Il discorso del Presidente contro l’odio e l’indifferenza, pilastri del male assoluto: “In Italia crescono gli atti di razzismo e attenzione alla propaganda”

Mai così duro ed esplicito il richiamo del Capo dello Stato. Le celebrazioni al Quirinale nel Giorno della memoria… mentre i pullman portano via i migranti da Castelnuovo di Porto, il Tribunale dei ministri chiede di procedere contro il ministro dell’Interno per il caso Diciotti e un senatore 5 Stelle rilancia sui social stantii complotti antisemiti

Parla di “atti di razzismo e antisemitismo che sono in aumento” mentre alle spalle scorrono le immagini dei treni piombati che deportavano ad Auschwitz gli ebrei rastrellati in Italia e in Europa. Ed è difficile, forse anche improprio, non pensare a quei pullman che da tre giorni stanno trasferendo gli immigrati dal centro di Castelnuovo di Porto. Destinazione vaga, Piemonte, Molise. Motivazione chiara: risparmiare. Dice che “la società senza diversi” era “l’obiettivo perseguito dai nazisti” e quando “il benessere dei popoli si fa coincidere con la negazione del diverso, la storia spalanca le porte alle più immani tragedie”. Avverte che “la riproposizione di simboli, linguaggi, vecchi e screditati falsi documenti basati su ridicole teorie cospirazionistiche sono segni di un passato che non deve in alcuna forma tornare”. E questa volta è impossibile non pensare al tweet che il senatore 5 Stelle Elio Lannutti ha socializzato il 20 gennaio linkando un evergreen della propaganda becera e nazista come I protocolli dei Savi di Sion.

Ministri in prima fila

Quirinale, salone dei Corazzieri, cerimonia del Giorno della memoria. Luigi di Maio e Matteo Salvini sono lì in prima fila, ascoltano e non muovono un ciglio. Il presidente Conte, seduto accanto, cela come può l’imbarazzo. Perché le parole del Presidente Mattarella sono il richiamo tra i più espliciti che il governo abbia ricevuto in questi sette mesi di vita.

Ogni volta che c’è uno strappo, va e cuce. Ogni volta che vede disordine e confusione, scombussola l’agenda e rimette in ordine, questione di priorità: lavoro, giovani, le infrastrutture, il ruolo di un un’industria sana che sa leggere i tempi, il valore e il disvalore delle tecnologie, la cultura, la tutela del risparmio, l’Europa, gli immigrati e la protezione dei diversi. Se c’è un rischio, dal razzismo, al terrorismo ma, soprattutto, il rischio più grande che è quello dell’indifferenza, prende la parola e si fa ascoltare.  E’ la certezza tra tante incertezze avere un Presidente della Repubblica che, abbandonato probabilmente suo malgrado il profilo di massima discrezione e quasi fastidio per  il rumore continuo della politica, diventa ogni giorno di più il punto di riferimento, laico, della legislatura.

Osservazione preoccupata

Il Quirinale, che sette mesi fa lavorò intensamente per trovare una maggioranza politica dai numeri delle urne, è oggi l’osservatore più attento delle scelte del governo. Misura con preoccupazione la sfida continua tra le due forze di maggioranza spesso dettata da questioni di consenso. Il Giorno della memoria per non dimenticare la Shoah e ogni volta che la storia ha negato diritti e rinnegato la vita, è uno di quelli segnati in rosso sull’agenda del Presidente. Figurarsi oggi, mentre i pullman portano via, destinazione incerta, i migranti, donne uomini e anche bambini, che nel centro di Castelnuovo di Porto avevano iniziato un percorso di integrazione. Oggi, mentre un’altra nave delle Ong (l’olandese Sea Watch 3) è in navigazione da sabato nel mediterraneo con 47 migranti. Dopo che ne sono morti 200 lo scorso fine settimana ma in Italia vince l’hastag #portichiusi. Oggi, infine, che il Tribunale dei ministri di Catania ha deciso di procedere e ha chiesto l’autorizzazione al Senato per il ministro dell’Interno Matteo Salvini perché “impedì lo sbarco dei 147 migranti a bordo della nave italiana Diciotti”. Quel ministro anche ieri vittima di minacce di morte esplicite in uno gioco di specchi e rimandi che fa orrore. Violenza chiama violenza. Dolore chiama dolore.

Parole come lame

In una giornata così le parole di Mattarella impongono, più che in altre occasioni, silenzi di ascolto e applausi di approvazione tra gli ospiti, studenti, politici, i rappresentanti delle comunità ebraiche, sopravvissuti e testimoni che prima dell’intervento di Mattarella si alternano in un racconto tutto al femminile sulle immagini del bel documentario di Rai Storia “Donne nella Shoah”.

Parole che sono lame. L’attualità di Auschwitz è che rimane “simbolo del male assoluto”, un male che “alberga nascosto come un virus micidiale nei bassifondi della società e pronto a risvegliarsi e contagiare appena se ne presentano le condizioni”. E in nome  di “quell’ ordine nuovo, senza diversi, vagheggiato da Hitler” giocò un ruolo decisivo la “propaganda, becera quanto efficace” che lavorò “a tutti i livelli per fabbricare minacce improbabili e nemici inesistenti”. Come scrisse Bauman, “con un paradosso apparente, la modernità tecnologica e scientifica fu piegata spregiudicatamente al servizio di una ideologia antimoderna e barbara”.

“L’onta incancellabile delle leggi razziali”

Ognuno ha potuto trovare nel discorso del Presidente riferimenti più o meno espliciti al nostro oggi. Anche perché il Giorno della memoria “è un invito costante e stringente all’impegno e alla vigilanza”. Il Presidente della Repubblica non ha avuto dubbi nel dire che in Italia e nel mondo “sono in aumento gli atti di antisemitismo e di razzismo ispirati a vecchie dottrine e a nuove e perverse ideologie. Sono minoranze, è vero, ma sempre più allo scoperto, che sfruttano con astuzia i moderni mezzi di comunicazione, che si insinuano velenosamente negli stadi, nelle scuole, nelle situazioni di disagio”. E neppure a ricordare “l’onta incancellabile delle leggi razziali fasciste e della conseguente persecuzione degli ebrei”. Lo abbiamo già fatto. E il passato può ritornare. Attenzione allora alle parole e ai simboli perché “la loro riproposizione, come quella di vecchi e screditati falso documenti basati su ridicole teorie cospirazionistiche, sono tutti segni di un passato che non deve in alcuna forma tornare”. E se odio e indifferenza sono stati “i pilastri di quella stagione”, la nostra Costituzione ha segnato “un discrimine tra umanità e barbarie con il riconoscimento di eguali diritti e dignità ad ogni persona e con l’obiettivo e il metodo della cooperazione internazionale per una convivenza pacifica tra i popoli e gli Stati”. Anche l’Europa e la sua clamorosa latitanza sul dossier migrazioni è chiamata in causa.

Conte: “Ho condiviso ogni parola”

Il premier Conte ha condiviso “ogni parola”. Di Maio anche ma ha preferito non commentare il caso del “suo” senatore Lannutti. Salvini, che ha giustamente ricevuto la solidarietà di tutti per le vigliacche minacce, ha voluto in ogni modo stringere la mano a Noemi Di Segni, presidente della Comunità ebraiche. Poi è andato in diretta Facebook. E in conferenza stampa al Viminale. “Ci vediamo in Senato, se resto ministro o no lo deciderà il Senato. Sui senatori della Lega non ho timori, vediamo gli altri che fanno”. Ma forse avrà modo stasera di riflettere sulla lezione del Presidente.