La “valanga rosa”. La carica delle portavoce donne del premier Mario Draghi e dei suoi ministri

Anche se il pacchetto delle nomine dei portavoce non è stato ancora del tutto definito si può dire che nella comunicazione del nuovo governo il "potere femminile" esiste

Mario Draghi
Mario Draghi (foto ansa)

E’ una vera e propria ‘valanga rosa’ – proprio come quella delle azzurre, campionesse mondiali di sci - quella che sta travolgendo il governo Draghi. Non a livello di ministri e non – o, almeno, non ancora, a livello di sottosegretari e viceministri, le cui nomine tardano ancora ad arrivare – ma almeno quella che si gioca a livello di portavoce e capi uffici stampa dei ministeri stessi, oltre che di palazzo Chigi.

Perché nella delegazione ministeriale del Pd manca la donna

Ma perché si sta ‘tingendo di rosa’ in modo cosi marcato la compagine dei portavoce e capi uffici stampa del Draghi I?. Almeno stavolta, non bisogna ‘compensare’ alcunché. Per capirci, le donne ministro nel governo Draghi sono e restano poche: otto su 23 dicasteri, molto meno della metà. Un dato di fatto che ha procurato, al governo, polemiche a non finire sulla troppa scarsa rappresentanza femminile (notazione giusta e sacrosanta) ma soprattutto un vero ‘tormentone’ polemico e politico dentro il Pd, polverone assai meno giustificato e, in verità, molto, molto ipocrita. Il Pd, infatti, presenta tre ministri su tre tutti ‘maschietti’ (Guerini, Franceschini, Orlando), ma non ha escluso le donne per scelta ‘anti-femminista’ - come molte donne dem hanno sostenuto, in modalità Amazzoni vis pugnandi, ancora non placata, contro il Nazareno e i ‘maschi’ al potere dentro il partito - ma per una precisa scelta politica. Zingaretti, nella rosa dei tre nomi presentati a Draghi, una donna l’aveva pure messa (Deborah Serracchiani, che ora pare destinata a diventare la nuova vicesegretaria del Pd), ma escludendone Guerini, capofila di una corrente dem non ‘in linea’ con il Nazareno, quella di Base riformista. Recuperato, in limine mortis, Guerini, grazie all’intervento del Quirinale che non voleva rinunciare a un pezzo pregiato, il Pd ha risposto picche alla richiesta del Colle (‘caricatevi voi il nome di una donna’…) perché non voleva rinunciare a Orlando e Franceschini, tenutari di due correnti dem molto importanti per il governo interno di ‘Zinga’ e che, a differenza di quella di Guerini, ne sorreggono il comando. A ‘saltare’, dunque, alla fine è stata la donna...

Il governo si ‘tinge’ di rosa, ma a livello comunicativo

Ma se le donne ministro nel governo Draghi sono e restano poche (otto su 23 dicasteri, molto meno della metà), almeno la squadra di sottogoverno (viceministri e sottosegretari) vedrà una discreta ‘compensazione’ tra maschi e femmine (dovrebbe finire con un onesto 50% e 50% di presenze). Anche perché la legge Bassanini del 1999 – che definisce i membri e le funzioni del governo – fissa in 65 il tetto massimo delle presenze totali all’interno di un esecutivo (ministri compresi) e ‘consiglia’ la cd. ‘parità di genere’. Ma a livello di capi uffici stampa, portavoce e staff dei vari ministeri è ovvio che ogni ministro – maschio o donna che sia – può scegliere chi vuole, maschio o femmina che sia.
Ed ecco la ‘sorpresa’: stanno arrivando quasi tutte donne! In questo caso, però, la motivazione non è politica – né correct né incorrect – ma ‘banale’: “women do it better!”, “le donne lo fanno meglio”. E non sembri irriverente. Infatti, proprio come nel giornalismo, anche a livello di comunicazione politica e istituzionale, nei ruoli ‘storici’ (e ‘topici’) di portavoce e uffici stampa le donne sono più brave degli uomini e, non a caso, si fanno largo da tempo. Insomma, le donne sono sempre più brave – spesso e anche volentieri pure più preparate, scrupolose, toniche, sul pezzo – dei loro colleghi uomini e, quindi, non esiste giustamente ‘quota rosa’ che tenga: vengono preferite ai maschi e amen. E’ giusto? Sì, ovviamente, lo è. Ma vediamo ora ‘chi’ sono.

