Di Maio: "Abbiamo preso una bella lezione, ma nel governo non cambia nulla. Dimissioni? Nessuno le ha chieste"

Il vicepremier e capo politico del M5S riceve i giornalisti al Mise dove spiega quali sono le cause del devastante risultato europeo. "Ma - dice - nove cose su dieci fatte da questo esecutivo sono nostre"

"Ringrazio i 4,5 milioni che hanno votato il M5S e ringrazio anche chi non ci ha votato perché dal loro comportamento noi impariamo e prendiamo una bella lezione. Faccio i complimenti alla Lega e al Pd e a tutti i partiti che hanno avuto un incremento". A dirlo è il vicepremier Luigi Di Maio durante una conferenza stampa al Mise, la prima dopo il risultato devastante venuto fuori dalle urne europee di domenica. "Oggi ho sentito tutti coloro che rappresentano le anime del M5S, Grillo, Casaleggio, Di Battista e Fico. Nessuno ha chiesto le mie dimissioni", ha assicurato Di Maio, rispondendo a chi gli chiedeva se nella prossima assemblea di mercoledì con i parlamentari pentastellati ci andrà da dimissionario. Il vicepremier assicura piuttosto che "il governo andrà avanti e si concentrerà sull'applicazione del contratto che "non si cambia e lo tuteleremo: saremo argine" contro eventuali derive, ha assicurato il vicepremier.

L'assemblea dei parlamentari mercoledì

Dunque tutto rimane invariato, anche se una revisione interna va fatta: passare dal 32 per cento delle politiche dello scorso anno al 17 per cento delle europee di domenica è dura. Mercoledì, ha spiegato Di Maio, "si terrà l'assemblea dei deputati e dei senatori del M5S" e con loro si avvierà "una discussione e un confronto" sulla riorganizzazione ma anche sulle prospettive europee. In primis il gruppo al quale aderire. "Dobbiamo organizzare internamente il Movimento e lavorare sui territori - ha precisato -. Dobbiamo anche rafforzare la nostra identità per dare nuovo sprint al movimento e altre risposte al Paese", ha aggiunto per poi spiegare: "Nei prossimi giorni ascolterò i territori e sentirò cosa hanno da dire i parlamentari. Saremo sempre opposizione al vecchio modo di fare politica".

"Avanti sul contratto di governo"

Sui rapporti futuri con la Lega, Di Maio ostenta sicurezza nel sostenere che si prosegue come si è sempre fatto e che nulla cambierà nei rapporti di forza all'interno del governo. "Noi pensiamo che si debba andare avanti per fare le cose. Se ci sono delle richieste che vengono dalla Lega, aspetto che si facciano di persona, mi auguro sia finita la stagione in cui ci diciamo le cose a mezzo stampa", ha sostenuto, aggiungendo di aver sempre "trattato la Lega alla pari: non ho mai fatto pesare che si dovessero approvare due provvedimenti nostri per ogni provvedimento della Lega. Anche per questo per me non cambia nulla". 

Il dossier Tav sul tavolo di Conte

"Oggi ho sentito Giuseppe Conte e gli ho chiesto di convocare il prima possibile un vertice di governo, dobbiamo lavorare alle promesse che abbiamo fatto agli italiani", ha detto ancora, per rispondere poi a una domanda su uno dei temi più cari alla Lega, l'alta velocità Torino-Lione che il M5S avversa. "Il dossier sul Tav è sul tavolo del presidente del Consiglio da alcuni mesi. Si faranno tutte le valutazioni", ha spiegato consapevole che anche su questo il leader leghista andrà all'incasso. 

Anche sulle autonomie, l'altro punto cardine delle istanze leghiste (insieme alla flat tax) Di Maio ha detto di non avere "pregiudizi", purché "si salvaguardi la coesione e la solidarietà nazionale. Perché non esiste - ha spiegato infatti - che ci siano Regioni con un'ottima sanità e un'ottima scuola e altre con una sanità e una scuola pubblica di serie C". Quindi nessuno stop alle autonomie, dice Di Maio, "purché siano fatte bene". 

Avanti con flat tax e salario minimo

Il vicepremier non è sfuggito alle domande dei giornalisti nemmeno sulla flat tax, sulla quale Salvini è pronto a fare le barricate. Su questo tema e sul salario minimo bisogna agire subito, dice Di Maio, perché "Tria ha detto che i soldi ci sono". E la flat tax "per me va bene per il ceto medio, quindi andiamo avanti". 

Il risultato deludente e il ruolo dell'astensionismo

Da dove arriva la debacle pentastellata per Di Maio non è da ricondurre all'alibi dell'astensionismo. "La nostra gente non è andata votare - ha detto - perché ora quella stessa gente attende risposte". Poi, ha aggiunto che "la lezione dell'astensionismo non serve per minimizzare il risultato. Lavoreremo per ascoltare quelle persone che non ci hanno votato e che aspettano risposte su tanti dossier: non potevamo fare tutto" in meno di un anno. "Chi ci ha votato alle politich (e non ci ha votato alle europee ndr) ci ha votato per compiti che ancora non abbiamo concluso. L'astensionismo è un segnale: lavorate per quello che ci avete promesso". De resto per Di Maio "nove proposte su dieci del governo" arrivano dal M5S. "Abbiamo proposto noi decreto Sanità, salario minimo e la riduzione delle tasse e del cuneo fiscale per imprese e dipendenti", ha spiegato. 

Però seduto a fianco c'è Salvini che per tutta la campagna elettorale è andata ripetendo che bisogna smetterla di dire solo dei no. "Una forza politica che ha realizzato nove punti su dieci al massimo dirà sì, non no. Negli ultimi mesi abbiamo approvato tante cose". Ora, ha ripetuto, il governo si concentrerà subito su flat tax e salario minimo.