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Dietrofront del governo sul Pnrr: “Grande opportunità, non sarà sprecato un cent”. Due mesi decisivi

Dopo la clamorosa bocciatura dei due stadi di Firenze e Venezia, non ci dovrebbero essere più problemi per la terza rata. Mercoledì Fitto informerà il Parlamento con un’operazione verità e i dati aggiornati per spengere le speculazioni. Alimentate dallo stesso governo

Claudia Fusanidi Claudia Fusani       
Giorgia Meloni (Ansa)
Giorgia Meloni (Ansa)

Nel turbinio di dichiarazioni spesso contraddittorie sul Pnrr italiano e sul suo destino - spendiamo/non spendiamo; tutto o in parte - c’è un numero che fa premio su tutto: 25 miliardi. Di tanto aumenterà , nel 2023,la spesa in interessi. Colpa dell’aumento dei tassi da parte della Banca Centrale europea. E se la curva del debito italiano da qui al 2026 è sotto controllo, lo si deve ai quaranta miliardi e passa l’anno garantiti, almeno sulla carta, dal Pnrr.

Una volta fissati in mente questi numeri è chiaro perchè ogni fuga in avanti - prima il ministro per i Rapporti europei, la Coesione e il Pnrr Raffaelle Fitto, poi il ministro della Difesa Guido Crosetto e a giorni alterni Matteo Salvini e la premier Meloni - sul futuro del nostro Piano e dei 209 miliardi per lo più a debito è destinata ad essere smentita dai fatti.

“Non sarà sprecato un cent”

Per questa ragione la premier ha deciso di tenere il punto e spengere sul nascere la tentazione di un pezzo di maggioranza a rinunciare ad una parte dei 122 miliardi di. prestiti (su 209 totali, la parte restante è a fondo perduto). Per cui l’ultima e finale - ad oggi 24 aprile - posizione del governo è che “il Pnrr non è un problema ma una grande opportunità che il governo non si lascerà sfuggire nonostante errori e ritardi che ha ereditato”. Dello scaricabarile non si può fare a meno, a quanto pare.

In chiave Pnrr-Opportunità-rilancio-italiano va visto il viaggio a Londra della premier Meloni venerdì prossimo.

Ma è un fatto che la terza rata - secondo semestre 2022 - sarà erogata avendo però cancellato due progetti urbani considerati strategici: lo stato di Firenze e quello di Venezia. Gli impianti sportivi sono una mission del Pnrr ma non gli stadi per le squadre di calcio di seria A. Chi fece pressione per inserirli pur essendoci sempre stato il sospetto che quelle infrastrutture non potessero essere inserite nel Pnrr? La domanda è destinata, al momento, a restare inevasa. Solo per Firenze si tratta di 55 milioni “persi” a meno che non si riesca a dirottarli subito su progetti già pronti e blindati che riguardano, quindi, case popolari e scuole. Soprattutto Sanità.  Il ministro dello Sport Abodi la vede invece così: “In Europa c’è un problema: gli stadi non sono considerati infrastrutture sociali”. In effetti è difficile farlo se gli stadi sono la casa di società che fatturano miliardi.

Due mesi di fuoco

Archiviata domani la festa della Liberazione, iniziano per il governo due mesi e mezzo di fuoco per il Pnrr.  A fine aprile deve arrivare la terza rata, 55 miliardi di cui abbiamo bisogno come del pane proprio per la dinamica sugli interessi. A fine maggio il governo dovrà una volta per tutte dire cosa intende fare rispetto ai progetti del Pnrr che vorrebbe ricomprendere e/o far slittare nel Repower Eu e nei Piani di Coesione. Commissione permettendo. A fine giugno dobbiamo finalizzare altri 27 obiettivi per poter poi incassare la quarta rata di circa 16 miliardi. Poi ci sono scadenze nel breve periodo. Anche se tutto a questo punto deve essere vissuto e affrontato con la consapevolezza che il tempo non è un opzional e deve essere rispettato.

   Mercoledì ci sarà l'informativa alla Camera del ministro Fitto sullo stato di avanzamento del Piano e la relazione semestrale. Il governo farà un resoconto sugli obiettivi raggiunti e su quelli futuri. Saranno elencate le tappe attraverso “un'operazione verità” legata anche, fanno capire fonti di palazzo Chigi, “alle precedenti gestioni del dossier”.

