[l'analisi] M5s, dopo Casaleggio e Rousseau, Conte deciso a far fuori anche Beppe Grillo. “La linea politica sarà la mia”

Secondo il nuovo Statuto Grillo non potrà più dettare la linea politica. La decisione comunicata prima della visita all’ambasciata cinese a Roma a cui doveva partecipare anche Conte. Mentre il premier Draghi al G7 e alla Nato posizionava l’Italia su una linea anti Pechino e anti Mosca. Slitta ancora la presentazione del nuovo partito

[l'analisi] M5s, dopo Casaleggio e Rousseau, Conte deciso a far fuori anche Beppe Grillo. “La linea politica sarà la mia”

“Annette” candidati di altri: lo ha fatto a Napoli dove ha presentato Gaetano Manfredi quasi che fosse “cosa sua”, di Luigi di Maio e Valeria Ciarambino e non una scelta condivisa anche col Pd. Non ne propone di suoi: il Movimento è al momento senza candidato a Torino e anche a Bologna e Milano. In compenso boccia quelli del Pd. È successo in Calabria dove un buon candidato - Nicola Irto - è stato giubilato perchè “Conte vuole un civico, possibilmente una donna”. Ha fatto “fuori” Casaleggio, la piattaforma Rousseau e ora vorrebbe far fuori anche Beppe Grillo.

Si muove da leader, Giuseppe Conte, di partito e anche di coalizione. Peccato che il partito ancora non lo abbia. E la coalizione neppure visto che la tanto auspicata alleanza strutturale con il Pd non si è realizzata. Non ancora almeno. Il problema vero, però, è il partito: risolto il problema tecnico-politico con Davide Casaleggio e la piattaforma Rousseau (ci sono voluti tre mesi e 250 mila euro) con un divorzio consensuale, adesso il nodo da sciogliere è sullo statuto e sulle regole (il famigerato limite del secondo mandato, se sarà confermato o meno) e ancora i soldi perchè a deputati e senatori nn va giù di pagare mille euro al nuovo partito senza la certezza di essere candidati. Non è un caso che Conte nei vari interventi pubblici, privati e interviste stia sempre molto attento a non dire assolutamente nulla sul nuovo Movimento.  

Il problema adesso si chiama Grillo

Martedì sera però durante l’assemblea finalmente convocata dal capo politico Vito Crimi per dare un minimo di aggiornamenti ai parlamentari è venuto fuori che il problema adesso si chiama Beppe Grillo. Fondatore e proprietario del Movimento e del simbolo con Gianroberto Casaleggio, sarebbe stato in pratica defenestrato da ogni ruolo e carica. O meglio, secondo il nuovo Statuto Grillo sarebbe un garante solo formale e non sostanziale visto non potrebbe più dare in alcun modo la linea politica. Mai più casi come l’altra sera - per l’appunto - poco prima dell’assemblea dei parlamentari, in cui sul blog del comico è stato pubblicato l’articolo di un accademico che attacca il G7 e la campagna anticinese che è stata scatenata da Biden e condivisa dai leader presenti.  

Dalla parte della Cina, contro Draghi

Il lungo articolo, conciliante non solo con la Cina ma anche con la Russia, è stato anticipato da un tweet di Grillo: “Negli ultimi due giorni abbiamo assistito ad una parata ideologica come non se ne vedevano dalla caduta del Muro di Berlino. Il G7 prima e la riunione della Nato poi hanno colto l’occasione per sparare a palle incatenate”. Da ricordare che sabato scorso, mentre i G7 scrivevano la dichiarazione finale anti-Cina e anti Mosca a Carbis Bay, Grillo per l’appunto solcava l’ingresso dell’ambasciata cinese a Roma e andava a trovare l’amico ambasciatore. Si è trattato di un impegno preso da tempo a cui doveva partecipare anche Giuseppe Conte che però si è sottratto all’ultimo tuffo. Sia la visita che i contenuti del post sul blog sono stati prima di tutto una critica feroce a Luigi di Maio che era vicepremier oltre che ministro quando fu firmato il Memorandum la Via della seta, l’accordo commerciale con la Cina che ora sarà “rivalutato e rivisto” dal premier Draghi. E poi un attacco alla linea politica attuale, a cominciare dal ministro degli Esteri, che accetta senza fiatare la repentina svolta europeista e atlantista. In prima fila nella “parata ideologica”.  

Garante forse. Della linea politica di altri

Secondo il nuovo Statuto, questa è stata l’ultima volta che Grillo si può permettere un’ingerenza politica così forte. Di Maio ha rassicurato palazzo Chigi: “Quelle di Grillo sono solo posizioni personali”. E stavolta, anzichè dirlo e basta (come già accaduto in passato), è stato messo nero su bianco nel nuovo Statuto. Il fondatore e garante Grillo avrebbe ricevuto dieci giorni fa il testo del nuovo Statuto da parte di Giuseppe Conte che ha voluto condividere con lui la nuova fase. E’ stato Grillo a decidere che il Movimento doveva entrare al governo e a guidare la delegazione alle consultazioni.

