[L'analisi] "Dibba" da rivoluzionario di strada a falegname a Viterbo. E il M5S ha un altro grosso problema

La voce della "pancia" del MoVimento prosegue il suo giubileo privato dalla poltica attiva. Ma i Cinque Stelle hanno bisogno di volti e toni forti in vista delle Europee. Mentre crescono insofferenza e delusione

La 'confessione' di Di Battista in video: no candidatura, sì falegnameria
La "confessione" di Di Battista in video: no candidatura, sì falegnameria
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Tutto casa, pialla, famiglia e documentari. La voce della "pancia" del MoVimento 5 Stelle ha scoperto la bellezza del fare altro. E quanto non gli piaccia per niente la politica fatta di ruoli, abiti, cravatte, dichiarazioni, talk show. L'ultimo in tv non andò benissimo e Alessandro Di Battista a un certo punto si piccò con il pubblico che non lo applaudiva quando e come avrebbe voluto lui. Poi la decisione, ribadita in un video social. Con dentro due frasi eloquenti: "La poltrona mi fa venire le bolle, io stavo bene fuori a fare i tour e le piazze". E quella dedicata al M5S: "Auguro al Movimento di fare il Movimento, perché quando lo fa non ce n’è per nessuno". Il futuro prossimo è fatto di un corso di falegnameria a Viterbo, fra una levigatrice e un banco sega. Immagine assai lontana dal Dibba barricadero dalla voce tonante, quello che scandiva a volume più alto di tutti lo slogan Onestà! Onestà!, che infiammava il pubblico dei Vaffa Day e che è sempre piaciuto a Grillo, un altro che vorrebbe i Cinque Stelle all'eterna opposizione.

Torna, non torna, forse torna

"Devo seguire la mia strada anche se a qualcuno può sembrare un tradimento" spiega Dibba nel suo video, ammettendo che gli manca l'attivismo e la forza della piazza. Tutto il resto, evidentemente, no. Tira davvero un sospiro di sollievo Luigi Di Maio, da molti dipinto come in ansia per il rientro di "Ale" dal tour da documentarista in famiglia fra Usa e Latinoamerica? Oppure è stata tutta una montatura della solita stampa di regime, i Poteri forti contro cui gli ex grillini gridano da sempre, la stampa amica dell'establishment e dei partitoni storici, che non ha mai creduto alle parole del vicepremier quando ripeteva a iosa che con Di Battista c'era stima e che i due si sentivano spesso? Non lo sapremo mai con esattezza. Una cosa, invece, è ormaicerta: al rush finale elettorale in vista delle Europee, Di Battista non ci sarà. Di candidarsi non ha voglia, lo ha detto lui stesso. Lo attendono colla e martello fra trucioli di legno,  in attesa che Sky trasmetta i suoi documentari sull'America depressa ma ammantata di storie dolenti e romanzesche. Nel MoVimento crescono le distanze fra l'ala governista (Casaleggio, Di Maio, Casalino) e quella movimentista (Dibba, Grillo, Fico sempre più esposto). Come crescono le vicende imbarazzanti. Dai debiti e i lavoratori in nero delle aziende dei padri di Di Battista e Di Maio, alle brutte vicende di corruzione che ultimamente hanno colpito e affondato Marcello De Vito, quello che un tempo era l'anti-Raggi nella corsa al Campidoglio. Messo subito fuori dal MoVimento per iniziativa dello stesso capo politico nazionale.

Così lontano, così vicino

Nella ridda di indiscrezioni, dei "si dice", Di Maio avrebbe fatto un lungo pressing su Di Battista per spingerlo a spendersi in vista delle Europee, tornata fondamentale per il governo gialloverde, per i futuri equilibri di potere Ue e per il MoVimento tutto. Ma quello continua a nicchiare: prima le voci su una sua nuova trasferta, stavolta in India, poi la sega e il martello a Viterbo. Così lontano, così vicino. Secondo altre voci di corridoio, Dibba non avrebbe gradito per niente come il MoVimento non lo ha difeso e supportato al ritorno in Italia, mentre tornava a parlare e ad andare a confronto acceso in tv con le controparti politiche. E' disaffezione? E' un furbo attendismo che aspetta il giro di boa europeo per capire quanto diventeranno drammatici i numeri dei Cinque Stelle, che già soffrono l'avanzare della Lega e sono scossi dai risultati elettorali in Sardegna e Basilicata? Sono molte le domande a cui il M5S e i suoi vertici dovranno rispondere in tempi brevi e in modo convincente. E far capire a chi li ha mandati al potere perché conquistati dalla loro rabbia anti sistema, se sono in grado di cambiare il sistema che governano, o se dovranno cambiare tutto, come invoca lo stesso senatore Paragone in un altro video. Ripartendo dalla strada, dai delusi, da quelli che hanno affidato loro tutta la rabbia che avevano. Materia facilmente infiammabile, altro che il legno.