[Il caso] Salvini e Di Maio in fuga dai conti pubblici. E non votano il taglio del deficit richiesto dalla Ue

Il consiglio dei ministri consegna 7,6 miliardi a Bruxelles. Il risparmio di Quota 100 e Reddito serve a ridurre il deficit. Mattarella, Conte e Tria cercano di blindare l'Italia rispetto alla procedura d'infrazione

Giuseppe Conte e Giovanni Tria
Giuseppe Conte e Giovanni Tria

Diciotto giorni lunghi un'eternità. Dove nulla può essere dato per scontato. Soprattutto la fine della legislatura ieri tornata improvvisamente tra le cose possibili. Se è vero - e lo è - che solo il 20 luglio si chiude "la finestra temporale" che consente di sciogliere le camere e indire nuove elezioni a settembre; se è vero che il Quirinale farebbe di tutto per evitare di usare quella finestra per non liberare il flagello della speculazione nei mesi estivi; e se è super vero che i quasi mille parlamentari faranno di tutto per mandare avanti la legislatura: bene, ieri tutto questo è ruzzolato pericolosamente in aria. L'unica cosa positiva - la più importante - è che il governo ha approvato l'assestamento di bilancio, la correzione dei conti, dando in sostanza a Bruxelles tutto ciò che chiedeva per evitare la procedura d'infrazione.

Polvere negli occhi

Nonostante questo, anzi proprio per questo, i due vicepremier hanno fatto il loro solito teatro dentro e fuori il consiglio dei ministri: Di Maio non s'è presentato e ha sparato a pallettoni via Facebook da fuori; Salvini furioso ha lasciato la riunione lanciando a sua volta strali contro l'alleato. Oggetto del contendere è Atlantia, il capitolo concessioni autostradali che i 5 Stelle vogliono revocare entro il 14 agosto (primo anniversario del ponte Morandi) mentre la Lega è più cauta sia per evitare una penale da 20 miliardi sia per non cedere al giustizialismo grillino prima di avere una sentenza o qualcosa di più concreto che non le supposizioni. Ma non è insensato ipotizzare che entrambi i vicepremier abbiano voluto alzare polvere negli occhi e distrarre l'attenzione dal fatto che hanno entrambi ceduto ai diktat di Bruxelles per evitare la procedura di infrazione.
Così come l'altro momento di tensione di giornata - il premier Conte ha detto no alla candidatura di Tiemmermans (Pse) come Presidente della Commissione mettendosi nei fatti alla guida del gruppo anti asse franco-tedesco - può essere letto come un tentativo di Conte di ritagliarsi un ruolo autonomo ma anche una ripicca contro l'indifferenza europea rispetto al dossier migranti salvo poi essere quei paesi - Francia, Germania, Olanda - i primi a sparare contro l'Italia lasciata da anni sola a fronteggiare il fenomeno delle migrazioni. Se il tatticismo non ha ancora dato la vertigine con relativa nausea, vale la pena analizzare meglio i passaggi importanti di un avvio di settimana impegnativo per una settimana, una volta di più, complicata.

7,6 miliardi consegnati a Bruxelles

In un paio d'ore ieri pomeriggio, tra le 17 e 30 e le 19 e 30, il Consiglio dei ministri ha approvato la legge di assestamento di bilancio per il 2019. I numeri sono quelli già anticipati negli ultimi giorni: riduzione del deficit di 7,6 miliardi che passa così dal 2,4% indicato nel Def di aprile al 2,04 indicato a dicembre 2018. Con un decreto apposta, di fatto una correzione, sono stati blindati i saldi di bilancio e congelati 1,5 miliardi risparmiati dal Fondo per Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Risparmi che vengono così destinati alla riduzione del deficit come chiedeva Bruxelles e non impegnati su altri fondi, ad esempio per la famiglia. Nulla di specifico, come chiede invece Bruxelles, per il 2020 se non che il disavanzo viene fissato al 2,1%.
Nel dettaglio il tesoretto che dovrebbe convincere la UE a non aprire la procedura di infrazione è composto da maggiori entrate tributarie e contributive per 3,5 miliardi di euro (grazie soprattutto alla fatturazione elettronica voluta dai governi Pd e che questa maggioranza ha fatto di tutto per rinviare) e da maggiori entrate non fiscali, che comprendono gli utili e i dividendi di Cassa depositi e prestiti e di Banca d'Italia, per ulteriori 2,7 miliardi. A questi 6,1 miliardi, va aggiunto un miliardo e mezzo risparmiato da Reddito e Quota 100.