Della Ansuini qualcosa (poco) si sa, ma chi sono le altre?

Come dicevamo, sono molte le donne: superano il 60%, notazione rivolta ai fan delle “quote” rosa, e mancano ancora tutte le nomine, dentro i 23 ministri e ministeri. A cominciare, ovviamente, dalla portavoce del Presidente del consiglio, Paola Ansuini, che viene dritta dritta da BankItalia e che, al premier (volente) e ai ministri (nolenti), ha già imposto il nuovo mood di comunicazione: molto lavoro, zero (o quasi) interviste, zero o pochi social. Ma se della Ansuini – personaggio schivo e riservato, l’esatto opposto del suo predecessore, Rocco Casalino – si sa tutto (per quel poco che è dato sapere: le piace Bach, per dire, preferisce parlare in inglese, come Draghi, ama i cani), delle altre e molto giovani portavoce, si sa invece ben poco. Cerchiamo, dunque, di conoscerle tutte un pochino meglio.

Il 60% dei portavoce del governo Draghi è ‘femmina’

Innanzitutto, va detto - come notava giustamente, qualche giorno fa, il mensile Prima comunicazione, la ‘Bibbia’ dei giornalisti italiani, nella sua versione on-line (giornale diretto da una donna, Alessandra Ravetta, ‘Prima’ è stato il primo a notare la caratteristica della ‘valanga rosa’ al governo) - che i portavoce, poco noti al grande pubblico, quasi quanto i capi di gabinetto, “ricoprono il delicato ruolo di interfaccia con i media e le istituzioni dei ministri del nuovo esecutivo”, come peraltro da sempre accade.

Le nomine ‘rosa’ già definite e quelle ancora da definire

Va detto anche che il pacchetto delle nomine dei portavoce del governo Draghi non è stato ancora del tutto definito. Tra conferme e new entry, e con alcune caselle ancora da perfezionare - per quella del ministro dell’Università e ricerca, Maria Cristina Messa, è questione di ore: al fianco dell’ex ministro, Manfredi, lavorava la brava e competente Sabrina Iadarola, ora pronta a nuove offerte – mancano ancora alcune importanti caselle da completare. C’è anche chi, al momento, ha optato per nessun portavoce: è il caso del ministro Fabiana Dadone (M5s), alle Politiche giovanili, che non porta con sé dall’Innovazione l’ottimo Ulisse Spinnato Vega, ma vuole scommettere su un gruppo di ragazzi e ragazze presenti in particolare sui social, per affinità con il mood di lavoro del suo innovativo dicastero.

La Lega ‘accentra’ la comunicazione con la Garibaldi

Poi c’è chi, come i ministeri in capo ad esponenti della Lega (Mise-Giorgetti, Turismo-Garavaglia, Disabilità-Stefani), sceglierà presto un proprio staff per l’ufficio stampa, ma vuole avvalersi di un ‘coordinamento politico’ che vede al suo capo una colonna della comunicazione leghista come Iva Garibaldi. ‘La Iva’, come la chiamano i giornalisti che seguono la Lega, tipa tosta e rocciosa, per l’occasione, dunque, si “distacca” dal segretario leghista, che seguiva come un’ombra, Matteo Salvini - il quale resta affidato alle cure di Matteo Pandini, giornalista di Libero che lo segue da quando era ministro – e centralizza la comunicazione dei ministri del Carroccio, oltre che essere anche la portavoce del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, numero due di Salvini e Richelieu dei poteri del mondo leghista e del filone ‘atlantista’ e filo Ue . Nello specifico, Massimo Garavaglia, ministro del Turismo ha come portavoce Narda Frisoni, giovane milanese, esperta del settore comunicazione, già portavoce del leghista Giulio Centemero, affabile e smart. Mentre Erika Stefani, ministro alla Disabilità, si avvarrà della collaborazione di Cinzia Iovino, che già lavorava al ministero della Famiglia e disabilità quando c’era Fontana.

