[il caso] Draghi striglia le Regioni e indica gli errori. E avverte: “Sui vaccini non possiamo già sbagliare”

Il premier affronta per la seconda volta il Parlamento. L’aula ascolta, apprezza e non fa polemiche. Piace “l’orgoglio nazionale”, l’ammissione degli errori e la voglia di guardare avanti. Soprattutto piace la promessa delle aperture dopo Pasqua

Il presidente del Consiglio Draghi si prende una pausa (Foto imagoeconomica)
Il presidente del Consiglio Draghi si prende una pausa (Foto imagoeconomica)

Alla seconda convince più della prima. E essendoci stati in mezzo quaranta giorni di pandemia con centinaia di morti e decine di migliaia di contagi, non era scontato. La luna di miele non c’è mai stata e forse neppure ci poteva essere per i modi e il contesto in cui Mario Draghi è diventato premier. Ma il gradimento resta alto. Almeno quanto le attese. Soprattutto cresce la confidenza. Tanto che il premier sceglie di precedere la riunione del Consiglio europeo di oggi e domani non con l’informativa ma con le “comunicazioni” al Parlamento con relative votazioni finali sugli ordini del giorno. Nell’ultimo anno, per dire, Giuseppe Conte ha quasi sempre scelto la strada dell’informativa per evitare la conta in aula. In un Parlamento con molti assenti causa prevenzione Covid, al Senato a fine mattinata Draghi ha ottenuto 231 voti a favore, 25 i no e 11 gli astenuti (ex M5s passati nel Misto). In serata alla Camera su 444 presenti, i Sì sono stati 388, 30 i No e 25 gli astenuti.

Opposizioni a corto di argomenti

Ciò che ha colpito della seconda uscita parlamentare del premier, la prima dopo la fiducia, è che nel dibattito non ci sono stati acuti nè attacchi frontali da parte delle opposizioni (Fratelli d’Italia, Sinistra italiana e Alternativa c’è) e anche le critiche si sono fermate al livello del suggerimento. Tanto nell’intervento che nelle repliche Draghi ha messo il Parlamento al centro. “Il piano coinvolgimento del Parlamento è un passaggio importante” ha esordito. “Il sostegno che ho avuto nei vostri interventi rende questi passaggi internazionali molto più forti” ha ringraziato nella replica. Aggiungendo: “Queste discussioni internazionali, se hanno un passaggio come questo o altri, vengono recepite non come soluzioni di élite ma come soluzioni condivise con il Paese. Quindi grazie anche per questo”. Parole preziose, che ben dispongono, in un Parlamento che viene da tre anni di umiliazioni, “tagliato” e bypassato da Dpcm e voti di fiducia.

Soprattutto Draghi ha convinto per quello che ha detto e per come lo ha detto. Senza negare colpe e responsabilità: alle Regioni, all’Europa, al piano vaccinale che doveva già essere decollato. Rivendicando l’orgoglio nazionale (“se c’è il coordinamento europeo sui vaccini bene altrimenti facciamo per conto nostro”) sui vaccini per oggi e per domani. E suggerendo la linea a Bruxelles circa il blocco dell’export di fiale verso paesi terzi che non rispettano la reciprocità. Uno su tutti: la Gran Bretagna. Una posizione che ha spiazzato persino Fratelli d’Italia. Otto applausi in un discorso di venti minuti secchi, sono tanti. Il più sentito quando ha detto: “Vaccinare più persone possibile, nel più breve tempo possibile” e insieme lavorare alla “riapertura del Paese a partire da dopo Pasqua” e “a cominciare dalla scuola almeno fino alla prima media e anche in zona rossa”. Poi ha aggiunto un paio di volte “speriamo”. Un bel cambio di passo rispetto ad una narrazione da sconfitti e da paura che ha prevalso nei mesi scorsi. Che arriva, e non è un caso, nel giorno in cui anche il Presidente della Repubblica Mattarella parla di “uscita più rapida dalla crisi se ci liberiamo dalla retorica del declino e saremo capaci di esprimere e realizzare idee originali, progetti innovativi e visioni lungimiranti”.

