5Stelle nel caos. Di Maio pronto a lasciare la guida del Movimento mentre aumentano abbandoni e, presto, anche le espulsioni

Voci sempre più insistenti sul passo indietro del leader dei pentastellati che, intanto, perdono altri 2 deputati

5Stelle nel caos. Di Maio pronto a lasciare la guida del Movimento mentre aumentano abbandoni e, presto, anche le espulsioni

La notizia uscita ieri pomeriggio, quella che indica in altri due deputati M5s, Michele Nitti e Nadia Aprile, la continua emorragia di abbandoni dentro il Movimento (i due hanno formalmente fatto richiesta di aderire al gruppo Misto), rischia di diventare una notizia di nessun o poco conto già a partire da oggi. Infatti, come scrivono diverse agenzie di stampa e come confermano i boatos di Palazzo, il capo politico e ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha convocato per oggi, alle ore 10, i ministri e i viceministri dell’M5S. E per quanto il leader grillino sia solito vedere la squadra di governo pentastellata e i nuovi ‘facilitatori’ regionali in vista degli Stati generali di marzo per fare il punto sul lavoro politico del Movimento da portare avanti, fonti qualificate riferiscono che oggi potrebbe essere il giorno della svolta: sarebbe imminente, ovvero atteso a ore, un passo indietro di Di Maio da capo politico del Movimento. Una decisione che verrebbe assunta prima delle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria di domenica. Naturalmente, lo staff di Di Maio liquida le voci come indiscrezioni del tutto falso. La ‘reggenza’ del Movimento, da Statuto, spetterebbe a Vito Crimi, in quanto membro più anziano del Movimento. Oppure, è l’alternativa, Di Maio si presenterebbe “dimissionario” davanti agli Stati generali, ma mantenendo lui, fino all’assise, il ruolo di reggente.

La Raggi va ‘sotto’ nell’assemblea comunale di Roma

Intanto, giusto per non farsi mancare niente, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, finisce ‘sotto’ nell’assemblea capitolina (l’assemblea comunale) su una mozione, proposta dalla giunta, che individuava il sito per una nuova discarica dei rifiuti (12 i consiglieri pentastellati che hanno votato con le opposizioni). Anche per lei torna forte, dunque, la tentazione di ‘mollare tutto’ e di dimettersi, atto che tutte le opposizioni, di centrodestra e del Pd, chiedono.  

Nitti e Aprile lasciano il Movimento e vanno nel Misto

Sono, dunque, ore di attesa e di tensione nel Movimento 5 stelle: i provvedimenti disciplinari, espulsioni comprese, contro diversi parlamentari dovrebbero arrivare a breve. I deputati Aprile e Nitti si sono portati avanti col lavoro, lasciando il Movimento e transitando già nel gruppo Misto. “La maggioranza è solida sia alla Camera che al Senato, non vedo preoccupazioni”, commenta, come se non fosse successo nulla, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà. Transfughi a parte, ci sono ancora svariati eletti nel mirino della procedura in corso presso i probiviri: rei di aver evaso, in qualche caso praticamente dall'inizio della legislatura, il sistema delle “restituzioni” di una quota delle loro indennità. E che la situazione sia in movimento, con la minuscola, lo testimonia anche la lettera inviata ai vertici del gruppo parlamentare di Palazzo Madama da cinque senatori (Mattia Crucioli, Emanuele Dessì, Primo Di Nicola, Gianni Marilotti e Cataldo Mininno) per chiedere che Danilo Toninelli, responsabile dell'organizzazione degli Stati generali del Movimento in programma a metà marzo, vada a fare il punto delle scelte in corso di realizzazione in una assemblea congiunta di deputati e senatori pentastellati. 

Di Maio pronto a lasciare la guida del Movimento o a presentarsi dimissionario agli Stati generali di marzo 

Ma, appunto, la voce più clamorosa è un’altra, quella che considera “imminente”, dicono i boatos del Transatlantico, anche la prossima mossa ad uso interno di Luigi Di Maio: la rinuncia - magari provvisoria, in vista degli Stati generali del Movimento in programma a metà marzo - al doppio incarico di ministro (che terrebbe) e di capo politico (che lascerebbe). Le regole interne individuano, come detto, un reggente nella figura del componente anziano del Comitato di garanzia, quindi il viceministro dell'Interno Vito Crimi. Uomo non sospettabile di ambizioni da leader: pur essendo un esponente storico vicino alla casa madre milanese, la Casaleggio, non è un pasdaran. Quindi, dato il momento di crisi che l’M5S sta attraversando, Crimi viene accreditato da molti di sufficiente spirito unitario per tutelare le diverse ‘anime’ del Movimento che, ormai, si fronteggiano. 

“Passo indietro” di Di Maio per rilanciare o mollare? 

