[Il caso] Il doppio “schiaffo” di Conte e Lamorgese al Movimento 5 Stelle: “L’accordo sulle regolarizzazioni c’è già, fine dei giochi”

Via libera nella notte alla bozza del decreto. Di Maio e poi Crimi fanno anche due, tre passi indietro. Il prezzo da pagare per aver “salvato” il soldato Bonafede. Oggi il Cdm con il decreto Rilancio: 55 miliardi che ne muovono almeno 130. Arrivano 10 mld per le Cig, 4 per il taglio dell’Irap, 6 per le pmi, 2 per la messa a norma dei negozi.

[Il caso] Il doppio “schiaffo” di Conte e Lamorgese al Movimento 5 Stelle: “L’accordo sulle regolarizzazioni c’è già, fine dei giochi”

Se ne riparla oggi. Il Rilancio del Paese deve attendere ancora. Almeno altre 24 ore. Dopo una settimana di rinvii. Quando balla una massa di danaro pari a 55 miliardi che ne mobilita almeno 130 indebitando l’Italia come non mai nella sua storia e quando in palio c’è, appunto, la ripartenza del Paese, ci sta che le cose si facciano più complicate del previsto. Il punto è che nelle 438 pagine del decreto e tra i 258 articoli è attaccato ad un filo l’accordo politico su capitoli chiave come coperture, rilancio del turismo e la sanatoria degli stranieri irregolari e lavoratori a nero la cui emersione, al di là del fattore di civiltà e sicurezza, porterebbero nella casse dell’Inps qualcosa come un miliardo e mezzo. Soldi preziosissimi.

Ieri è stata però a suo modo una giornata chiave della legislatura e del Conte 2, uno di quei passaggi attesi, maturo nei tempi ma anche molto stretto: per la prima volta il Movimento 5 Stelle si è preso due clamorosi altolà, la mattina dal presidente Conte e la sera dal ministro dell’interno Luciana Lamorgese. Nei fatti il Movimento ieri sembra aver perso la golden share della maggioranza nonostante abbia il numero più alto di parlamentari. Ha provato ad alzare il prezzo politico dell’accordo sulle regolarizzazioni incrociando per tre quarti della giornata dichiarazioni e ultimatum. Ma alla fine s’è ritrovato la porta in faccia. Una giornata che non può restare senza esiti per gli equilibri futuri della maggioranza.

Da tempo, del resto, molti nella maggioranza discutono sul fatto che il Movimento è sovradimensionato in Parlamento rispetto alla sua reale forza fuori.

Necessario iniziare dalla fine

L’ennesima giornata sull’ottovolante del governo giallo-rosso va raccontata dalla fine. Dalle 23 e 43 minuti quando fonti di palazzo Chigi spiegano che il Consiglio dei ministri, fino a quel momento ancora in agenda, sarebbe stato rinviato. “L’accordo politico sulle misure contenute nel decreto è stato raggiunto” spiegavano ieri sera. Quando mancava un quarto d’ora a mezzanotte, il preconsiglio era ancora in corso dopo ben 27 ore dal suo inizio. “Colpa - spiegavano - dell’elevato numero di norme e della complessità delle misure. Il Cdm è quindi rinviato a domani”. Per tutto il pomeriggio era corsa la voce che il Consiglio dei ministri sarebbe stato in giornata perché “il Paese aspetta le norme contenute nel decreto e quindi non si poteva rinviare ulteriormente”. Va detto che sarebbe stato clamoroso e un pessimo segnale approvare nelle notte e senza conferenza stampa il decreto a cui il governo ha voluto dare un nome così evocativo, Rilancio.