La Calandra per la Cartabia e le nomine dei ‘tecnici’

Per quanto riguarda i ministri al primo incarico, il Guardasigilli, Marta Cartabia, ex presidente della Consulta, ha scelto la giornalista Raffaella Calandra. Sannita trapiantata a Milano, cronista di giudiziaria, ex vicedirettore della scuola di Giornalismo ‘Walter Tobagi’ (Ifg di Milano), inviata di giudiziaria di Radio24-Sole24Ore, la Calandra ha un carattere quieto ma caparbio, un profilo gentile e disponibile, fermo nei ‘no’ come nei ‘sì’ ed è un ottimo ‘acchiappo’ per una ministra così low profile e schiva che la giovane Calandra saprà imporre con stile. Al cruciale e centrale dicastero dell’Economia – è notizia di queste ultime ore – il nuovo ministro tecnico, Daniele Franco, si porta Antonella Dragotto, che viene, guarda caso, da BankItalia e che ha scritto un libro dal titolo profetico, “Comunicatrici”, insieme a Janina Benedetta Landau, responsabile della sede romana di Class CNBC. Roberto Cingolani, ministro dell’Ambiente e della Transizione ecologica ed Energia conferma Stefania Divertito, una vera e impeccabile professionista, nella posizione ricoperta con l’uscente ministro, Sergio Costa.

In campo dem, tornano al governo le ‘figlie’ della Fgci

All’Istruzione, con il ministro Patrizio Bianchi arriva Chiara Muzzi. Portavoce dell’uscente sottosegretario al Mef, Maria Cecilia Guerra, già all’Istruzione con Maria Chiara Carrozza, la Muzzi ‘nasce’ con Pierluigi Bersani, prima nei suoi primi passi al governo come ministro e poi come ufficio stampa della segreteria dell’ex leader del Pd. ‘Figlia’, cioè di una filiera, quella del Pci-Pds-Ds-Pd, che tanto ha dato anche al mondo della comunicazione politica come pure nel caso di un’altra ‘figlia’ della Fgci che fu.
All’Innovazione tecnologica e transizione digitale, con Vittorio Colao, troviamo, infatti, Caterina Perniconi. Già capo ufficio stampa all’Istruzione, alla Cultura e all’Agricoltura nelle passate legislature e da ultimo al Commissariato italiano per l’Expo Dubai presso la Presidenza del Consiglio, la Perniconi è stata, nel tempo, portavoce di antichi e ormai dimenticati esponenti della sinistra-sinistra del Pds-Ds, da Fabio Mussi in giù, o di segretari e mozioni congressuali del Pd come nell’ultimo caso, quello di Maurizio Martina, ora approdato alla Fao, ma soprattutto ha ‘preso parte’, da giovane, alle peripezie ed evoluzioni della sinistra giovanile italiana (dalla Fgci alla Sinistra giovanile ai Giovani dem), in modo arguto e discreto, appassionata di politica quanto di comunicazione.

