leghista sul green pass in commissione alla Camera. Alla domanda, “preferisce la Lega di Borghi o quella di Giorgetti” Draghi ha scansato il trabocchetto: “La Lega è una e ha un capo che si chiama Salvini” ha risposto. “Del resto, se dessi retta a quello che si dice, dovrei parlare con almeno tre, quattro leader per ogni partito”.
Salvini non replica ma da via Bellerio arriva una puntuta nota di partito.  Si ribadisce infatti la contrarietà all'obbligo vaccinale: “Più di 38 milioni di italiani hanno gia' liberamente scelto e completato il ciclo vaccinale, oltre il 70% della popolazione sopra i 12 anni, a cui si aggiungono 5 milioni di cittadini guariti. La Lega era e rimane contro obblighi, multe e discriminazioni, ricordando che in nessun Paese europeo esiste l'obbligo vaccinale per la popolazione”. “Insistiamo invece, e porteremo la proposta al voto anche in Parlamento, perché lo Stato garantisca tamponi gratuiti, salivari e rapidi, per tutti coloro che ne abbiano necessità”. Un'altra nota definisce poi “urgente e necessario un incontro con Draghi e la ministra Lamorgese” citando i numeri degli sbarchi di migranti. In una giornata per lui pesante (ha sempre meno spazio e argomenti per stare dietro alle scorribande di Giorgia Meloni), l’unica cosa che Salvini porta a casa è la cabina di regia che deciderà l’allargamento del green pass. Modalità e tempi, ma sarà allargato. Un’altra sconfitta per il leader della Lega. Che inizia a sentirsi isolato anche dentro il suo partito.