Resta da capire, e lo si saprà solo oggi, se Di Maio vorrà davvero far precipitare la resa dei conti interna con un “passo indietro”, peraltro subito prima di una tornata di elezioni regionali che nel Movimento si dà per scontato che saranno molto dolorose. Il rischio è di dare l'impressione di volersi sfilare proprio nel momento più critico per l’M5S. In teoria, l’attuale leader e ministro degli Esteri, oggi presiederà l'evento per la presentazione dei facilitatori regionali che andranno a completare il “Team del futuro”. Un gruppo dirigente allargato, dai poteri non chiaramente definiti, che rappresenta la sua proposta di riforma interna, ma che finora non è bastata a fermare i malumori espliciti, e che potrebbe diventare, appunto, un clamoroso abbandono della guida del Movimento almeno fino agli Stati generali. “Si dimette prima delle regionali. Dicono” scrive in un post su Facebook neppure troppo sibillino il senatore Gianluigi Paragone, che pregusta la vendetta perché è stato cacciato. 

Zingaretti commenta: “Non mi farebbe piacere…”

Le voci sulle eventuali dimissioni di Di Maio vengono commentate anche dai leader di altri partiti, specie i partner dell’alleanza di governo. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che ieri sera registrava Porta a Porta, afferma: “Di Maio lascia la direzione del M5S? Non commento indiscrezioni e non entro nella loro vita interna. Nel M5S non si può dire Salvini e Zingaretti sono la stessa cosa”. E aggiunge: “Se mi farebbe piacere? No, abbiamo preso un impegno anche tra persone che rispettiamo. Io non solo scommetto sul Pd ma insisto sempre nel dire che bisogna ricostruire un campo largo, essere alleati e non avversari”. 

Sono 31 gli abbandoni dentro l’M5S da inizio legislatura 

Tornando al tema delle espulsioni e delle fuoriuscite, conviene fare di conto. Con il passaggio al Misto di Michele Nitti e Nadia Aprile sono già 31 i parlamentari eletti nelle liste M5S che, per vari motivi, sono passati ad altri gruppi parlamentari, o se ne sono andati da quando è iniziata la legislatura. Tra questi ci sono ben 14 deputati che si sono ritrovati alla Camera nel gruppo Misto dove, una volta raggiunta la quota di 20, possono formalmente ambire a formare un nuovo gruppo parlamentare magari attorno a Lorenzo Fioramonti e al suo progetto in fieri di “Eco”, area ambientalista e progressista che, pur volendo restare a sostegno del governo Conte, farebbe concorrenza all’M5S, oltre a chiedere probabilmente posti di sottogoverno per sé. 

Tutti gli abbandoni pentastellati tra Camera e Senato 

Sono infatti passati al Misto della Camera, raggiungendo Andrea Cecconi - eletto con il M5S ma transitato al Misto appena eletto per problemi con la “rendicontazione” – in 14: i deputati Nunzio Angiola, Silvia Benedetti, Santi Cappellani, Sara Cunial, Massimiliano De Toma, Lorenzo Fioramonti, Veronica Giannone, Gianluca Rospi, Rachele Silvestri, Gloria Vizzini, Antonio Tasso (espulso a inizio legislatura) e, oggi, Michele Nitti e Nadia Aprile.

Al Senato sono otto gli ex M5S passati al Misto: si sono uniti a Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, anche loro transitati subito al Misto appena eletti sempre per le mancate rendicontazioni, Saverio De Bonis, Luigi Di Marzio, Gianluigi Paragone (espulso per aver votato contro il governo) e poi Gregorio De Falco, Elena Fattori e Paola Nugnes, ‘rei’ di essersi opposti al primo decreto sicurezza. Alla Camera, dopo vari passaggi, è poi confluito ad Italia Viva il deputato Catello Vitiello (accusato dal M5S di adesione alla Massoneria), al Senato è invece passata con il partito di Renzi Gelsomina Vono. Sono invece tre i senatori che hanno traslocato nella Lega a palazzo Madama: Francesco Urraro, Stefano Lucidi e Ugo Grassi. A Fratelli d'Italia sono invece passati a Montecitorio Salvatore Caiata e Davide Galantino. C'è poi Matteo Dall'Osso che ha sbattuto la porta per approdare a Forza Italia. Infine, era stato eletto con l’M5S in un collegio uninominale in Sardegna anche il velista Andrea Mura: tacciato di assenteismo dai suoi colleghi, si è dimesso sei mesi dopo. 