Le molte riconferme dei molti ministri riconfermati…

Ai ministeri con portafoglio, una lunga fila di riconferme: Augusto Rubei, ormai storico portavoce di Luigi Di Maio, agli Esteri, il cronista e quirinalista del Corriere della Sera, Dino Martirano, resta al fianco di Luciana Lamorgese agli Interni. Il giovane, discreto e collaudato – giornalisticamente e politicamente - Mattia Morandi resta con il ministro della Cultura, Dario Franceschini: Morandi è uno dei pochi giovani dem che ‘non’ viene dal filone ex ‘figiciotto’ ma dalla galassia del PPI-Margherita, e politicamente si è formato con l’ex presidente del PPI, Pierluigi Castagnetti, in un lungo tirocinio alla Camera. Nicola del Duce, solida spalla di Roberto Speranza alla Salute, viene invece – come le donne citate in precedenza – da esperienze politiche e giornalistiche vissute ‘a sinistra’: storico portavoce di Gavino Angius, quando questi presiedeva i senatori dei Ds, al Senato, e altri esponenti della sinistra socialista e poi del Pd, Del Duce è ‘passato’ nelle fila degli scissionisti di LeU dal Pd di epoca Renzi ha creato e cementato un sodalizio con il giovane Speranza che li porta, dai tempi del Covid, ha essere diventati una sorta di gemelli siamesi che vivono trionfi e difficoltà all’unisono.

Tante altre donne per altrettanti ministeri chiave

Per tornare, invece, nel campo dell’altra metà del cielo, quella delle donne, la giovane e brava Nicoletta Santucci viene confermata con Lorenzo Guerini alla Difesa: un ruolo tecnico, più che politico, il suo, svolto con puntualità, precisione ed efficienza oltre che con obbligata discrezione. Tra le collaborazioni che vengono confermate, ecco spuntare quella di Claudia Caputi, che torna con Enrico Giovannini al ministero delle Infrastrutture e Trasporti dopo aver lavorato a lungo con lui all’Istat e poi all’Asviss. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, porta con sé Daniela Gentile, sua nuova collaboratrice dentro il Pd, nel ruolo coperto per anni dalla gentile e soave Laura Cremolini, che viene dal mondo bancario (Mediocredito). Carlotta Sabatino, giovane ed efficiente, resta con Mara Carfagna, ora ministro per il Sud e la coesione territoriale. Tra i ministeri senza portafoglio, conferma per Valeria Calicchio portavoce del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Proveniente dal mondo della sinistra radicale e del giornalismo impegnato e sindacale, la Calicchio – con il suo spiccato accento calabrese e una durezza nei tratti cui corrisponde la gentilezza nell’animo – si è ormai affermata nel mondo dei portavoce del Palazzo, di cui conosce segreti e ministeri. All’altro capo del filo, c’è e resta Roberta Leone al fianco di Elena Bonetti (Iv) che resta ministro alle Pari opportunità e famiglia. Vaticanista, cattolica raffinata e arguta, la Leone ha un carattere mite, ma una professionalità e una sensibilità affatto non comuni.
Nuova esperienza invece per Manuela Perrone, giornalista politica de IlSole24Ore e ora diventata portavoce di Renato Brunetta al dicastero Pubblica amministrazione. Alessandra Migliozzi, intanto, sempre alla Pubblica istruzione, resta capo ufficio stampa del ministero, ruolo nel quale è diventata, ormai, una pietra miliare e una garanzia.

Ma resiste anche qualche ‘maschietto’ con i ministri…

Oltre alle riconferme già citate in precedenza (Rubei con Di Maio, Del Duce con Speranza, Martirano con Lamorgese, Morandi con Franceschini), vanno segnalati almeno altri due ‘maschi’ in caselle vitali e cruciali, nel governo Draghi. C’è, infatti, un azzurro doc, non giovane ma sempre brillante, come Fabrizio Augimeri ad affiancare Maria Stella Gelmini agli Affari regionali e alle Autonomie. Con il pentastellato Stefano Patuanelli resta Giorgio Chiesa che passa, come il ministro, dallo Sviluppo ec. all’Agricoltura. Insomma, come si vede, nella comunicazione del governo Draghi il ‘potere femminile’ esiste, la ‘valanga rosa’ vince.