Di Maio pronto a lasciare, "oltre 60 deputati con lui". Il ministro degli Esteri sale al Colle

Il nuovo gruppo si chiamerà "Insieme per il futuro" e potrebbe essere presentato tra oggi e domani. Ferrara al premier: "Si adoperi per la pace, coinvolgere il Parlamento sull'invio di armi""

Il ministro Di Maio in Senato (Ansa)
Il ministro Di Maio in Senato (Ansa)
di An. L.

La valigia di Luigi di Maio è pronta sull'uscio del M5Stelle. Dopo giorni di contrapposizione a distanza tra il ministro degli Esteri e il leader del Movimento Giuseppe Conte sul tema dell'invio di armi in Ucraina, ecco che l'epilogo sembra raggiunto. Per ora è una voce insistente ma presto potrebbe trasformarsi in verità assodata. Stando fonti vicine all'ex capo politico, una lista di "oltre 50 deputati e almeno 17 senatori" che si riconoscono "sulle posizioni di Di Maio" piuttosto che su quelle del presidente è praticamente pronta. L'obiettivo - suggellato dalla salita al Colle di Di Maio in serata - è costituire non solo nuovi gruppi parlamentari autonomi ma un progetto politico che blindi il governo e guardi al 2023. E avrebbe anche un nome: "Insieme per il futuro". Una scissione con tutti i crismi insomma che metterebbe ancor di più in difficoltà il partito di maggioranza relativa.

Per formare un organismo parlamentare autonomo servono almeno 20 deputati (10 al Senato) e un simbolo. Le fonti lasciano intendere che ci saranno i numeri per un gruppo sicuro a Montecitorio e che la lista sarà presentata "tra oggi e domani". Alla Camera sembrerebbe fatta; al Senato la questione sarebbe più complicata perché il regolamento d'Aula all'articolo 14 recita che i gruppi devono "rappresentare un partito o movimento politico che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l'elezione di Senatori".

Ecco i nomi possibili

Facendo i conti, attualmente i parlamentari pentastellati sono 227: con questa scissione almeno un quarto seguirebbe Di Maio. Tra questi ci sono nomi di altissimo livello, tra cui la viceministra all'Economia Laura Castelli, il viceministro alla Sanità Sileri, il questore della Camera D'Uva, l'ex ministro Vincenzo Spadafora, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Fra i senatori ci sono Primo Di Nicola, Vincenzo Presutto, Trentacoste, Campagna, Donno, Vaccaro e Simona Nocerino. Inoltre tra i deputati pronti a seguire l'ex capo politico ci sarebbero l'ex sottosegretario Gianluca Vacca, Battelli, Manca, Licatini, Iovino, Caso, Serritella, Del Grosso, Deiana e Gallinella. Anche la deputata Elisabetta Barbuto starebbe accarezzando l'idea di lasciare il Movimento per seguire Di Maio, che la scelse candidandola al collegio uninominale di Crotone. 

E Di Maio pescherebbe anche tra i centristi. Si fa il nome di Antonio Lombardo di "Coraggio Italia", il movimento fondato dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Se Lombardo dovesse seguire Di Maio, dal cui progetto si sente attratto, il gruppo guidato da Marco Marin, rischierebbe di scendere sotto i 20 e confluire nel Misto. L'"entusiasmo" intorno al ministro degli Esteri è citato dalle agenzie: l'obiettivo è "raggiungere i 50 nomi". Si capirà a breve.

Aria pesante dunque dentro il Movimento dove già da qualche mese si soppesava la consistenza delle schermaglie a distanza tra Di Maio e Conte. A far capire che una situazione non idilliaca era già deteriorata è stato il ministro degli Esteri dopo il risultato totalmente negativo conseguito alle amministrative, da questi attribuito alla linea politica impartita dall'ex presidente del Consiglio. Parole rimandate al mittente, ma che hanno avuto l'effetto disarticolante delle pietre scagliate nel mucchio. L'ultima contrapposizione, quella che rischia di dare corpo alla scissione, riguarda la risoluzione del governo per l'invio di armi in Ucraina.

L'incontro notturno e i due inviti a Draghi

Draghi ha letto in Senato la sua nota informativa in vista del Consiglio europeo del 23-24 giugno sull'Ucraina e proprio lì, dalle parole del portavoce Ferrara, è scaturaita la posizione di un Movimento ancora fortemente contrario all'invio di nuove armi in Ucraina. Ovvero la posizione fortemente criticata dal ministro Di Maio che, dichiarandosi "atlantista" ed "europeista", denunciava i rischi per il Paese, in termini di "sicurezza" per il porsi "al di fuori della Nato" e oltre le posizioni dell'Unione europea. Critiche non accettate da gran parte della base - tra cui il presidente della Camera, Roberto Fico -, tanto da spingere il Consiglio Nazionale del Movimento a una riunione notturna per stabilire la posizione del M5S davanti alla risoluzione di maggioranza sull'Ucraina.

Posizione condensata nell'intervento di Gianluca Ferrara a palazzo Madama. "Presidente, dopo 4 mesi di guerra, le chiediamo di farsi portavoce di due punti: sollecitiamo la necessità di iniziative politiche orientate al cessate il fuoco e per una definizione pacifica del conflitto e, in secondo luogo, il più pieno e costante coinvolgimento del Parlamento in relazione all'indirizzo politico perseguito dal governo nei consessi europei e internazionali, inclusa la decisione di inviare nuove forniture militari", ha detto il senatore pentastellato indicando il punto di caduta del ragionamento notturno intorno al nuovo invio di armi. La posizione dell'Italia, quella mediata tra i partiti - con un riferimento al decreto Ucraina e alla partecipazione del Parlamento -, è stata poi firmata anche dal M5S.

Di Battista: ignobile tradimento. Il post di Beppe Grillo

Dure le parole di Alessandro Di Battista che, dalla pagina Facebook, si scaglia contro Di Maio definendo la scissione da lui provocata "ignobile tradimento. Non senso di responsabilità". Ma anche Beppe Grillo in un post pubblicato in mattinata sul suo blog ha dato una tiratina d'orecchie a chi sta mettendo a rischio l'esistenza stessa del Movimento: "La luce del sole è il miglior disinfettante. Luce sia, dunque, sulle nostre ferite, sulla palude e sull'oscurità. Qualcuno non crede più nelle regole del gioco? Che lo dica con coraggio e senza espedienti. Deponga le armi di distrazione di massa e parli con onestà".

Siamo tutti qui per andarcene, comunque, ma possiamo scegliere di lasciare una foresta rigenerata o pietrificata,

scriveva in un post intitolato Dictyostelium. "Quando il Movimento fece i primi passi Steve Jobs chiese agli studenti di Stanford di accettare la morte come agente di cambiamento della vita e disse loro 'ora il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, diventerete gradualmente il vecchio e verrete spazzati via. Scusate se sono così drastico, ma è vero'. La sua Apple è oggi diventata la più grande impresa del mondo e la Silicon Valley resta la culla dell'innovazione tecnologica. Ma nella vicina Arizona c'è anche una foresta pietrificata da milioni di anni", ha vergato il fondatore.