[Il commento] La "lezione" di Mattarella: "Serve verifica dei contenuti della legge di bilancio". Le parole chiave di un manifesto politico 

Il Presidente della Repubblica parla per 14 minuti dal suo studio privato al Quirinale. Ripercorre i “fondamentali” della democrazia. Preservare l’unità del Paese e alcuni suoi pilastri come scuola e sanità. No tasse sulla bontà. E gli auguri finali “a cinque milioni di immigrati”. Tutti i messaggi a Conte, Salvini e Di Maio. L’intervento più politico di sempre. Che il leader della Lega ha detto di aver condiviso “parola dopo parola”. Di più: già applicato.

Non poteva essere più duro, severo e rassicurante insieme il Presidente della Repubblica. Quattordici minuti in cui ha messo in fila quello che non va, elencato le priorità, messo in guardia il governo e difeso la centralità del  Parlamento, elogiato “i buoni sentimenti” che sono, con “la responsabilità, il rispetto, la consapevolezza e il rifiuto dell’insulto”, il cemento di quella “comunità di vita” a cui ambiscono gli italiani e le italiane che incontra nei suoi viaggi attraverso l’Italia. 

C’era molta attesa per il discorso di fine anno del Presidente Sergio Mattarella. I suoi interventi si sono fatti più frequenti dopo l’estate e durante i mesi della sessione di bilancio, così come la sua interlocuzione sempre discreta con il governo. Ma la cronaca, anche quella politica, è stata un canovaccio impazzito, l’approvazione della legge di bilancio un giallo con continui ribaltoni, il dibattito in aula – quel poco che c’è stato – ridotto a sfida e provocazione continua  e le parole del Capo dello Stato erano attese come il momento della chiarezza. Quello in cui si posano le grida, gli insulti, appunto, e si ritrova il filo di una narrazione normale. 

Un discorso pieno di politica

Senza mai nominare alcuno dei leader politici né il premier Conte,  il Capo dello Stato ha parlato “ai concittadini e alle concittadine” ma in ogni riga del suo discorso ci sono riferimenti continui a come Salvini e Di Maio hanno finora inteso e gestito il mandato di governo. Tanto che entrambi i leader si sono sentiti in dovere di rispondere subito. Il leader leghista ha fatto il suo controdiscorso via Facebook da Bormio mezz’ora dopo che si sono spente le telecamere dal Quirinale dicendo, in sostanza, di “condividere le riflessioni del Presidente come dimostra il lavoro già fatto in questi mesi e quello che farà nei prossimi”. Di Maio, che almeno ha avuto il tatto di rinviare a oggi l’annunciato controdiscorso insieme con Di Battista, ha rassicurato: “Non lasceremo indietro nessuno”.  Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, recita un vecchio adagio. 

I social ma non solo 

Era annunciata una serata molto affollata. Il discorso di Mattarella a reti unificate sulla Rai, a seguire quello di Beppe Grillo, poi Matteo Salvini, persino Di Maio-Di Battista in coppia, tutti rigorosamente via social. Una totale mancanza di rispetto alla tradizione del discorso del  Capo dello Stato. Sarà interessante vedere i dati di ascolto sulle varie piattaforme. Mattarella ha esordito con un omaggio ai social “su cui oggi molti comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana”. Inevitabile pensare a Salvini e Di Maio. Inevitabile cogliere il sarcasmo nelle parole del Presidente che rivendica al rito del discorso di fine anno il valore della “tradizione di scambiare alcune considerazioni” che nulla c’entra con la formalità.

E infatti nulla di formale ci sarà in quello che segue. A cominciare dal luogo scelto come set: lo studio della Palazzina dove il Capo dello Stato lavora ogni giorno e mostrando accanto a sé uno dei quadri che gli sono stati donati dai ragazzi del Centro di cura per l’autismo di Verona, “tutti lavori molto belli – ha detto - che esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare”. 

“Una comunità di vita”

E’ partito dai fondamentali della Repubblica e della democrazia, il Presidente. E’ utile in quei momenti che possono diventare passaggi chiave nella storia del Paese e dove, per dirne una, in nome della sicurezza e dei risultati si giustifica il mettere le persone in mezzo alla strada condannandoli all’emarginazione. Il senso di “una comunità di vita” che non lascia indietro nessuno ma guarda avanti con fiducia e “sente il bisogno di unità”,  è stato il filo conduttore dell’intervento.   “Sentirsi comunità – ha ricordato il Capo dello Stato - significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri, pensarsi dentro un futuro comune da costruire insieme” dove è giusto “battersi per le proprie idee rifiutando però l’astio, l’insulto e l’intolleranza che creano ostilità e timore”. 

