[L’analisi] Di Battista padre e figlio e l’assurda minaccia al Capo dello Stato. Evaporata in poche ore

Per alcuni analisti, ieri abbiamo assistito al canto del cigno del populismo “strillato”. Perché un conto è essere opposizione e un altro è governare, dovendo prendere anche decisioni impopolari, o che al tuo popolo non piacciono

Un combo con Alessandro e Vittorio Di Battista

"È in gioco il futuro del Paese. Il presidente della Repubblica non è un notaio delle forze politiche ma neppure l’avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento". Una graffiata di cui non si sentiva bisogno, quella di Alessandro Di Battista, l’anima populista dei Cinque Stelle, che sul web ha sollecitato gli italiani alla vigilanza e alla mobilitazione. Obiettivo? Il Capo dello Stato.

"Finalmente - prosegue l’attacco di Di Battista - una maggioranza si è formata, una maggioranza che piaccia o non piaccia al Presidente Mattarella o al suo più stretto consigliere (il riferimento dovrebbe essere al segretario generale del Quirinale, Zampelli, ndr), rappresenta la maggior parte degli italiani".

Una graffiata, ancora più profonda perché a dar man forte ad Alessandro Di Battista contro il Presidente Mattarella, è sceso in campo anche il padre Vittorio, un passato di militanza nella destra: "Forza, mister Allegria, fai il tuo dovere e non avrai seccature. Vada a rileggere le vicende della Bastiglia, ma quello successive alla presa...". Secondo i commenti dell’opposizione, le esternazioni dei Di Battista si configurano come una minaccia al Capo dello Stato.

Ma anche quel riferimento del presidente del consiglio incaricato, il professore Giuseppe Conte, al "sarò l’avvocato difensore del popolo italiano", si presentava come un’altra concessione al “populismo”. Ma in realtà Conte ha chiarito di voler tutelare "l’interesse degli italiani in tutte le sedi Ue e internazionali". Per alcuni analisti, ieri abbiamo assistito al canto del cigno del populismo “strillato”. Perché un conto è essere opposizione e un altro è governare, dovendo prendere anche decisioni impopolari, o che al tuo popolo non piacciono. 

Nei retroscena di siti e testate web si racconta di bracci di ferro impegnativi tra il Presidente Mattarella e i leader leghista e Cinque Stelle, Salvini e Di Maio. Ma questa tensione è la conferma che il Presidente della Repubblica esercita le prerogative che la Carta Costituzionale gli riconosce.

Colpiva ieri vedere andare in scena lo stesso “rito” (costituzionale) che vediamo da quasi settant’anni. “Il presidente incaricato si riserva di sciogliere la riserva...”. Nella forma, che è sostanza, è il professore Conte che deve indicare La Rosa dei ministri papabili e il programma di governo. E questo impegno ha assunto Conte. All’orizzonte sembra profilarsi una fase politica e istituzionale di “stop and go”, di strappi e ricuciture. Di forzature e mediazioni. Sempre che il tentativo del professore Conte di varare il nuovo governo vada in porto. E che le imboscate parlamentari non facciano subito venire meno la maggioranza parlamentare.