Bozze, accordi & disaccordi

Le fonti di governo ci dicono intorno a mezzanotte che “l’accordo politico è stato trovato”. Era stato detto anche domenica notte, in conclusione di un lungo e faticoso vertice di maggioranza. Poi ci sono state 48 ore di preconsiglio in cui è successo di tutto ma più che altro un valzer di almeno 5 diverse bozze, forse sei. L’ultima è stata avvistata alle 18 di ieri sera. Lo scontro più clamoroso riguarda la sanatoria per gli immigrati che lavorano già in Italia come braccianti, colf e badanti ma sono irregolari, magari con vecchi permessi di lavoro che non possono regolarizzare. Il Governo, guidato da un tandem di donne ministro come Teresa Bellanova, titolare dell’Agricoltura e front woman di Italia viva, e il prefetto Luciana Lamorgese alla guida del Viminale, ha posto già da settimane la regolarizzazione degli stranieri come atto di civiltà, sicurezza e buon auspicio”. C’è poi un discorso di necessità: serve con urgenza manodopera nei campi per la raccolta di frutta e ortaggi visto che mancano all’appello 250 mila braccianti che ogni anno arrivano dall’est; la regolarizzazione porta nelle casse esangui dell’Inps circa un miliardo e mezzo di contributi versati. Ci sono poi altri punti che non tornano: poche misure vere per il turismo (il bonus di 500 euro sembra inutile); zero misure per la semplificazione e niente da fare anche per l’avvio immediato di cantieri importanti che porterebbero lavoro e quindi ricchezza interna. Eppure si è fatto un gran parlare di interventi di edilizia pubblica su scuole, infrastrutture, consolidamento edilizio, potenziamento ferroviario. C’è infine, un problema piuttosto consistente di coperture. Mancano soldi. E l’impostazione stessa del decreto che lascia un po’ perplessi: molti bonus, poco di strutturale. Per quello, per cambiare l’Italia, per far sì che la disgrazia della pandemia possa diventare anche un’occasione, ci sarà un altro decreto.

Conte, il primo schiaffo ai 5 Stelle

Ricapitolando: domenica notte, a conclusione di un lungo vertice di maggioranza, chiudono l’accordo sul nodo regolarizzazioni e lunedì sembra la giornata buona per il Consiglio dei ministri. Lunedì mattina, invece, iniziano ad arrivare i distinguo di Vito Crimi, capo politico del Movimento e colui che conduce la trattativa a palazzo Chigi: Pd e Iv chiedono una platea di beneficiari del permesso di soggiorno troppo ampia e per un periodo troppo lungo (sei mesi). Soprattutto i 5 Stelle buttano in campo una parola, un concetto, che sanno essere molto convincente con in loro elettorato: condono. “Una sanatoria siffatta sarebbe un condono previdenziale insopportabile per l’onestà-tà-tà del Movimento”. Il premier e tutto il governo non ci stanno. Filtrano molti malumori. Il concetto è che Crimi ha chiuso un accordo poche ore prima; è uscito qualche ora e ha cambiato idea. Così non può andare. Si cerca di trovare una sintesi - siamo sempre a lunedì - e il preconsiglio, necessario per un decreto così complesso, viene rinviato quattro volte. Fino alle 21, quando finalmente inizia. Il ministro Gualtieri è ottimista: “Accordo politico chiuso su tutto”. Interrotto alle 2 di notte, il preconsiglio viene aggiornato alla mattina dopo. Verso le 11.

Il secondo schiaffo di Conte

Peccato che ieri mattina, poco prima dell’inizio della riunione, Giuseppe Conte fa uscire una lunga nota polemica in cui fissa quattro concetti. Il primo: “Nella notte di domenica le delegazioni delle forze di governo hanno raggiunto, alla presenza del Presidente Conte, un accordo su vari temi e misure da inserire nel decreto Rilancio. Tra questi c’è stato anche quello sulle regolarizzazioni dei migranti su cui è stata raggiunta una sintesi politica rimettendo alla ministra Lamorgese il compito di tradurla sul piano tecnico-giuridico”. Il secondo: “Su questa sintesi politica e sulla sua traduzione normativa il Movimento adesso si sta legittimamente interrogando ”. Il terzo: “Il Presidente Conte resta convinto che regolarizzare per un periodo determinato immigrati che già lavorano nel nostro territorio significa spuntare le armi al caporalato, contrastare il lavoro nero e mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista sanitario”. Il quarto: questo dossier spazio così tanto che non è più di destra o di sinistra “tanto che è stato alla base di altre e precedenti sanatorie”. Il riferimento va ovviamente ai 200 mila regolarizzati dal ministro Maroni nel 2002.

Il Movimento ingaggia un braccio di ferro

La tensione tra Conte e il Movimento continua a salire. Anche perchè il premier sta difendendo anima e corpo il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dal grave pasticcio combinato con le scarcerazioni dei boss e però pretende almeno coerenza su tutte le altre partite che sono di per sè complicate. Il Paese è fermo, deve ripartire e non c’è tempo da perdere. Pochi minuti dopo la nota di palazzo Chigi (11.55) che, dettaglio di non poco conto, attende la conclusione dell’informativa alla Camera del ministro Bonafede, arriva la secca smentita del Movimento. Nessuna condivisione, solo “la disponibilità a modificare i testi al fine di trovare una soluzione condivisa da tutte le parti. Benché migliorati - scrive Crimi - i testi non hanno trovato la mia approvazione. Le notizie emerse in senso contrario sono frutto di maldestre forzature da parte di altri che hanno cercato di far credere ciò che non è”.

