Disastro parità di genere: parlamentari elette solo il 31%. Non accadeva da 20 anni. E nel Pd nasce un caso

I partiti che vanno meglio sono Azione e M5S. Gribaudo contro Letta: "Abbiamo un problema". Il paradosso di Fi: esprime la prima premier della storia repubblicana ma porta a casa poche parlamentari. Peggio fa solo la Lega. Numeri sotto la media Ue, nonostante per la prima volta una donna siederà a Palazzo Chigi. Alla sbarra la legge elettorale e le pluricandidature

Disastro parità di genere: parlamentari elette solo il 31%. Non accadeva da 20 anni. E nel Pd nasce un caso
(Foto Ansa)

Tanti traguardi negativi nelle elezioni politiche che ci siamo appena lasciati alle spalle. Consultazioni che ricorderemo soprattutto per il forte astensionimo: come mai prima d'ora solo il 67% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne. E c'è anche un altro fattore che segna una inversione di tendenza con inevitabili costi democratici, ovvero il numero di donne elette. Che, per la prima volta, fa segnare un arretramento dopo anni di crescita della rappresentanza femminile in Parlamento: dal 35% del 2018 al 31% di oggi, ben 4 punti percentuali in meno. Che significa che le donne alla Camera e al Senato saranno 186 contro i 414 seggi occupati dai colleghi uomini. 

M5Stelle e Calenda in controcorrente

Un passo indietro rispetto ai risultati ottenuti negli anni verso la parità nella rappresentanza di genere, progredita e sempre in crescita dal 2001 quando - a vincere allora fu la Casa delle libertà - le parlamentari erano appena il 10,7 per cento. Il dato che osserviamo oggi fa precipitare i numeri (e le aspettative) ben al di sotto della media dell'Ue che è del 32,8 per cento.

Fuori dal coro troviamo due partiti, il M5Stelle di ConteAzione di Calenda, che fanno registrare, rispettivamente, il 46 e il 45 per cento di donne elette tra le loro file che in termini assoluti significa 35 su un totale di 79 parlamentari pentastellati e 14 su 30 nel caso di Calenda. A fare male invece sono i due partiti cosiddetti di Centrosinistra, Pd e Alleanza Verdi-Sinistra che eleggono solo, rispettivamente, il 31 (36 su 109) e il 30 per cento.

Pd patriarcale, "abbiamo un problema"

Una debacle per partiti che della questione di genere fanno sfoggio considerandolo tema centrale. Bocciati entrambi. Tanto più che dell'impostazione patriarcale della maggiore delle due formazioni molto si dice e, in questo senso, particolarmente critiche appaiono le stesse esponenti del partito guidato da Letta.

Abbiamo un problema. 36 parlamentari donne su 102 complessivi del Pd sono un numero troppo basso

ammonisce Chiara Gribaudo, deputata appena rieletta. "Me lo spiego col fatto che il Pd è un partito patriarcale – dice all’Adnkronos – Non è una novità. Lo abbiamo visto con i tre ministri uomini del governo Draghi. Proposero a noi donne ruoli di sottogoverno. Circolava anche il mio nome come sottosegretaria, abbiamo detto di no".

Queste circostanze avranno un loro peso anche nel prossimo congresso, in programma tra gennaio e marzo, dove il nome della vicepresidente dell'Emilia Romagna Elly Schlein - evocata da molti come volto nuovo capace di riorganizzare il partito - sembra un'ipotesi già tramontata sull'alba di Bonaccini. 

Anche il Centrodestra non dà spazio alle donne

Nel Centrodestra non fanno certo meglio, nonostante il primo partito Fratelli d'Italia esprima la premier in pectore. Solo il 30 per cento sia in Fdi che in Forza Italia. Ancora peggio la Lega di Salvini che elegge il 29% di donne.

La legge elettorale alla sbarra, ma non è tutto

Inutile dire che le cause sono diverse e tutte ben documentate. La prima è da ricercare tra i cavilli della legge elettorale che, se da una parte impone l'alternanza nelle candidature tra uomini e donne - posto che ciascun genere non può essere rappresentato per più del 60% -, dall'altra permette le pluricandidature. Quel che accade è che la donna eletta in più di un collegio, scegliendone uno, lascia il posto all'uomo candidato dopo di lei negli altri. E i partiti sanno bene come fare perché venga eletto chi vogliono loro. Secondo i calcoli del sito di analisi economica La Voce.info, i partiti che hanno fatto un uso più largo delle pluricandidature che hanno favorito candidati maschi sono Fratelli d’Italia e Lega.

Non è fatto trascurabile perché in molti partiti la dirigenza è quasi interamente nelle mani degli uomini. In un Parlamento a ranghi ridotti, come l'attuale, è poi ovvio che i seggi siano merce ancora più preziosa. La strada verso l'equa rappresentanza insomma si allunga.