L’eterna questione delle ‘restituzioni’ al Movimento

La questione che provoca il maggior numero di espulsioni (o di auto-allontanamenti preventivi) resta, dunque, quella delle rendicontazioni. Nell’attesa che i probiviri giungano a una conclusione sulle sanzioni ai parlamentari morosi, Nitti e Aprile, candidati ed eletti in due collegi uninominali della Puglia (il primo è un direttore d’orchestra, il secondo un commercialista), parlano di “deriva autoritativa” (sic) del Movimento e della “mancata considerazione in cui ci hanno tenuto” mentre fonti del Movimento fanno subito notare che le loro ‘restituzioni’ sono ferme ad aprile del 2019 e che entrambi andavano verso provvedimenti disciplinari.

I parlamentari pentastellati morosi, cioè i deputati e senatori che da tempo non versano più le quote delle loro indennità parlamentari come si erano impegnati a fare, e segnalati ai probiviri sono in tutto 33, ma tra loro otto, di cui sei deputati (Acunzo, Aprile, che ora è uscita, Capellani, Frate, Romano, Vallascas) e due senatori (Ciampolillo e Giarrusso), non versano le quote da molti mesi e rischiano l’espulsione. Espulsione che viene data da tutti per certa, mentre 15 rischiano solo la sospensione e dieci il richiamo.

Il nuovo gruppo di Fioramonti, “Eco”, pronto a nascere

L’emorragia, nell’ultimo mese, è stata costante: due deputati (Rospi e Angela) sono usciti il 7 gennaio scorso, poi è stata la volta di De Toma e Silvestri, Cappellani se n’è andato solo pochi giorni fa, ora fuggono via Nitti e Aprile. Il possibile nuovo gruppo di ‘Eco’, capitanato dall’ex ministro Fioramonti, si rafforza e potrebbe arrivare a 20 deputati (anche con apporti da esponenti eletti con LeU, come la Muroni e Fassina) molto presto, potendo così costituire un gruppo autonomo ma il problema è al Senato. Ciampolillo sarà sicuramente espulso, Giarrusso potrebbe essere trattenuto, un’altra senatrice a rischio, la Pacifico, smentisce di voler passare con la Lega, ma sé data in uscita. E così, se da inizio legislatura l’M5S ha perso 18 deputati, passando da 227 a 208 componenti, al Senato ne ha persi già 13, tracollando da 112 componenti ad appena 99 oggi.

Al Senato i numeri del governo sono sempre più risicati

Ma il problema delle restituzioni di parte dello stipendio – (2000 euro al mese) e la donazione alla piattaforma Rousseau (300 euro al mese) non riguarda solo la stabilità e il futuro del Movimento ma anche l’intera maggioranza che, al Senato, va avanti con numeri sempre più risicati.
I quattro partiti di maggioranza oggi contano solo su 165 voti (99 M5S; 36 Pd; 17 Italia Viva e 4 Leu) con una maggioranza fissata a quota 161. Tre espulsioni dai 5Stelle ridurrebbero a 162 i senatori dei gruppi di maggioranza, anche se tra i 18 membri del Gruppo Misto e gli otto delle Autonomie potrebbero arrivare gli ‘aiutini’ necessari per mantenere in vita una maggioranza sempre più ‘ballerina’.

Movimento spaccato tra chi vuol allearsi col Pd e chi no

Dopo i numeri, però, c’è la politica. Quella del Movimento è sempre più confusa. Di Maio vuole tenere il Movimento su una ‘terza via’ (né con la destra né con la sinistra) sempre più contestata e messa in discussione da molti big. Oltre a Beppe Grillo – e, ovviamente, al premier Conte – molti ministri (Stefano Patuanelli in testa che vuole “traghettare l’M5S verso l’area riformista”, ma anche D’Incà e Spadafora, oltre al presidente della Camera Fico) vogliono fare una scelta di campo netta (l’alleanza con il Pd) e chiedono una leadership ‘collegiale’ per il Movimento. Con Di Maio restano Bonafede, i viceministri Castelli e Buffagni che vogliono sottrarsi all’abbraccio che giudicano ‘mortale’ con il Pd mentre molti attivisti vogliono tornare allo “spirito originario” del Movimento, appoggiati in questo dall’outisder Alessandro Di Battista che, però, con un pugno dei suoi vuole tornare con la Lega. 

Anche il governo nel caos: ultima lite sulla prescrizione

Ma se dentro il Movimento si registra il pieno del caos, oltre che del ‘fuggi-fuggi’, le cose non vanno meglio dentro il governo: Renzi dice ‘no’, a nome del suo partito, alla riforma della prescrizione proposta dal ministro Bonafede e anche al ‘lodo Conte’ (“Viola la Costituzione”), duramente contestato da Zingaretti (“andremo avanti fino in fondo”). A pochi giorni dal voto in Emilia-Romagna, dove le previsioni parlando del candidato della Lega, Borgonzoni, in lieve, ma decisivo, vantaggio su Bonaccini del Pd, non è certo un bel vedere. Non solo il Movimento, ma l’intero governo è a rischio e potrebbe non sopravvivere a gennaio.