[Il retroscena] Di Maio va in bianco: spiazzato dai gilet gialli e in testacoda a Palazzo Chigi sulle banche

Le contraddizioni del Movimento esplodono causa ricerca alleati nella campagna per le Europee. L’ex braccio destro della Le Pen ha depositato il simbolo politico dei Gilet Jaunes il 30 novembre scorso. L’ala moderata replica: “Dinamiche interne italiane”. Ma sabato saranno a Roma altri due leader della parte sinistra del movimento francese. In tutto sono una dozzina i simboli nati dall’esperienza della piazza d’oltralpe. Sconcerto nella base grillina perché l’endorsement arriva nel giorno in cui il governo decide il salvataggio di Stato della Carige

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Basta scorrere i commenti sotto il post “Gilet gialli, non mollate!” scritto il 7 gennaio da Luigi Di Maio. “Ma veramente nessun post sul salvataggio della banca Carige? Ragazzi vi hanno fatto il lavaggio del cervello. Riuscite a difendere l’indifendibile… L’ipocrisia, l’ignoranza, il razzismo” elenca Albyyio. “Qualcuno mi spieghi (cortesemente) perchè ieri hanno salvato Carige, (la banca della città di Beppe Grillo)” chiede Luciano Stazzoni. La richiesta di partnership M5s e Gilet Gialli “è il tentativo della Casaleggio di esportare la piattaforma Rousseau?” chiede, preoccupato, Alessandro. Poi, certo, su 259 commenti ce ne sono anche che dicono “bravo Luigi, avanti così, era l’ora che il Movimento si unisse ai Gilet Gialli”. Ma non c’è dubbio che sul Blog delle Stelle molti restano perplessi per l’ultima mossa del vicepremier stellato, quel post di lunedì mattina, 7 gennaio, dal titolo inequivocabile: “Gilet gialli, non mollate”. Un avventuristico endorsement al movimento francese che da un paio di mesi mette a ferro e fuoco la Francia, con qualche argomento giusto ma con metodi sicuramente sbagliati e che un capo politico con responsabilità di governo non dovrebbe mai condividere (Salvini infatti s’è guardato bene dal farlo). Specie nelle ore in cui il governo di cui Di Maio è vicepremier decide un gigantesco aiuto di Stato alla banca Carige utilizzando il contestatissimo, dai 5 Stelle, schema Mps e usando quel fondo Atlante che il vituperato ex ministro Padoan ha previsto nella passata legislatura proprio tra gli insulti di Lega e 5 Stelle.

Asse in Europa, ma con chi?

Movimentista in Europa, governativo in casa dove, alleato con la Lega, alle prese con alcune verifiche fondamentali – dalla distribuzione del reddito di cittadinanza alle riforme costituzionali in nome della democrazia diretta – Luigi Di Maio lancia il sasso in Europa, spariglia la base, spiazza i suoi stessi parlamentari ieri apparsi “confusi” in un Transatlantico ancora mezzo deserto. La svolta è stata resa pubblica lunedì dopo un summit nato “segreto” poi subito pubblicizzato via social tra Di Maio, il front man per le Europee Alessandro Di Battista e i guru della Casaleggio, Davide, Rocco Casalino (che indossa sempre i panni doppi del capo della comunicazione di palazzo Chigi e del Movimento), Silvia Virgulti e Pietro Dettori. All’ordine del giorno la strategia per le Europee. Che però visibilmente sbatte con la gestione della linea di governo (poche ore dopo, lunedì sera, un consiglio dei ministri durato otto minuti ha deciso il salvataggio di Carige). E con una lista di problemi. Da una parte la necessità di combattere l’isolamento europeo visto che il Movimento ha perso i tradizionali alleati (ad esempio Ukip) e così com’è, da solo, rischia di restare marginale in Europa dove servono almeno 25 parlamentari di sette paesi diversi per fare un gruppo parlamentare. Dall’altra, il problema di arginare il progetto sovranista di Lega e simili che ha tutta l’aria di essere già un successo. Tutto per disinnescare il rischio di avere, il 27 maggio, all’indomani del voto, rapporti di forza invertiti all’interno della maggioranza gialloverde con la Lega in maggioranza e i 5 Stelle all’inseguimento.

