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Draghi avvia la Fase 2 del governo. Dovrà "correre". Più forte o più debole sulle macerie dei partiti?

Oggi subito il Consiglio dei ministri. Sul tavolo misure per alleggerire e semplificare il sistema anti Covid. E le misure contro il caro bollette. Fratelli d’Italia ha già iniziato la campagna elettorale. Meloni: “Il centrodestra è polverizzato”. Bisogna vedere cosa faranno Lega e Forza Italia

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi (Ansa)
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi (Ansa)

Tra le macerie della loro stessa implosione, i partiti anche di maggioranza, oggi si chiedono se il governo sia “più forte” o “più debole”. E invece di occuparsi come prepararsi alle politiche del 2023 - ad esempio cercando di governare bene nel prossimo anno - visto che saranno i partiti e i singoli leader e non certo la “politica” a cercare voti e consenso, hanno pensato bene di iniziare la campagna elettorale. Stando “orgogliosamente” all’opposizione, Giorgia Meloni è la prima a suonare le trombe elencando quelli che saranno i temi più gettonati. Il primo, già sul tavolo da qualche tempo, è l’elezione diretta del Presidente, modifica costituzionale di un certo peso che apre le porte alla fine della democrazia parlamentare e all’inizio di non si sa bene cosa.

Fratelli d’Italia già in campagna elettorale

Nell’immediato è già ripartita la gran cassa contro le restrizioni contro il covid, per avere lo scostamento di bilancio di decine di miliardi per ristorare i settori dalle perdite del “lockdown nei fatti imposto dalle regole del governo” e per l’aumento dell’energia. Bastava farsi un giro ieri sera su alcuni canali tv per capire l’aria che tira e come sarà da qui ad un anno. Come sotto tema - al momento c’è ancora un po’ di ritegno - ci sono le polemiche per l’elezioni di Mattarella e sempre Fratelli d’Italia che dice: “E’ stato eletto lui perchè è l’assicurazione migliore per chi non vuole andare a votare”. Quello che c’è veramente da capire è cosa faranno la Lega  e i partiti di centro (Forza Italia & C).

L’implosione del centrodestra (“la coalizione non esiste più, è polverizzata, esiste la volontà popolare che chiede di essere rappresentata ed io sono pronta” ha ripetuto anche ieri Giorgia Meloni) è infatti un elemento di forte destabilizzazione per il governo. Giancarlo Giorgetti, capodelegazione della Lega al governo, uno dei migliori sponsor di Draghi, lo dice da mesi e lo ha ripetuto sabato quando Mattarella non era stato ancora eletto: “Adesso va chiarito subito come si sta al governo, basta con quelli che stanno in maggioranza ma poi stanno fuori a bombardare quello che fa la maggioranza”. Analoga variabile sulla tenuta del governo è il Movimento 5 Stelle dove le macerie sono già polvere.

La Fase 2 del governo Draghi

Il governo ora “è più forte” e deve correre. Senza fermarsi a fare cambi di caselle nell'esecutivo perchè “squadra che vince non si cambia”. Questo il messaggio che filtra da palazzo Chigi. Il Pd, ma anche Iv e Forza Italia, fanno quadrato attorno al premier Mario Draghi che è intenzionato a rendere più incisiva la “fase 2” dell'esecutivo di unità nazionale. Ma la forza o la debolezza dell’esecutivo dipenderà dai partiti che hanno fallito nell’elezione del Capo dello Stato e ora devono  fare i conti con le crepe che sospetti, divisioni e veti incrociati hanno lasciato sia tra alleati sia all'interno delle singole formazioni. Il centrodestra è “polverizzato”, copyright  Giorgia Meloni, la Lega si prepara al redde rationem nel consiglio federale convocato domani, tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio si consuma lo scontro più aspro - ed esplicito - da quando l'ex premier è alla guida del Movimento 5 Stelle.

Tutti segnali che sembrano presupporre ad una navigazione assai agitata nel prossimo anno. Da questo punto di vista non c’è dubbio che il ticket Mattarella-Draghi sia l’assicurazione migliore contro derive autodistruttive. Se i governo fallirà - se non riuscirà a raggiungere gli obiettivi del Pnrr e altro - la responsabilità sarà ancora una volta dei partiti. Ma non della politica. E non certo del governo. I cittadini poi se lo ricorderanno, si spera, quando poi andranno a votare.

