[Il caso] Prigionieri del 40 per cento, ecco perché Salvini e Di Maio devono andare avanti. E nel Pd si ricomincia a discutere

Berlusconi avverte Salvini: "Senza di noi non sei vincente". FI rivendica il 17% dei voti della coalizione. Lo snodo della candidatura in Piemonte. Intanto nel Pd di Zingaretti si apre la guerra di tutti contro tutti sullo ius soli. E il nuovo segretario convoca subito la Direzione per discutere di alleanze, amministrative ed Europee

[Il caso] Prigionieri del 40 per cento, ecco perché Salvini e Di Maio devono andare avanti. E nel Pd si ricomincia a discutere

Uno, Di Maio, lamenta "qualche graffio di troppo" da parte di quelli della Lega e chiede, sommessamente, un "chiarimento. "Quando abbiamo chiuso il Memorandum con la Cina - ha detto ieri nel post voto - mi aspettavo un sostegno del governo e invece c'è stata sempre quella parolina che la Lega doveva dire per mettere un graffio a quel risultato. Lo stesso è successo sullo sblocca-cantieri, quando la Lega ci ha apostrofato come quelli del No. Io non faccio così, sull’immigrazione sostengo la linea di Salvini e non passo il tempo a dire che però di rimpatri neppure l’ombra". L'altro, Salvini, trionfa come allo stadio "Forza Basilicata", si inebria del "7 a 0" (il numero delle regioni conquistate in meno di un anno) della serie che neppure una è andata al socio 5 Stelle e del 19,2 % di consensi in Basilicata, più del triplo rispetto a un anno fa, contro il -24% dei 5 Stelle nello stesso periodo, salvo poi celiare: "Mi tengo ben stretto questo governo e non vivo di nostalgie, abbiano fatto in un anno quello che altri fanno in nove…". Lega e 5 Stelle: divisi ma condannati a stare insieme. Perché le alternative sarebbero tutte peggiori.

Due mesi alle Europee

Terminata questa lunga serie di appuntamenti elettorali fatta quasi apposta per misurare continuamente la temperatura al governo del cambiamento, restano due mesi alla data che da sempre è il vero obiettivo di Salvini: le elezioni europee, il tavolo di gioco dove il leader sovranista gemellato con Marine Le Pen si gioca tutto, passato e futuro. Diventa inevitabile allora fotografare la situazione oggi e provare a proiettarne gli esiti a dopo il 26 maggio. Dove, oltre all’Europa, Salvini punta all’incasso anche nei circa 4000 comuni italiani chiamati a rinnovare i rispettivi consigli comunali.

L’altolà di Berlusconi

I sostenitori della crisi di governo e della chiusura anticipata della legislatura dovranno attendere ancora un po'. E neppure troppo poco. Le urne anticipate potrebbero servire solo a Salvini che ha il vento in poppa. Ma avrebbe comunque bisogno di Forza Italia e di altri cespugli del centro e della destra. E allora non c’è dubbio che tra l’alleanza con Di Maio, a cui in un modo o nell’altro Salvini fa fare quasi tutto, e il sodalizio con l’anziano ma sempre convincente Berlusconi, il capo della Lega preferisca l’alleato 5 Stelle. L’abbiamo detto e scritto più volte: Salvini è in modalità win-win, con un doppio forno acceso che offre in entrambi i casi buone soluzioni.
Il voto lucano, al di là delle dinamiche locali, conferma, anzi fissa il primato del centrodestra unito (42,2%)a trazione leghista, con tinte estremiste (cresce anche Fratelli d’Italia) insofferente del “moderato” Berlusconi che però riesce a far diventare governatore il proprio candidato, il generale Vito Bardi. E’ un’alleanza ormai chiaramente impari: Lega al 19,1%, Forza Italia al 9,1%, Fdi al 5,9. Ma Berlusconi offre una diversa lettura dei dati e del voto: al 9,1% di Forza Italia vanno aggiunte “due nostre liste collegate, Idea per la Basilicata del senatore azzurro Gaetano Quagliariello e il 3,9% della lista “Basilicata Bardi Presidente”. Cosicché Forza Italia non avrebbe “solo” il 9,1% ma il 17%, distante appena due lunghezze da Salvini. E se Giovanni Toti, il più salviniano tra gli azzurri, ad urne ancora calde ieri ha sentenziato che “Fi è l’unico partito che perde mentre sono stati premiati Lega e Fdi perchè hanno saputo rinnovarsi”, è stato proprio Berlusconi a rispondere a brutto muso: "Senza di noi Salvini non va da nessuna parte. Ha bisogno di noi per vincere". Non si amano più. Ma non si lasciano. Non conviene a nessuno.