Cosa c’è dietro il gioco delle smentite

In pratica: Conte ha smentito il Movimento che ha smentito Conte. E’ importante evidenziare che dietro Vito Crimi, capo politico e anche sottosegretario all’Interno, c’è Luigi di Maio e un pezzo della delegazione 5 Stelle al governo tra cui il sottosegretario all’interno Carlo Sibilia, Di Maio manda avanti gli altri ma è lui che tira i fili della partita. In cui, oltre alla sempre crescente diffidenza rispetto a Conte che pur di far decollare il Conte 2 lo accompagnò fuori da palazzo Chigi, nelle ultime ore si è aggiunta anche la rabbia per averlo escluso dalla trattativa per liberare la cooperante Silvia Romano.  E Di Maio non vuole in alcun modo perdere posizioni rispetto al proprio elettorato dovendosi difendere dalla campagna che Salvini sta già armando: “Gli italiani fanno la fame e il governo Di Maio-Pd regolarizza  e dà lavoro agli stranieri”. Di Maio ha un solo obiettivo: rinviare la partita regolarizzazione. La comunicazione 5 Stelle cerca di dare la linea e manda in tv qualche seconda, terza fila: “C’è fretta, occorre fare presto, gli italiani non possono perdere tempo con questioni che poco hanno a che fare con la ripartenza”. Peccato che un miliardo e 400 milioni all’Inps hanno a che fare con la sopravvivenza dell’INPS che sta pagando, poco e lentamente ma paga, gli italiani rimasti senza lavoro. Il Movimento è diviso, al solito: la maggior parte dei ministri sta con Conte e Roberto Fico; Di Maio e Crimi sono abbastanza isolati. Nel palazzo, almeno.

La bozza n°5 e lo schiaffo del Viminale

Il pomeriggio passa nell’attesa della conclusione del preconsiglio  e della convocazione del Consiglio dei ministri. Alle 18 gira un’altra bozza di decreto. Si legge che “la regolarizzazione riguarda tutti coloro che sono fotosegnalati (atto a garanzia dello straniero irregolare ma che vuole avviare percorso di regolarizzazione, ndr) prima dell’8 marzo 2020”. E’ un criterio molto largo, molto di “sinistra-sinistra”. Tra governo e 5 Stelle, la parte legata a Di Maio. Lo stallo prosegue fino alle 19. Quando esce una nota questa volta del Viminale: la ministra Lamorgese ha deciso che la ricreazione è finita,  il tempo dei giochi è finito. “Il testo concordato del provvedimento sull'emersione del lavoro in agricoltura e nel settore del lavoro domestico è pronto ed è il frutto della sintesi raggiunta domenica tra le forze di maggioranza e il governo per rispondere alle esigenze di sicurezza, anche sanitaria, e alle pressanti richieste del mondo produttivo e delle famiglie italiane”. L'impianto del testo resta quindi quello di domenica sera e prevede che il datore di lavoro potrà regolarizzare un lavoratore dietro il pagamento forfettario all'Inps di un contributo di 400 euro. Esclusi dalla possibilità i datori che siano stati condannati, anche in via non definitiva, negli ultimi 5 anni, per reati quali caporalato, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, reclutamento di persone da destinare alla prostituzione. Potranno beneficiarne lavoratori italiani e stranieri. Questi ultimi dovranno dimostrare - per mezzo di fotosegnalamento delle forze di polizia - di essere stati presenti in Italia prima dell'8 marzo. Sono esclusi i destinatari di provvedimenti di espulsione. C’è poi un secondo binario di regolarizzazione: concessione di permessi di soggiorno temporanei di sei mesi per chi ha già lavorato in Italia ma ha il permesso scaduto.  Questo il test e la mediazione raggiunta.

Il passo indietro di Crimi

La partita si chiude intorno a mezzanotte. Prima la nota di palazzo Chigi con il rinvio del Cdm a oggi. Poi una nota di Di Maio, “fiducia a Crimi, restiamo uniti, gli italiani hanno fretta”. Infine tocca a Crimi parlare di “accordo soddisfacente” che mette al centro “il lavoro regolare”. E’ lo stesso testo di 48 ore prima. Il Movimento ha dovuto fare due passi indietro. Ha salvato però Bonafede. La convivenza Pd-Iv-M5s è oggettivamente sempre più difficile. E tra qualche settimana sul Mes i 5 Stelle mettono già le mani avanti adesso: “Noi non lo voteremo”.