Conte prende le distanze

Oltre a questi, che sono i problemi principali, dietro l’endorsement ai Gilet Gialli ci sono altri vantaggi accessori, satelliti ma non meno strategici: cambiare discorso rispetto alle criticità casalinghe su immigrazioni, i 49 stranieri bloccati al largo di Malta, reddito di cittadinanza e quota 100 (ieri sera è uscito il testo finale del decreto pronto per il cdm di giovedì), applicazione del decreto sicurezza, rivolta dei sindaci, provvedimento sulle autonomie, riforma costituzionale con il nodo del referendum popolare senza quorum, trivelle in mare e via di questo passo. I più maligni vedono anche, dietro l’endorsement, la scusa per diffondere in Europa la piattaforma Rousseau (“ve la mettiamo a disposizione per organizzarvi e scrivere il programma” è l’offerta di Di Maio ai Gilet gialli) con relativi guadagni per chi della piattaforma detiene le chiavi. Inutile dire che, nell’incidente diplomatico che si è aperto tra Roma e Parigi e i rispettivi governi, l’imbarazzo a palazzo Chigi è forte. Così che ieri sera il premier Conte, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, ha dovuto prendere una posizione chiara minimizzando gli ardori del suo vicepremier. “Credo – ha detto il premier - che anche il governo francese capisca che queste affermazioni Di Maio le fa come leader del Movimento 5 Stelle e non come ministro e vicepremier”. Conte ieri sera aveva un po’ di cose da spiegare: il conflitto di interessi con Carige visto che ai tempi in cui lavorava con lo studio Alpa ne curò la difesa in controversie delicate; lo stesso intervento su Carige. Oltre che il suo vicepremier che simpatizza con un movimento che l’Eliseo definisce “sovversivo”. La parola d’ordine a palazzo Chigi è minimizzare. Il lavoro di sminamento più importante lo aveva già fatto in giornata il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi che a Bruxelles ha incontrato il ministro agli Affari europei francese, Nathalie Loiseau. Ed è probabile che Moavero abbia condiviso il pensiero della collega francese per cui “la priorità del governo italiano deve essere di occuparsi del benessere del popolo italiano e non certo dei gilet gialli”.

In missione a Bruxelles

Anche Di Maio ieri era in missione a Bruxelles. A spiegare agli eurodeputati 5 Stelle (erano 17 ma tra espulsioni, dimissioni e sub iudice ne sono rimasti 12) la strategia europea. Ci tornerà la prossima settimana insieme con Di Battista. Il punto è che se il Movimento chiama, i Gilet – che sono una galassia con tante anime - rispondono in ordine molto sparso. Tanto che a sera risulta difficile dire con chi Di maio potrà fare asse per le Europee. La leader moderata Jacqueline Mouraud, contraria alle manifestazioni più violente della protesta, ha detto chiaramente che “sì, una nuova formazione politica nascerà da questa esperienza. Potrebbe chiamarsi ‘Gli emergenti’ e comunque l’idea è di non debuttare per le Europee che sono troppo vicine”. La stessa Mouraud ha rubricato come “tattiche interne” le mosse di Di Maio. Sarà interessante vedere cosa succede sabato 12 quando è Roma è prevista la riunione di “Programma 101” che ha invitato Veronique Rouille e Yvan Yonnet, altri due esponenti dei Gilet Gialli in Italia per spiegare chi sono e dove vogliono andare. Moreno Pasquinelli, promotore dell’evento, ha spiegato: “Siamo parte della sinistra patriottica non euro, difendiamo la sovranità nazionale e ci richiamiamo ai valori della rivoluzione francese giacobina: libertà, uguaglianza e fratellanza”. Rispetto al governo gialloverde, Pasquinelli dice di guardare “con simpatia” anche se non approva provvedimenti come “il decreto sicurezza e il regionalismo differenziato”. Interessante sapere che dietro P101 si muove anche l’economista Antonio Maria Rinaldi, il collaboratore del ministro Savona prima in corsa per la presidenza Consob e ora commentatore televisivo di area governativa.

I lepenisti

Ciò che complica i progetti di Di Maio è che l’unico simbolo depositato e in corsa per le Europee è “Les Gilet jaunes” di Florian Philippot, l’ex braccio destro di Marine Le Pen. “L’operazione - è stato spiegato - è stata effettuata il 30 novembre scorso in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Il nostro programma è compatibile al 100% con quelli dei gilet gialli”. E allora, con chi si vuole alleare Di Maio? Con l’ultradestra di Philippot, già prenotata però da Salvini? O con l’ala sinistra dei sovranismo che saranno sabato a Roma? Ma questi, che simbolo avranno visto che è già stato prenotato dai lepenisti?

Il monito del Viminale

La sensazione è che Di Maio abbia voluto alzare un po’ di cortina fumogena sui problemi interni. E che quel post sia stato un passo un po’ avventato. Specie per un vicepemier. “Ma non poteva far scrivere quel post a qualcuno che non è ministro?” gli ha chiesto una militante grillina sul blog. E’ un fatto che l’appello ai Gilet gialli viene visto con preoccupazione al Viminale dove sono convinti che prima o poi, più prima che poi, anche l’Italia dovrà fare i conti con movimenti di piazza. A gennaio, ad esempio, sono già previste numerose date con scioperi e manifestazioni. Sarebbe meglio, quindi, che un vicepremier si astenesse da “esternazioni naif” ma che possono essere usate come alibi da chi ha interesse a muovere la protesta.