Il M5S vuole attrarre investimenti senza realizzare infrastrutture, sindacati e imprenditori sul piede di guerra

L'ordine del giorno approvato dal consiglio comunale di Torino "è solo un atto politico, non ha nessun effetto sul percorso autorizzativo che è già concluso", ha detto Paolo Foietta, commissario straordinario di governo e presidente dell'Osservatorio per la Torino-Lione, dopo il voto No Tav dell’amministrazione comunale di Torino

Il M5S vuole attrarre investimenti senza realizzare infrastrutture, sindacati e imprenditori sul piede di guerra

Il M5S vuole attrarre investimenti senza realizzare infrastrutture. L'ordine del giorno approvato dal consiglio comunale di Torino "è solo un atto politico, non ha nessun effetto sul percorso autorizzativo che è già concluso", ha detto Paolo Foietta, commissario straordinario di governo e presidente dell'Osservatorio per la Torino-Lione, dopo il voto No Tav della amministrazione. "E' un documento, legittimo, che ha lo stesso valore di una mozione sulla pace in Palestina o sui migranti in Messico. Ma nessuna efficacia, su un'opera che riguarda il tratto compreso tra Bussoleno e la francese Saint-Jean-de Maurienne". Al di là del fatto politico, di per sé eclatante, il voto del Consiglio dell’ex capitale del Regno di Sardegna fa segnare il passo a chi avrebbe voluto costruire l’infrastruttura più odiata dai grillini.

Negli altri schieramenti, c’è chi dà al voto un esigua importanza e chi, invece, è preoccupato per il futuro economico del Nordovest. "Rimettere in discussione Tav e Terzo Valico è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nordovest, delle sue imprese, dei suoi occupati, della possibilità di realizzare una migliore coesione sociale". Assolombarda, Unione industriali e Confindustria Genova lanciano uniti, a nome di 545 mila imprese, un appello a non fermare la realizzazione delle due infrastrutture. Chiedono alla politica nazionale e locale "di smettere veti ideologici buoni forse in campagna elettorale ma dai quali deriva solo un aggravarsi del ritardo e dei costi logistici che frenano le imprese del Nordovest".

A firmare l'appello, "un grande appello alla responsabilità sul futuro del nostro Paese" in queste ore "decisive per le scelte del nuovo governo e dei territori" sono i presidenti di Assolombarda Carlo Bonomi, dell'Unione industriali di Torino Dario Gallina e di Confindustria Genova, Giovanni Mondini. Tav e Terzo Valico "sono fondamentali e interconnesse - scrivono -. La Tav supporta, sulla direttrice est-ovest il surplus commerciale italiano di circa 10 miliardi sui 70 complessivi di interscambio con la Francia, per oltre il 90% realizzato via gomma, e consente anche, fatto importantissimo, la connessione alla Via della Seta, il grande asse che collegherà Oriente e Occidente del mondo". Il Terzo Valico "sull'asse verso il Centro Europa, abbatte il vantaggio conseguito dai porti nordeuropei sul primo porto container d'Italia".

 "Se da una parte comprendiamo le esigenze di rispettare le promesse elettorali, d'altra parte c'è il diritto di tutti i cittadini italiani di vivere in un Paese che non venga penalizzato dal punto di vista sociale ed economico. Rimettere in discussione Tav e Terzo Valico è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nordovest, delle sue imprese, dei suoi occupati, della possibilità di realizzare una migliore coesione sociale. In queste ore decisive per le scelte del nuovo governo e dei territori, lanciamo insieme a nome di oltre 545mila imprese un grande appello alla responsabilità sul futuro del nostro Paese". E' l'appello congiunto lanciato da Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, Dario Gallina, presidente dell'Unione Industriale di Torino, e Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Genova.

La Tav interessa "moltissimo" anche l'economia lombarda: "Per noi si tratta di un'opera fondamentale per rientrare in Europa attraverso un asse commerciale importante. Altrimenti le merci viaggeranno un po' più a nord e noi restiamo tagliati fuori". Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, intervistato dal Corriere della Sera, marca le distanze dalla posizione M5S. E non invidia i colleghi di partito impegnati nel governo nazionale: "Diciamo che sono molto contento della mia attuale coalizione, dove posso confrontarmi con componenti politiche che condividono la mia visione". "La domanda di infrastrutture riguarda anche l'autostrada Pedemontana", sottolinea Fontana. Anche se il Movimento 5 Stelle lombardo contesta anche quest'opera: "Eh sì, sono proprio visioni politiche diverse - rimarca Fontana -. Io sono convinto che investire sui territori sia indispensabile per tornare a crescere e per non implodere, perché in fin dei conti è sempre l'economia che traina la crescita, non bastano gli aiuti statali". "Il mondo - sottolinea - va molto velocemente in una direzione, se vogliamo rimanere agganciati a questo pezzo di mondo allora dobbiamo attrezzarci con le infrastrutture che ce lo consentono", altrimenti "bisognerebbe metterci tutti d'accordo nel dire che lo sviluppo non ci interessa e che preferiamo restare fermi o tornare indietro", conclude.

Insomma, il tempo delle vacche magre continua. "La decisione di dire no alla Tav è la dimostrazione che i 5 stelle non vogliono far crescere questo Paese negando al Piemonte una grande opportunità. Ieri poi in Consiglio Comunale a Torino si è visto di tutto compresa l'espulsione dall'aula dei rappresentanti del Pd. Torino non può e non deve accettare una simile decisione e già sono iniziate le proteste. Una reazione trasversale che vede in campo politica e società civile, imprese e sindacati. Assurdo fermare un'opera in cui si sono già impegnate risorse per miliardi e posti di lavoro". Così in una nota il parlamentare del Pd, Gianfranco Librandi (Pd).  E c’è chi pensa a un referendum regionale. Dico sì alla Tav, senza se e senza ma e propongo l'istituzione di un tavolo col governo per discutere della tratta nazionale. Se Governo risponde positivamente e accetta il tavolo di confronto, bene, altrimenti chiederò al Consiglio di trovare una modalità per chiedere al Piemonte una consultazione popolare", ha detto il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino.

Danilo Toninelli insiste: "Ci metteremo d’accordo con la Francia per non fare la Tav" dice il ministro delle Infrastrutture da Bruno Vespa per il nuovo libro 'Rivoluzione. Uomini e retroscena della Terza Repubblica'. "Mi risulta che Macron abbia escluso la Tav dalle priorità infrastrutturali proprio dopo aver valutato costi e benefici. E non ha stanziato risorse per finanziare il percorso dalla galleria a Lione". Insomma, la battaglia pro o contro la Tav è solo al prologo. Gli imprenditori e i lavoratori allibiti stanno a guardare (ma forse non per molto).