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Dalla diversificazione al grado in meno, dalle rinnovabili a un’ora in meno: ecco come ce la caveremo

Il Piano Gas del ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani. Quattordici slide e sette cose da sapere per gestire la guerra del gas. Intanto Arera modifica le modalità per fissare i prezzi in bolletta

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani (Ansa)
Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani (Ansa)

Ci sono sette cose che dobbiamo sapere quando ci mettiamo le mani nei capelli per il gas perché qualcuno, molti, ci terrorizzano con scenari foschi per non dire apocalittici. Sono contenute nella sintesi conclusiva del Piano del gas presentato dal ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani. Si tratta di un dossier sul “Piano gas”, una fotografia della situazione e delle misure per incrementare la sicurezza del sistema in 14 tabelle in power point che dovrebbero tutti avere stampate in testa specie andando verso una campagna elettorale breve ma intensa e ad alto rischio di fake news.

Le sette cose da sapere

Al primo punto c’è che “il piano di diversificazione energetica avviato dal governo Draghi nello scorso autunno, ben prima che scoppiasse la guerra, consentirà di superare la dipendenza dalla Russia nella seconda metà del 2024”. Al secondo punto c’è che “nel breve termine (’22-’23) la riduzione delle forniture dalla Russia è compensata dalle nuove forniture algerine   e non c’è necessità di contenimento drastico della domanda da parte del settore industriale”. E’ fondamentale - si legge al punto 3 - che “tutti gli stoccaggi arrivino almeno al 90% entro la fine dell’anno”. Al momento sono al 71%, in linea con le necessità e le attese nonostante i tagli del gasdotto North Stream. Il punto 4 parla di rigassificatori. “E’ di fondamentale importanza - si legge - che il primo rigassificatore galleggiante entri in funzione entro gennaio 2023 ed il secondo entro fine 2023”. Ravenna prima di Piombino, queste sono le date da cui non si può prescindere.  E’ fondamentale anche - siamo al punto 5 - “l’accelerazione dello sviluppo di fonti rinnovabili: ogni 10 terawattori installati si risparmiano 2 bcm (miliardi di metri cubi)”. Due giorni fa il Consiglio dei ministri ha sbloccato 11 progetti di impianti eolici in Puglia e Basilicata. Gli stessi ambientalisti che dicono no al rigassificatore hanno detto no negli anni anche agli impianti eolici rimasti sommersi sotto quintali di carte e autorizzazioni.  Al punto 6 e 7 del Piano ci sono considerazioni più generiche ma fondamentali da sapere: il Piano consente di “mantenere gli impegni di decarbonizzazione al 55% entro il 2030”; si aprono “interessanti prospettive geopolitiche per lo spostamento del baricentro energetico nel Mediterraneo con una posizione di leadership italiana e un forte potenziamento della partnership africana”. Tornare a guardare all’Africa come una sponda di quel lago Mediterraneo (la visione di La Pira e Mattei) abbandonata dagli anni ottanta in poi  che ha impoverito l’Africa, reso tutta Europa dipendente da un solo fornitore di materie prima (la Russia) e prodotto fenomeni migratori da una parte e speculativi dall’altra.

L’eredità di un ministro

Cingolani ha assicurato di non far parte del prossimo esecutivo. Intanto però il governo c’è, lavora e governa fin tanto che non ne avremo uno nuovo e in carica al cento per cento. Fatti due conti, volendo essere mediamente ottimisti, non prima di metà novembre. Altri tre mesi decisivi soprattutto dal punto di vista energetico.  Se il prossimo inverno non sarà troppo rigido ce la caveremo, anche senza i flussi di Mosca, in attesa di essere completamente indipendenti dalla seconda metà del 2024. Alla faccia di  Gazprom che ormai ha ridotto al 20% le forniture con la scusa delle turbine da aggiustare (“appena pronte torneremo alla normalità” dicono accusando le sanzioni come causa del taglio).  Gli stoccaggi hanno raggiunto il 71,7% - il target è il 90% a ottobre - e sono “in forte recupero”. Se anche ci fosse un'interruzione totale del flusso russo a inizio inverno, ha assicurato Cingolani, “saremmo a posto fino a febbraio, a marzo ci sarebbe un piccolo deficit compensabile e poi ad aprile i consumi andrebbero a calare”. Fondamentale, come è noto, è la diversificazione delle fonti.  I flussi dall'Algeria coprono la riduzione degli approvvigionamenti Gazprom. Sul fronte rigassificatori:  tre sono in funzione e andranno al 100% anziché ridurre la portata in estate; ne servono altri due che verranno realizzati su piattaforme galleggianti per essere poi dismessi perché “non rinunciamo al phase out”. Per Ravenna servirà circa un anno, “siamo pronti, manca un tubo di raccordo”.