Lo snodo Torino

Questione di giorni e si vedrà se, circa l’autonomia l’uno dall’altro, ha ragione Berlusconi o Salvini. Negli accordi dell’autunno 2018 è scritto che la scelta del candidato governatore del Piemonte tocca a Forza Italia e a Berlusconi. Così l’Abruzzo è andato a Giorgia Meloni e la Sardegna alla Lega. Se i patti saranno mantenuti, il candidato dovrebbe essere l’eurodeputato di Forza Italia Alberto Cirio. Ma da qualche settimana Salvini, e Molinari, si sono fatti venire l’idea dell’imprenditore Paolo Damilano. Una carta che potrebbero voler giocare nonostante gli accordi presi. Dopo il colpaccio in Basilicata, espugnata dopo 25 anni di centrosinistra, il centrodestra vorrebbe tentare il colpaccio in Piemonte. Dove però c’è un dossier che si chiama Tav che leva la faccia a Salvini che sta al governo con chi l’alta velocità non vuole neppure nominarla. La decisione arriverà in settimana e sarà decisiva per capire quanto può ancora durare il governo.

Quasi il 40 per cento

Ma a Salvini non conviene rompere con Berlusconi: il centrodestra unito può tentare la conquista di molti comuni e l’alleanza consente anche - crede Salvini - di consumare lentamente quel che resta del carisma del Cavaliere. Così come non conviene rompere con Di Maio: dove lo ritrova un alleato così facile da portare a spasso perchè debole? Gli analisti confermano che i voti persi dal Movimento son andati tutti alla Lega. O in astensione. E infine, stando anche solo ai numeri, le due forze insieme raggiungono quasi il 40 per cento. Perché mai dovrebbero sciogliere il sodalizio mettendo a rischio il seggio di molti fedelissimi e un patto di potere che, a parte qualche “graffio”, è conveniente ad entrambi?

E nel Pd ricomincia la guerra

Anche perchè al vero avversario, il centrosinistra a guida Zingaretti, non va neppure lasciato il tempo e l’occasione per riorganizzarsi. La perdita della roccaforte lucana, dopo 25 anni, e il Pd ridotto sotto il 10 per cento emergono in tutta la loro durezza da dietro il buon risultato della coalizione del centrosinistra (33%). Sette liste e aver camuffato il simbolo del Pd non è bastato per tentare una mission quasi impossibile. E così il voto in Basilicata è l’occasione per far uscire allo scoperto mal di pancia e gelosie tra correnti rimasti silenti da un paio di settimane. Non stava bene iniziare la guerra subito dopo la nomina del segretario. Ma occorre anche mandare il messaggio che il “campo largo” in cui far crescere l’alleanza di centrosinistra non può guardare solo a sinistra come al momento sembra fare Zingaretti. Galeotto per la bisogna è un tema come quello dello ius soli, tanto giusto quanto divisivo. Zingaretti è certamente convinto della necessità morale di dare la cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia, un milione di ragazzi e ragazze che frequentano le scuole medie e superiori. Ma il neo segretario sa anche che la cittadinanza fa perdere voti. Non adesso, quindi. E non così. E invece da giovedì della scorsa settimana, il giorno dopo il pullman “salvato” dal coraggio di Rami, 13 anni, egiziano, sono iniziate le interviste. Prima Graziano Delrio, poi Walter Veltroni, ieri persino Minniti, tutti si sono esercitati per spiegare e chiedere di mettere all’ordine del giorno lo ius soli. Tutti a lasciar intendere che, insomma, Gentiloni ha sbagliato a non insistere e a non mettere la fiducia al Senato. Un rischio che l’allora premier non ha voluto correre. E che oggi tutti, chi più chi meno, gli rinfacciano. Peccato che Gentiloni sia il Presidente del Pd di Zingaretti.

Renziani all’attacco

Il segretario ha sperato di parare l’urto scrivendo a sua volta una lettera in cui non ha potuto che essere anche lui a favore dello ius soli. Ma ce l’hanno tirato per il bavero a scrivere quelle righe. Anche l’account Renzi news s’è fatto vivo ponendo la seguente questione: “Se il nuovo Pd si limita a rimpastare il mondo alla sua sinistra e non si pone invece il problema di recuperare voti in uscita verso la Lega, ottenere il sospirato sorpasso sul Movimento alle Europee potrebbe non essere sufficiente per essere la reale alternativa quando si tratterà di votare per le politiche. Cosa ne pensate?” E via col dibattito digitale. Avevano promesso che non avrebbero sparato sulla diligenza. Discutere, invece, è il sale della vita. “Andiamo avanti parecchio con l'esultanza per il secondo posto?” s’è chiesta polemica la vicepresidente Anna Ascani. “Da quando Matteo Renzi si è dimesso abbiamo perso Friuli, Molise, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Trento e Bolzano. Ma il problema era il carattere di Renzi, ovvio”. Ha rincarato la dose Luciano Nobili, mozione Giachetti: “Finalmente oggi, senza di lui, tutti felici per il secondo posto in Basilicata: felici e perdenti". Zingaretti ha convocato al volo una direzione stamani per discutere di alleanze, europee e amministrative. “Per avere un mandato pieno…” è scritto nella convocazione. Ma la Zinga’s version, ovverosia la versione di Zingaretti - "il crollo dei 5 Stelle ci riporta ad un sistema bipolare centrodestra e centrosinistra" - per quanto plausibile fatica ad imporsi nella narrazione del post voto lucano.