Oggi subito Consiglio dei ministri

“C'è un prima e un dopo, non si riparte come se nulla fosse” pronostica un dirigente dem. Gli occhi sono per lo più puntati sulla Lega: si moltiplicano le scommesse sul “quando” più che sul “se” uscirà dal governo. Il ministro Giorgetti oggi sarà in Consiglio dei ministri con il resto della compagine leghista, pronto a sostenere la riapertura delle discoteche per San Valentino, come chiedono gli operatori. Il premier oggi riunisce lo staff per impostare l'azione del governo nel prossimo periodo. Si riparte dal Covid: per ora si metterà mano alle misure in scadenza il 31 gennaio- oltre alle discoteche, l'obbligo di mascherine all'aperto, feste e concerti - poi c’è da mettere ordine su regole delle quarantene a scuola e da rispondere alle altre richieste che vengono dai governatori, a partire dalla revisione del sistema dei colori. Difficile fare tutto in una volta - anche perchè è necessaria prima una cabina di regia -, probabile un secondo Cdm già mercoledì o giovedì mattina prima del giuramento di Mattarella (ore 15,30).  Di sicuro “andremo a semplificare e ad alleggerire, lo consentono i numeri” filtra dal ministero della Salute. I rigoristi puntano alla proroga di un mese. Gli aperturisti, a cominciare dalla Lega, puntano ad una mini proroga di 15 giorni.

“Alleggerire e semplificare”

Altre misure urgenti, da prendere in settimana, riguardano la scuola. Dopo le modifiche introdotte con il decreto sostegni - chi ha il pass rafforzato rientra dall'autosorveglianza senza dover fare il tampone - il governo vuole mettere mano alla babele di regole che sta creando difficoltà e problemi nelle scuole e nelle stesse famiglie. Le ipotesi sono sostanzialmente due. Estendere alle elementari le regole già in vigore per medie e superiori: la classe va in didattica a distanza a partire da tre contagi mentre con 2 positivi rimarrà a casa solo chi non è vaccinato (o chi è vaccinato da piu' di 120 giorni e non ha fatto il booster o chi è guarito da piu' di 120 giorni). Per chi andrà in Dad niente più quarantena ma l'autosorveglianza. Ci sarà poi l'equiparazione del sistema delle quarantene scolastiche a quello in vigore per tutti i cittadini: niente isolamento per vaccinati da meno di 120 giorni o con booster e guariti, 5 giorni per chi è vaccinato o guarito da più di 120 giorni e 10 giorni per i non vaccinati.

Un altro fronte sul quale non sembrano esserci contrasti è la richiesta delle Regioni di distinguere i ricoverati “per” Covid da quelli “con Covid”, pazienti asintomatici che entrano in ospedale per un altro motivo e risultano poi positivi al tampone di controllo. La richiesta dovrebbe essere accolta anche se nel bollettino continuerà ad essere segnalata la presenza dei malati con Covid.

Discussione ancora aperta invece sul sistema dei colori e la durata del green pass. Le Regioni hanno chiesto di “avviare un percorso di normalizzazione della vita dei cittadini e dell'intero Paese” procedendo ad una “semplificazione delle regole, basandole non più sulla suddivisione per zone di rischio ma concentrando esclusivamente l'attenzione sui cittadini, in relazione al completamento del ciclo vaccinale”. Dunque via il sistema delle fasce. La risposta potrebbe essere che resta il sistema dei colori per l'analisi epidemiologica e la zona rossa quando i numeri lo richiedono.

Un'altra valutazione sul tavolo riguarda l'estensione della durata del green pass per chi ha fatto il booster. Da domani il certificato verde durerà sei mesi (non più nove) e dunque chi ha fatto il richiamo a settembre si vedrà scadere il pass a marzo senza possibilità di rinnovo.

Scostamento sì o no?

I ministri, non solo della Lega,  torneranno oggi alla carica con la richiesta di scostamento di bilancio per fronteggiare il caro-bollette. Anche il dem Enrico Letta chiede un intervento “subito” per evitare che “l'aumento enorme del costo dell'energia blocchi” una ripresa che intanto viaggia mezzo punto sopra le attese. Lo certificherà stamani l'Istat con i dati preliminari sul Pil del quarto trimestre e dell'anno, che potrebbe segnare un +6,5%. Numeri da “boom economico” come va dicendo Renato Brunetta, tra i più entusiasti per la riconferma del governo “dei due presidenti”. Draghi finora ha detto no ad un nuovo scostamento di bilancio. Gli oltre dieci miliardi già messi a disposizione contro il caro energia sono stati recuperati da avanzi di spesa e sistemando il bilancio. Una crescita così forte, mezzo punto di Pil in più, 8-9 miliardi, significa più entrate fiscali e quindi altri soldi a disposizione per il governo. Vedremo. Di sicuro la crisi dell’energia è adesso il problema più grave ed urgente.

Sulla richiesta di extradeficit i partiti sono stati fin qui compatti (più cauta Italia Viva) ma oramai anche al Mef dubitano che si riesca ad arrivare fino ad aprile, quando si scriverà il Def, senza rimettere mano al quadro dei conti pubblici.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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