La sicurezza nazionale passa da Piombino

Piombino può partire prima. Il governo promette che “farà di tutto per alleviare i disagi ma la sicurezza nazionale passa per Piombino”. Dunque ciascuno faccia la sua parte, a cominciare dai comitati per il No che da destra e da sinistra stanno bloccando l’infrastruttura. Entrambi i rigassificazioni devono entrare in funzione tra il primo quadrimestre 2023 e il primo quadrimestre 2024. ”. Complessivamente, la ricerca di nuove forniture dovrebbe garantire un 7,5% in più nella seconda metà dell'anno, un +16,8 nel 2023, +21,4% nel 2024 e +24,6% nel 2025. Ecco il dettaglio del Piano di diversificazione: l'incremento annuale di gas dalle nuove forniture salirà progressivamente dai 7,5 miliardi di metri cubi del II semestre 2022 a 24,6 miliardi di metri cubi nel 2025 così divisi: 11,9 miliardi di metri cubi di gas da Algeria, Tap e produzione nazionale; mentre 12,7 miliardi di metri cubi di Gnl arriveranno da altri Paesi quali Congo, Angola, Qatar, Egitto, Nigeria, Indonesia, Mozambico, Libia. I risparmi invece saliranno dai 2,6 miliardi di metri cubi del 2022 a 10,9 nel 2025.

Risparmio energetico

Circa 2,5 miliardi di metri cubi all'anno verranno messi da parte abbassando di un grado e riducendo di un'ora il riscaldamento di case e uffici, sia pubblici che privati. Non ci saranno controlli. Dunque tutto è affidato al senso civico e al senso di responsabilità di ciascuno di noi. Le case d’inverno dove si sta in maglietta saranno un danno collettivo e non più il lusso di pochi. E’ arrivato il tempo in cui si dovrà pensare in quanto “noi” e non più in quanto “io”. A tutto questo si affianca lo sviluppo di rinnovabili onshore e offshore che dovrebbe portare circa 8 gw l'anno, risparmiando altri 2,5 miliardi di metri cubi. Lo sviluppo del biometano ha un potenziale di circa 2,5 bcm al 2026 in progressivo aumento dal 2022. Nel piano, c’è anche l'annunciato incremento transitorio della produzione termoelettrica a carbone o olio, equivalente ad altri due milioni di metri cubi. Il regolamento europeo sul 15% di taglio del consumo si traduce per l'Italia in un risparmio del 7%, circa 4 miliardi di metri cubi l’anno che però sono già assorbiti dal Piano nazionale (arrivato prima di quello europeo).
Interessante vedere come nelle ultime settimane anche altri paesi europei stiano pensando ad una sorta di price cup. Draghi e Cingolani su questo punto insistono dall’inizio dell’anno perché paghiamo il gas un botto, è salito alle stelle anche prima che iniziasse la guerra e il  ruolo della borsa del gas di Amsterdam in questo momento, in un'economia di guerra e non di mercato, non è adeguato. Da qui il pricecap come normalizzatore di prezzo. L’Europa se lo può permettere perché è il principale compratore di gas russo.

Un nuovo intervento sui prezzi

L’analisi delle curve dicono che i prezzi resteranno più o meno alti per tutto il 2022. Sarà possibile vedere una discesa nel 2023.  Ieri Arera, l’autorità di controllo sull’energia, ha annunciato che dal primo ottobre, con il prossimo aggiornamento tariffario, cambierà il metodo di aggiornamento dei costi del gas. Alla luce “dell’ulteriore drammatica crescita dei prezzi all’ingrosso dell’energia, legata al conflitto in Ucraina e alla riduzione dei flussi di gas praticata dalla Russia”, l’Autorità ha deciso di «introdurre misure a tutela dei consumatori e a garanzia della continuità delle forniture». In particolare, non saranno più usate come riferimento le quotazioni a termine del mercato all’ingrosso, ma la media dei prezzi effettivi del mercato all’ingrosso PSV italiano, aumentando al contempo la frequenza di aggiornamento del prezzo che diventa mensile, non più trimestrale. Il nuovo metodo sarà in vigore fino a gennaio 2023 prorogabile fine a gennaio 2024. Con il nuovo meccanismo si riduce il rischio che i venditori non siano in grado di garantire la propria operatività e quindi le forniture ai propri clienti, minimizzando il pericolo che le famiglie siano costrette a ricorrere ai servizi di ultima istanza e gli stessi venditori al servizio default, pregiudicando l’intero equilibrio economico della filiera gas italiana con costi aggiuntivi che verrebbero socializzati. Cioè pagati da tutti.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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