Fiducia e non paternalismo

“Voglio trasmettere un messaggio di fiducia” dice Draghi per introdurre il capitolo vaccini, la prima mission del suo governo. A un anno e poco più dalla dichiarazione di pandemia “dobbiamo fare tutto il possibile per una piena e rapida soluzione della crisi sanitaria. Sappiamo come farlo perchè abbiamo quattro vaccini sicuri ed efficaci”. In un mese sono cambiate tante cose: esiste il Piano vaccini che prima non c’era, sono scesi in campo Esercito e Protezione civile (che Conte aveva tenuto fuori da tutto), il generale Figliuolo e l’ingegnere Curcio al posto di Arcuri. L’obiettivo è 500 mila dosi al giorno e l’immunità di gregge all’80 per cento tra settembre e ottobre. “In un mese è stata raddoppiata la capacità di somministrazione e siamo passati da 76 mila dosi a quasi duecentomila”.

Sulla trasparenza dei dati

Sulla trasparenza dei dati possiamo fare meglio e di più e “saranno disponibili in modo dettagliato sul sito del governo”. Ma non tutto va come deve andare. “Siamo all’opera per compensare i ritardi di questi mesi” ammette il premier che è entrato a palazzo Chigi quaranta giorni fa. Anche Bruxelles ha sbagliato sui vaccini. Ma basta recriminare. E’ necessario agire in tre mosse: rispetto degli accordi da parte di chi produce i farmaci; sanzioni severe se gli accordi non sono rispettati (e vediamo ora come va a finire la storia dei 29 milioni di dosi trovati “nascosti” nella fabbrica di Anagni, di sicuro non andranno in Gran Bretagna); sostituzione dei vaccini mancati con fiale di altre marche. Idee chiare, visione: tranquillizza ascoltare uno che sa cosa si deve fare, che ha un Piano B e magari anche il C. “Io non so - ha detto Draghi - se ci sono stati errori (da parte della Ue, ndr) e non mi va di perdere tempo su quello che è stato. Certamente c’è stata una gran delusione di tutti i cittadini europei. Questo è fuori discussione”. Applausi sentiti. Anche da Fratelli d’Italia. Ora, anche in Europa, “le cose vanno meglio, c’è il commissario Breton che è bravissimo e stiamo facendo di tutto per rafforzare il coordinamento. La scelta europea è la prima strada, quella giusta. La ricerca di altre strade viene sempre dopo. In questo vorrei essere molto chiaro”.

Le regioni che sbagliano

Giorni e giorni di riunioni, verifiche e riscontro dati con il commissario Figliuolo e il capo della Protezione civile Curcio hanno però convinto il premier che uno dei problemi sta nel rapporto tra Stato centrale e regioni. Ma soprattutto nella scelte sbagliate fatta da qualche governatore. Il j’accuse è forse il più duro ascoltato in questi 40 giorni di governo. “Alcune regioni trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale”. Ce l’ha con chi ha fatto vaccinare avvocati trentenni ma ha coperto solo il 20 per cento degli ottantenni. Ad esempio la Toscana. Ma non solo: intere categorie, ad esempio magistrati, professori universitari, ma anche maestri di discipline sportive, alcuni giornalisti (il caso Scanzi a Arezzo e della tv privata in Molise è esemplare in negativo) hanno fatto prevalere il rischio a cui sono esposti lavorando ogni giorno a contatto con il pubblico. “Dobbiamo essere uniti nell’uscita dalla pandemia come lo siamo stati soffrendo insieme nei mesi precedenti. Tutte le regioni devono attenersi alle priorità indicate dal ministero della Difesa”.

Il secondo trimestre

Anche qui, è inutile recriminare sulle ragioni e i torti del passato. Ad esempio è venuto fuori che il governo precedente aveva promesso entro Natale l’attivazione di una piattaforma di prenotazione unica in tutto il Paese. La piattaforma non è mai arrivata. Ognuno è andato per la sua strada con i disastri e i ritardi che conosciamo. Regioni come la Lombardia e la Toscana, oltre la Calabria, l’Umbria ma anche il Friuli Venezia Giulia, hanno accumulato ritardi vergognosi sugli anziani, due milioni e mezzo di over 80 non sono stati ancora vaccinati. Draghi non fa la lista dei buoni e dei cattivi. Però dice quello che i governatori devono fare da ora in poi: “Unità di azione; pragmatismo; , sburocratizzazione di alcuni passaggi nella somministrazione delle dosi”. Nessuna intenzione ovviamente di utilizzare clausole di supremazia o di limitare l’autonomia delle regioni. Il governo però ha il monitoraggio in tempo reale su dosi e anagrafica ed è in grado di dare aiuto e sostegno logistico a chi lo chiede.