“I buoni sentimenti non sono retorica”

Tra i fondamentali, di questi tempi, c’è il tema e il concetto della sicurezza a cui la Lega deve il 70% del suo consenso elettorale. E a chi dice che questa è “la retorica dei buoni sentimenti”, a chi accusa con disprezzo di “buonismo”,  è bene ricordare che “la sicurezza parte proprio da qui: da un ambiente in cui tutti si sentono rispettati e rispettano le regole del vivere comune”, dove “si preservano e garantiscono i valori positivi della convivenza”.   Poi certo, “non ci devono essere zone franche dove la legge non è osservata e le istituzioni sembrano inadeguate”, ma sicurezza è anche “lavoro, istruzione e più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro”. E’ l’amicizia, e non l’odio, “la strada per la felicità”. Quello degli ultras violenti del calcio “non potrà mai essere il modello di vita dell’Italia”. Il ministro dell’Interno ama farsi fotografare con gli ultras. E dopo i fatti di San Siro ha criticato il giudice sportivo che ha squalificato il campo. 

“No tasse sulla bontà”

Avanti con i fondamentali, e chi vuole intendere intenda. L’Italia è ad esempio un paese “ricco di solidarietà” dove la “società civile spesso arriva prima e meglio delle pubbliche amministrazioni”.  E’ l’Italia che “ricuce e dà fiducia”, quella del terzo settore e del no profit, “realtà che sovente suppliscono a lacune o ritardi dello Stato nel dare una mano ai più deboli, agli emarginati, agli anziani soli, alle famiglie in difficoltà e ai senza tetto”. Chiaro il messaggio per il governo che nella Manovra ha messo una tassa in più per le attività no profit: “No tasse sulla bontà”. Dice Di Maio che questa misura sarà cambiata. Il punto è perché il governo ha pensato di fare cassa tagliando sconti fiscali alle no profit.   

La Repubblica e l’unità

Spiega Mattarella che le persone incontrate visitando il Paese chiedono “unità” e credono nella “Repubblica come nostro comune destino”. E qui, tra le righe, il Capo dello Stato affronta un altro “fondamentale”, un tema che gli sta molto a cuore e lo preoccupa: il progetto di autonomia rafforzata delle Regioni che la Lega pone come irrinunciabile e in nome del quale – Salvini lo ha già spiegato a Di Maio - è pronta anche a far saltare la maggioranza.  “Esortare ad una convivenza più serena – chiarisce il Capo dello Stato - non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà che abbiamo di fronte”. E che sono tante: “La mancanza di lavoro, l’alto debito pubblico, la capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, le carenze di infrastrutture, le ferite del nostro territorio”. Ma non esistono – mette in guardia -   “ricette miracolistiche” mentre servono “competenza, fatica e impegno”.  Guai, ad esempio, a indebolire “traguardi consistenti raggiunti nel tempo grazie al lavoro di intere generazioni che ci hanno preceduto”. Come il Servizio sanitario nazionale, lo Stato sociale, la previdenza, la scuola, “tutti modelli positivi, da tutelare e potenziare”. Altro che federalismo e autonomie regionali. Messaggio, questo, per Salvini ma anche per il premier Conte. 

“Attenta verifica della Manovra”

Arriva verso la fine del discorso il richiamo ai fatti degli ultimi giorni, l’approvazione convulsa della legge di bilancio, la “grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali” che a gennaio scenderanno in piazza reclamando correzioni e interventi. Anche questo un richiamo in piena regola ai fondamentali della Repubblica e della democrazia. Mattarella ha messo al primo posto l’aver scongiurato l’esercizio provvisorio e l’apertura di una procedura d’infrazione da parte della Ue. Ora però si augura “vivamente”   che ci sia “un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento” e che “i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto è avvenuto e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto”. Parole che sono miele per il Pd che ha investito la Consulta su un ricorso per conflitto tra poteri accusando la Presidenza del Senato e il governo di aver violato l’articolo 72 della Carta. Il 9 gennaio è atteso il giudizio sull’ammissibilità del conflitto. 

Le elezioni europee

Un altro fondamentale: l’Europa. Così, per chiarezza, “la dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro”. Il voto per le Europee a maggio è “uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: 400 milioni di cittadini europei al voto”. Il modello è Antonio Megalizzi, il giornalista che aveva scelto di raccontare l’Europa ucciso in un attacco terroristico a Strasburgo. L’augurio è che “la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sull’Europa”.  

Le buche di Roma? Non è roba per i soldati

Un discorso che è un manifesto politico. Mai, forse, così completo.  Con grazie e misura il Presidente è riuscito a dire che è sbagliato anche solo pensare che i nostri soldati “la cui specializzazione è così elevata” possano essere “impiegati in mansioni non compatibili con la loro funzione”. Il riferimento è all’idea della sindaca Raggi e del vicepremier Di Maio di impiegarli, invece, per tappare le buche di Roma. E ha concluso facendo gli auguri ai “cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola e praticano sport nel nostro Paese”. Chissà come il vicepremier Salvini abbia potuto dire che le parole del Capo dello Stato sono la fotografia di ciò che il governo ha fatto in questi mesi e  farà nei prossimi.