[Il caso] La bufala del giovane tornato disoccupato per colpa del decreto Dignità. E l’effetto boomerang

I conti non tornano più, e quella di Tony Nelly inizia a sembrare più che un grido di dolore un vero ballon d’essay mediatico, scoppiato fra le mani del suo giovane autore. Il ragazzo, infatti, non avrebbe fatto in tempo in nessun caso a maturare i 24 mesi dopo i quali, stando al Decreto, non sarà più possibile prorogare il tempo determinato. Non è stato congedato dal Credit Agricole per colpa del provvedimento del Governo, ma se n’è andato lui più di un anno prima

[Il caso] La bufala del giovane tornato disoccupato per colpa del decreto Dignità. E l’effetto boomerang

Colpo di scena: Tony Nelly, alias Simone Bonino, il ragazzo che a poche ore dal “Si” alla Camera sul Decreto Dignità aveva “osato” sfidare il Ministro di Maio non è stato congedato dal Credit Agricole per colpa del provvedimento del Governo , ma se n’è andato lui più di un anno prima. Ne dà notizia Alessandro Robecchi, giornalista del Fatto Quotidiano che per primo aveva scoperto quale fosse la misteriosa occupazione del giovane, pubblicando la smentita dell’istituto di credito francese che precisa: “Il rapporto di lavoro tra il signor Simone B. (da alcune testate identificato come titolare dell’account Tony Nelly) e Crédit Agricole Cariparma si è concluso nel febbraio 2017 dopo uno stage di due mesi per volontà unilaterale del lavoratore, che ha deciso di accettare un contratto a tempo determinato offerto da un’altra azienda”.

La vicenda si trasforma dunque in un boomerang per il giovane biellese, che qualche giorno fa su Twitter aveva denunciato: “Oggi mi hanno confermato che da settembre sarò finalmente un disoccupato. Non è che per caso Boeri aveva ragione? Ma tanto io aspetto il suo reddito di cittadinanza, no?”. Il tweet era diventato subito virale, tanto che anche Repubblica aveva ripreso la denuncia e le successive precisazioni del ragazzo che spiegava come i suoi responsabili gli avessero comunicato, dopo l’approvazione del decreto Dignità, di non poter far fronte alla trasformazione del suo contratto ormai in scadenza da tempo determinato a indeterminato, in quanto avrebbe “ingessato troppo l’azienda”. Ed ancora: "È (anche) a causa di questo decreto se rimarrò a casa. Non è impedendo di fatto i tempi determinati che le aziende si metteranno a fare indeterminati. Quindi no, questo decreto, per come è ora, è una piaga per il lavoro".
Ora però i conti non tornano più, e quella di Tony Nelly inizia a sembrare più che un grido di dolore un vero ballon d’essay mediatico, scoppiato fra le mani del suo giovane autore.

Il ragazzo, infatti, non avrebbe fatto in tempo in nessun caso a maturare i 24 mesi dopo i quali, stando al Decreto, non sarà più possibile prorogare il tempo determinato. La stretta sui contratti a termine introdotta dal ministro Di Maio per l’appunto prevede la riduzione della loro durata da 36 a 24 mesi: dopo i primi 12 mesi sarà possibile effettuare uno o più rinnovi, per un tempo non superiore ad un anno, con la reintroduzione della cosiddetta “causale”: l’imprenditore dovrà cioè spiegare il motivo del rinnovo. Scende anche il numero complessivo dei rinnovi che da 5 passano a 4, con un onere contributivo dello 0,5% a partire dal secondo contratto di rinnovo. Insomma, se le cose stanno come afferma la smentita del Credit Agricole, Simone-Tony Nelly si è congedato nel febbraio 2017 per accettare un nuovo lavoro, ed il nuovo datore avrebbe potuto prorogare il suo contratto fino a febbraio 2019, senza necessariamente doverlo convertire in una stabilizzazione a tempo indeterminato.


Ci piacerebbe saperne di più dallo stesso Simone, che ora ha reso inaccessibili tutti i suoi account dicendosi sorpreso ed impreparato davanti al clamore suscitato dalla sua vicenda, e alle polemiche che ne sono seguite. L’effetto “boomerang” del suo tweet rischia di compromettere la sua serenità e la ricerca di un nuovo lavoro, che gli auguriamo di ritrovare al più presto. Forse ora sul suo curriculum potrà scrivere un nuovo motto: la prudenza non è mai troppa, soprattutto sui social e soprattutto di questi tempi, in cui si fa in fretta, in modo più o meno ingenuo, più o meno consapevole a diventare gli utili strumenti di un nuovo tipo di propaganda digitale. Buona fortuna Simone, e buon lavoro.