I governatori di Friuli e Calabria, Fedriga e Spirlì, non hanno gradito le accuse di Draghi. E può darsi che la faccenda abbia qualche conseguenza oggi nella conferenza Stato-regioni. In Umbria qualcosa sta cambiando già in queste ore: restano aperte solo le prenotazioni per “categorie prioritarie” e sono state sospese quelle “per tutte le categorie essenziali” con l’obiettivo di dare priorità “ad anziani e fragili”. Il commissario Figliuolo chiederà alle Regini una revisione delle percentuali di ripartizione dei vaccini in base alla popolazione residente. Anche per evitare un altro scandalo: i residui di lotti in frigorifero in quantità superiore al 15% indicato dal ministero. Insomma, la sfida che Draghi ha consegnato al Parlamento è chiara: il secondo trimestre, aprile - giugno, non può subire intoppi. Il rodaggio è stato fatto in questi 40 giorni e ora tutti devono marciare. Sicuri che le dosi di vaccino, di una marca o dell’altra, non mancheranno. La “presenza” a distanza del presidente Usa Biden stasera al Consiglio europeo è decisiva in questo senso.

"Autonomia strategica”

E’ il concetto che ritorna spesso nelle parole del premier e nei vari interventi. In genere se ne parla in riferimento alla difesa e alla sicurezza, al mercato unico. “Ma io credo - ha detto Draghi - che oggi la prima autonomia strategica sia in fatto di vaccini”. Ed è un concetto che piace e convince tutta l’aula perchè guarda ad un futuro di qualità nella ricerca, nell’università, nella qualità di nuovi posti di lavoro. “La pandemia - ha aggiunto il premier - ha reso evidente l’opportunità di investire sulla capacità produttiva di vaccini in Europa. Dobbiamo costruire una filiera che non sia vulnerabile rispetto agli shock e alle decisioni che vengono dall’esterno. E abbiamo già iniziato a stabilire accordi di partnership con case internazionali per la produzione in Italia. Applausi sentiti anche qua. Il ministro Giorgetti (Mise) ha in mano il dossier che sta facendo progressi importanti proprio sul punto della produzione in Italia. Anche il ministero della Difesa è al lavoro con “notevoli progressi”. Al centro del programma c'e' l'accordo che l'Agenzia industrie Difesa ha siglato con la 'Fondazione Toscana Life Science' su ricerca e sviluppo per valutare la possibilità di realizzare anche un impianto di produzione di vaccini di origine virale. La sede della produzione, che non avverrà prima dell'inizio del 2022, sarà lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Quelle piccole gaffe che piacciono

La Sfinge Draghi ha anche un tratto di empatia molto british che sta venendo fuori un pezzettino alla volta. E regalano qualche risata che non guasta. Ieri ad esempio Draghi ha litigato per l’ennesima volta con i microfoni. Quando ha preso la parola per la replica al Senato, era in piedi, il microfono acceso davanti ma si sentiva poco e male. E’ dovuto intervenire un assistente parlamentare per posizionarlo meglio. Il premier ne ha preso atto: “E niente, non c’è verso, scusate…” ammiccando un sorriso. I microfoni stanno diventano un “problema” per il premier. Non c’è volta che non litighi. È diventata virale sui social la foto con l’occhiataccia che Draghi ha lanciato all’assistente parlamentare che venerdì scorso, nella prima e per ora unica conferenza stampa, ha potato un “gelato” microfono perchè si potesse sentire meglio. La prima volta in aula s’era dimenticato di accenderlo. “Scusate devo imparare” disse. Persino Salvini, che pure sta ogni giorno in qualche radio, piazza, tv a spiegare cosa non va o potrebbe andare meglio, ha avuto parole entusiaste per Draghi. Il leader della Lega ha apprezzato “la sintesi, la precisione e le risposte nel merito”. Anche quel congedo finale, “io credo di aver finito, buongiorno e grazie”. Non male per un banchiere tecnocrate.