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"Rifletteremo" ma dopo la Sardegna Meloni teme il voto in Abruzzo che può far saltare la maggioranza

La vittoria di Alessandra Todde nell'isola e l'affermazione dell'alleanza Pd-M5S mette in agitazione la premier e riapre il gioco di forze e candidature

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Alessandra Todde (Ansa) e Giorgia Meloni (Shutterstock)
Alessandra Todde (Ansa) e Giorgia Meloni (Shutterstock)

Il giorno dopo una sconfitta (qui il punto completo sulle Regionali in Sardegna e qui l'assegnazione dei 60 seggi) è sempre il più complicato da affrontare. E lo è soprattutto per Giorgia Meloni. L’inquilina di Palazzo Chigi viene indicata come la maggiore responsabile del passo falso. È stata lei ad imporre Paolo Truzzu. È stata lei negli ultimi mesi a marginalizzare gli alleati vantando di detenere la golden share della coalizione. Ed è stata lei a non ascoltare i consigli di alcuni vecchi democristiani: "La Dc coinvolgeva tutti e non chiudeva mai a nessuno. E a volte si faceva carico degli alleati".

La telefonata fra le due

La presidente del Consiglio ha deposto le armi di buon mattino quando ha digitato sul cellulare il numero di telefono della vincitrice Alessandra Todde. Una telefonata che la premier racconta sui social: "Ho telefonato ad Alessandra Todde, eletta Presidente della Regione Sardegna, per porgerle i miei auguri di buon lavoro. Ci tengo a ringraziare Paolo Truzzu e tutta la coalizione del centrodestra, che con le sue liste si conferma la più votata dagli elettori. Le sconfitte sono sempre un dispiacere, ma anche un'opportunità per riflettere e migliorarsi. Impareremo anche da questo". 

Gasparri e la premier arroccata

Riflettere è il verbo della lunghissima giornata. Riflettere per evitare di non commettere gli stessi errori. La sconfitta ha in un certo senso confermato la distanza tra l’immagine della premier e il suo partito. Una riflessione che viene fatta da diversi esponenti del partito di Fratelli d’Italia ma anche da dirigenti di peso degli altri partiti della coalizione. E qui si arriva al ragionamento che ha scolpito in un’intervista al Corriere della Sera l’azzurro Maurizio Gasparri: "Diciamo che il capo della coalizione, come faceva talvolta Berlusconi, potrebbe fare un giro non solo nel suo piano, ma salire al primo, al secondo, al terzo piano del condominio, per guardare ogni appartamento per cercare il candidato più adatto per vincere. Che è poi quello che conta: se gioca la nazionale, io esulto anche a un gol di Immobile".

Il "rammarico" e la nota dei tre leader di centrodestra

Nel giorno della riflessione i tre leader del centrodestra diffondono una nota congiunta, utile a veicolare un messaggio di unità: "I dati disponibili sul voto in Sardegna consegnano una vittoria per meno di 3 mila voti alla candidata del centrosinistra Alessandra Todde sul candidato di centrodestra Paolo Truzzu. Siamo rammaricati per il fatto che l’ottimo risultato delle liste della coalizione di centrodestra, che sfiorano il 50% dei voti, non sia tramutato anche in una vittoria per il candidato presidente. Da queste elezioni, dunque, non emergerebbe in Sardegna un calo di consenso del centrodestra. Ma rimane una sconfitta sulla quale ragioneremo insieme per valutare i possibili errori commessi. Continueremo a lavorare imparando dalle nostre sconfitte come dalle nostre vittorie". 

Una sconfitta che è come uno schiaffo

E mentre i tre leader pesano le parole della nota da diffondere alle agenzie, in Transatlantico si scorge un certo nervosismo. Le truppe di Meloni si ritrovano davanti a una sconfitta, dopo una sequela di vittorie che andavano avanti da più di un anno. E ora? Forza Italia gongola per il risultato in Sardegna che viene definito buono, e perché da ora in avanti Meloni dovrà considerare i partner di minoranza. "Un po’ di moderatismo non guasta" teorizza un azzurro. Tutto questo riapre le candidature di Basilicata e Piemonte. Tajani chiederà la conferma di Vito Bardi e Alberto Cirio.  E Meloni non potrà che dare il via libera. Non a caso alla riunione degli enti locali del centrodestra esce fuori la riconferma di Cirio, Bardi e della leghista Tesei in Umbria.  E sempre gli azzurri faranno una serie programmatiche. Ad esempio, la riforma della giustizia architrave della narrazione berlusconiana. 

La risalita di Forza Italia

Di sicuro dalle parti di Forza Italia c’è soddisfazione. A confermare questo sentimento sono le parole di Letizia Moratti: "Sono elezioni locali certamente da non sottovalutare, ogni sconfitta può essere un elemento di riflessione per migliorare la propria proposta politica". E in merito al risultato del suo partito, Forza Italia, che è andato meglio della Lega, Moratti ha sottolineato che «la nostra come FI non è una competizione con gli alleati di governo, nel modo più assoluto. Cerchiamo di rivolgerci ad un elettorato che in questo momento non vota - ha concluso -. Sicuramente Forza Italia in Sardegna si afferma come secondo partito della coalizione, ed ha avuto una percentuale di calo molto inferiore rispetto al calo di tutti gli altri partiti". Una giornata in cui riemerge anche la questione del terzo mandato, bocciato in commissione Affari costituzionale al Senato. Non a caso si fa sentire Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria: "Non so se abbia scelto Giorgia Meloni da sola. Credo che le vittorie come le sconfitte non abbiamo mai un padre o una madre così netto. Certamente il centrodestra ha sottovalutato la difficoltà della sfida e il cambio di un candidato presidente, sacrificando l'uscente, e sceglierne uno non ha agevolato la scelta degli elettori verso il centro destra". 

Cosa si muove a Lecce

Sia come sia, la riunione fra gli esponenti degli Enti locali del centrodestra produce  anche la candidatura di Adriana Poli Bortone, vecchia conoscenza della destra italiana, come sindaco di Lecce. "Con questa scelta, abbiamo voluto offrire alla citta' una proposta all'insegna della credibilità e dell'autorevolezza e siamo certi che con lei, conosciuta e amata, daremo al Comune una guida forte in grado di rilanciare le prospettive per il futuro", scrivono in una nota i coordinatori regionali di centrodestra Roberto Marti (Lega), Marcello Gemmato (FdI), Mauro D'Attis (FI), Luigi Morgante (Noi Moderati), Tanino Brattoli (UdC), Luigi De Mucci (NPSI) e Pierpaolo Signore (MRS). 

Occhi puntati sull'Abruzzo e su Marsilio

Si riparte dal metodo, dall’ascolto dei territori e dal ridimensionamento di Meloni e di Fd'I.  La preoccupazione adesso riguarda l'Abruzzo dove fra due settimane si tornerà a votare per le Regione con l'auspicio che non finisca come in Sardegna. Lì il candidato si chiama Marco Marsilio, governatore uscente e assai meloniano. I sondaggi lo darebbero in vantaggio di qualche punto ma l’impressione è che l’effetto Sardegna possa avere un impatto  sull’Abruzzo. Il centrosinistra sostiene Luciano D’Amico con una coalizione in formato extra larga, che va dalla sinistra ai moderati di Azione e Italia viva passando per Pd e 5Stelle. Vietato sbagliare, dunque. Perché un’altra sconfitta in Abruzzo potrebbe aprire una ferita difficile da rimarginare. 

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   

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