In regola con le regole, parola di Mattarella

Il Mef è fiero e orgoglioso dei conti presentati. "Ci sono le condizioni - ha commentato il ministro Tria - per rendere ingiustificato l'avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia" in quanto il quadro di finanza pubblica è "ampiamente compliant con le regole del Patto di Stabilita' e Crescita". Il ministro è poi convinto che il risparmio e il taglio del deficit non avranno alcuna penalizzazione rispetto alla crescita, alla coesione sociale e alla stabilità finanziaria del Paese, "tutte priorità che verranno confermate anche nella prossima Legge di bilancio 2020". Sulla stessa linea il premier Conte. Ma soprattutto il Presidente della Repubblica che ospite ieri a Vienna, in quell'Austria che certo non ci è amica sui conti pubblici, ha detto chiaro di non trovare scuse per punire l'Italia perché non ce ne sono le ragioni. "Il disavanzo di bilancio in Italia è passato dal 2,4 al 2,1 tra il 2017 e il 2018, l'avanzo primario è passato dall'1,4 all'1,6%: sono due dati di trend positivi per i conti pubblici. Inoltre c'è una condizione di base dell' economia italiana di grande solidità. Non a caso l'Italia è la terza economia dell'Ue e la la seconda manifattura d'Europa. Il governo saprà dimostrare alla Commissione che i conti sono in ordine, le indicazioni rassicuranti e che non c'è dunque motivo per aprire una nuova infrazione". Se ce ne fosse ancora bisogno, ecco confermata la squadra che sta cercando di portare avanti il Paese: Mattarella, Conte e Tria. Poi uno lo può chiamare "partito del Quirinale" o "del Colle" oppure trovarlo politically uncorrect. Ma al di là dei nomi, questo è.

Vicepremier, la guerra continua

Vediamo ora cosa succederà a Bruxelles. La riunione del collegio dei Commissari che oggi doveva decidere se raccomandare o meno all'Ecofin (la riunione dei ministri finanziari) una preceduta d'infrazione per deficit eccessivo è stata rinviata causa caos sulle nomine dove l'Italia, e Conte, si sono messi di traverso rispetto all'asse franco-tedesco che vuole Tiemmermans. La riunione dovrebbe comunque avvenire entro il fine settimana In modo di passare il dossier entro l' 8 e il 9 luglio quando è in programma l'ultimo Ecofin prima della pausa estiva. In quella sede si potrà anche valutare di dare credito all'Italia e di posticipare all'autunno, quando sarà scritta la legge di Bilancio 2020, la decisione definitiva.
Ma è fondamentale anche capire cosa succede tra i soci di governo che anche ieri non hanno perso occasione per alzare la temperatura e aumentare l'instabilità, o almeno la percezione, della loro alleanza.

Presente via Facebook

Diciamo subito che Salvini si è molto irritato quando - impegnato tutto il giorno a tenere il punto su Sea Watch e comandate Carola, vicenda che ancora una volta ha dato molta visibilità alla Lega ma non ai 5Stelle - è arrivato a palazzo Chigi e dopo una mezz'oretta ha capito che Di Maio non sarebbe venuto. Assenza giustificata, si, boh, forse. Molto strana visto che si parlava di conti pubblici e bilancio e correzioni. Quando però è arrivata notizia del video messaggio via Facebook, Il vicepremier leghista ha sbattuto la porta.
A riunione ancora in corso Salvini ha voluto lanciare un avvertimento, per l'oggi e per il domani. "Non accetteremo nessuna ipotesi di tagli alla sanità, alla scuola o agli aiuti a famiglie e imprese, il piano per il 2020 è abbassare le tasse e aumentare gli investimenti". Questo anche per un primo smarcamento dai numeri approvato ieri. Per risposta è arrivato un messaggio Facebook in cui Di Maio ha attaccato la Lega sul dossier Autostrade. "Andiamo avanti come un treno, applicheremo le indicazioni della commissione del Mit (M5s vuole cancellare le concessioni ad Autostrade del gruppo Atlantia, cioè Benetton, ndr)" ha promesso il capo 5Stelle. Che ha insistito: "Il silenzio della Lega sulle concessioni fa sentire ancora più protetti i Benetton". E anche raddoppiato attaccando sul fronte Ilva: "A me dispiace che sulla revoca delle concessioni, ma anche sulla vicenda dell'immunità penale di ArcelorMittal, Salvini dica che si perderanno posti di lavoro. Non accadrà, fidatevi". Salvini a quel punto ha preso la porta e se n'è andato. Per quanto poi i rispettivi staff abbiano comunicato che "non c'è alcun problema" e che "c'è molto lavoro da fare", è stato un colpo basso essere assente (morettianamente Di Maio avrà pensato che lo si notava di più) e per di più attaccare via Facebook su dossier delicati, che hanno a che fare con la crescita, il lavoro e con il modello stesso di sviluppo che il governo vuole dare al Paese. Faccende molto delicate. Da non barattare con la visibilità e il consenso.