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ll discorso di Giorgia Meloni alla Camera, un consiglio non richiesto ai futuri premier

L’unica parte inaspettata del discorso del nuovo presidente del Consiglio è stata quella dedicata allo sfondamento del tetto di cristallo. Il resto è abbastanza nelle cose.

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni (Foto Ansa)

E così è arrivato anche il giorno del discorso. Quello importante, con cui ci si presenta al Parlamento e al paese, o come usa di questi tempi, alla Nazione. Un’ora, undici minuti e undici secondi, numerosi applausi compresi.

Il piglio meloniano

Dopo qualche incertezza iniziale in cui si avvertiva un po’ di tensione, con lo scorrere delle pagine Meloni ha via via riacquistato il piglio che tutti le riconoscono. Testo, intonazione e posa erano tutti lì a voler esprimere, sottolineare, scolpire nella memoria di chi l’ascoltava, soprattutto a casa durante i tg, determinazione, capacità, serietà, responsabilità, affidabilità consapevolezza del mandato ricevuto.

Il tutto naturalmente a sottolineare vacuità, incapacità, superficialità, irresponsabilità, inaffidabilità e sete di potere di coloro che la hanno preceduta negli scorsi undici anni, dalla caduta di Berlusconi in poi. E non si capisce se il conto includa pure Mario Draghi o meno. Si sarebbe portati a pensare di no, visto il ringraziamento tributatogli in apertura. O forse di sì, considerato che il grazie è confinato al fatto di aver "offerto tutta la sua disponibilità affinché vi fosse un passaggio di consegne veloce e sereno con il nuovo Governo". Il dubbio resta.

Il tetto di cristallo

Si diceva del discorso. La parte più bella è quella dedicata allo sfondamento del tetto di cristallo. Una cosa che a sinistra si è cercato di minimizzare, ma che in Italia, Nazione o paese che sia, è dirompente. E Meloni ne è consapevole. Tanto da voler nominare, senza indicare il cognome, tutte coloro che prima di lei hanno provato o sono riuscite a rompere tetti allora assai più bassi, incluse Tina (Anselmi), Nilde (Jotti) e Marta (Cartabia). Peccato non aver citato Emma (Bonino) che avrebbe meritato a pieno titolo. Una caduta di stile che forse si poteva evitare. Nota a margine, l’ufficio stampa di Palazzo Chigi si deve essere reso conto che citare solo i nomi delle prime donne d’Italia avrebbe reso complicata la vita ai giornalisti e nel teso pubblicato sul sito ha aggiunto tra parentesi i cognomi.

Poi si vedrà

Si tratta dell’unica parte del discorso inaspettata. Il resto è abbastanza nelle cose. Dopotutto si tratta di un discorso programmatico di fronte alla Camera dei Deputati di un governo di destra appena eletto. Il dato di fondo è che poiché c’è il caro energia e occorre far fronte alle bollette, c’è la guerra, la recessione alle porte e in definitiva la situazione è grave, il mare è in tempesta e la nave è piuttosto malridotta, non è che si potrà fare tutto subito. Per ora un po’ di flat tax, un taglio al reddito di cittadinanza e poi in futuro si vedrà. Per il resto il menù è il solito di sempre, quello di tutti i discorsi programmatici, condito da un po’ di Nazione, famiglia, più figli per tutte, l’inevitabile ripudio delle leggi antirazziali, la condanna del fascismo e l’orgoglio dell’”underdog” (cit. Meloni).

Il solito menù

E qui occorre ammettere che dalla prima Presidente del Consiglio di destra della Repubblica Italiana, già di per sé una sorta di rivoluzione, ci si aspettava che quel menù, che è appunto sempre il solito, lo si sarebbe evitato. E invece, implacabilmente e inevitabilmente, eccoli lì quei riferimenti e quei passaggi che vengono ripetuti, sempre più stantii, ormai da almeno vent’anni. Lotta alla burocrazia, più investimenti esteri, l’Italia al centro del Mediterraneo, il mare questa incredibile occasione, il paese più bello del mondo, il turismo, gli investimenti esteri, il Made in Italy, le imprese della moda, i morti sul lavoro, un paese per vecchi, gli asili nido, le scuole, le infrastrutture, il dobbiamo contare in Europa, la povertà, l’ambiente, la lentezza della macchina giudiziaria, la mafia, il Pil che non cresce, le previsioni del Ministero dell’Economia, Falcone e Borsellino, i suicidi in carcere, aiutare i migranti a casa loro, l’Africa, la sanità trascurata inclusi, novità degli ultimi due anni, gli infermieri eroi.

Consiglio non richiesto

Sommessamente e senza pretese alcune, allora, forse un consiglio, per quanto non richiesto, potrebbe essere dato a coloro che si appresteranno in futuro pronunciare discorsi in analoghe occasioni. Fatene a meno, date tutto per scritto, riscritto, detto, sentito, ripetuto. Burocrazia, mare, sole, turismo, moda, ponti, autostrade, tribunali, asili, mafia, stranieri pronti a portare valige di soldi in Italia e tutto il resto. Concentratevi su due cose che veramente pensate di realizzare e dite solo quelle. Sarà breve, forse troppo, deludente, probabilmente, ma finalmente diverso.

 

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
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