Fitto farà anche un focus sulle criticità. Tra queste ci sono  gli asili nido, un’altra mission del Piano. La scorsa settimana Fitto ha incontrare il ministro dell'Interno Piantedosi sui Piani urbani integrati, Salvini sul tema delle concessioni portuali (criticità legata alla terza rata) e il ministro dell’Istruzione Valditara con cui è stato analizzato  lo stato di avanzamento degli appalti relativi al Piano asili nido (in scadenza il 30 giugno).

Entro il 30 aprile il governo invierà a Bruxelles il bando nuovo sul teleriscaldamento e il decreto per le concessioni portuali, gli altri due capitoli della terza rata bocciati da Bruxelles. Un nuovo decreto dovrà poi cambiare l'assegnazione dei piani riguardanti gli stadi di Firenze e Venezia. Matteo Renzi oggi terrà una conferma stampa a Firenze per provare a suggerire dove investire quei soldi. 

A fine giugno dovrà essere completata la rimodulazione del piano. E le chiacchiere di questi mesi troveranno finalmente il silenzio, in un modo o nell’altro: sapremo cioè se spenderemo tutti i 209 miliardi, in quanto tempo e in quali opere.

Via libera alla terza rata

La prossima settimana la Commissione emetterò il suo verdetto sui 19 miliardi della terza rata. Dalla Commissione non trapelano commenti, solo un’attestazione dello stato dell'arte delle trattative, che sembrano effettivamente ormai a buon punto. E una puntualizzazione che faremo bene a tenere presente in fase di revisione:  “Tappe e obiettivi di ciascuna rata del Piano devono essere pertinenti”. Non si pensi insomma di dirottare risorse sul Ponte sullo Stretto. E questo vale per la terza rata - scaduta a dicembre 2022 - per la quarta - in scadenza a fine giugno - e per tutte quelle che restano da qui a fine 2026. ). Alcune anticipazioni dello screening che il ministro Fitto farà mercoledì alla Camera dicono che le amministrazioni hanno “oggettive difficoltà soprattuto nei settori  dell'edilizia scolastica della sanità.

Tra Pnrr e Piano complementare (deciso da Draghi per dare le stesse regole del Pnrr alla realizzazione di opere che non potevano rientrare nel Pnrr e finanziate con altri fondi), le fette più consistenti di risorse arriveranno a Lazio e Lombardia.

Quanti fondi regione per regione

La prima godrà complessivamente di 17 miliardi e la Regione, che presta massima attenzione soprattutto alla sanità, è pronta ad attuare il più possibile i progetti per assicurarsi la sua parte. Il governatore Francesco Rocca non esclude una parziale rilettura e rivisitazione di alcuni interventi, che non comprometterà però, ha assicurato, la scadenza di dicembre del 2026. Alla Lombardia andranno invece 12 miliardi, oltre il 12% del totale complessivo destinato all'Italia. In questo caso il turbo è sulla transizione verde e sulla mobilità sostenibile. Alla Ligura e al Veneto andranno invece circa 7 miliardi (7,2 alla prima 6,9 alla seconda), seguite dal Piemonte con 6 miliardi. Le infrastrutture la fanno da padrone un po' ovunque, ma non mancano progetti più specifici, come l'Arsenale di Venezia o la mensa dei poveri di Padova.

In Calabria, dove atterreranno 4,3 miliardi, si è puntato soprattutto sulla sanità, con case e ospedali di comunità per dare una svolta ad un settore critico. Secondo il governatore Roberto Occhiuto, sono stati già centrati tutti i target previsti finora. Stenta però ad affermarsi l'utilizzo dei fondi, pari a circa 90 milioni di euro, messi a disposizione per l’edilizia scolastica.

Compiti a casa ben eseguiti in Friuli Venezia Giulia: le 13 milestone e i 25 target del 2022 sono stati tutti conseguiti. Nel 2023 per gli investimenti in capo alla Regione si prevede il raggiungimento di 80 target e 21 milestone e alla fine del primo trimestre 2023 risultavano avviati o completati 11 milestone e 35 target.

Salvini il più sotto pressione

Qualche difficoltà invece in Campania, destinataria complessivamente di 11 miliardi: qui la scadenza del 2026 è guardata con timore. Indietro anche le Marche per il raddoppio ferroviario della Orte-Falconara Marittima, valore circa 500 milioni, ente attuatore è  Rete ferroviaria italiana. Diciamo che quello delle Infrastrutture, cioè il ministero guidato da Salvini, è quello che dovrà darsi da fare più di tanti altri. Non c’è riunione, incontro, cabina di regia in cui Fitto non lo ricordi. A Salvini e a tutti gli altri.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani       
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