Solo che all’artista non sarebbe piaciuto per nulla quello che ha letto nel nuovo Statuto. In sostanza che la linea politica sarà decisa da Conte e dalla nuova segreteria. Beppe Grillo non potrà più interferire. L’artista e garante del Movimento sarebbe “nervoso” e “furioso”. Addirittura pronto a scendere a Roma per un faccia a faccia con i parlamentari. Delle serie che li vuole vedere in faccia mentre gli dicono, “ciao Beppe, è stato bello ma ora non conti più nulla”. Per qualcuno sarebbe calato da giorni calato il gelo tra Conte e Grillo. Altri assicurano che Grillo avrebbe sottoposto il nuovo Statuto anche ai suoi legali e che il confronto con Conte sia tuttora in corso. Il punto è che a Grillo non sarebbero più concesse ingerenze politiche.

Un passaggio assai sgradito al fondatore. E non sarebbe l’unico. 

Slitta il cronoprogramma

Ora il punto è che i parlamentari poco o nulla sanno del nuovo Statuto e del nuovo partito. Aspettano - da mesi - sperano, mettono insieme qualche indizio ma non sanno nulla. E questa cosa non è affatto carina. “Conte ne parla solo con Crimi, i capogruppo e forse qualcuno di molto fidato. Noi aspettiamo di avere le necessarie informazioni” spiegava con fare diplomatico ieri un deputato che ha preso parte all’asseblema di martedì sera.

Di sicuro il cronoprogramma di Conte subisce ancora un nuovo slittamento. Non più la votazione e l’elezione di Conte leader entro fine giugno. Bensì entro metà luglio. Dovrebbe funzionare così: la prossima settimana, appena trovata la sintesi con Grillo (ma potrebbe anche non essere trovata) ci sarà la presentazione delle nuove regole e del nuovo Statuto. L’evento di piazza, così era stato immaginato, in cui lanciare il nuovo partito è diventato un “evento al chiuso”, quindi con qualche centinaio di persone al massimo in presenza e tutti gli altri in streaming (la distanza risolve molti problemi). Dopodiché sarà dato un po’ di tempo - 4 o 5 giorni per le valutazioni del caso di tempo. Altri giorni sereno ancora per la messa a punto tecnica della nuova piattaforma. Insomma, tra una cosa e l’altra la votazione degli scritti e l’elezione di Conte leader politico del Movimento - sempre tramite voto on line - avverrà intorno alla metà di luglio.  

Conte: “Decido io”

Nella conferenza stampa a Napoli martedì mattina, Conte ha aggiunto qualche detaglio. “Sul tetto dei due mandati decido io quando sarà il momento e poi decideremo insieme la soluzione con tutta la comunità M5s”. Non è chiaro: decide lui o la comunità? Confuso anche sulle alleanze sul rapporto col Pd. M5s deve essere “il primo partito”. “Nell’autonomia dobbiamo però ricordare che per realizzare il nostro progetto di società non posiamo che coinvolgere altre forze. Per questo dialoghiamo con il Pd e altre forze di sinistra”. Dopodiché “non mi straccio le vesti” se il dialogo non darà i frutti sperati. Nessuna subalternità da parte di nessuno. Questo è chiaro. Però il segretario Letta farebbe bene a ragionare con attenzione sulle parole di Conte visto che per sua decisione è stato giubilato il candidato calabrese alla guida della regione. La subalternità da una parte sola sarebbe grave. 

A favore dell’abolizione del tetto dei due mandati

Malumori e polemiche che l’assemblea dell’altra sera ha messo ancora una volta in evidenza. Prima di pagare, ad esempio, i parlamentari vogliono vedere le carte e attendere la presentazione del progetto di Conte. Con coraggio la deputata Azzurra Cancelleri ha parlato in modo netto e pubblico a favore dell’abolizione della regole del secondo mandato. “Io intendo versare tutto perché voglio tenere fede all'impegno preso. Mi sarebbe piaciuto però un coinvolgimento maggiore sulle modifiche sostanziali e non solo la richiesta di finanziare il progetto” ha detto Cancelleri che è la sorella del sottosegretario alle Infrastrutture. Crimi è stato perentorio:se tutti avessimo fatto questo ragionamento non saremmo partiti con la rifondazione. Solo una cinquanta di eletti su 250 circa in totale, ha già versato la quota per tutto il 2021. Sempre aggrovigliato anche il nodo di chi paga i 250 mila euro a Rousseau, il prezzo del riscatto dei dati degli iscritti.

E’ ancora giallo anche sul logo. Conte ha confermato che comparirà la data 2050. La corrente di “Parole guerriere”, si chiama “Italia Più 2050”. Ma forse è solo una coincidenza.

Sul ruolo di Grillo l’assemblea dei parlamentari è sembrata divisa. Tra i difensori di Grillo, a quanto pare meno del previsto, c'è il senatore Gianluca Ferrara, capogruppo 5 Stelle in Commissione Esteri. ”Le polemiche aizzate da forze politiche che a parole si dicono sovraniste e patriottiche - ha detto Ferrara - in realtà palesano un'imbarazzante sudditanza psicologica che non tiene conto della storia e delle potenzialità del nostro Paese. Per cui nel vigente contesto multipolare, non vogliamo ostacolare la possibilità di intraprendere buone relazioni con Paesi con cui desideriamo mantenere rapporti diplomatici, economici e commerciali. La contrapposizione e le anacronistiche logiche da guerra fredda sono nocive per tutti”.